UNIVERSITY OF CALIFORNIA
AT LOS ANGELES
DELIZIE
DEGLI
ERUDITI TOSCANI.
TOMO VI.
DELLE POESIE
D I
ANTONIO PUCCI
CELEBRE VERSIFICATORE FIORENTINO
DEL M C C C.
E PRIMA i DELLA CRONICA
DI GIOVANNI VILLANI
RIDOTTA IN TERZA RIMA,
PUBBLICATE, E DI OSSERVAZIONI ACCRESCIUTE
D A
FR. ILDEFONSO DI SAN LUIGI
CARMELITANO SCALZO
DELLA PROVINCIA DI TOSCANA
ACCADEMICO DELLA CRUSCA
VOLUME QJJARTO.
IN FIRENZE V ANNO MDCCLXXV.
PER GAET. CAMBIAGI STAMPATOR GRANDUCALE
CON LICENZA DE* SUPERIORI »
0 n o a
ALL' ILLUSTRISSIMO SIC. MARCHESE
BENVENUTO GIUSEPPE
DE VENUTI
CIAMBERLANO DELLE LL. AA. RR.
CAVALIERE DEL SACRO MILITARE ORDINE DI S. STEFANO P. M,
E PATRIZIO DELL' ANTICHISSIMA CITTA' DI CORTONA
FR. ILDEFONSO DI S. LUIGI CARM. SCALZO.
Ra le molte vetufte glorie
che la Nobiliilima Cafa d
V. S. Illustrissima mirabil
mente adornano, una fi è per certi
f eccelfa > e magnanima affezioni
* 3 alte
428000
alle Lettere, ed agli ftudj delle più
nobili facuità, che rifchiarano, e
perfezionano lo fpirito dell' uomo ,
e lo rendono vero Cittadino, e Pa-
dre della Patria, de' quali ed Ella,
ed i fuoi chiariffimi Antenati fatti
fi fono e laudevol parte , ed alti
proteggitori in ogni tempo . Del
che, fenzach' io inutilmente venga
qui rimembrando tra* più rimoti
tempi gli Uomini, ed i fatti lumi-
nofiffimi de' Marchesi Venuti , vivo-
no tuttora, e viveranno immorrali
nella memoria, e nelle lingue, non
dico folamente de'gentiliffimi Corto-
nefi , non de' Tofcani , né degP Ita-
liani foltanto, ma di tutti i Let-
terati d' Europa i Nomi dolcilfimi
di Niccola Marcello, già degno
Padre , e di Monfig. Filippo , e del
Marchefe Abate Ridolfino Zii a-
mantiflimi di V. S. Illustrissima, che
col maflìmo ardore , che pofla mai un
ani-
animo nobile , la Repubblica delle
lettere hanno per ogni maniera e
copiofamente, ed ampiamente illu-
Arata. None quefta mendicata arte
di dire . Le due famofiflime Acca-
demie di Cortona, di cui ho F o*
nore ancor io di eflere umililìimo
membro , Etrufca , e Bottanica , o in-
ftituite , o riftaurate , ed amplificate ,
e porte in queir alta giuftiflìma ri-
putazione , e fplendore, in cui fon di
prefente , è opera per la miglior par-
te e Sua , e di Loro . Le tante Opere
fcritte, ed impreiTe, ed in ogni genere
dì dotto argumento, e che fono 1' a-
more più dilicato degli Scienziati ,
mandano di per fé all'eternità più
famofa quefti celebratiffimi Nomi. La
corrifpondenza perpetua, ed ami-
chevole co' primi Letterati d' Euro-
pa, e perfino col maggior Filofofo,
che tuttavia rifplenda fui Trono tra i
Monarchi , la quale bene apparifee
dal
vìi)
dal coftante loro carteggio co' tre
dinominati Venuti , che delia pub-
blica luce ben degno farebbe ; e
quindi i dubbj difficiliflìmi Loro pro-
poli , e prontamente da Eflì di-
fciolti in qualfivoglia feientifica ma-
teria ; P erudite ricerche , e cogni-
zioni, fatte da Loro agii amici libe-
ralmente comuni , e quei molto di
più, che può mai appagare Pinfa-
ziabile difiodichi q dato tutto alla
cultura dello 'ngegno, e che da ogni
lettera, come da un copiofo torren-
te rifulta , fono altrettante riprove
della pubblica meritata Loro efti-
mazione . Né è da trafeurarfi col Si-
lenzio la domeftica,e fcelta, e co-
piofa , ed elegante Libreria , che a
V. S. Illustrissima hanno Eglino
tramandata , e che ogni dì più viene
da Lei coi più fquifito gufto arric-
chita . Il più bel monumento però
di quefto genio letterario", che ci
ab-
JX
abbiano ferbato fino a quefti tempi
gli Eroi de' Venuti, io direi fenza
tema di adulazione, che foffe appun-
to la Perfona di V. S. Illustrissima
che come in tutte 1' altre gloriofe
doti, così in quella raccoglie in le
fola , ed avanza i pregi di tutti i fuoi
Avi fplendidiflimi ; onde non fia ma-
raviglia , fé e dalla Patria fua, e dal-
la Mente fagaciflìma del Noftro fe-
liciflimo Sovrano fon quelli in tan-
te guife riconofciuti , impiegati , e
onorevolmente dipinti. Ma non più
mi permette di dire 7 comecché nulla
appena detto m' abbia , la Sua in-
nata Modeftia , che a tutte V altre
nobili prerogative fa la corona più
vaga. Come però per tutte quelle
niuno dovrà maravigliarli, fé con-
fortato io pure , ed eccitato dallo
Splendore di sì rari pregi, che in V. S.
Illustrissima li adunano , mi fo co-
raggio di porre fptto i fauftiflimi auf-
pi-
pizj di Lei , e del fuo Chiarifììmo
Nome quefto fello Volume della
mia Raccolta di Scrittori Tofcani;
così ancora confido, che la ringoia-
re Sua Gentilezza non (blamente fi a
per condonare a me benignamente
quefto ardimento, ma vorrà de-
gnarli eziandio di accogliere, ed ac-
cettare cortefemente nella Sua va-
lidiflima Protezione queft' umile tc-
ftimonianza di mia più divota , ed
antica ftima, e venerazione, quai
io riverentemente Gliel'offero, de-
dedico , e confacro.
Adì 3. Giugno 1775.
~\jOì appiè fono ferini Ceti fori , e Deputati
_l\ dell' Accademia della Crufca 5 riveduta a
forma della Legge preferitta dalla Generale Adu-
nanza de Uy anno 1705. la feguente Opera dell' In-
nominato noflro Accademico Fr. Ildefonfo di S, Luigi
Carmelitano Scalzo , intitolata : Delizie degli Eru-
diti Tofcanì Tomo VI. non abbiamo in efa ofler-
vati errori di lingua.
Il Migliorato. ) renrQr\
Inn. Leopoldo Andrea Guadagni. ) 1
Inn. Zanobi Covoni . ) ~ fc _.
Il Sofferete , j Deputar,.
Atte fa la fopraddetta relazione fi da facoltà
air Innominato noflro Accademico Fr. Ildefonfo di
S. Luigi Carmelitano Scalzo di poterfi denominare
nella pubblicazione di detta fua Opera Accademico
della Crufca,
Inn. Giovanni Federighi Arciccnfolo .
Inn. Vincenzio Alamanni VicefegretariQ
PROEMIO
DI CHI PUBBLICA LA PRESENTE OPERA;
fi.
Del contenuto in queflo ultimo Volume
dell' Opere dì Antonio Pucci .
COntiene il prefente Volume , col quale fi
pon fine a tutte le Foeile del Pucci, che
per noi fi fon potute ritrovare, gli ultimi
diciaflette Canti del Tuo Centiloquio ; cioè * dal
ixxv. al xci. che comprendono appunto I" ultima
parola del diftrco altrove fpiegato , Cronica , e la
finale, Deo gratias ; a' quali Ganti abbiamo fatto im-
mediatamente feguire la Défcrizione della Guerra
fra* Fiorentini 9 e1 Pifani dal mccclxii. al mccclxv.
quindi il Capitolo intitolato* Le Proprietà di Mer-
cato Vecchio ; e appretto V altro Morale contro alcuni
viz'jt ed ufanze biafimevoli; pofcia ajcuni Sonetti*
tracciandone pochi altri , che trattano d* amore ,
o di cofe a noi meno dicevoli ; e finalmente un
altro Capitolo [opra i mali della Vecchiaia , a lui
attribuito non fenza qualche dubbiezza .
Intorno a quelli diciaflette Canti del Centilo-
quio* è da notare primamente, che V ultimo , cioè
il xci. non appartiene propriamente a\V ordine
della Cronica di Giovanni Villani, ma egli è fcl«
Tom. VU a tan~
li
tanto un epìlogo delle dignità , e prerogative più.
Angolari di Firenze , come fi trovava in que' tempi .
Quindi è avvenuto , che di quello Cinto ve n'han-
no feparatamente molte antiche co )ie manofcritce
in diverfe Litrerie pubbliche, e private di noli r a
Patria, lotto varj titoli, dove di Deferitone di Fi-
renze , dove di Nobiltà di Firenze, e dove final-
mente di Bellezze di Firenze . Due di quefh MSS.
fé parati da tutto il Centiloquio m' è venuto faro di
rifecntrare, e confrontare covfoliti tre Codici, di
cui mi fon fervito in tutta quella edizione , e collo
Campato dal Corbinelli , e poi da Tommiìo Buo-
naventuri dietro la Beila Mino dì Giulio 'de* Conti •
L' uno è quello della Riccardiana fotto la lettera
M. IV. n. xxxnl. in quarto, fcritto nel ecoio xv.
o nel principio del xvl. di cui parla il noflro im-
mortale Gio. Lami nel fuo Catalogo Rampato 'di
que'copiofìfilmi, e riguardevoli MSS. L1 altro è in
un volume in quarto di molte, e varie Poefie di
diverfi, fcrtto fui fine del xiV. o nell' ìncomincia-
mento del xv, fecolo, fegnato eternamente n» 93.
e pofleduto dal Chiariflimo Sig. Domenico MarÌ3
jvlanni,' nel quale il Canto, o Capitolo del Pucci,
di cui fi tratta, cade appunto a car. 23, col titolo,
La Nobiltà di Firenze, e termina in tronco a car. 27.
nella danza 86. per mancanza di una intera carta .
In quelli due Codici , fra le altre molte, ho' o ner-
vata quella gran varietà, che occorre nel primo
verfov cioè , che dove gli altri leggono, S'ttantatre
mille trecen correndo ; ovvero , come nota il men-
tovato Buonaventuri nella Prefazione a detta Bella
Mano: Mille trecen fettantatre correndo', quelli due
hanno, Mille trecen jettantajei correndo . Ma è
chiaro in parte l'errore, per la ragione, che ivi
adduce il Buonaventuri \ cioè? perchè dovendo
que-
Ili
quefto ultimo Canto del Centiloquio incominciare
perla lettera Sf eh' è l* nltimadel Deo gratias , Set-
tantatre , o Settantafel dee efière la Tua prima pa-
rola , e non Mille. Il perchè poi quelli due Co-
dici portino Settantafel , e non Settantatre , io non
lo faprei indovinare, fé non attribuendolo ad er-
rore , o ad arbitrio de' Copifti , che molte altre li*
cenze peravventura fi fon prefe ; febbene io non
neghi, che il Pucci anche nel 1376. potette edere
tra' viventi , e capace di verfeggiare . Ma dappoiché
delle variazioni, e licenze de' Copifti corre ora il
difeorfo , piacemi di non privare qui la curiofità
de' miei gentili Leggitori di quelle più notabili ,
che ho oflervate nel riferito Codice dei Sig« Man-
ni , particolarmente in tutto quei tratto, ove il
Pucci riferifee i Cafati illuftri , che allora erano in
Firenze, lafciando le poche altre divertita di minor
conto da me notate nel Codice Riccardiano anzi-
detto, che pure ho legnate appiè dello fletto Canto
infra le altre folite Annotazioni, fotto quello fegno
Altri, o Ah Ecco adunque quelle del primo.
It. 33. v. 2. Tornaquinci, Yofinghu'Bi[dominiie Donati»
34. 2. liberti , Abati, Lifei , e Lamberti.
35.2. Franzefi, Scolari , Brunelle fcbi\ e or di quelli .
38. 2. Soderini , Carne fecchi , Muzzi , e Quaratefi.
41. 3. Bona e cor fi , Anfelmi, Velluti , e Rinucci •
42. 2. Qne* da Filicaia , e Manovel/i 9
Attaviani , Daffoli , e Cerretani .
43.1. Guadagni , Aleffandri , Lupaccbini , e Bovcrelli .
3. Manetti , Pecari , Lanfredini , e Rufercbelli.
44» 1 • Agl'ioni , Buccinani , Sirigatti , e Valorini .
45. 2. Compiobbefi > Cor fi , e Ardingberi .
49. 3» Ardinghelli , Bufoni , e Tolofini .
Si. 1. Benzi > Botte , Cafferelli > e Jucci ,
a 2 3. C///-
IV
3- Ciuf agni , Vai , Gattoli , e Pucci •
52. i, Angulini , Ug anelli , e Pigio vanni .
BiiiHCtardi , Morelli , ? Te dal di .
53. 1. Fa/coni , Gallar i , Sa flètti , ? Porcellini .
54. 3. Xt'*' ^^ CV//tf , Mazzetti, e Monaldi ,
Il vedere qui inferiti quaft a forza, ed in pili
luoghi anche lenza attendere alle leggi del verfo,
e -delia rima, Calati, che in nifliino altro Codice
fi leggono, potrebbe far fofpettare, che quello
Copifta fofTe flato condotto dall' amor privato di
alcune Famiglie ad alterare così il vero tefto del
Pucci; parendo, che il ricorrere alla femplice igno-
ranza, o negligenza, che in tutto il retto non (1
oflVrva , fo(Te un troppo condonare. Né pure ce
«e fiamo flati all' edizioni accennate o del Corbinel-
li , o del Buonaventuri perla più corretra lezione
-di quefto Canto; ma, toltone pochi luoghi, abbia-
mo prefcelta tempre quella de' noftri ere MSS. che
ci fono (lati guida, ed efemplare in tutta quella
lunga , e f3ticofa opera , perchè in verità ci è
fembrata fèmpre la migliore; ficcome ognuno po-
trà giudicarne dalle differenze di quefte impreflìo-
m 9 che altresì abbiamo fedelmente riportate appiè
del Canto, con quefto fegno Ed» Fir. Tutto ciò
abbiamo creduto -dover notare intorno a queir.' ul-
timo Canto del Centiloquio , come quello, eh' è
Irato finora il più celebre, ed il più conofeiuto di
tutto il reftante dell'Opera, e del quale lì fono
valuti ancora p-li ultimi Compilatori del Vocabola-
rio della Crufca, ficcorne abbiamo detto nel Proe*
mio del primo Volume.
Ma non è men degno per altre cagioni di oH-
fervazione il fine del Canto xc. e penultimo , col
quale fi crede il Pucci di dar compimento a quan-
to
V
to avea iafdato fcritto Giovanni Villani , chiudende
così rutto l'ordine della fin Verdone.*
ioo. Mancaci qui la prò fa per rimare;
Ma fi Villan , figlimi dell' Autore
Vorrà , potremo ancora feguitare ;
Se non vorrà , mi feufo a te , Lettore .
É così egli feguita la Cronica del Villani /blamente
fino all'anno r3 36. che corre col Capitolo 50.de!
Libro xl. quando è noto al contrario, che il Vil-
lani profeguì a fcrivere fino all'anno 1348. che fu
quello della gran peftilenza di Firenze , della quale
egli morì, conducendo tutto quel Libro fteflb xl.
fino a Capitoli 142. e tutto il xil. feguente fino a
Capitoli 122. Ora effendo manifefto per la riferita
dichiarazione del Pucci, eh' e' non reftò di poetare
né per iftanchezza , e faftidio, né per altro malva-
gio volere, e' bifognerà dire ciò, che abbiamo
appiè del Canto medefimo avvertito; eh* egli non
àvefle tutti i Manofcritti di Giovanni, o perchè
non ancona in quell' ultima parte porti da lui at
pulito, (lo che potè fard peravventura da Matteo
figliuolo y ) o perchè il Pucci fi fèrvifFe di alcuna di
quelle molte copie tronche , ed imperfette ? come
tuttora ferbanfi in varie Librerie , e Cafè partico-
lari della noftra Città , e com' e quella più volte
da me citata , che fi cuftodifee in quella noftra Li-
breria di S. Paolino, la quale non tira più là de-
gli anni 1331. Sorte , che hanno fòrterto Umilmente
molti altri antichi Manofcritti di ogni genere, co-
me in fatto appunto di fio ria , e di croniche
avremo luogo di far vedere appretto fra quelle,
che andiamo preparando per Io profeguimento di
t|uefta noftra Raccolta; la quale abbiamo animo di
a 3 far
VI
far fervire non (blamente al diletto della Lingua ,
ma eziandio all'utilità della ftoria , fpezialmente
Fiorentina, e Tofcana.
Dopo il lungo Centiloquio abbiamo pollo in
ferie dell'Opere del nollro Pucci la Defcrizione
della Guerra Pifana in ottava rima , come quella ,
che e per V argumenco , e per la lunghezza dee
precedere V altre . Quella abbiamo tratta dall' in-
signe Codice della Stroziana , comprefo in un vo-
lume in quarto, fegnato num. 405. fcritto in per-
gamena con Ibmma eleganza , e chiarezza di carat-
tere, colle lettere iniziali lavorate a miniatura , ma
lènza alcun titolo né dell Opera , né de' Canti , che
perciò è flato fupplito modernamente dal Sig. Do-
menico M. Marini Bibliotecario , nella prima pagina
bianca, in quella guifa , che noi l' abbiamo meflò
in fronte di tutto il Poema, il quale pare cerca-
mente copiato nello ftelTo fècolo xiv. In capo poi di
ciafcun Canto abbiamo per titolo fcritto piuttofto
Cantare , che Canto , perchè così gì* intitola più
fiate l* Autore medefimo per entro all' Opera .
Anche l'Ottave fono ìlate da noi numerate per
comodo maggiore de' Lettori , e per ogni altro
buon ufo de' tempi avvenire . Ottima è pure 1' or-
tografia di quello Codice per maniera , che poco
è convenuto fare , per ridurla alle regole ultima-
mente fidate da'noftri diligentiffimi Accademici;
fé non che fi trafcura collantemente, e fi tronca
da quello Copifta V fi nella parola Che , ed in tutte
le fue limili, e derivate in Rne , avanti a qualsi-
voglia vocale, che non fiaZT, o 1, e fcrive C ab-
bia , Concio ffi 'a coj a e* ogni , Pere' uno , ec. Regola , che
non può allòlutamente riprenderli, e che fi vede
praticata da altri buoni Scrittori , fpezialmente Poe-
ti, tanto negli antichi loro MSS. quanto nelle flam-
VII
pe ; ben he io non ardirei di ridurla in ufo, e
perciò una volta fola , o due , per darne un puro
faggio,!' ho qui lafciata correre, ed a Tuo luoso
l'ho botata. In quello tanfo riguardevole Codice
un ibi difetto s'incontra dello Hello Cupida ,di tre
vern mancanti tramezzo all' Ottava 38. del Secondo
Cantare . Ula poi il Pucci in tutto quello Poema
una certa agrezza nimica contro i Pifàni , che
dee alta condizione di que* tempi, incaloriti dalle
due fazioni , perdonarli 9 ma non già in quelli no-
stri di felicità,' e di pace approvarli.
Alla Guerra Pifana fegue in quello ultimo Vo-
lume il bizzarro Capitolo intitolato , Le Proprietà dì
Mercato Vecchio , tratto per me da due MSS. di
Cafa Riccardi; l'uno pofleduto in proprio dal No-
bile Sig. M^rchefe Suddecano Gabbrielle Riccardi ,
tanto meritamente celebrato per la fua inlìg ne pri-
vata Raccolta copjoliliìma di antichi Codici MSS.
e per la fua Iceltiflìma Libreria particolare, e final-
mente per lo collante fplendidiffimo genio di au-
mentare ogni dì più i'una, e P altra . Quello è
un volume , o pmttofto un quaderno di carta or-
dinaria , che fra V altre cofe contiene del n olirò
Pucci il prefente Capitolo così intitolato - Que fi e fi
thiamano le Bellezze di Mercato Vecchio ; ed un altro
morale di buone creanze, del quale apprelfo parlere-
mo , fentto , com* io credo , nel xv. leeolo , ma affai
fcorretto, e fenzadiflinzione di verfi, tronco di molte
flanze in qua , e là , e dopo la 68. del tutto con-
futa con altra materia fuor di propofito ,che non
è certamente elei Pucci, e che offende anzi che no
le modelle orecchie. L* altro Tello è nel Codice
fopra delcrìtto delia Libreria pubblica parimente
Riccardiana, fegnato num. xxxnl. in quarto, nel qua-
le dopo il riferito Canto , o Capitolo delle Bellezze
14 Hi
VII*
di Firenze fi legge quefto col titolo : Le Proprietà
di Mercato Vecchio, Benché non fiafl trafcurato il
primo , ed in qualche luogo fiaci anche (tato cT aiuto,
abbiamo però per la prefente impreflìone preferito
quefto fecondo Te fio , come più corretto, ed in-
tero . Di quefto leggiadro Capitolo dei Pucci fé
già menzione Francefco Sacchetti fuo amiciflìmo nella
Novella 175. eh1 è tutta fopra di lui, fcrivendone
così : In quello trattava ( Antonio Pucci ) di tutti
li frutti , e condizioni di queir orto , ne più , ne me-
no , come fé foffe ubertofo , come la piazza di mer-
cato vecchio di Firenze , della quale già mife in
rima tutte le condizioni , magnificandola fopra tutte
le piazze d'Italia» Lo rammemora ancora il Si-
gnor Manni nella Vita dell' Autore , premerla da
1101 a quefte fue Poefie , Voi. L pag. xl. e predo lui >
ivi, il xMigliore nella Firenze illuftrata ; e final-
mente lo cita il Lami nel fuo Catalogo de' MSS.
della Riccardiana, Art. Pucci ( Antonio. ) Nella
flampa di quefto Capitolo ci fumo preti la libertà
di mutare qualche parola poco decente ne' terzet-
ti 30. e 35. come ivi pure notiamo.
Il Capitolo Morale contro alcuni vizj , edufanze
biajtmevoli 9 che viene apprettò, e col quale il Puc-
ci ha prevenuto in gran parte il Galateo di Mon-
signor della Cadi, è flato da noi copiato fimilmente
dal Codice Riccardinno in quarto , legnato n. xxvl.
fotto la fcanzia O. III. riferito nel iiiddetto luogo
dal Lami, e fcritto forfè nel fecolo xvl. Imperoc-
ché quantunque più antico fia di fcrittura V ac-
cennato qui fopra del Sig. Suddecano; pure e per
le dette ragioni, e perchè manca , tra per entro il
corpo, ed in fine, quafl della metà, non ce ne
fìamo valuti , fé non fé per correggere in molti
luoghi l* altro, facendone così di due uno intero ,
e per-
e perfetto , e tutte le mutazioni fono fiate al foiiro
da noi notate appiè deilo fletto Capitolo. Infra le
molte mancanze però vi fi legge in quello un ter-
zetto , eh' è in ordine il 53. che non ho veduto
in aitre copie , e dice
A noia fri* è quand" è pefto il favore ,
Che il pe fi elio , e V mortai" con man Ji nette ,
Perchè appiccato non rimanga il fiore.
E di più a capo di elfo porta quefto titolo, che
in altri Tetti non fi vede: Quefi e fi chiamano An»
noie. Anche di queflo Capitolo molte copie MSS.
fé ne trovano in Firenze, ma quafì tutte con qual-
che varietà dall' una all' altra ; com' è pur quella ,
da cui ne traffe il fàggio, che ne dà il Sig. Manni
«ella citata di lui Vita , pag. xvrl. talmentechè fé
ora tra' viventi tornafTe il noftro Verfeggiatore ,
avrebbe tutta ragione di dir per lagnanza ciòcche
per chiufa di quello fuo Capitolo allora minac-
ciando fcriflé;
A noia ni* è chi quelle cofe muta ,
Ovver le crefee , janza Antonio Pucci;
Al vofiro onor quefta parte è compiuta 9
Non lo mutar , fi non vuoi me ne crucci .
Di Poefìé certe del Pucci, oltre le riferite, ed
oltre i varj Sonetti pubblicati già nel I. Voi. dentro
la citata Vita dell'Autore, altro none' è avvenuto
di ritrovare , fé non que' pochi Sonetti , che qui
diamo dopo i detti due Capitoli , tratti dal Codice
Riccardiano in fogl. fègnato num. x. fotte la Jean-
zia Q. II. e deferitto dal Lami nel fuo Catalogo,
traforatine altri, che ivi fi leggono, e che trat-
tano
X
tano d' amore. Siccome non abbiamo qui voluta
riprodurre il di lui giovanile Romanzo, intitolato
la Regina a" Oriente , e per la fteMl cagione , e
perchè già corre per le mani di tutti mille fiate
riftampnto. Ci duole bensì di non avere nella fretta
Riccardiana Libreria potuta ritrovare la Raccolta
di alcune Tue Laudi , che cita il Lami alla fcan-
zia O III. in un Codice in foglio legnato num. xv.
per la falfa citazione occoria forfè nella ibmpa ;
poiché quel Codice altro non contiene da capo a
fondo, fé non (e il Canzoniere del Petrarca col Co-
mento del Filelfo,che fi riporta pure da etto Lami
nel citato Catalogo, /otto V Art. Petrarca , col iblo
fcambio delia fcanzia O. IL Né minore fi è il no-
itro difpiacere di non aver faputo ritrovare alcu-
na copia dell' altro Capitolo da lui comporto fopra
il tanto amato fuo orto, come ne fa teftimonianza
nella citata Novella 175. Franco Sacchetti, con
quelle parole : E Quefto cosìfatt* orto , con le proprie-
tà jne , ave a mejjò il detto Antonio in rima , in
capitolo come Dante; e Io conferma il Sig. Manni,
nella fua Vita, pag. x.
Abbiamo bensì fupplito a cotal difetto col
produrre qui alla luce altro Capitolo Sopra i mali
della vecchiaia-, cavato dal fopra defcritto Codice
Riccardiano in quarto, num. xxxnl. M. IV. Ilqual
Capitolo benché non polliamo con tutt3 ficurezza
affermare, edere del Pucci; pure ce Io fa credere
quanto bafta la fimi^lianza del penfare> e dello Iti-
le , la dipintura > che fa in elio di le , e di fua fa-
miglia, e finalmente la probabilità • che ne moltra
anche il criticiifimo noftro Lami medefimo, che
dopo aver defcntti gli altri due Capitoli certi del
Pucci fopra le Bellezze di Firenze, e di Mercato
Vecchio, ài quello, che fegue immediatamente neilo
fteffo
fteflb Codice, così parla : Sequuntur alia qnaedam
Carmina Italica, quae eiufdem aucloris effe poffhnt *
fed an fint incertum eft . Pure per diftinguerla
dall' altre Compofizioni certe del Pucci, V abbiamo
pofto in fine a modo-d3 Appendice . E così abbiamo
dato compimento a tutta quella edizione, ed alle
iioftre promette.
$. il
Catalogo delle Voci tifate ne fé gitemi Canti , che
mancano nel Vocabolario della Grafia, o che
poco fono in ufo oggidì .
A CC ARNARE , metaf. per Infimi are con parole i
Propr. Mere. Vecch.pag. 273, Co;;;, io v' accar-
no . V. Vocab. nel §. ov' è qualche fentimento, che
a quello s' aprefla .
AGIO , per Quartiere , o Sefto , o Parte , o
Caf amento; Can. 80. 18. 2. p. $8. Ed arfe alquante
cafe di queir agio ; ficcome abbiamo ora corret-
to , e crediamo meglio dover leggere , benché i
M'SS. fembrino avere , P uno , Di que* lagio , e 1' al-
tro , Da quel lagio. Ma di quelle attaccature, e
diftaccature negli antichi Codici non è da tenere gran
conto. E fé Agio leggera* voglia, io lo interpetre-
rei per Quartiere* o Sefto , o Parte della Citta,
ch'era, fecondo il tetto dei Villani,/, io. r. 186.
da Santa Trinità ; ovvero per Cafamento, ed unione
di cafe , e di botteghe . Agio per luogo fi prende
in qualche fentimento anche dal Vocabolario al §, II.
Se poi piaccia piuttofto di leggerli Lagio , non mi
pare , che pofla valere altro , Ye non fé Via , o Stram
ffo f che tagifl fi diffe in un corrotto Latino de' renu
Pi
XII
pi barbari , dal non men barbaro Leda , che i Fran-
cefi dicono Lee ; onde quel verfo del Romanzo di
Garinu , predo il Du Cange :
La Linde fu et belle , et grande , et lee .
Veggafi il detto Scrittore alle VV. Lada , £0f/4 *
Leda , Z>/rf , che profuiamente ne paria .Colla fem-
plice ,e facile mutazione dunque della lòia finale A
in 0 > potè il Pucci peravventura ufàre quella voce
Lagìotpev dinotare la via per dove Teorie il fuo-
co > a II' incontro della vìa di Porta Roffa , come fenve
il citato Villani nel luogo fopraddetto.
AGOSTINI, per Agoftiniani; Can. 76. io. 1*
pag. 13. Frati Agoftini .
AFFIBBIARE, figurat. per Attaccare , o Con-
durre a certo intendimento il difeorfo ; C. 79. 55. 3«
p. 50. Nel Vocabol. fotto quella voce vi iòno al-
tri fimili lignificati figurati; ma quello non è ac-
cennato .
ALLA PEDANA, per A piedi ; C 79. li. 1.
pag. 46. Nò cosi avvetbìalmente , nò in forza di
Addiettivo feparato dalla prepofìzione fi trova nel
Vocab. e non io per verità , fé pari eiempli le ne
potettero addurre . Piuttoflo fi direbbe oggidì Alla,
pedona, fé non anche Alla pedina, benché né pur
così vien regiflrato nel Vocabolario • Diciamo , che
ila quella una licenza del Pucci ; ièbbene malvo-
lentieri mei creda; e penferei piuttofto, che que-
fla maniera di dire avelie allora qualche ufo nel
volgo. Pedana fi dice o^gi da alcuni in cambodi
Gherone , o di quel Pezzo, che fi mette alle vejli
per giunta ; né pare molto lungi la fpiegazior.e »
che dà a quella Voce S. Ifidoro, prelibi! Du-Cin-
gè, prendendola per Io pedule nuovo? che fi ag-
giu-
XIII
glu?ne, e fi cuce, o fi ripezza alla calza: Pedana*
Pedulis novus, qui calìgae adfuitur; benché per
vero dire anche i Pedules de' Latini prefiò Ulpia-
no /. 25. d. de àur. & arg. fembra , eh* e' s' intenda,
no per quelle ftrifee , colle quali gli antichi fi fa-
lciavano i piedi .
ALLA PRIMAIA, per Alla prima; C. 81.
53. 2. r>. 72. Manca nel Vocab.
APPOLLONIA, per Polonia; Can. 80.71. i,
pag. 6%.
ARTF, per Arti; C. pi. 60. 2. p. 183. Quella
non è (blamente forza di rima, ma antico idiotifmo ,
rimalo ancora nel popolo, di adoperare ne* nomi ,
che efeono in E nel (ingoiare, V ufeica del numero
del meno nel plurale .
ASIMARE, per Affannar fi ; pag, 282. 72. 3.
Nel Vocab. è folamente il nome Afima, e V Add.
Afimato .
ASSEGUITGRE , per Esecutore; C. 88. 54. 1.
e 56. 1. p. 149. e C. 91. 63. 2. p. 1S3. V. Tom. 4.
V. Affé cut or e .
ÀVAMO , per [' antico Avavama; C. 04. io. 2.
p. 101.eC. 89. 72. 2. p. 162. Così troncato, cred' io>
o dall'antico Avavamo , o anche dal comune Ave-
vamo per la neceflìtà del verfò , o piuttosto per
maggior vezzo , che allora corrette.
AVE, per lo tempo , in cui fi dice un* Avem-
maria i C. 84. 97. 1. p. 109. Manca del tutto nel
Vocabolario . V. T. 4.
B\ VIERI, per Baviera; C. 80. 71. 2. p. 63. Qui
per la rima .
Benne, per Bene; C. 75. 14, 3. p. 3. per la
forza della rima.
BI-
BICO , pei: Bieco; C. pi. 6. 3. p. 177. Manca
nel Vocabolario.
BURLARE, per dittar via; C. 76. 26. 3.
p* 14. D/ a/i parole oltre non burlo . V. Vocab.
C' AL , per C// /*/; C 78. 58. 3. p9 40» Quella-
maniera di fcrivere la voce Che , col bando
non folamenre dell' £ finale, ma ancora della mez-
za lettera H, avanti alle vocali A,0, U> fi trova
frequentiflìma anche in ottimi MSS. del buon fé-
colo, ed è fovente parimente in tutti e tre quelli del
Centiloquh del Pucci, perpetua poi nel bel Codice
Stroziano della Tua Guerra Pifana , del quale ab-
biamo parlato; la quale ufanza , quando più, quando
meno > è Tempre rimala ancora ne' tempi feguiti , in
varj buoni Scrittori, e Tpezialmente appo i Poeti;
perchè , cred' io , quella benedetta lettera più la-
tina, che noftra , ha avuto Tempre due gran par-
titi, in prò , e incontro, in tutti que' cafi , ne i
quali pare all'orecchio, ch'ella ila affatto oziofa r
ficcome nelle predette troncature . Noi ufìamo di
porla Tempre, o di Tupplirla quando manca nel MS.
ma quella volta , che tutti e tre i Codici concor-
demente P elidono , 1' abbiamo noi pure tolta, per
darne un èTempIo . VeggaTi per lo migliore uTo il
noftro Lionardo Salviati, Avvera dì Ling. lib. 3.
£..2. partic. ìó.efegg. Anton Maria Salvini, par. 3.
difc. 28, Dell' ufi dell' H* ed il Sig. Domenico Man-
ni, Lez. io.
C ACAL ASCHÈ y nome d* ignominia dato a' Pe-
rugini ;C. 87, 23. 3. p. 13 5. ove Ti Tpiega il perchè.
CAL AMAGNE , per Torca di mele; Propr.
Mere. Vec. 43. 2. p. 271.
CANAPULI, per Arme offenfiva , come Sti-
letto; C. 76. 3 1. 3. p. 1 5. Perche armeggi ajjer fanza
caua~
XV
canapuli . Manca quefta voce nel Vocab. avvegna-
ché io mi dia a credere , che non fofle nuova in
Italia a' tempi del Pucci, ficcome può vederfi nei
Du-Cange, V. Canipulus , ufata con barbara Lati-
nità nel xiil. e xiv. fècolo nel riferito fenfo di
piccola fpadina , o coltello , che ora Stiletto fi di-
ce, e fatta peravventura cosi Latina dalla Italiana ,
Canapaio , colla piccola mutazione dell' A fecon-
da in 7.
C ARMELLINI, e CARMINELLI ( Af£9. Str.
e Magi.')' per Carmelitani; C. 83. 73» 2. pag. 96.
ficcome (1 ditte Agoftini, per Agoft intani ; maniere
di parlare non ancora del tutto anticate , né aboli-
te almeno dal popolo. V. qui (òpra , V. Agoftinu
CAVALIERI ST ABOLÌ, per Cavalieri pro-
di 9 o per Ufiziali di milizia ; C. 80. 49. 2. p. 61.
La voce Stabole non fi trova 'preflò i buoni Scrit-
tori , le non fé compofta coli' altra Conte , o Cme
per fincope, Conteftabile , o Coneflabole ; che Te
non la prima , certamente è oggidì da per tutta
l'Europa delle prime dignità della milizia. La vo-
ce viene dal Latino Comes Stabuli , che nella fua
origine fignificava quella carica di Corte , che ora
fi appella di Cavallerizzo maggiore ; la quale poi
dalla Corte paflan do alla milizia , fi dice ora più
comunemente di Marefciallo . Quefto aggiunto di
Stabolt adunque^ dato dal noflro Pucci a' Cavalie-
ri, io m' immagino non valere altro qui, (e non
fé Caveìieri più diftinti o per valore , o per dignità .
CENTlLOQUIO, per Componimento di cent*
Canti , 0 Capitoli : tìtolo dell'Opera principale de!
Pucci, da lui ipiegato nel Prologo, §. //. p. evi.
del Vcl. I. che per dimenticanza aveamo tralafcia-
to di notare; tanto è vero, che le cofe più fre-
quenti fono talora le meno confidente da noi .
Non
XVI
Non è nel Vocab. quefh voce, forfè per la fletta
cagione; ma vi fono bensì Breviloquio , Colloquio*
Soliloquio , a quella molto fi migliami ,- e di limili
compofizioni fatte con raffinato giudizio, e con
buon orecchio la n offra Lingua n' è capaciffima
non meno, che b Greca, e la Latina fue antiche
madri, e gli uomini di profondo fapere le hanno
fempre amate, e ne hanno in tutti i migliori tem-
pi del noftro parlare fapute vagamente inventare
delle nuove, fenza punto trapanare i termini del-
la Nazione .
CERNA, per Cerne; C. 88. 28. 2.pag. 147.
Non fo , fé qui fia per forza di rima, o che fi
trovi appo gli Antichi anche il Verbo Certiare ,
ficcome fi trova Cernire* per Cernere.
COLLIGATI, per Collegati ; Can. 87. 68. 2.
p. 140. per Pamiftà tra VE, e Vi.
COMATRICE , per Comare ; Son. IV, Manca
nel Vocabol .
CON VENE, per Conviene; Guer. PiC C. 2.
25. 2. p. 207. E così fpefiò, o quafi fempre in
quefto Poema della Guerra Pijana ; ficcome Vene
per Viene > è Tene per Tiene fi feri ve comunemente
in quefl* ottimo Codice Stroziano ; che fono modi an-
tichi , che ora appena fi foffrirebbono anche ne' Poe-
ti , come ben dice il Sig. Piftolefi , Ver. Venire num» 6.
e perciò noi gli abbiamo per lo più corretti.
CONVERTO, per Convertito; C. 86. 67. j.
p. 128. forfè dall' 3ntico Con vertere , o per fincope.
CORICARE, in att. fignif. e metaf. per Por-
re , Scrivere j C. 81.47. 3. p. Ti.Come qui la penna
corica* Quefto Pentimento non è punto accennato
nei Vocab. lotto quefta Voce .
COSE MOLTITUDINE , per Di coje molti-
indine , C, 84, <;, 2. p. lei. E' proprietà, e talora
va-
XVII
vaghezza di noflra Lingua il tacere , e trafcurare
«e* nomi V articolo , o 1 fegno del cafo ; come
fi può vedere ben dichiarato dai Cinonio , Offèrto.
della Ling. /tal- e» 80. ;;. 1 8.
COSTA , per Coftata ; Guer. Pif. C. 4. 28 5.
p. 229. Sarie cofta cara . E1 una (incope molto ulata
da' nouYi .
DI', per De9', C. 78. 30. 1. p. 37. e così quafi
Tempre nel Tello Magi. V. T. 5. V. Pi\
DIBUCCIARSI, figur. per Agitarft , e can-
giar ji fortemente per ifdegno ', C. 76. 12. 3. p. 13.
Di che ancora de W ira mi dibuccio. Così il Bur-
chiello , 2. 24. canta:
Col vifo acerbo , dibucci ato 9 e tinto •
1 Pataffio, 1. fi legge: /sbucciati, e non far
liizzoCo. Ma benché il Vocab. riporti quelli
E nel
dello ftizzofo . Ma benché il Vocab. riporti q
efempli, non pone però quello figurato fentimen-
to lotto la V. Dibuccia re .
DIE, per Dio; C. 76. 13. 2. p. 13. come fi
legge ne' MSS. Str. e Magi, e qui , e forfè altro-
ve. Idiotifmo , che Ci ode tuttora in varie occor-
renze nella noftra plebe, introdotto peravventura
da una certa fdrucciolevole velocità , e agevolezza
di parlare. Di qui forfè dirivano que' noftri Ca-
fati'compofli da quefto Santilfimo nome, che con
tal finale fi leggono , e fi proferirono .
DI PRIMA MANCIA, per Di primo tratto;
C. 80 46. 1. p. 60. £7 Duca, che credea di prima
mancia. Quella è una di quelie voci, che fi ufa
dagli Antichi in mille diverte guilè , e bilògni ,
che il Vocabolario accenna nel §. lòtto quella voce
folamente in generale. Dante ivi allegato in efem-
7 ìw». VI. b pio 9
XVIII
pio, nel 5< del Paradifo l' adoprò , con una fimi,
gliante finale di verfò , per offerta, o voto là, do-
ve difle ;
,, Non prendano i mortali il voto a ciancia?
„ Siate fedeli, ed a ciò far non bieci;
» Come fu Iepte alla iua prima mancia .
Qui dal Pucci è prefo avverbialmente , e vale quan-
to s* e' dicefle , Alla prima , o Al primo tratto . E
nello (reflo fentimento ricorre nel C.feg. (1.92.1. pj6\
DISCERPARE,eDISTERPARE( MS.Tem.)
per Ifcerpare , e Sterpare ; C. 83. 85. 2. p. 97. Manca
nel Vocab. l'ima, e l'altra V3ce comporta; mavì
fono le loro femplici > Scerpare , Sterpare; né fi
può negare , efler quefta maniera di comporre, o
per meglio dire , di prolungare fimili verbi, tofca-
niflìma , ed all' orecchio afTai graziola , come lì ve-
de in quelli Disbarbare , Disbandire , Disbrancare ,
Difendere, Discalzare, Di/capitare, Di) caricar e 7
Difendere , Difcerre , Disceverate , DiJ chiuder e , Di-
fc'togliere , Di [conciar e , Di [confortare , Difconvenìre,
Dijcr editar e , Difcuoprire , Di f cu far e , D'fiaccare ,
Di/iemperare , Difendere , Diflerminare , Dift illare ,
D'ift ornare , Diftorcere , Diftogliere , ed in altri mil-
le sì fatti,
DISENTIRE, per Sentire; Guer. Pif. Can. 4.
2. 3. p. 222. Anche qui fenza neceffità di verfo , m3
per puro vezzo. Noi altri Fiorentini abbiamo fpeflò
in ulò quefta particella D/ riempitiva , e fpefllilìmo
l'ha pure il Pucci in quefte lue compofizioni . D/-
fentire manca nei Vocab.
DUGl, per Dof* ; C. $9. 96. 1. p. 164. Né
Z)0£f» né Dugi fi legge nel Vocabol. Quefte però
fono delle lolite metatefi a che fi trovano negli an*
Ù-
XIX
tichi MSS. per la Gretta amiftà , eh' è tra 1' U 9 e
l'O, e tra TE, e P /.
F AMILI A , per Famiglia ; C. 84. 38. 3. pag. 104.
Alinea , fcritto così , nel Vocab. benché lènza G
vi fieno tutti i Tuoi dirivati. Lo pone il Rufcelli
tra le Rime fdrucciole.
FAR GROTTE DI LEONE , per Far vtfo
grave , e min accio fa ; C. 81. 89. 3. p. 76. La me-
tafora è prefa dalla faccia increfpata del Lione in-
furiato, o minaccio(b . Quindi Aggrottar le ciglia •
e potrebbe dirli anche la faccia, in un fentimento
non molto diverfo; del che veggafi il Vocab. do-
ve però manca quefto Far grotte di leone .
F ARNETICO , per Materia ,Argumento ; Can.
So. 68. 1. pag. 162. Nel Vocab. al §. fotto quefta
voce, v'ha un fimile lignificato, e modo di dire,
ma con un fòlo efempio .
FERUTE , per Ferite, C. 87. 14. 1. pag. 134.
V. Vocabol.
FUNE, per Partito > Accordo, ec. C. 76. 19.
2.p. 14. Così, ed in altri sì fatti fen cimenti s* ufo
figuratamente quefta voce dal Pucci in più luoghi.
GAZZ ARE , per Barche da armare; C $2. 58. 2.
p. 84. Manca quefta voce nel Vocabol. ma è
ufata anche dal Villani in quefto fteflb luogo, /. 10.
e. 218. e nel medefimo fentimento: Mandaronvi
fubitamente diciaffette centinaia di cavalieri, ec. e
venticinque gazza re armate in Po ; dove il Remi-
gio chiola in quefta maniera : Cazzare fon quelle ,
che oggi fi chiamano Burchi , / quali facilmente fi
pojjòno armare , e fon molto comodi per il Po .
GRAMATICHI , figur. per Maggiori , Capi , et.
C 76. 1 1, 2. p. 14. / pia Gramatichi - Qhibellin di Pi.
b 2 pi\
XX
ftoi\ ec. che il Villini qui , I. io. e. 132. dice Capo-
rali. Ora man ci anticamente da' noftri erano detti
coloro, che fapeano la Lingua Latina; e come in
certi tempi barbari il fa per ciò fola mente badava
a pattare per la maggiore trasdotti uomini , così
quefta voce fu fpeflò adoperata a fignificare i più
fcienziati, ed i più celebri nelle lettere; donde
poi il noftro Pucci con eftro poetico i* ha qui ap-
plicai a* maggiorenti della fazione Ghibellina . Quan-
to poi all' ufcita in Chi piuttofto, che in Ci » per
neceflìtà della rima, veggafi ciò, che di fimili no-
mi infegna il noftro Sig. Manni, Ling. Tufc. Lez. 4.
IDONIO, per Idoneo-, C. 76. 96. 3. p. 21. Vedi
Tom. 3. I doni a .
IN VERGARE, per Ifcrivere;Cw. 81. 21. 2.
p. 69. E come per me $% inverga mo . Quefta voce
manca nel Vocab. ma fi vegga nelle Giunte della
edizione di Napoli , coli* elempio , e coli' ottima
fpiegazione infieme, che ne fa il Bini ivi allegato.
Ciò , che qui è mirabile , fi è la congiunzione, che
ne fa il Pucci con quella particella Mo , per tro-
vare la rima difficili/lima a Bergamo^ ed a Pergamo.
LA DIC HI, per laici; Can. 83. 48. 3. p^g. 94.
Ma qui lo credo ufato metaforicamente per
Uomini liberi , e fciolti ; ovvero per Militari*
LAG IO. V. Agio.
LETT1ERI, per Lettiere ; Propr. Mere. Vec.
55. 1. pag. 272.
LI ALE , per Leale; Guer. Pif. Can. 5. 17. i,
p. 235. Manca nel Vocab. ove però è Li alt a •
LIGiARE , per Promettere con dolci palore ;
C. 86. 36. 3. p. 125. Come qui ti ligio* Ligiare e
lo fteflb, che Lodare ; e Lì [dar e è talora V Afon-
ia «
XXI
fari, e '1 Blandivi de' Latini ( Voeab. V. Lifciare
§.Il. )che anche fi dice Fiorentinamente Piaggiare,
Sotto queir/ ultima voce nel §. il Vocab. pone un
fenfo molto fimigHante al prefente; cioè, Seconda-
re con dolcezza di parale V altrui opinione , ad ef-
fetto di- venire cautamente , e qua fi Con inganno
pian piano a fine del fio penfiero . Ligio vale fud-
dito, ed obbligato altrui o per patto, o per fer.
vitù ; e Ligia in Latino corrotto predò il Du-Cange
lignifica Lega , e Convenzione .
LI VERE, per Rotte, Logorate , Tronche ', o
Abbandonate , C. 84. 48. 1. p. 105. V. nei Vocabol.
Liverare , §. I. e IL
MAIO , per Maggiore, 0 Capitano; C. 85. 8.2.
pag. H2. Nel Vocabol. fi trova Maggior e
Maiore per Maggiore, e perfino Maiorfa per Mag-
gioranza ; ma non già Maio in quefto fentimento*
Non pare però da negar fi ad un Poeta del buon
fecolo quefta libertà,- perchè fìccome da Maggiore
i noftri Antichi fecero per fincope Maggio, tanto
in profa , che in veriò ; così da Maiore poterono
far Maio •
MAIO, per Corona di vittoria, o Autorità;
Guer. Pif. C. 3. 5. 5. p. 213. In fimili fenrimenti ab-
biamo veduta ufata dal Pucci quefta voce anche
fopra . V. Tom. 5. V. Lafcio il Maio , e Maio .
MANCIA , per Affronto , Ingiuria ;C. 81. 16. 3.
pag 68. V. anche qui fopra Di prima mancia .
M Ai\TDOGLIELE , per Mandoglielo , come ora
più comunemente il direbbe; C. 78 64. 2. pa<j. 40.
Gliele (dice Gio. Bat. Strozzi bizzarramente, ÒJJerv*
intor. alla noftra Ling. De* pronomi > ) è una pazza
befiia ; il Boccaccio , e gli altri antichi fé ne fervono
per mafcbio , € per femmina , e nel fingolare >e nel
b 3 />/«-
XXII
plurale , ec. Ora, credo, meglio fi accomoda ai
genere , ed al numero , cui fi riferifee .
MASINATA, per Mafnada ; Can. 87. 98.3.
pag. 14^. V.T. 3. V. Masnadieri.
MIE, per Mio , e Mia ; Guer. Pif. C. 1.9. 3.
pag. 191. E così quafi Tempre in quefti Cantari
della Guerra Pifana 9 e nelle feguenti diverfe altre
Poefie del Pucci, come fi legge ne' migliori, e più
antichi Tedi da noi adoprati ; ed ecco una confer-
ma di quanto dice fu quefto idioti imo il dotto Si-
gnore Ab. Marrini, Cec. di Vari. Sr.7. pag. 38.
MISCIOLFO , per Balordo, ec. Guer. Pif. C. 3.
2. 6. pag. 212. Veegafi quanto fi è detto nel T. 3.
e 5^ alia Voce Micci 'olfo , eh' è la ftefla . I noftri
Antichi aveano anche la voce Mefcianza , per Di-
Javventura, donde pure potrebbe forfè dirivare
quefto Mifciotfo tanto collantemente ufato dal no-
stro Autore .
MOBILIA , per Mobile , o Mobili ; C. 84. 38. 1.
pag. 104. Non faprei affermare , fé qui quefta vo-
ce foflè nel numero del pili , o in quel del meno .
K fé è del più, non è d' uopo ricorrere al termine
Mobilia, o Mobiglia oggidì introdotto in Italia,
ed in molti luoghi della Tofcana medefima, in
cambio di aggregato di Mobili ; perchè potrà effe-
Te di quelle, che, fpezialmente per qualche necef-
fità poetica , hanno doppia ufeita nel plurale , in /,
ed in A ; come Ciglia , e forfè Ciglia , Coniglia ,
Concilia , ec. Ma le fofie dei immero del meno ,
bi/ognerebbe dire, che anche a' tempi del Pucci,
O per abbreviamento di difeorfo , o per necefiità
poetica fi dicefTe la Mobilia nel fenfo dichiarato.
Sulla voce M bile il noftro Salvini ha un erudito
Difcorio più Forenfe , che Accademico , Difc 42.
tm* 3*
MO-
XXIII
MODINA, per Modena-, C. 76. 91. 1. p. 21.
Così (pedo in tutti i MSS. per la parentela di quelle
due lettere E , ed /.
MONETA , per Signoria ; C. 79. 74. 1. p. 52.
Cui monete ; Cioè lor pgnoria . Spiega di per fé
quefta Tua metafora lo fteflò Pucci ; ed è, fecondo
me, molto giudiziofa» perchè il coniare moneta è
fegno di (ìgnoria, e di dominio.
MOR IC A , per Murica \ cioè, Dice, Afferma, ec.
Can. 81. 47. 1. p. 71. SecondQckè per me fi morica .
Metafor. da Murare . V. Tom. 5.
MOR SELLA , per Morfica , o Morjeccbia , dim.
di Mordere; Son I. pag. 286. ih 4. Manca nel Voc.
dove però fi trova Morjello, e Morfelletto . Qui è
anche per forza di rima .
OPARE , per Opere-, C. 75. 45. 3. p. 6*. e quafi
fempre nel Tetto Magi, con dialetto Saneiè •
V« Proem. T. 3. p. xxxm.
ORLARE IL CAPPELLO, per Far vergogna,
o rabbuffo ; C. 76*64. 3. p. xS. V. Vocabol. CappeU
io, §. Vili.
P\RTE , per Parti; C. 91. 6k 3. p. 183. Idio-
cilmo, e forza di rima.
PER CERTANZA, Avverbi come Per certo-,
G. 83. S6. 3. p 97.
PIANETO, per Pianeta;C 84 64.2. p. 106.
PONTEF ICl , Add. per gli Collegati del Papa ;
G.78. 39 2. p. 38. Può eflere impegno delia rima;
ma può anch' eflere, che in quel tempo non avef-
fero ancora i noftri Antichi tante dirivazioni da i
nomi principali fuftantivi , . o che non le ufaffero
b 4 tan-
XXIV
tanto frequentemente, come poi s'è fa tro . L1 ab-
biamo qui fopra veduto anche nella voce Agofii*
ni per Agofliniani .
POR PIEDE , per Por fine . C. 77. 100. 3. p. $ 3,
E pero fopra quefta pongo piede • V. T. 5, Pofto pie ,
in altro lèntimento .
POTRE' , per Potrebbe ; Guer. PiC C. 6. 39. 7.
pag. 2 54. E così molte altre fiate ne' MSS. sì di
quefto, e sì de' feguenti Componimenti; fincope
non tanto ufata da altri nella terza , come nella
prima perfona , ma pur frequente anche nel noftro
favellare domeftico , e popolare .
PRESENTE , per Prefetti ; C 7 5. 57- 2. p. 7.
per ragion di rima, e per quel frequente idiotifmo ,
che aveano anche i buoni Antichi, di ufare la de-
finenza {ingoiare per la plurare , com'è rimalo
ora molto famigliare nei volgo, fpezialmeute in
que' nomi , che nel numero del meno efcono in Ente .
PRIETAMALA, per Pietramala-,C. 75. 67. 1.
p. 8. ne' MSS. Str. e Tem. per quella volgar no-
lira trafpofizione della R9 fpezialmence quando è
avanti , o dopo il 7', come Addietro , e Addrieto .
PROFENDA, tnetaf. per Contraccambio dy of-
feja , o Vendetta ; C. 87. 32. 3. p. 136.
PULO , per Pulito j C. 76. 3 1. 2. p. 1 5. Netti >
e pilli- A lor donar fé domila fiorini* Qua fi nello
fteflò fentimento adoperava il Pucci quefta voce
nel Capitolo fopra le Proprietà di Mercato Vecchio ,
che qui fi è impreflb , ft. 35 v. 3. dove fi leggea :
Perch'* ognun di danari e netto , e puh; benché noi
1' abbiamo mutata in Puroy per ifchifare le due
cornfpondenti rime di (òpra , che poteano le onefte
orecchie difguftare , come ivi abbiamo notato.
Quefta voce manca affatto nel Vocab.
QUA-
XXV
QUARANTINA , forfè per Quarefima\ Guer.
"il'. G. $. 5. 2. p. 213. // primo giorno della
Quarantina ; che quel!' anno 1363. fu appunto il
dì 15. di Febbraio, perchè venne la Palqua a* dì 2.
di Aprile. Onde benché Quarantina fia nome ge-
nerico , qui oerò non il può irfrendere altramente»
che rer la Quarefima.
QUATTORDECI, per Quattordici ; Can. 77.
84 3. nag. 31.
QUFGL I , per Quello , in caio obliquo ; Guer.
Pif.C. 7. 37. 7. p- =6s« V. Vocab.
R ACQUETO , forfè per Quitanza ; C. 82. io. 3.
p. 79. da Racquetare , iiccome da Quetare *
Q'teto Suih Non è però nel Vocab.
RAMICOLO, per Ramicello ; Can. 84. 26.3.
p. 102. Fra tanti diminutivi di Ramo , quefto man-
ca nel Vocabol. Può effere , che al Pucci lo abbia
fu-jrgerito il bifogno della rima fdrucciola; pure la
dirivazione è buona, e Tofcana, e fi trova intor-
no a que' tempi ufato nel corrotto Latino, Rami'
culus , come riferiice il DuCange.
RIMOSINxA , per Ijmufina ; C. 7 5. 51. 1. p. 6\
nel Tello Tem. V. T. 3. alia Voce Difci priva, e
Flagellondei .
RIMPAFFARE, forfè per Ringraffare ; Cap.
Mor. 99. 2. p 285. E negli altrui difetti fi rim-
faffa . Manca nel Vocab. non folamente Rimpnffa*
re 9 ma ancora Paffare , o Impaffare , da* quali
parrebbe dirivafle; ed al contrario evvi Paffuto,
che fembra dirivato da Paffare.
RI SPARMA, per Ri /piar ma , o Rifparmia ;
C. 76. 89. 3. p, 21. Così i noftri buoni Vecchi,
ed ora il nottro popolo , che ad arbitrio tronca , od
Topi» VI. b 5 in-
infrappone [a lèttera / In limili voci ; come Matcra 9
Vicaro , e Materia , Vicario 9ec,
SANSIPQLCO, per la Città di Savjepolcro \CtfU
75. 67. 2. p. 8. e Can.86. 97. 2. p. 131. ne'MSS.
tutti? e così altre volte ; e per lo più fi legge an-
che fuuri delia neceflìtà della rima, come ai Cari.
So. 17. 3 p 57. ed altrove ; onde farebbe cola trop-
po rilchioft , ed incerta il dire, che qui fofìe una
licenza Poetica per forza di rima, e non piuttofto
una maniera di parlare popolare di quel tempo,
SBARRERÀ, per [sbarra ; Guer. Pif.Can. 6.
33. 6. p. 252. Manca nel Vocab.
SCHEGGIO , figur. per Guardia , Sicurezza , o
Prefidio ', C. 75. 92. 3. p. io. Mettendovi il Legato
(in Parma , ed in Reggio ) alcuno fileggio . Scheggio
nel fuo natio lignificato vale, fecondochè fpiega il
Vocab. Scoglio fileggiato , o ficoficefio ; e come un tale
icoglio, o rupe ferve fpefle fiate alia pedona di
aguato, di guardia, e di difela ; così potè il Pucci
con buona figura poetica ufar quella voce in un
fimigliante fentimento. In fatti anche il Divino
noftro Dante non molto diverfamenre V adoperò
nell'efempio medefimo dal Vocab. riportato , Infi 21.
Giù ? acquatta
Dopo uno J che ggio ? che alcun [eh ermo & aia •
E' ben vero, che il Pucci qui ad una feconda fi-
gura la trae, applicandola a guardia, o prefidio di
gente , ficcome (ì rileva dal tetto dei Villani , /. io.
ì'.ij;. che dice così: Mettendovi il Legato fiuoi
rettori , et u fidali con poca gente sì , che la fignoria ,
e la forza delle dette Terre fi rimafie fure a* Si*
gnori di quelle .
SCIO-
XXVII
SC10VERI , per Ifcioperi ; Can.75. 49. 1. p- 6.
Il Vocabol. pone Scioperare per Levare chicche ffia
dalle ftte faccende , facendogli perder tempo . E ap-
prettò nel §. In fignif. neutr. pafs. per Levarfi
dall opera . Qui Scioverare in fignif. pafs. pare ,
che abbia un ièntimento limile , o mo!to profilino:
Ma perche il gran pe' ricchi non fi fcioperi; e va-
glia lo fteflò, che Non manchi. Non fi a levato , o
tolto , o prefo da' poveri , e così ad altro, che al
divinato fine , fia involato . Scioverare con quella
ortografia non è nel Vocab. ma per le regole ge-
nerali lappiamo la ftretta parentela , eh' è in noftro
Linguaggio tra '1 P, e VV, come Sopra, e Sovra*
e tutti i comporti da quella voce, e miile altre.
SCORTA , per Avvifo , Infegnamento , Can.82.
76. 2. p. 85. In quello fentimento manca nel Voc.
E' prefa V etimologia dal precedere, che fa altrui
la guida , o la feorta ; e perciò fi direbbe anche
Annunzio .
SFERZARE, meta f. per Dire; C. 83. 66. 1.
p. 150. Siccome qui ti sferzo* E' vaga, benché bafla
metafora , alla quale pare , che vi fi fottintenda
parole , o con parole . Si direbbe fors* anche Borda-
re 9 Menare .
SV FORTISSIMO, fi peri, raddopp. C. 84. 98.
3. p. 1 io, V. T. 3. Più fimmo .
SMARRUTE, per Jjmarrite ; C. 87. 14. 3.
p. 134. V. Vocab,
SORBIDA, per Sorhina , Afpra , ec. Can. 84.
36. 3. p. 103 forfè per la forza delia rima ldruccioia.
SPACCIO, per Licenza, Commiato, Parten-
za , ec. C. 79. 89. 2. p. 54. In quello particolare
fentimento non è nel Vocab.
SPUPP A , per Ifpoppa ; Cap. Mor. p6*. 3. p, 284.
Mutato P 0 , in U , sì per la loro fcarabievole amiltà ,
e sì per la rima . STA-
XXVIII
ST ABOLÌ. V. Cavalieri St abolì .
STARLICCHl, per oft eri eh , Atipia ; C. So.
71. 2. p. 63. V. T. 5. V. Sterlicche .
STIBBIO, forfè per Iflabbio; Can. 79. 55, 1.
p. 50 Come gente da fiibbio . Così , cred' io , per
cagion deiia rima .
STRIDE, per Ijtridi , o Strida; Guer. Pif.
C. 3.24. 3« p» 218. per la rima .
TANTO ALTISSIMA , fuperlativo raddoppia,
to; C. 84. 14. 3. p. 101. V. T. 5. V. Affai peffì*
ma . Più fornivo .
TAUCCOLI, per Soldati , o Seguaci; Can. 77.
37. 3. p. 26. // Bavero con tutti i fuo* tauctoli . Di
quella voce non credo poterli trovare altri efem-
pli , o perchè fia una di quelle inventate a bizzar-
ria di chi le ufa, e quali per it'eherno altrui, o
perchè forfè dirivata ftorpiatamente da qualche al-
tra voce Tedefca attenente a cola militare. Evvi
in Germania nel Paladinato la famofa antica For-
tezza detta Thaun ; della qual voce la noflra plebe
col lungo ufo', e per ifchifare V afprezza della con-
fo nante , farebbe facilmente lati ; donde, non di-
stinguendo poi più un paefe , che l' altro , tutti i
Soldati Tedefchi potrebbono correr rifehio d'efTer
chiamati Tauccoli , quali Abitatori di Thaun . Noi
abbiamo Taccola , per lignificare la Cornacchia , uc-
cello loquacifTimo , dal quale s' è fatto il Verbo
Taccolare , per ciarlar molto , o per altercare; come
al noflro volgo e' fembra , che facciano i Tedefchi,
quando parlano, per la forza di quella Lingua.
TENITORO, per Tenitorio t Can. 77. lt. i.
pag. 24. Che così va letto per cagion della rima,
benché nella (lampa ci fia pattato Tenitorio. V. Vocab.
TKESTIZIA, per Trijìizia; Guer. Pi f. C. 1.
18. 4. p. 104. VEG-
XXIX
VEGGE , forfè per Segni , o Ve frigie ; Can. 77.
87, 3. p. 3 e. Del qnal (Cartello) ancora ap-
paìon le fue vegge . Reggia , iecondochè pone il
Vocab. (lenifica o Bone , o Tenuta d'una botte , o
Traino , che in Latino Ci dice Vehes . Non lungi
da queft* ultimo fentimento pare adoperata qui dai
Pucci querta Voce; perciocché di qualunque trai-
no è proprio lafciare fcolpita in terra la traccia , o
veftigia ; dal quale tratta l' avrà a .lignificare le ve-
fligie , ed antichi avanzi di quel Cartello; ficcome ,
benché Veftigia (la propiamente l'orma dell' ani-
male , pur s' adopera figuratamente per altri fegni.
Vocab. §. fotto querta V. Il Villani qui, /. io.
€. 155. con più rigore di Lingua parlando, dice:
Ancora fi vede il proprefo ; cioè, il Circuito, o Pro-
cinto del Cartello da Lifo.
VEMBRO , per Membro ; App. pag. 293. 2. 4-
E ciò per la parentela antica :ra la lettera M, e
e T Vi ficcome fi oftervò altrove nella voce jB/vz-
mante per Br ab ante .
VESPER, troncato per Vefpero; C. 81. 71. 2.
p. 74 Così ipefib s' incontra nei MS. Magi.
VITIPERO , per Vituperio ; C 83. 26. j. p. 146.
eVitiperata , Guer. PifVC. 4. 1 5. 5.p. 226. V. T. 4.
V. Vitiperato.
ZENZERI A , figurar, per Zenzoverata ,0 Confa*
fione di cofe\ Can. 80. 24. 2. p. 58. Manca nel
Vocab. querta voce ; ma certamente vale le rteflò ,
e viene dalla rtefTa radice Zenzero , come Zen-
zoverata .La qual voce nei fuo primiero, e natu-
rale ientimento fignifica un Compofto di più ingre-
dienti medicinali ; e figuratamente un Mefcuglio
di cofe imbrogliate , e confa fé .
S. III.
XXX
$. III.
Voci /piegate ne* Tomi pajpiti .
BUemma , per Boemia ; C. 79. 25. 3.p. 47. ed al.
trove. V. Tom. 5.
Calavra , per Calabria ; C. 83. 18. 2. p. pi. ed altro-
ve. V. T. 3.
Chermona , per Cremona ; C. 75 pò. 2. p. io. e così
per lo più nel MS. Scr. V. T. 5-
Conventare , per Ammaeftrare > Iftruire , ec. C. 78.
32- i.p. 57. V. T. 5.
Dimoiti , per Molti; C. 77. 33. i« p« 26. V. T. 5.
Dicennove, per Diciannove; C. 76. 78. 2. p. 20. e
così quafi Tempre . V\T. 5.
Diceflètte* per Diciaffette\Q. 75. 41. 2. p. 5. E così
quafi Tempre in tutti e tre i MSS. V. T. 4.
Domila , e Domilia , per Dumila , ec. C. 80. 68. 3.
p. 63. e fpeflb altrove . V. T. 5.
Firenza , per Fiorenza , o Firenze; Can. 85. 8. 3.
p. 112. e forfè altrove. V. T. 5.
Frolì , e Fruii , e Furlì , per Forlì Città ; C. 80. 41. 2.
p. 60. Così Tempre variamente fecondo i varj
MSS. V. T. i.V. Frolì.
Gesò , per Gesù ; C. 85 59» 3. p. 95. V. T. 3*
Giubbiteo t per Giubilo ; Guer. Pif. Son. epiU p. 266.
V.T.4.
Grandizia, per Grandigia > Can. pi. 56. i. p. 182,
V.T.4.
Grolia , per Gloria ; C. ^o. 63. 2. p. 161. ed altrove .
V.T. 5.
In perpetua, per In perpetuo, C. 80. P5» *• p. <**•
V. T. 5.
S. Li.
XXXI
S. Liperata, per S. Reparata ; C. 80. arg. p. 56. e
così altrove . V. T. 3.
Mafinadieri , per Masnadieri; C. 77. 36. 3. pag. 26.
e fpeflo altrove . V. T. 5.
Miglia' , e Migliai', per Migliaia ; C. 75. 73, 2. p* 8.
ed altrove fpeflo . V. T. 5.
Moietta , per Molefiia ; C. 77. 47. 3. p. 27. V. T. 4.
Mongioia* V. T. 5. ed a quanto ivi è (tato detto
aggiugni : In quello fenfo di paga militare fi
trova ancora nel Codice ferino nei buon fecok)
xiv. legnato num. 93. pretto il Sig. Manni, e
qui fopra da noi deferitto, Proem, pag. il
in un Sonetto, fatto quand" era la guerra coti
Marco da Bibbiena, che comincia a e. 31. così,
Partiti vedere Sere della fera ; ove nel fecondo
vedo della prima terzina fi legge**
,, 5' e' non mi manda monda mia Mongioia 9
,i Io gli faro fare un nuovo artiglio •
La Mongioi della Pieve bajfa , dicono alcuni
inoltri popolari , per dinotare qualche buona
ventura, come donativo, ec.
Palvia , per Pavia; C. 75. arg. pag. 1. ed altrove.
PAVVIA ,nelmed. Tetto . V. T. 5.
Pi* , in cambio di Pe\ o Per gli ; C. 75. 14. 1. p. 3. e
più volte nel Teft. Magi. V. T. f.
Punga, per Pugna; C. 81. 32. t, p. 70. V.T. 5.
Rammarco, per Rammarico; Can. 76. 35. i.p. 15.
e App. p. 293. 2. 3. V.T. 5*
Rimine , per Rimini » o Rimino ; C 79. 94. 2. p. 54.
eC. 83. 37. 2.p. 92» e forfè altrove. V.T. 5.
Strafcinare fenz' affi ,*C. 79. 69. 3. p. 52. V.T. 5,
Truglio, per Troglio , C. 75. 20. 3. p. 3. V. T. 5.
Ziano, per Zio ; C. 77. 68. 2. p. 30. V. T. *.
SOM'
XXXII
«■!■■■■■ Il-
SOMMARIO DEGLI ARGUMENTI
D F XVII. CANTI,
CHE SI CONTENGONO IN QUESTO QUARTO TOMO,
COME SONO NE* MANOSCRITTI.
MS. c. io5. Canto LXXV. pag. i.
Degli TJb aldini , e Giovanni del Sega>
E come V Antipapa contro al Papa
Variamento ; ma poca gente lega :
E d' altre cofe , e come in Lombardia
N' andò il Bavero , ed ebbe Pavia .
MS. e. 107. Canto LXXVL pag. 12,
Di MeJJer Marco , eh1 era nelle mani
De" Tedefcbì dal Bavero fuggiti 5
E della guerra , e pace de" Pi/ani ,
Di Mefler Can , che fece (1) sì gran fatti >
E come morto fu Salvejlro Gatti.
MS. e. 209. Canto LXXVII. pag. 23,
Siccome il Bavey «' andò nella Magna ,
E lafciò V Antipapa al Conte in Pifa :
Di Meffèr*Gberardino , e fu a compagna >
E del Conte d" Analdo , cb' a Vignone
Andava , e 7 Papa il paJJo gii vistone .
Can--
(1) Magi. cFehbc*
XXXIII
MS. dio. Canto LXXVIIl. pag. 34.
Di color j che chiù fono CO ti Modonefe }
£ j?o/ ie//' o/fc di Monte Catino ,
£ rewf #7 Ptfpd /' Antipapa prefe ,
£ d?/ ^w^'5 che la/ciò , ci?' # tutti i poveri
Bei piccioli del fuo(^)per un *' annoveri,
MS. 0 1 1 2. Canto LXXIX. ?/*g. 45.
Come / ajjìdìò Lucca fanza fallo ,
E cowe /' ebbe poi il Re Giovanni >
E ferfi allor le porti di metallo .
E della novità del Colligiano ,
Di Sambarduccio ì e quel da Vefpignano .
MS. e. 113. Canto LXXX. pag. 56,
Di Firenze intr addetta per la Pieve ,
E di Barga , e del fuoco , e de* Leoni .
E di Viftoia^ e Siena , e Mafia in brieve ^(3)
Di Santa Liperata , e di Cortona }
E che Bologna alla Chiefa fi dona .
MS. e. 113. Canto LXXXL pag. 67,
Degli Ubaldini \ e poi di Firenzuola 5
E deì Turchi^ e di Brefcia^ e come Barga
Voi fé mantello , ed altri vi fé fcuola,
De' Genovtfi \ e di Sangimignano ,
E de* Marchefi J confitti nel piano.
Can-
(1) Str. e Tem. che rincbiufe . (2) Tem. fei piccioli per un .
(3) Magi, mafembrava .
xxxiv
MS, e. 116. Canto LXXXII. pag. 78.
Di Cwipo , del Legato , e 7 Re Giovanni ,
Owe /confìtto fu prejìo a Ferrara j
£ /fe/iU Compagnia de' Bianchi panni ,
E *fe//* Porta 4 Vergala , e dfc/f// Of^fa*
Da' Colonnejt morti in fuy cammini .
MS* ci 18. Canto LXXXIIL ?*£.8^
J2#/ rf; Mor rocco , e f 0/ 4M K<? Uberto 5
D/ Siena > Maffa , Fr ance fio Ardilaffi ,
De' Malate ili , e 4?/' Ce fina accerto . '
De/ figliuol di Cajìruccio , e ^; quijéione 3
MS, e- 1 19. Canto LXXXI V. ? rfr. 100.
Capitolo , c&e ptfr/4 folamente
Della gran pejlilenzia del diluvio ,
Oe ;'« Firenze offefi tanta gente 5
C/>' £ voler far ciò , (0 cb'el fé , manifeflo y
Hon bafleria maggior libro , c^e ^a^o •
MS.c.|2ir Canto LXXXV» />fl£.iir>
De/ Legato cacciato di Bologna 5
De/ fondamento del bel Campanile,
E'I Re Giovanni^ per farci vergogna ,
Do^ò ^er ftfrta Lwcctf #/ Ae *// Francia ,
M** e/ /« yfow 5 e fatto /' e££e # ciancia .
Can-
(1) Magi. /#/?/**
xxxv
MS. e. 123. Canto LXXXVI. pag. I2*«
Come in Firenze ebbe fette Bargelli f{i)
E della morte di Papa Giovanni,
E de" Turchi /confitti crudi , e felli ,
De* Genovejì, e di Fra Venturina,
Che per invidia fu mejìo al dechina .
MS. €. 124. Canto LXXXVII. pag. 133.
Della Montagna > onde ufciro i Serpenti y
Degli Aretini, e di Mejfer Ma/lino,
Com! ebbe Lucca ay fuo1 {*) comandamenti >f
E come nel detf anno del vaiuolo
Ci morì di fanciulli grande (1) Jiuolo.
MS. e. 126. Canto LXXXVIII. pag. 144.
Di Mafia, e poi di Città di CaJlello>
E come il Re di Scozia fu feonfitto
Dallo Re a" Inghilterra prode, e bello >
E del primo di guardia Capitano ,
Che fu in Firenze, e pofeia del Tifano*
MS. e. 127. Canto LXXXIX. pag. 15J.
Siccome furon traditi, e Sgannati
I Fiorentin da' Tiranni Lombardi ,
Co' quali in prima j' era» (4} collegati ,
E con Arezzo fer guerra a diletto 5
E poi del nuovo Papa Benedetto .
Can-
( 1) Magi, hattelli . (2) iv. Lucca fuo* .
(3 ) Magi, un grande . (4) iv. furori .
XXXVI
MS. e. 129. Canto XC. pug. 166.
Come il Cornuti di Firenze fé lega
Coy Vinizian contro a Meffèr Ma/lino y
Kè curò fpefa, per metterlo in piega 3
E fé a* Fiorentin fé villania .
La comperò infino in Lombardia .
MS, e 130, Canto XCI. Vag**ll*
V ultimo Canto dice , come flava
Firenze , quando fine (1) il dicitore
Fece (a) al preferite Libro , eh' e" rimava y
E le Schiatte , da cui era abitata ,
E com* eir era in pregio formontata .
(z) Mzglfim . (2) iv. Feline .
Errori occorfi . Correzioni .
Pag. 24. 11. 3. Tenitorio Tenitoro.
34. 2. 4. in ver inver
58. j8. 2. da quel hglo, meglio di quell* agio
100. tit. LXXXI1I. LXXXIV.
126*42. 3. da Lato dallato
CEN«
C E N T I L O CLU I O
D I
ANTONIO PUCCI
- CHE CONTIENE
LA CRONICA
DI GIOVANNI VILLANI
IN TERZA RIMA.
i* A N T O LXXV.
ARGUMENTO.
anni di Degli Uh aldi ni , e Giovanni del Sega, villani
CR. 1323. E come V Antipapa contro al Papa 1. 1 o.c. 1 1 S,
e fegg. Parlamentò ; ma poca gente lega : e fegg,
E d} altre co/è , e come in Lombardia
N' andò il Bavero , ed ebbe Pavia .
E fer con un de' nofiri Cittadini
Di gran cuore, e di baffa condizione,
Com' udirai, fé qui l'animo chini,
Che quattro cafe condufie a pigione
In quattro parti di Firenze , e quelie
Empie di feope foce' altra cagione;
Tom. VI. A 4. E po'
1
2 CENTILOQyiO CANTO LXXV.
4. E po'dovien, feguendo le novelle,
Venirci molti fanti appoco , appoco,
E ilare per gli alberghi, e per le celle,
5. E la notte ordinata metter fuoco
In quelle cale, acciocché tutta gente
Traeffer quivi , e non in altro loco ;
6. E' fopraddetti fanti incontanente
Dovevan trarre alla Porta de) Prato,
Ed arderla, o tagliar futuramente,
7. E dal lato di fuori apparecchiato
Doveva efier coli' arme, e con gli arnefi
Il Baver , da fuo gente feguitato ,
8. Co' Pifani , e' Lucchefi , e5 Piftolefi ,
E metter quefta Terra a ruberia*
E molti della vita effere offefi .
9. Non piacque a Dio, né a Santa Maria,
Che Firenze periffe a quefto tratto,
E fece palefar l'altrui follia.
io. Che colui , che guidava il detto fatto ,
Un giorno diede ad un fuo ragazzino ,
Che del trattato fapea bene ogni atto.
il. Onde idegnato, ad un gran Cittadino
Diffe : Io fo cofa , eh* io potre' campare
Quefta Città, eh' è per andare al chino.
12. Udito il come, e que' fenza tardare
N'andò a' Signori, e 'n prefenza di loro
Tutta la cola fé manifeftare.
13. Prefo fu il Caporal fanza dimoro,
E fu punito , come fi convenne ,
E quel fante ^bbQ mille iiorin d'oro.
14. Non
AN. DI CRISTO 1 3 2 3* E SEGG. J
14. Non fi vide pe'frvj-, e non fi tenne,
Ch'egli aveller così facce le balle,
Come avvitato avevan d'ogni benne;
15. Perocché quefta non era Capalle ,
E la gente, che ci è, coli' arme in mano
Avrieno avuto al petto , ed aUe fpallc .
16. Nel detto tempo l'Antipapa vano
Fé Cardinal, dal Bavero pregato ,
Meffer Giovan Vifconti da Milano»
17. E di prefente il mandò per Legato,
E Vecepapa in tutta Lombardia ;
Ma poco fu creduto a fuo mandato.
18. E'IBaver confermò la Signoria
E di Melano , e del fuo Territorio
A MefTer Azze, che prima l'avia.
ip. Ed el piomife a lui fanza dimoro »
Per pagar que', che cenieoo il Cerruglio,
Centoventi migliai' di riorin d' oro .
20. I quali iicenziaron del cefpuglio
Meffèr Marco, eh' andalfè pe' danari,
Mad il Porcaro fu di lui più truglio;
2 1. Ch' andaro infieme , e giunti 00 frefehi , e chiari
Trentamila fiorin die Meiler Azzo
A quel Porcar, che gii ebbe molto cari,
22. E ditte: Or dich' io ben, eh/ i' fare' pazzo,
S'i' li portali! a chi di me lì lagna,
E'nfra fé fteflb fé ne fèOÒ foiLzzo.
23. Poi fé n'andò con efiì nella Magna,
E Mefler Marco ritenuto pegno
Fu da que', che gli avien facto compagna,
A 2 24. fi ri-
4 CENTILOQUIO CANTO LXXtf.
24. E rimenarlo addietro con ingegno.
Là fi fcusò > che la pecunia in mano
Fu data a quel, che fi partì dai legno.
25. Nel detto tempo fé Sangimignaoo ,
E Volterra , per non edere offefi ,
Triegua col Baver di che:>, e di piano,
26. Perchè non cavalcale in lor paeiì ;
Di che i Fiorentlli fur malcontenti,
E furonne da lor forte riprefi.
27. Nel predett' anno ancora vo', che fenti ,
Che '1 Capitan del Patrimon fnperbo
Si motte di Febbrai' con moire genti ,
28. Credendo per trattato aver Viterbo,
Ed entrò dentro quafi lànza guerra ;
E dando in piazza coli' animo acerbo,
29. I fuoi fi diero a rubar per la Terra.
Sentendo i Cittadin cotal trafitta,
Ad ogni canto fecero una ferra ,
$0. E mifer que' di piazza in ifconfitta ,
Ed a cacciarli fuor furono accorti,
E chi di qua , e chi di là fi gitta ; '
31. È fumé più di quattrocento morti,
E'I buon cavai campò il Capitano, 1
E gli altri, eh' a fuggir fi trovar forti, (e)
32. Nel dett' anno il Comune Qrbivetano
Chiufi rendette fenza far dimoro
Alli Signori di Montepulciano,
33. Perocché n'era Vefcovo un di loro 5
' Ed ogni ufeito, che di fuor fi doma,
Potè tornar con gli altri a concefìoro.
34. Nel
AN. ETI CRISTO I328. E SEGG. 5
34, Deci/ anno ettendo Sanator di Roma
Metter Guiglielmo d' Ebol colle bande
Del Re Uberto, che per Signore noma,
35. Avendo li Romani il caro grande ,
Incontro al Re fi levaro a romore,
Perchè non gli forniva di vivande,
35. Gridando: Muoia, muoia il Sonatore ;
Ed attediarlo dentro in Campidoglio 5
Onde per attutare il Jor furore,
37. Ditte: La fignoria render vi voglio.
Ufciiten fuori ; e i Roman di novello >
Poiché la rabbia lor giitò lo fcoglio ,
3B. Mettere Srefano, e Metter Poncello ,
L' un de 'Colonna , e /acro degli Ortini,
Fecero (d) Sana cor fanza rappello;
30. Qua* di lor grano, e à' altri Cittadini
Aliterò in piazza sì , di con le carte ,
Che contentaron grandi, e piccolini .
40. E non pur lì fu car; ma in ogni parte,
E dal ventocto al quaranta fé dura ,
Com* udirai, falendo a parte, a parte.
41. Che valendo lo ftai', noftra mifura*
Del fine grano foldi dicefietee,
Sail a trenta , e parve cofa dura.
42. Ma poco tempo a quel termine flette,
Ch' e* fall tanto in molti pochi meti ,
Ched un fiorino, e più poi (i vendette.
43. Perugia , Siena , Lucca , e' Piftolefi ,
Ed altre Terre affai, per impotenza,
I poveri cacciar ài lor paefì.
A 3 44. Ma
6 CENTILOQUIO CANTO LXXV*
44. Ma la piatofa Città di Fiorenza
TVti li ricettò, ficeome madre
I iW figliuo' , con umile accoglienza?
45. Ei il Cornuti di tutti fi fé padre ,
E per grano in più parci mandò corto,
E fero in ciò molte opere leggiadre ;
46. Perocché non guardando a nìun corto ,
II fero in piazza dar per foldi trenta,
Vero, e (c) mifchiato d' ogni biada in porto.
47. E tanta gente allora vi s' avventa ,
Che convenia, che fi ceppo, e la mannaia
Ifteffe in piazza, e la Famiglia attenta.
48. Ed in due anni , bugia non ti paia ,
Che 'I Comun mife in mantenere i poveri
De* florin più di fdThrra migliaia.
49. Ma perchè i! gran r/ r echi non fi feioveri x
Pan di ùì once fero ad un quattrino
A Canova, do^e fi dava a noveri.
50. E Giovanni Villan , car Cittadino,
Si ritrovò a ciò con umilrade,
Per mantenere il popjl Fiorentino»
51. Se limoline alcuna, o caritade
S'usò allora in quanto ii mondo fpazia,
Veracemente fu iti qu^ta Cittade.
52. Gnrì* io credo , che Iddio le faccia grazia,
E guardi di pericoli, e d'inganni,
Perchè di fòv venir mai non fi fazia.
53. Nel fopiaddetto tempo, mefe, ed anni,
In Vih T Antipapa per lo certo
Di nuovo condannò Papa Giovanni,
54. E fca-
AN. DI CRISTO 1 3 2 8. E SEGG. 7
54. E (comunicò lai, e'1 Re Uberto,
E i Fiorentini , e chi con lor fi piglia,
In fulla piazza , predicando aperto .
$$. Nota, Lettore, una gran maraviglia,
Che predicando quefti in di di fefta,
Bandito , che v' andallè ogni famiglia ,
$6. Venne dal Cielo una gran tempefta
D' acqua , di vento , e di gragnuola, fenza
Avere in tutto quanto il giorno refta .
57, Molti lafciar l'andare per cofcienza
Sì, che poche perfone eran prefeote,
Al predicar di sì fatta fsntenza.
58. E'i BAver fé coftringere la gente,
Ch'andafTero ad udir cotal fermone,
E tutto quefto fu quafi niente ;
S9* Che ad udire v* andar poche perfone j
Ma chi fi ftava all' ufcio, e chi nel palco
Alle fineftre , a farne diJigione .
60. E sforzando la gente il Malifcalco >
A cafa fi tornò con molto lagno
Sì prettamente , che parve girfalco ;
61. E d'acqua l'alfa fi fé fare un bagno,
Nel quale < (Tendo, vi s' acce fé il fuoco,
Ed arfevi entro, e quello fu il guadagno.
62. E non fu p;ccol fegno cotal giuoco
A que* Signor, che'l vidon così cotto}
Pognan, che ciafchedun vi deffe poco.
63. Nel dett' anno, di Marzo, a' dì ventotto,
Il Conte Chiaramonte Capitano
De' Ghibellin, per trattato condotto,
A 4 $4- frefc
8 CESTILOQUIO CANTO LKXV,
ó> Prefe la Città d' hui , (0 dove Tanj
Era Signore, ed ebbelo a pregione,
E tagliogh la cefta a mano, a rinarro.
(35. Ma primamente di de in confezione,
Che d'effèr Capitan de' Fiorentini
Aveya già accettata la lezione,
66. E eh' el dovea pe* grandi Cittadini
Volger lo Stato, che ancora non cala*
Ma Iddio volle a noi gii occhi divini.
6-j. Nel prederanno que'di Pietramala
Impetrar Signoria (g) di Sanfipolco, (h)
D'Arezzo, e di Cartel tenendo l'ala. (0
68. Volendo i Borghigiani ufeir del folco, (k)
Intorno gli aflfcdiaron gli Aretini,
E flettervi orto meli a freddo, e dolco.
tfo. E volendofi dare a' Fiorentini
Liberamente , furor* rimirati ,
Perchè i Tedefchi eran molto vicini.
70. Veggendofì da' Guelfi abbandonati 4
Né podendo aver altra difendane,
Di Marzo s'arrenderono a' Tarlati.
71. Nel predetto anno il Bayer per quiftioiie
Da Lucca zr« Pogginghi, e 'nrerminelli ,
V' andò, per non peggiorar condizione.
72. Trovando, che' Pogginghi erano quelli,
Che non voleano efier tra !or mani ,
Di Lucca gli cacciò come rubelli ;
73. E fé Vicar Francefco Caftracani
Per ventidue miglia' di fioriti d'oro,
Ch'egli ebbe tra promeffe, e fio r-in fani.
74. E fat-
AN. DI CRISTO 1328. ESEGG. 9
74* E fatto quello fi partì da loro,
E colia gente fua, con feda, e gioia
A Fifa fi cornò fanza dimoro.
75. Nel detto tempo entrarono in Piftoia
I figlino' (1) di Caftruccio, e col Cognato
Meifer Filippo, fenza alcuna noia;
76. Vivano li Duchini; da ogni lato
Gridando, corfer la Terra a furore;
E poche parve aver lor vinto il piato,
77. Rinovaro i Panciatichi il romore,
Con Gualfreducci , e Muli, e Vergelle!!,
Gridando: Viva il fanto lmperadore.
78. Onde de' lor fur molti morti, e prefi,
Que' da Caftruccio , e Tedici fuggendo ,
Quivi lafciar dimoki loro arneli.
7P. Nel detto tempo il Legato dovendo
Reggio aver* vi mandò da Bologna
Di molta gente , fecondoch' intendo .
80. Intanto fu (coperta la biibgna ,
W traditori furo prefi , e guaiti ,
E que' tornar con canno, e con vergogna
81. Nei tempo, che da me prima notarti,
Farcendo M-ffer Can guerra a' Brefciani,
Aliali un Csftel per certi catti.
82. E come i fanti fuoi far proffirnanj,
Fu loro aperto; e corri' ebber l'entrata,
Si dierono a rubare a mano, a mano,
83. E' Brefciani avvifati dell'andata
Dietro a lor cavalcarono sì forti ,
Che non potè la porta effer vietata ,
84. E cac-
10 CENTIL0QIJIO CANTO LXXV.
84» E cacciargliene fuori , e prefi , e morti
Ne furo affai, ed e* perde fue pruove $
E' Brefcian furo a rafforzarli accorti .
85. Nel mille , con trecento ventinove ,
11 Bavero ri andò in Lombardia,
E fece un grande parlamento ; dove
86~» Furon Tiranni, e grande Ambafceria,
E contro a Mefler Azzo fece imprefa
Di guerreggiar, perchè non ì'ubbidia,
87. Dicendo, eh/ e' trattava colla Chiefa :
Onde la gente per cotale oltraggio
Fu d' un volere a così fatta offefa .
88. Laonde il Baver del mefe di Maggio
Con molta gente andò in fui M-lanefe,
Ed a Monda fi pofe a fuo vantaggio .
8p. E cominciò a guadare ii paefe ,
Ma non ch'egli acquiflaffe fignoria
D'alcuna Terra di tutto quel mefe.
90. Ver* è, che poi di Giugno ebbe Pavia,
E poi entrò con fua gente in Cremona ;
E non ne fo più lunga diceria.
91. Nell'anno, che di (òpra fi ragiona,
Il Legato fece ofte a Parma, e Reggio
Rubellati da lui , come qui fuona .
92. E poi fer pace, per tema di peggio:
La lìgnoria rimafe a chi i'avia,
Mettendovi il Legato alcuno folleggio .
93. Quindi partita la Cavalleria,
Al Modonefe n'andò di prefente ;
Ma poco fi lafciò far villania;
94. re-
AN. DI CRISTO I329. E SEGG. II
94. Perocché s'arrenderò incontanente,
Ch' ebber veduta la genre fovrana,
Co' patti , ch'ebbe Parma primamente.
95. Nel dett' anno il Legato di Tofcana ,
Veggendo(m) dalia Chiefa rubellata
La Città ai Viterbo, e fatta fìrana,
96. Effèndi a Roma, fece grande armata 5
Andovvi ad ode, e dievvi intorno il guafto,
E prefe alcuna fua Terra murata.
97- Ma la Cittade era troppo gran patto,
A volerla così follo pigliare,
Avendo a petto sì fatto contado.
98. Veggendo , eh* altro non potea acqui(ìare>
Tomoli! a Roma molto malcontento,
E 'i popol men , (n) eh' andava per rubare.
99* Perchè venuto al termine mi fenco ,
Ne (I convien palla re il legno dato ,
Daremo a queito Canto compimento*
100, Nell'altro cibo ti farà mutato
Sk, che potrai aguzzar Tapperito,
E rischiarar , fé tu i' avrai turbato .
Da queito vo'wntier mi fori partito. (°)
FINE DEL CANTO i.XXV.
N O f È ~A~L C TÌ^mFo LXXV.
1. (f) Tem. Cento , e centotto , e centotto , e mille - Anne cor*
rendo . 2 1 . fa) Magi, ognun . 2 2. (b) Tem. ne prefe .
31. (e) Tem.fi4iti. 3». (4) MSS.Fur fatti. 4$. (e) Magi* V'era.
64 (f ) Tem hfi . 67. (g) Str. e Magi. Signor . (h) Magi, e
Tem. Sanjipolcro . (i; Mz<*\.fala . 68. (k) Magi, lafcia i
fei verfi feg. 75. (li Magi. Il figlimi . £J> (m\*v. efendo .
98. (n) Magi. />/*}. 1 00. (o) Str. aggiugne quelli due Verfi.
„ Perche a /quanto mì e riììcrefciuto ,
i, Pèrche inalzato non ho il Giglio fiorito .
CAN-
12
CANTO LXXVI.
ARGUMENTO.
ANNI DI Di Meffer Marco , et? era nelle mani villani
Cr. 1 3 29. De* Tede/chi dal Bavero fuggiti , l.io.c.i 3 1.
e fegg. E della guerra , e pace ìUy P funi . e fegg.
Di Meffer Cau , eòe fece ff ) sì gran fatti ,
E come morto fu Salvejlro Gatti.
1. T~J Itorncti a' Tedefchi Tabellari
X\- Dal Bavero nei tempo, eh' io ti moiho,
Mille trecenvenrnove contati . (a)
2. Che per trattato del Yefcovo noftro,
Inlieme con Meffer Pin della Tofa ,
Siccome chiaro ti dice lo 'nchioftro,
3. Fecer lor Capitano ad ogni cofa
I! detto MelTer Marco de' Vi (conti ,
Ch'era lor gaggio , come qui fi chiofa .
4. Ed una notte , con ardite fronti
N'andaro a Lucca , come avien la pofta
Da certi dentro, eh* a ciò furon pronti,
5. E dieder lor l'entrata della Goda.
Come fur dentro pe' 0>) patti ordinati ,
Mandar fobicamente fanza foìta
6. Pe' figliuo' di Caftrcccio confinati,
E Fnncefco lafciò la fignoria
À MelTer Marco, co' detti foldati .
7. Corfer la Terra fanza ruberia,
Siccom' era ordinato a lor vantaggio,
Di fuor faccendo ogni gran villania.
8. Eì
AN. DI CRISTO 13 20, E SEGG. f$
8. E '1 fefto giorno dei mefe di Maggio
Rubaro , ed arfer tutto Camaiore :
E perchè certi rìi&ndien (c) l'oltraggio,
p. N' ucci fé r più di trecento (<*) a furore.
Così facevano a tutti i vicini ;
E poich' a Pefcia guado ebber di fuore,
io. A Firenze mandar (e) Frati Agoftini
Per la prò me ila facta primamente ,
Ch'erano ottanta miglia' di fiorini.
H. E prometteva!! dar liberamente
La Goda, e Lucca, lafciandofi il cruccio,
Che' Fiorentini avevan nella mente
12. Contro tf figlio o', che fa ron di Caftruccio,
E d'efler Cirtadin, co' lor famigli;
Dì che ancora dell'ira mi dibuccio.
13. Perchè di ciò fi fé molti configli,
Dio (f) ci dia grazia, dicie il dicitore,
Che '1 migliore d' erto fatto fi pigli .
14. Onde per tema fi fuggì il migliore ,
Coro' udirai, e Firenze corretta
Fu poi da'fuoi di prendere il peggiore.
15. O(g) per invidia , che fotte, o per fetta,
O per qualunque fofle la cagione ,
L'opera andò sì, che non mi diletta;
16. Che contraddice a ciò Metter Simone
Della Tofa, moflrando, ch'era il peggio,
Argomentando con falla ragione.
17. Per la qual cofa chiaramente veggio,
Che Maftro Cecco Aftrolago valente
Ne ditte sì , che più orpre non chieggio ,
18. Là ,
14 CENTILOQyiO CANTO LXXVI.
18. Là, dove diffe, che fimiiemente
V uom , che degli occhi corporali è guercio,
Eller dovea degli occhi della mente:
ip. E quefti fu ài tal difetto lercio ;
L'effetto il moftra, ov'el tirò la fune:
Più non l'accufo, e più noi ti rimbercio.
io. Mad io fo ben , ched il noflro Comune ,
PofTendo andare in cima, andò nel fondo,
Per le ragion , che fi moftraron brune .
21. E per la detta mutazion , fecondo
Che fcrive P Autore , i più Gramatichi
Ghibellin di(< Piltoi' veggendo il pondo,
22. (Ciò furo i Muli, e altri co' Panciatichi,
Che di M^fler Filippo eran nimici ,
E co' figlino' di Caftruccio fianchi,)
23. Non vider modo da regnar felici
In quella Terra pe' dubbioii guazzi,
Se* Fiorentin non foiler loro amici .
24. Metter Francefco Fiorentin de' Pazzi
Tra' Fiorentini , e lor fi fé (h) mezzano,
E d'ogni nimiftà levò gli fprazzi .
25. Liberamente ci die Carmignano ,
Arrimin, Vitolino , e Montemurlo,
E più Caftella di queto, e di piano,
26. Ed in Pi 'loia rimetter fenz' urlo,
Doveano W i Guelfi, falvoche' Tedici ,
Di cui parole più ojtre non burlo.
27. E poi dovien raccomunar gli uficj,
E per pegno di ciò ci dier Tizzano,
E fopra ciò, ch'io t'ho fcritfco quid,
28. Cidier
AN. DI CRISTO 13 29. E SEGG. 1$
28. Ci dier Piftoia in guardia , e 1 Capitano ,00
Acciocché T un coli' altro più non cozzi ,
Vi foffe Fiorentino, e Popolano.
ig. Metter Iacopo allora degli Strozzi ,
Sindaco del Comun fu in ta' me Sieri ;
E perchè tanta nirniftà fi fgozzi,
30. Fece in Piftoia quattro Cavalieri,
Due de' Panciatiehi, e '1 terzo de' Muli,
Ed un de' Gualfreducci volentieri.
31. E'1 Comun di Firenze netti, e pulì
A lor donar fé domila fiorini,
Perchè armeggiaffer fanza canapuli»
32. E poi a fpefe di lor Ghibellini
Là entro fer crentafei cavallate,
E parte ne pagaro i Fiorentini •
33. L' Aguglie furo fpente , ed accecate,
E l'Armi Ghibelline ; e' Nicchi d'oro
Con Sa' Iacopo fer con unitate»
34. Nel dett'anno.i Pifan fanza dimoro
Sentir, che '1 Baver di moneta fcarco,
In Tofcana tornava verfo loro;
35. Onde tra lor ne fu grande rammarco,
Temendo , che gravezze non rinfrefchi ,
Ed a Lucca mandar per Meffer Marco;
36. Il quale a Pifa venne co' Tedefchi,
Ch' eran nemici dello 'mperadore,
E dell'arme erano arditi, e manefchi.
37. Allor fi levò la Terra a romore,
E quefta gente, e'1 popol tratte al Conte,
Com' ordinato avien per lo migliore,
"38. Ap-
\6 CENTILOQUIO CANTO LXXVI.
38. Apprcffo a ciò Meffer Marco Vifeonte
Guafìòil Ponce alla Spina, e'i Ponce nuovo, (1)
E fece afìerraglia're il vecchio Ponce ,
39. Perchè'] Vicario, fecondoch' i' truovo ,
Ch'era, come dece' è, Meffer Tarlato,
Danneggiar non poceffe il Conce un novo . (m)
40. Quando il Vicar fi vide mal paraco,
Andò pe' facci fuoi, fuggendo guerra,
E ciò, che ne portò, gli fu rubato.
41. E li Pifan riformaron la Terra,
E dier connato. a molti incontanente,
E poi appreffo, fe'J Libro non erra,
42. Provvider Meffer Marco riccamente,
Ed el,com' un, ch'aveva fale in zucca,
Diede commiato a tutta la fua gente ,
43. Dicendo: L' effer gaggio mi riftucca ,
Gite con Dio, non abbiate temenza,
Ch'i* torni più per voftro pegno a Lucca.
44. E poi appreffo avuta la licenza
Da que' , che in quel tempo eran Priori 9
Venne a veder la Città Hi Fiorenza;
45. Ed in Calen di Luglio co' Signori ,
E con due Vefcovi , ed altri Prelati
Fu a mangiare con grandiffimi onori .
46. Dopo molti altri fatti ragionati,
I Cherici fi dolfer dell* offe fa,
Che ricevuto avien da- Tuo' pa flati.
47. Ed el promife , e giurò la difefa,
E la fua vita, fìccorne ebbrigaco,
Ed ubbidente della latita Chic fa,
48. E poi
AN. DI CRISTO I 3 2 9. E SEGG. I 7
48. E poi di Lucca ritoccò il trattato.
Ma niente monco, perchè coìioro,
Come dect' è , avien rocco il mercato.
4p. Po' gli donaron mille fioriti d'oro
Per lo Comune. Qjmdo gli ebbe in mano,
Li ringraziò , e partirli da loro ;
50. E tanto cavalcò, che fu a Melano,
E 11 fu onorato , e riverito
Da'Citcadin più , che dal Capitano .
51. E perchè MdTèr Azzo avie iencito
Co* Fiorentini il fuo dimenticare ,
Per gè loda di non e (Ter tradiro,
52. Un giorno lo 'nvitò a delinare ,
Con altri molti ; e poich' ebber mangiato,
E tutte genti fur per via andare,
53. E Metter Marco addietro fu chiamato,
Ed e' cornò, e con ceni fi ferra
In luogo, e *n parte, che fu (Irangolatoj
54. Pofcia il gittar dalle fìneftre irj terra.
E quello al popol fu molto fpiacevoJe ;
Ma' niuno a parlar bocca diserra.
5$. Nel detto tempo que'di Valdinievole,
Sentendo concordati i Piilolefì
Co' Fiorendo , per modo convenevole,
$6, Anibafciador ci rnandaron palei! ,
E domandar di grazia un Capitano,
E fur di loro a* Fiorentin corcefi .
57. Nel detto tempo fentito il Pifano,
Che' Fiorentin vclean comperare
Lucca, per trarla (n) lor torta di mano,
Tom: VI fi Fé-
l8 CENTILOQUIO CANTO LXXVf.
58. Fecer mercato fanza più penfare.
Seffantamila fiorin d'or fu il parco,
Ch' a cerco tempo ne dovevan dare ;
59. De' qua' tredicimila (°) innanzi tracco
Dieder per arra, e perde'r quell'avere,
Perocché fenza ftatichi avien facco.
60. Sicché Ci può chiaramente tenere ,
Che'Pifan la perderon per lo poco,
E' Fiorencin per troppo antivedere.
61. Ma poche de' Pi fan fenciro(p) il giuoco,
Lì cavalcar, guaftando ciò, che v'era,
Fino alle porci con ferro, e con fuoco.
62. Cosi faccendo entrar nella Val d' Era ,
E prefero il Cartel di Pratignone , (<ì)
E quel di Camporena alla primiera,
63. E fecerli disfar fanza tendone
Per modo , che di quefto , né di quello
Non vi rimafe pietra, né mattone.
64. Qnde'1 Pifan veggendofi rubello
Del Baver , come dinanzi è contato ,
I Fiorentin gli orlarono il cappello.
Ò5. Parve loro eiTer in si male flato,
Che chiefer pace , ed ebberla parecchia (0
D' un' altra fatta nel tempo paflato ;
66. E que' patti ebbe quella , che la vecchia, (0
E fedì in Montetopoli d' Agorto .
Cara corto a certi: e qui ti fpecchia ;
6y. Perchè il feguence mefe , che fu torto ,
Siccome in tal Cittade a Dio piacque , ft)
E cui è bene, e cui è mal difpofto,
6i. Cer-
AN. DI CRISTO I 3 2p. E SEGG. 1^
68. Certi Pifani, a cui Ja parte fpiacque ,
Co' Lucchefi cercaro vie diverfe
Di tradir Pifa ; or odi, che ne nacque.
69. Cotal trattato in brieve fi fcoperfe,
E' traditor fur prefi , e giudiziari,
E pe '1 meglio di molti fi iofferfe.
70. Nel predett' anno furo ripigliati
Da' Fiorentini i popol d' Ampinana,
Ch* avia il Cont* Ugo più tempo occupati
71. Nell'anno, che addietro fi rifpiana ,
I Ghibellini di Monte Catini
Cacciaro i Guelfi fuori della tana 5
72. Onde vi cavalcare 1 Fiorentini,
E Mefler Amerigo de' Donati
Rimafe Capitan prellò a' confini,
73. E Caporal di tutti i collegati
Di Val ài Nievol , per me' guerreggiare
Monte Catin da tutti quanti i lati.
74. Poi per volere il fimigliante fare,
Di Monte Vettolin fi moffer certi
De' Caporali di maggiore affare,
75. Ed a Monte Catini andar coperti,
E MefTer Amerigo per la via
Li fé pigliare, ed ayrieli(u) diferti ;
76. Se non che diero intera fignoria
Della lor Terra al Comun di Fiorenza,
Ch'erano amici: altro non fé n* avia.
77. Nel detto tempo, colla fua potenza
Metter Can della Scala andò a Trevigi ,
Che r A vogar teneva con temenza.
B 2 78. A'dì
2 0 CENTILOQIJIO CANTO LXXVI.
78. A* dì quattro di Luglio , e' ta' fervigi
Fé alla Terra, eh' a7 dì dicennove
Dentro paisò co' fuoi Bianchi, e Bigi.
79. Appretto, come piacque al iornmo Giove,
Egli ammalò, ed a' dì ventidue
Rimafe il corpo, e l'anima andò altrove.
80. Poi a Verona portato ne fue
Con grande onore , e con 5) gran lamento,
Che forfè d'altri mai non fi fé piue.
Si. Dì lui non fo da me, né d'altri l'eneo,
Che figliuol ne ca ai palle per memoria,
Che legittimo folle del Convento.
82. Noca , Lettor, eh' i' noi dico per boria,
Come in un punto perde Me (Ter Cane
La vita, e poi ogni mondana gloria.
83. Vedi, che !on felicità mondane;
Ben puoi veder, le per co/lui le noti,
Che fenza fallo elle fon tutte vane.
84. Rimafer di Merle r Can due nipoti,
Metter Màftino, con Mettere (x) Alberto,
Che fur de' Fiorentin poco divoti .
85. Nel dett'anno il Legato favio, e iperto
Olle a Faenza (y) fé , eh' Alberghettino
L' aveva rubdlata per lo certo .
86. Poi s' arrendè , e gì col capo chino
Al Legato, eh' a lui perdonò rodo,
E per amico il tenne a fé vicino.
87. Nel predett' anno , ad mefe d' Agofto
Il Legato in Bologna fé venire
Metter Ghiberto da Coreggio toSo,
88. Ed
AN. DI CRISTO 1 3 29. E SEGG. 2 I
88. Ed Orlando de* Rolli, a non mentire;
Ma con akra cagion fi cuopre, ed arma>
Ch' è per volerlo vedere, ed udire;
8$. Ma ibi per gelofia , ch'avie di Parma,
Orlando tenne (eco, e con buon volto
In fargli onor niente fi j ifparma .
pò. I Parmigiani, che l'amavan molto
Si rubellaro, ed ancor fecer peggio,
Ch'agli Uficiali ogni cofa fu toico.
pi. Simiiemente fé Modena, e Reggio,
Perchè diceva la gence famelica:
E' fu fidato , ed or pregione il veggio .
92. EfTendo ad ode la Chieià a Mattelica,
Fu rotta, e (confitta in tutti gli atti,
Né valfe lor parlar con voce Angelica .
93. Nel predett* anno, Saìveftro de' Gatti ,
Ch'era Signor di Viterbo, fu morto
Dal figliuol del Perfetto in pochi tratti;
94. Il qual corte la Terra molto accorto
Per fanta Chiefa , e colla fpada in mano
Tornar la fece ubidente al porto .
95. Vennevi apprelTo poi MeiTer Guatano,
Cardinal degli Orftni , e col fuo conio
La riformò, e di queto, e di piano.
96. E l'altre Terre ancor del Patrimonio,
E della Marca ne recò ad un calle
In iftato pacifico, ed idonio.
97. Nel dett'anno Pifroia Serav3lle(t)
Die in guardia ^'Fiorentlli, che l'ebbe r caro/8)
Perchè a Monte Catini era alle /palle ;
B 3 98. Il
2 2 CENTILOQUiO CANTO LXXVI.
<?3. Il quale aveva Scato mcko amaro,
Peroccli' era affediato incorno, incorno
Dalle Cartella fanz' alcun riparo
pp. Si, che poco di nocce , e men di giorno
Vi pocie roba incrar, ma pur v'encrava,
E fpefle voice ricevieno (corno.
ioo. Perch' io fon giunco al fegno , che mi grava
Di far fine' al Capicol, cos\ faccio;
Che già V andar più innanzi mi noiava;
Né di quefla macera or più m'impaccio»
FINE DEL CANTO LXXVI.
NOTE AL CANTO LXXVI.
Arg. (f) Magi, ch'ebbe. ì. (a) iv. correnti .
5. (b) Magi. pi'. 8. (e) iv. difender.
9. (d) Vili. 1. io e. 1 31. quattrocento .
io. (e) Magi, n'andar. 13. (f) Magi, e Str, Die .
15. (g) Str. E. 24 (h) Magi, e /or fu .
16. (i) Magi, e Str. rimette Jl>nzy urlo - Rimettere . Errore
28. (k) Magi. E dierPiftoia in guardia al Capitano .
38. (1) Magi, il Ponte alla Spina nuovo', errore.
39. (m) Magi, il Conte nuovo.
57. (n) Magi, e Str. Lucca comperare - Per trarla .
59. (o) Magi, tremila .
61. (p) Tom. Ma poi i Pifan fentendo .
62. (q) Tem. Patrignone. Vili. e. 138. Pratiglione .
65. (rj Tem. ebbone parecchia .
66 (s) Tem. c££? ^«f«^i peli a vecchia .
67. (t) Str. e Magi, ha di più acque .
75. (u) Magi, avendogli. 84. (x) MSS. e Me (fere .
85. (y) Magi, a Firenze . fc'ó". (2) iv. tf^tfi .
$?> (t) M?.gl. e Seravalle. (a) iv. f</ ebbel .
CAN-
23
CANTO LXXVIL
ARGUMENTO.(f)
amni di Siccome il Baver n1 andò nella Magna , villani
cr. 1 3 29. Eia/ciò V Antipapa al Conte in Pifat l.i o.c.144.
e fegg* Di Mejfer Gherardino , efìia-evmpagna » e fegg -
E del Conte dy Analdo , e fi a Vignane
Andava , e 7 Papa ilpajjogli vietone ,
i. ì^\ Vero Iddio guarda la mia Cittade ,
V^/ Che non arrivi , ficcome arrivata
Lucca fi vide, onde mi vien pietade.
2. Nel ventinove decco fcapeftrata
Si ritrovò fanza fren di Rettore
Guidar, ficcome preda guadagnata.
3. E que' Tedefchi , eh' eran fenz'an&ore,
Vender la vollon prima a' Fiorentini,
Poi a molti altri, fecondo il tenore.
4. Poi fi levar certi fuo' Cittadini,
Per comperarla dopo ta' novelle,
Dandone ottanta migliai' di fiorini »
5. Ma volien tutte l'entrate, e gabelle
Per certi modi , e '1 Fiorentin ne deffe
Per arra quindici innanzi di quelle,
6*. E che la guardia della Gofta avefle .
Giovan Villani fu de' fingulari,
In cui le dette cofe fur rimeffe .
7. Dice, che non rimale pe' denari;
Ma per la 'nvidia , e per la ipocrifia
De' Cittadini, che a ciò fur contrari;
B 4 8. Mo-
24 CENTILOQyiO CANTO LXKVII.
8. Moftrando, ch'era mala mercanzia, (»)
E che nc:ì era contratto ficuro ,
Ma cupidigia piena di roda.
9. Ma chi il predente, e '1 palfato, e'1 futuro
Ben guarderà, dirà, che mni più fino
Contracco non fi udì , nò così puro .
io. Roteo, che fu il mercato Fiorentino,
Fu in concordia a mano, a man con loro
lì Genoveie Meffer Gherardino ,
li. E de lor trentamila fiorini d'oro,
E'i a' dì due di Seccembre (i face
Signor di Lucca, e del fuo Tcnicorio.
12. E poi richiefe il Fioreocin di pace,
Over di rnegua , ma non v'ebbe modi?
Perchè (uà 'roprefa a ciaichedun difpiace.
13. E'rubellare il Cartel di Collodi,
Il quale ha prdTo a Luce?- (b) fuo rifedio ,
Fecer d* Otcobre , ficcarne cu odi.
14. E Mefler Gherardin vi poi e aflecio,
Ed e' fi difenderort bene appreflo;
Ma non veggen'do al fine alcun rimedio ,
15. E non grugnendo il foceorfo promeiTo,
A pacci s'arrenderò di preferite,
Con poco onor de' Fiorentini , ad erto.
16. Poi Me.ìer Gherardin raunò gente
A'ntenrìimento di levar la'mprdà
Di Monte Garin , facca primamente.
17. Nel detto tempo colla fanta Chiefa
Si racconciar Melale/i, e Filini ,
E'I Papa perdonò loro ogni e fife fa ,
18. Eì
AN. DI CRISTO 1329. E SEGG. 2y
i8. E'1 Cardinal Melanefe in fiie mani
Rinato il Cappel, ch'egli avie avuto
Dall' Antipapa , ch'ebbe i pender vani,
ip. Siccome fastamente conceduto
Dal fallo Papa, che giiel die per arra,
E faliamente da lui ricevuto.
20. Ed e' Vefcovo il fece di Noam ,
E levò lo 'ntraddetco da Melano ;
Ma guardi pur, che Pietro non gli garra»
il. Quando di Pifa fi fece lontano
Il Baver , sì co' modi avie falciato
Quell'Antipapa col Conce Pifano ,
22. E molto glielo avia raccomandato;
Onde in Maremma ad \m fuo bel Cartello
Il facea ftar fervito, ed onorato.
23. Papa Giovanni poi fentendo quello,
Co' Pifani, e col Conte, a pafo, a paflb
D* averlo prefo fé fare il tranello ,
24. E diede al Conte Fazio Mcntemaflb :
Ma più dirne al prefente non bifcgna,
Che ne diren quando fia più al bailo .
25. Nel detto tempo, fanza dir menzogna,
11 Baver fi credette per trattato,
Come diren più innanzi, aver Bologne;
2& Ma piacque a Dio, che fi fcoprifìe il guato •
Onde il Bavero tutto sbigottito ,
Perch'ogni fuo pender venia fallato,
27. Di fubito da Parma fu partito.
Andonne a Tremo , per crefcer compagna >
E tornare a Bologna me' fornito,
28. E cor-
2<S CENTILOQyiO CANTO LXXVII.
28. E torre a fanca Chiefa Ja Romagna .
E ftando quivi per quel, ch'i' t'ho porto,
E novella gli venne della Magna,
2$. Che '1 Duca di Scerlicchi (c) s'era morto;
Per Ja qual cofa poi con tutti i fuoi
A tornar nella xVlagna fue accorto ;
30. E mai i Monti non pafsò dappoi,
Ne voglia Iddio, chedel, nei iuo' par mai
Li paflì fani , e lieti ci fian noi .
31. Ritornoti al trattato, ch'io lafciai ,
Del quale il Conte da Panago(d) n era
Il Caporale , e gli altri furo aliai ;
32. Orlando Rodò, con tutta fuo ichiera ,
Appretto Metter Guido Sabatini
L'Arciprete Galluzzi, e fua bandiera,
33. E dimolti altri lontani, e vicini,
A cui ipiacea iignoria del Legato ,
Che ciafcun brama, (e) ch'egli a terrà chini.
34. Alberghettino per F ordine dato
Dovea far Faenza rubellare,
E metterv' entro gente d'ogni lato.
35. E come di Bologna, per andare
Alle Frontiere , ufcitfe fuor la gente ,
E'1 romor dentro fi dovie levare;
36. E'1 detto Conte Ettore francamente,
Una con Guiderei (0 da Monte Cuccoli,
E co' mafinadier fubitamente
37. Do vieti battendo colle fpade i zuccoli,(g)
Il Legato cacciare , e dentro mettere
Il Bavero con tutti i fuo* tauccoli .
38. Ma '
AN. DI CRISTO 1329. E SEGG. 1J
38. Ma non volendo tanto mal commettere ,
Come Iddio volle , V un de' congiurati
Scoperfe il fatto a bocca fenza lettere,
39. E gì9 infrafcritti fur prefi , e legati;
Il detto Aìberghettino, e l'Arciprete,
E Meffer Guido, con quefti nomati •
40. Il Conte Ettore non die nella rete,
Perocché alla Montagna fanza motti
Per gente er' ito con miglior pianete ;
41. Ma fu prefo il Cognato, Nanni Dotti.
Poich'ebber confelìato il tradimento,
Ed il Legato , trovando condotti
42. A quefto così fatto ordinamento .
Molti grandi , e poffenti Cittadini ,
Di far l'efecuzione ebbe pavento,
43. E mandò per più gente a' Fiorentini ,
Che gli mandar trecento Cavalieri
Di que' foldati , eh' avieno i più fini ,
44. E quattrocento di lor balestrieri,
Tutti rettiti di bianco, e col Giglio,
Che d'ogni parte il portar volentieri;
45. Dt qua' fu Capitan fanza perig!io
Meffer Giovanni Tofinghi Mafcella ,
Che fu del vecchio Meffer Rodo figlio. (0
46. Veggendo il Cardinal gente sì bella ,
Riprefe cuore, e fecene gran fefta ,
E la iuo gente fé armar con quella ;
47. E'n falla piazza fa tagliar la teda
A' detti Caporal, falvoch' all'uno,
Che per la cherica ebbe più molefta^W
48. Quei-
2Ì CENTILOQJJIO CANTO LXXVH.
4S. Quello Arciprete ; il quale in luogo bruno
Fu carcerare e con mojio dolore
Nel detto luogo fi mori digiuno.
49. E Giovanni Villani noftro Autore
Tefìimonianza ne rende, che rnoftra ,
Ch* e' fode là per nofìro Ambafciadore;
50. E dice chiar, che fé la gente noftra
Non fofTe fiata a quel punto a Bologna ,
Che quel Legato perdeva la gioftra,
51. Ed erane con danno, e con vergogna
Cacciato fuori, e la Chiefa con lui j
E'1 Bavero forniva fuo bifogna .
52. Per lo miglior non diftefe ad altrui
Quella giuftizia , e la gente ritenne
Più dì temendo, né fappiendo cui.
53. Nell'anno, a Lucca di Novembre avvenne, 0)
Che' figliuo' di Caftruccio a lor dimino
Corfer la Terra, e '1 popò! ciò lofienne.
54. Nella Goda era Meffer Gherardino ;
Se ciò non fotìe , egli eran vincitori ,
Perchè durar dalla Terza al mattino.
$$* Dopo mangiar, co* fuoi ufcì dì fuori
Il Genovefe, e per la Terra corfe ,
Gridando : Muoiati quefli traditori .
56. Non fuggir sì di gualoppo T orfe ,
Quando di dietro fi fentir (m) la caccia,
Comi' un l'altro di Lucca fuori feorfe.
57. A lor Cartella con turbata faccia
Ridotti furo; ed e' co' fuo i armati
Signor di Lucca rimafe in bonaccia ,
58. E fé
AN. DI CRISTO 1 3 2£, E SEGG. 2p
58, E fé appreffo molti confinaci,
Rinnovò gente, come lì ragiona,
E cafsò molti di vecchi faldati ;
59, Ed amici , e parenti da Saona
A Lucca fé venir per fìcurcade
Sì della Terra, e sì della perfona.
60, E'Fiorentin per quella novitade
L' aflèdio a Monte Catin ringroffaro
Di buona gente , e grande quantitade c
6u E di Febbraio alquanti s' appreffaro ,
Al Cartel colle fcale tanto accorti,
Ch'una brigata dentro ne paflaro.
62. Ma i Terrazzani fur dentro sì forti,
Che ne cacciar la gente malcontenta,
E quanti ne rimafer furon morti.
63. Negli anni mille con trecento trenta,
Que* di Ccftantinopoli in Turchia
Parlar con gente di maifare accenta.
£4. ETTurchi alior mandaro in Tarteria
LV Tarteri , che moffer , come cani,
Gente , che tutto il paefe copria .
65, Come giunfer , percolerò a' Criftiani,
E iconfitìèrgli sì, che 'n quella guerra
Molti pochi campar dalle lor mani,
C6. E prefer quaii chQ tutta la Terra
Di là dal Braccio San Giorgio, e per mare
La gente in Arcipelago Ci ferra ,
6y. E poi ogni anno venieno a rubare»
Lo'mperador tenuto fu codardo,
E molto dibafsò per quello affare •
6B. Nel
30 CENTILOQUIO CANTO LXXVII.
68. Nel predett' anno, di Marzo, Adoardp
Re d' Inghilterra al fuo Zian carnale
La tefta fé tagliar fanza riguardo ;
6p. Conte di Canabiera (n) fu -, del quale
Fu biafirnato, perchè mai pendere
Non ebbe contro a lui di niun male.
70. D'Ottobre appreflb prefe il Mortiniere,
Il qual guidò la fua perfona fola,
La madre , e tutto contro al Difpenflere ;
71. E fenza domandarlo, o dir parola
Gli oppofe , eh* egli ufava tradigione ,
Ed impiccar lo fece per h gola.
72. Nota, Lettor, che cotal guiderdone
Rende il Signore al fervo di leggiero,
E non gli falla trovar la cagione.
73. Ma ben fi dille, (non fo , s'è' fu vero)
Che colla madre di chi '1 fé impiccare ,
Commeflb avea più volte avokero.
74. Nel detto tempo, d'Aprii, ciò mi pare,
I Fio re n ti n fé r nuovi ordinamenti,
Volendo molte fpefe rifrenare
7$. Sopr' a' corredi , nozze, ed ornamenti
Delie donne, e degli uomini sfrenati,
Con grievi pene a' difubbidenti ,
76. Ed Ufficiai fopr'a' cafi (°) vietati,
Che parte avie della condennagione ,
Ci venne, e furne molti condannati. (p)
77. Nel detto tempo il Lucchefe Campione ,
Ciò fu Metter Gherardin Genovefe ,
Con moka gente a pie, ed in arcone,
78. E coir
AN. DI CRISTO 1330. E SEGG. 31
78. E coir aiuto di Spina Marchefe,
Monte Catin fi credette fornire,
E la Rocca d' Uzzano allora prefe.
79. Per tutto ciò niente venne a dire,
Perchè trovando si afpro il parteggio
Tornoflì a Lucca, fperando reddire.
80. Poi coli' aiuto de' Pi fan , di Maggio
Vi ritornò , e trovò monte , e piano
Affo (Tato , e fleccato di vantaggio»
81. Da Seravalle al Cartel di Buggiano
Era tutto (leccato , e 'mbertefcato ,
Con forti larghi , e cupi d' ogni mano.
82. La Nievole, e la Pefcia nel foffato
Mettevan colla borra , e fu pe' Colli ,
E per lo piano erano da ogni lato
83. Di forti, e ben forniti battifolli,
E folo quel, che lo fleccato piglia,
Non par, che di fei miglia fi fatolli.
84. E non ti paia quefto maraviglia,
Ch' a voler tutta la guardia cercare »
Girava più di quattordici miglia.
85. Del Cartel non poteva ufcir, n* entrare
Alcun, le non a rifchio del capeftro,
Non eh' altra roba potette pattare.
86. E dice il noftro Autore, e Maeftro,
Che vide quel, che quefta imprefa regge,
E di vedere adagio anch'ebbe il deftro:
87. Quella, che fé, fecondochè fi legge,
Giulio Cefare al Cartel da Lifo,
Del quale ancora appaion le fue vegge,
88. E pruo*
32 CENTILOQUIO CANTO LXXVII.
88. E pruova, eh' è , fecondo fuo avvifo,
Quella eie* Fiorentin maggior di faldo,
Alia qual ei fu ben con gli altri affifo .
89. Nel detto tempo il gran Conte d' Analdo,
Andando con fua gente inver Vignone ,
Perchè dal Papa, di fancità caldo,
90. Volea aver la benedizione';
Per andar poi fopra que'.di Granata,
Per voto fatto con divozione ;
91. Ed effendo a Cardona con fuo armata,
Papa Giovanni avendone temenza ,
Perchè fua figlia al Bavero avie data >
92. Mandò pe '1 Sinifcaico di Proenza,
E per tucti altri Baron del paefe ,
Che torto foffer nella fua pretensa
93. Con lor forza, arme, cavagli , ed arnefe $
E* Cardinal * Prelati, e Cortigiani
Fé tutti armare, e tutti gli richiefe.
94. Cento a cavai coverti , allegri , e l'ani, (r)
E trecento da piede al fuo comando,
Furono Fiorentini, e non villani -
9ì* E '1 Papa al Conte .mandò comandando,
Soppena 00 di feomunic^zione ,
Ch' el non vernile più innanzi; e quando
96. Ebbe Caputo lui inenzjone,
Dil voto W fatfolverte, e fegli dire,
Che pe'l miglior tornaiT'e a fuo rraghr-e.
97. E '1 Conte alJor, per non d:f ubbidì/:,
Si tornò a cafa , e moftrò e' aver caro
Di non avere in quelle parti a gire.
98. S'egli
AN. Li CRISTO TJ30. E SEGG. JJ
p& S'egli avea dolce bocca, e '1 core amaro,
Quefto fa Iddio, ed egli il feppe avanti:
Buono è il iblpecco, e buono è il riparo
90. Partitofi quel Conce , i Mercatanti
Si diiarmaro, e'i Padre Santo diede
La benedizion tua a tutti quanti .
100. Io fono in parte tal , che fi richiede
Di dare alia mia penna pofa alquanto,
E però fopra quefta pongo piede ,
E muterotti poi maceria, e Canto.
FINE DEL CANTO LXXVII.
NOTE AL CANTO LXXVII.
Arg. (f) Il feguente Argumento è alquanto diverfo in
tutti e tre i noftri MSS. tanto nell'ordine delle co-
fe , quanto nel metro . Abbiamo fcelto quello del
Tempi , come migliore .
8. (a) Magi, e Tem. mercatanzia .
13. (b) Magi, e Tem. E rubellar il Capi di Collodi, -Il
quale appreffo a Lucca ; e Tem. prejfo da Lucca .
29. (e) Str. Starli cebi . Tem. Storlichi .
31. (d) Così il Vili. MSS. Pavanico « 33- £e)Tem. bramo.
36". (f) Vili. iv. Guidine Ilo. 57. (g) Magi, zocceli .
4J. (ij Vili. iv. Mefs. Ciò. di Mefs. Rojfo della Tofa .
47. (k) Magi, mode fi a .
53. (1) Vili. e. 151. a* dì 27. di Dicembre*
56. (m) Str. e Tem. fentiff'er ,
69. (n) Viì\.c.i$f.Catttibìera.
7C . (o) Str. e Magi, così . (p) iv. molte condannate .
78. (q) Vili. e. 155. la Rocca Ve za ne fé .
94. (r) Magi, gai . Str. tutti allegri , e fan: .
$5. (s) Magi, e Tem. Sotto pena . o5. (t) Magi. Del tutto •
Tom, VI. C CAN-
J4
CANTO LXXVIU.
ARGUMENTO
anni di Dì color , che chiù fono il Modoncfe (f) villani
CR. 1330. E poi dell' ofle di Monte Catino , Li o.c 1 56.
e fegg. E come il Papa V Antipapa prefe , e iegg.
E di que\ che la/ciò , e// a tinti i poveri
Sei piccioli delfuo (a) per un s' annoveri .
1. 'TvTEl tempo, che dinanzi è chiamato, (*0
JLN Mille trecento trenta per ragione,
Il Re Uberto mandós al Legato
2. Mefler Ramondo , e Meffer Beltramone,
Ed un fratello, ch'egli avea ballardo,
MeflTer GalalTo, ciafeun gran Barone,
3. E '1 Malilcalco ilio prode, e gagliardo
Con cinquecento Cavalier, mi pare;
E poiché fur nel paefe Lombardo
4. Stati d'Aprile, a Reggio, nel tornare
Àndaro in ver la villa di Formigine,
La qual dovien per trattato pigliare.
5. E' Modonefi udendo la caligine,
Popolo , e Cavalier vi cavalcar©
La notte innanzi, che'l Signore origine.
C. Quando que' della Chiefa s' appreiTaro ,
Sentir, che il Modonefe v'era innato,
Onde di maggior gente dubitaro,
7, E ridotti fi furo in fu un prato
Predò alla Terra; ma non s1 avvedieno ,
Che'ntorno incorno era poi affollato.
8. E'Mo.
AN. DI CRISTO 133O. E SEGG. %$
8. E'ModonefI, che ben lo fa pieno
Ufciron fuori , e preièr quella bocca ;
Sicché fuggir, né combatter pocieno.
j>. E qualunqu' era perfona sì fciocca ,
Che d'altra parte ufciife fuor del cerchio ,
Com' egli avvien, eh' alcun di fchiera feocca,
io. Subito del padul facìe coperchio,
E s'egli ufeifle , donde intrato v'era,
Di fubito era morto dal foperchio .
il. Finalmente tv ufciron tutti a fchiera,
E tutti fur prigion dentro alle mura
Di Modona , menatine a bandiera.
12. E quella fu sì gran difavventura,
Che quali tutti i Guelfi Italiani
Se ne turbaro, ed ebberne paura.
13. Nel dect' anno di Giugno i Parmigiani
Frefer per forza il Borgo a San Donnino,
li qual la Chiefa aveva tra le mani .
14. Onde il Legato allor mife in cammino
Tutta fuo gente , ed in fui Modonefe
Li fece andar col fuoco, e coii' uncino,
15. E guaflo eh* ebber d'intorno il paefe ,
Con molta preda a Bologna tornando,
Dimolta gente lor dietro li ftefe
1(5. Infino al follo della Moncia andando,
Di più Città, Cavalieri, e fanti ,
Volgetevi , volgetevi , gridando ;
17. Nò mai rifletter, ch'eran due cotanti
Que' della Chiefa ; ma quafi in un corfo
Rientrarono in Bologna tutti quanti.
C 2 118. Nel
$5 CENTILOQUIO CANTO LXXVIII.
1 3. Nel dett' anno , di Giugno , gran foccorfo
Venne di gente a Me (Ter Gherardino:
Pognan , che 'n fine valle men d'un torio.
ip. Con mille Cavalieri in iuo cumino
Moffe di Lucca popolo infìnuo ,
E venne , per fornir Monte Catino „
20. E poche fu accampato, a mal partito
Fu con Metter Francefco Caftiacani ,
Ed e* da un fuo parente fu fedito;
21. E in Buggiauo fuggirò (?) falvì, e fani
Certi con lui compagnoni efficaci, (<0
Ch' erano flati al fatto proffimani .
22. Mettir Francefco con certi feguaci
Menato a Lucca ne fue a pregione ,
E guafto ne fue un de* più fallaci.
23. I Fiorentin s accampar per ragione
PreiTo a' Lucchefi , e i follo era mezzano,
E nondimen guardar' era il girone.
24. Ed era allora noftro Capitano
Metter Alamanno Obizi , che'l gozzo
Quivi s'empiette d'altro, che di grano.
25. De' Configlieri fu Metter Giannozzo
De' Cavalcanti , ed il fecondo attento
Di Cafa Bardi fu Metter Gerozzoj
26. Metter Francefco de' Pazzi confento ,
E Metter Biagio Tornaquinci , e poi
Di Cafa BucelJi Metter Talento.
27. E Metter Gherardin faceva a' fuoi
Combatter gli fteccati , e di gran vaglia
Eran difefi, come penfar puoi.
28. I Fio-
AN. DI CRI STO 1 3 3 O. E SEGG. 3 7
28. 1 Ficremin richiefe di baccaglia ;
Mad e' là rifiucaro a lor vancaggio ,
Acciocché non paffaffe viccaaglia .
29. E Muifer Gherardin , ficcome faggio
Di notte i fuoi armar fece di frefco ,
Ed una parte ne mife in viaggio ,
30. De' qua' fu Capo il Gobole Tedefco,
Da Gangalandi Durazzo rubello ,
Che femore contro a* Guelfi fu manefco ;
31. E con (e) gli fopraddecci andò il fratello
Di iMetler Gherardin con quattrocento ,
E cinquecento fanti ad un pennello.
32. Ed il Ponte alla Gora, ti convento,
Che per forza paffaro, e più di tredici
Ne rima fero a cerra con tormento.
33. La Pieve combatter, dove de* Medici
Meffere Iacopo erane Campione,
E fu pregion , con anche più di fedicì ;
34. De' qua'MeiTer Tedaldo Caftigliooe ,(0
Con gli altri fi trovò pregione al baffo,
Perocch' agli altri fu buon compagnone •
35. Quando fentì , ch'egli era prefo il palio,
Mdlèr Gherardin craffe dalla parte, (g)
Dov'era (tata la rotta, e '1 fracaflò,
36. E' Fiorentin fi recaro in difparce,
E 'i paffo re.vjer valorofamente,
E non paiTaron: quefto abbi per carte.
37. E que' , eh' eran paffati in primamente,
Dal lato lor combactieo la badia ,
E Meffer Gherardin limilemente.
C 3 38. Veg-
38 CENTILOQUIO CANTO LXXVIII.
38. Veggendo il cerchio, che guardare avìa
Il Fiorentino, e la gente, che addoffò,
Com, hai incefo, cuccor gli venia,
3p. Fece di gente 1* a (Tedio più groflò.
Per lo Comun foldar gente i Pontefici,
E da ih fìeffo alcun fé ne fu modo .
40. A loro fpefe vi mandar P8 gli artefici ;
Così la parte Guelfa dal fuo lato,
Per effer tutti di tal ben partefici.
41. E perchè '1 Capitano era malato,
V'andò la Podeftà al primo tratto;
Sicché '1 campo fu tutto rincorato.
42. Quando M effer Gherardin vide il fatto ,
Cioè, che' Fiorentin la guerra prefa
Avien, per non partirti in niun atto,
43. Torneili a Lucca, e lafciò la contefa
Con fua vergogna; ma più il cuor gli ferra,
Veggendofi perduta tanta fpefa.
44. I Fiorentin fi flrinfero alla Terra ,
E cominciaro, per vincer lor prove,
A rinforzar d'ogni parte la guerra.
45. Onde di Luglio, a' dì dicennove,
A patti s'arrenderò, e '1 Fiorentino (')
V entrò ; e gli altri andaro a (lare altrove ; (*)
46. Per la qual cofa Meffer Gherardino
Ne dibafsò, ed inalzonne il Giglio.
E poi appreffo di Monte Catino
47^ Nella Città di Firenze configlio
Si tenne, di disfarlo tutto quanto,
Per la vendetta del vecchio periglio.
< 48. Ma
AN. DI CRISTO 1330. E SEGG. 39
48. Ma un buon Citcadin ditte da canto:
Signor, mercè, per Dio non fiate ingrati,
Ricordivi del ben, come del pianto.
49. Quando di Lucca i Guelfi fur cacciati.
Niuna Terra ricettar li volle ,•
Ma fol da quefìa furono accettati ;
50. Onde rimare la propofta folle,
E fedeltà giuraro, e prometterò,
E 'I meglio fu, che averne fatto zolle.
5 1. E per fegno di quello , ogni anno un cero
Ci dà per San Giovanni, col Catino,
Che del fuo nome non prefenta il vero ;
52. Ch' e' fu chiamato Monte Catellino
Per Catellina, ched alle fue mani
Vi fé la Rocca, e tennela in dimino
53. Quando fi dipartì da' Fiefolani ,
Prima eh' e'fofle nel pian di Piceno
Sconfitto , corri' el fu da' fuo' Romani .
54. Ma come ogni vocabolo vien meno.
Quel piano è oggi Peteccio appellato;
Ed a quella materia pongo freno .
55. A mezzo Luglio, Vefpro valicato,
Scurò il iole, ed a' dì ventifei
Di Dicembre la luna da ogni Iato.
$6. Nel detto tempo, come fiper dei,
Il Re di Francia , Accorri' io ti dico,
Per amendare i fuo* peccati rei ,
57. Andò a MarfiJia , per veder l'antico,
E Real Corpo, che fempre rinverde,
Cioè, il Beato Santo Lodovico,
C 4 58. E per
4^ CENTILOQyiO CANTO LXXVlir.
58. E per veder la Donna di Valverde.
E ficco ch'ebbe quel viaggio adorno
Con fuo famiglia, e' al ben far non perde,
59. Col Papa frecce a Vignone alcun giorno 9
Dirle fi', cri* e' ragionò del pallaggio,
E poi in Francia fece fuo ricorno.
60. Nel prederanno , e giorno, che dece' haggio,
Meffer Gherardo Lanfranchi trattato
Tenne con cerei in Fifa per V oleraggio ;
61. Cioè, di volere al cucco lo Staco \
E come quefti facci fur palefi ,
E' fi partì , e fu mi e condannato
di. Egli, e più altri; e quattro ne fur prefi,
Ched impiccaci furon molto tolto;
Altri per tema mucaron paefi .
63. Nel predett' anno , di quaccro d'Agortó,
Fui Comune di Pifa, e '1 Conte Fazio
In concordia di ciò , eh' avien propofto ;
6*4. Cioè , di far Papa Giovanni fazio
Dell' Antipapa , e mandargliele prefo ,
Promettendo egli di non farne ftrazio'.
65 • D' A godo detto, s' i' ho ben comprefo,
Giunfe in Vignone ; e poi il di feguente
Papa Giovanni, benché folle offefo ,
66. In Concertar, davanti a tutea gente,
Il fé venire, ed el venne con pianto,
E col capeftio a gola, e riverente
67. A' piedi fi gictò del Padre Santo,
Confeffàndofi falfo peccatore ,
Come chi '1 Tullio la ben tutto quanto,
68. Con
Àtt. DI CRISfO 1330. E SEM. 41
68. Con belle autorità, e con dolore,
Mifericordia dimandò per Dio,
Che fu di cucci quanci Redentore .
óp= Il Papa udito, ch'ebbe fuo dillo,
Piangendo d'allegrezza , che gli tocca,
A* (noi pie l'allblvette d'ogni rio;
70. E con quella pietà , che dal cuor fiocca >
Per mano il prefe, e le voi fufo in piede»
Ed in fegno di pace il baciò in bocca ;
fi. E pretto a fé la camera gli diede,
Di bello Audio , e di libri fornica ,
Come in sì facto luogo fi richiede ;
72. E fotto buona guardia, quella vita,
Ch' el faceva per fé, fé fare a lui,
Salvochè non avea di fuor P ufcita,
73. Né favellar non gli lafciava altrui .
E 'n quefto modo in quel luogo fi flette,
Finché finiti furono i dì fui.
74. Quivi tre anni , ed un mefe vivette , (0
Ed alla fine , eh' e' venne al morire ,
Il Papa d'ogni offefa V aflolvette ,
75. Ed onorevolmente (m) fòppeliire
Il fé , Frate Minor nel fuo Convento ,
Siccom'egH era innanzi a tal fallire.
76*. Nota, Lettore, il grande tradimento,
Ch' all' Antipapa ferono i Pifani ,
Per far Papa Giovanni effèr contento»
77. Nota, eh' effendo peggio, che Pagani,
Il Papa gli affolvetce, e puofe in pofi ,
Perchè gliel delTon prefo nelle mani .
78. Se
42 CENTILOQyiO CANTO LXXVIII.
78. Se fu ben fatta l'ima, e l'altra cofa,
A te , ed agli altri favj lafcio quello j
Ch'io per me non ci fare' più chiofa.
79. Nel predett* anno attediato un Caftello
Il Re di Spagna di quel di Granata ,
Ed e' , venuto al foccorfo di quello
80. A cavallo, ed a pie con grande armata,
Sconfitto fu quafi predò a' confini
Di quel Caftello, pe 'I qual fé l'andata.
8i. E ben quindicimila Saracini
Vi furon morti , e que' con fua potenza
Ebbe il Caftello, e fé guerra a' vicini.
82. Nel detto tempo mori di Fiorenza
Un, eh' avie poco; ma ciò, ch'egli avia
A' poveri lafciò per cofeienza,
83. Con quello modo, eh/ e' vuol, che fi dia
Sei piccioli de' fuoi ad ogni povero,
Ched in Firenze accatti , qualcheffia .
84. A' Munifterj ,(n) e Frati crebbe il novero,
Similemente a' prigioni , e Spedali ,
E a* bifognofi di cotal ricovero ;
85. Cioè, che ciafehedun di que'cotali
Aveffe danar dodici per Dio ;
L' avanzo il godefter gli Uficiali .
8(5. E poiché morto fu , al parer mio ,
Gli eft'ecutor volendo al fuo comando
Soddisfar pienamente con difio ,
%7* Per tutta la Città mandaro il bando:
Chi la tal carità vuol, vada prefto
Nella tal Chiefa , quella nominando ;
88. Che
AN. DI CRISTO 1 3 30. E SEGG. 43
88. Che furon fei ; che n'ebbe una per Sefto,
E piene far della gente Criftiana
In men , ch'i' noi ti faccio manifefto.
gp. Appreffo fecer fonar la campana ,
Ed in quel punto la gente contenta
Fu della carità , che qui fi fpiana ,
90. E montar lire quattrocento trenta,
E' Munifterj , co' Riligiofi,
E Spedali , e pregioni , e chi s' avventa ,
91. Da parte, e molti pover vergogno!! ,
Quefti montaro in tutto lire ottanta :
Fa' ragion , quanti furo i bifognofi.
92. Quefti lafciò , fecondochè fi canta,
Dugento fiorin d'or, eh' avie a tenere,
E fé romir Firenze turta quanta.
93. Or puoi, Lettor, chiaramente vedere
Quel , che montar le dette fpefe in tutto,
E quel, che apprettò reftò per godere.
94* Perchè tal ben non rimanefte aferutto,
Volle Giovanni qui farlo palefe ,
Acciocché anco Taffempro faccia frutto*
$5, Nel predett' anno ancora il Veronefe
Fé òde a Brefcia, e d'intorno, e d'allato
Le diede il guaito, e più Cartella prefe.
95. Nel detto tempo Mefler lo Legato
Fé cavalcare a Mcdona fua gente,
Per danneggiar chi f avie nemicato 5
$j. E fé guaftar d'intorno il rimanente»
E con gran preda fi tornò a Bologna ,
E'1 Modonefe rimafe dolente,
98. E la
44 CÈNTlLOQyiO CANTO LXXVIIK
p8r E la vendetta, quanto può, agogna \
Ma la Chiefa è fi forte, a dir lo vero,
Che iopra ciò penfar non gli bifogna.
09. Cozzar con fuo Maggiore è atto fcro,
E rade volte , 1' una delie fette ,
Arriva aW ben chi ha folle penderò;
100, Ma egli è apparecchiato : il ben gli ftecte
Non dico più , perocché le parole
Del prefente Capitolo fon dette ,
Né valicare il termine fi vuole.
FINE DEL CANTO LXXVIII.
NOTE AL CANTO LXXVIII.
Arg. (f) Magi. Melane jé . E appretto ,povari , e oimovarì .
(aj Tem. fei piccioli per un .
i. (b) Magi, dichiarato .
ai. (e) Tem. furo, (d) Magi, e fé guarì ,
31. (e) Magi, lafcia E .
34. (f) Vili. e. 159- Tedaldo di Caftilio.
35. (g) Magi, alle porte ; errore.
40. (h) Magi, sì v' andar .
45. (i) Tem. s* arrendè il Fiorentino ; errore . (k) Magi, an*
darò no ad altrove ,
74« 0) Magi- /' avette .
7$. (m) Magi, e Tem. onorevolemnift •
84. (n) Tem. A* Minijlri .
99- (°) Str* e Magi, arrivan .
CAN.
45
CANTO LXXIX.
ARGUMENTO
' anni di Come s* ajfediò Lucca fanza fallo , villani
gr. 1 330. Ecome C ebbe poi il Re Giovanni , l.io.c.167.
e tegg. hferfi ali or le porti di metallo , e fegg.
E della novità del Colligiano ,
Di Sa ubar duccio , e Quel (f) da Vefpignano.
1. T' Ti contai, che Mefier Gherardino
JL Rimefli in Lucca certi ufeiti avia ,
Poicrregli ebbe la Terra in fuo dimino.
2. Avvenne pofeia , che per gelofia
De' Quartigian pigliò Metter Pagano,
Ed anche un fuo nipote ebbe in balia,
3. E tagliò lor la tetta a mano, a mano,
Apprefio poi i Fiorentini offefi
■m Fur , che da lor fi rubeliò Buggiano;
4. Cioè, il Cartello, e dìeffi a'Lucchefi,
Che venner poi a combattere il Borgo:
Onde i foldari , che v'erano accefi,
5. A lor percofler , (■) ficconVio ti porgo,
E rtippergli, e cacciargli a lor magione,
E rimafene alcun, fé bene feorgo.
6. E per la detta rubelhgione
I Fiorentini a Lucca fero» ode ,
Ed il Cerruglio acquiftar di Rondone,
7. Ed ebber Vivinaia fanza forte ,
E San Martino in Colle, e Monpechiaro ,
E Porcari feguì cota* propofte j
8. Ed a
4^ CENTILOQUIO CANTO &XXIX.
8. Ed a Lunata appreflb s' accampare ;
Appreilo poi fi ftrinfero alla Terra,
E'ncoi^no intorno lor campo afforzaro.
9. E per potervi far più afpra guerra
Vi fecer molte cafe di legname ,
E porci, con che(b) quel campo fi ferra.
1$. Corfer tre palj ; 1' un di bucherarne,
Quefto fi corfe con molto fogghigno ,
Perocché '1 corfer meretrici dame;
11. E T altro fu di panno lan fanguigno,
Il qual corfero i fanti alla pedana;
Il terzo fu da più con bslf ordigno :
12. Una lancia, con una melagrana,
Con cinquanta fiorini fanza fallo
Iv* entro fitti alla lancia fovrana.
13. Queflo fu quel , che fi corte a cavallo;
E tutti e tre fi corfer per vendetta
Di quel, che fé Caftruccio in noftro (tallo «
14. E fer bandir predo a Lucca predetta.
Che' Cittadini , ed anche i foreftieri
Fofler ficuri ; onde quello s5 accetta .
15. E molti a veder venner volentieri ,
Che dentro poi ficuri rientraro ;
Mad e' n' ufcfr dugento Cavalieri ,
16. Che per trattato non vi ritornaro,
Col Gobole Tedefco Caporale ;
Il qual fu poi a lor grande avverfaro.
17. Ma Mede re Alamanno principale,
Ch'era Lucchefe , e noltro Capitano
Malvolenner lafciava lor far male ;
li. Anzi
AN. DI CRISTO 1330. E SEGG. 47
18. Anzi lafciò lor feminare il grano,
Dicendo , che facie per lo migliore ,
Acciocché s' arrendeiTer più dì piano.
19. Ma per noi ritornò pure il pìggiore ,•
Perch'egli, *£* fuo' conforti n'arricchirò,
E da que* dentro ricevien di fuore .
20. Onde fentendol que'di noftro giro,
Fer nuovo Capitan, fé chiaro veggio,
Un Cantuccio d'Agobbio, onde fofpiro.
21. Che fé '1 primo fé mal, quefti fé peggio,
Com' ancora udirai a motto, a motto;
Ma quel , che prima avvenne , dir ti deggio.
22. Che tutti que' del Valdamo di fotto ,
Ch* eran raccomandati a' Fiorentini,
Si fottomifer fenz' altro condotto.
23. E quefto fecer , perchè i Ghibellini
Reggevan Lucca, di cui eran prima
Originali, e veri Contadini;
24. Ed obbrigarfi, com' io dico in rima,
Di darci ogni anno , alla fella fovrana ,
Ogni Caflello un cer di certa ftima.
25. Nel detto tempo venne in Chiarentana
Il Re Giovanni al Duca fuo cognato,
Movendo di Buemma (c) sì lontana .
26. Come Brefcia il fentì quivi arrivato,
Ambafciador gli mandò di coverto ,
Con tutto generale , e pien mandato .
27. Etfendo fottopofti al Re Ruberto,
La Signoria gli diero, e ferne fefta,
E'l Vicaro del Re n ebber cacciato.
28. Tor-
t
4$ CENTILOQTJIO CANTO LXXIX.
28. Torno all' attedio, perchè fu richieda
Noftra amidà, e di molti paefì
Vi traffe molta gente manifefta.
2p. Allora sbigottir molto i Lucchefi ,
E' Fiorentini con gli altri Sovrani
La cerchiar tutta di gente , e d* arnefi .
30. Ma pur certamente da' Pifani
Eran forniti , che palefemente
Non volien far contr' a' patti certani,
31- Allora i Fiorentin fubitamente
Tra Lucca , e Pifa fero una badia
Si, che paffar non vi potie niente.
32. Quando (i vider ferrata la via,
A vender cominciar vino inacquato,
E '1 pane a pefo con gran caredia.
33. Ailor co' Fiorentin tenner trattato,
E Metter Gherardin dovia lafciare
La fignoria , quand' e' futTe pagato
34. Diì primo coflo , e la Goda disfare,
E ventiquattro fanza alcun dimoro
Di Lucca Cavalicr fi dovien fare
35. Pe* Fiorentini , e ciafchedun di loro
Dovie donar , per mantener queir atto
Almanco cinquecento fìorin d'oro.
36. E veramente, che venia fatto,
Se non fotte la'nvidia di molti,
Che cominciar da canto nuovo patto j(d)
37. I qua' trattati infieme furo avvolti,
V un guadò l'altro, dice l'Autore,
Cfee fu de' primi tracpatori fciolti .
38. At-
AN. DI CRISTO 1330. E SEGG. 49
38. Attento giunfe il novello Rettore,
E Capitan, Cantuccio Gabrielli
D' Agobbio, il qual ci fece (e) poco onore;
3p. Perocch' avendo palTato un di quelli
Soldati in parte fuo comandamento , (f )
Il fé pigliar per punirlo; mad elli
40. Era de' Borgognon , eh' eran fecento,(g)
I qua' s' armaro, e traffèrlo di mano
Alla famiglia , e d' ogni impedimento .
41. E morti ne lafciarono in fui piano,
Da fette in fu de' fuoi masnadieri,
Ed anche avrebb:r morto il Capitano,
42. Se non follerò i favj configlieri;
Ed ifeoofitti favamo a furore
Se Lucca avuti aveffe Cavalieri .
43. Onde Mefler Gherardin prefe cuore»
E poch'egli ebbe inteiì noitri affanni,
Non volle più trattar di tal tinore .
44. Ambafciadore mandò al Re Giovanni ,
E diegli Lucca per man di Notaio,
Se' fuo' danar gli deffe fenza inganni •
45. Egli accettò, e mandò di Febbraio
A' Fiorentin , promettendo lor pace ,
Sed e' iafeiaffer 1* attedio primaio.
46. E fu rifpofto : La pace ci piace ,
Ma F offe , eh* è a Lucca, è per la Chiefa,
E per lo Re Ruberto, ed in lor giace.
47. E '1 Re Giovanni, la rifpofìa intefa,
Raunò gente d'ogni condizione;
E così i Fiorentin , per far difefa
Tom. VI. D 48. Sol-
£0 CENTILOQyiO CANTO LXXIX.
48. Soldar del Balzo Metter Beltramone,
Ched ifcambiato per Orlando Roffo ,
Allora allor (ty tornava di prigione ,
49. E ferlo Capitano, ed e* fu modo.
L'altro, che v'era fi tornò a Gobbio:
Beato a lui , che fi trovò rifcoilo .
50. Ma e'n'andò con vergogna, e con brobbio, (0
Che per guidar tanta gente a fue colle ,
E* non valea un mazzo di marrobbio.
51. Quando Metter Beltramon fu nell'ode,
E certi, poch/ el fu giunto nel campo,
In Lucca fé n' andaron fanza forte ;
'52. Ed egli fcritte qua per noftro fcampo,
Ch'egli era me', che '1 campo fi partiffe,
Che (tare a rifchio di maggiore inciampo.
53. Onde fu fcritto, che fé ne venitte
Coli' ode per tal modo, che non paia,
Che per temenza la gente fuggifie .
54. Partirli quindi, e prefe Vivinaia :
Quella guafìaro ; ma fer come 'I nibbio ,
Che lafcia l'oca, e prende il topo all'aia:
55. Con poco onor, come gente da flibbio,
Tornarono a Firenze, ciò mi pare;
Nota, Lettor, colà, dov'ora affibbio:
56. Che di fua iraprefa giammai gloriare
Non fi dovrebbe perfona veruna ,
Né di fuo male fiato difpejrare ;
57. Che' Fiorentini in profpera fortuna
Fidandofi , in un punto vidon porfi
Dov' ella dimoftrò fua faccia bruna,
5Z. Ed
AN. DI CRISTO 1 3 3 O. E SEGG. $ l
58. Ed i Lucchefi a firernità sì fcorfi,
Che poco tempo fi potien tenere,
In un fol punto fi vidon foccorfi .
59. E così fa il Signor, che n'ha podere,
Che quando noi crediam montar nel palco ,
Ifcender ci conviene al ho piacere.
60. I! primo dì di Marzo il Malifcaico
Del Re Giovanni, ed i fuoi ottocento
Entraro in Lucca; nota ov'io cavalco.
ór. Che Metter Gherardin, che flava attento
Di non arroger legne alli fuo* danni,
Ufcì di Lucca molto malcontento.
62. Dolendofene poi col Re Giovanni,
Gli diffe : Traditor, tu m* abacini,
Ed ha' giucato meco con inganni ;
63. Che tu volie dar Lucca a' Fiorentini ;
E lettera moftrogli ricevuta ,-
Siedi' el perde trentamila fiorini.
64. Appretta i Fiorentin , per la venata
Del detto Malifcaico fignorile ,
Guadarono ogni piccola tenuta,
65. Borgo a Buggiano , e la Cotta , e 'J Cozzile ;
E quefto fecer ficcome difereti,
Perchè non fotter de' nemici ovile.
66. E'1 Malifcaico fé ne venne in Greti,
Prefe , e guaftò Coiligonzi , ed Agliana ,
E fece trilli qua' paefi lieti ;
67. Cento prigion ne menaro a lor tana,
E più di quattrocento bettie grotte ,
E dumiia minute colla lana .
D 2 68. Niun
fz CENTILOQUIO CANTO LXXIX.
68. Niun de'noftri corfe alle rifcofle,
Che ben pocevan riparare a' palli;
Ma confentiro, però niun Ci moffe .
69. Quando fi feppe , furon tutti caffi;
Ma quefto non fu tantp a tal difetto ,
Che ftrafcinar fi volean fenz'afli.
70. Di Marzo Orlando Rofl'o, per difpetto
Del Cardinal , die Parma al detto Re \
Modena , e Reggio fer fimile effetto .
71. Nel detto tempo, come pare a me,
La guerra cominciò tra7 Catalani
Dall'una parte, e dall'altra per fé
72. Infieme Genovefi , e Veneziani ,
Per ruberia ; ma per piccola menda
Fer pace, poiché unte ebber le mani.
73. Nel dett* anno di Marzo vo' , che Stenda,
Signor di Colle effendo V Arciprete
Co* fuo' fr ategli infieme ad una tenda,
74. Agnolo, e Mefier DelTo , cui monete,
Cioè , lor fignoria (piaceva tanto
Al popol , eh* a pigliargli ordì la rete ;
75. Ed ordinar con gli amici d'accanto,
Crie un giorno , eh* effi ufeien (k) da definare ,
In fulla piazza dimorati alquanto,
76. Furo, affiliti , e morti, ciò mi pare,
In prima l'Arciprete, Agnolo appretto,
E tutto avvenne per lo lor mal fare*
77. Grande difefa fece Meffer De fio ;
Ma poiché 1* ebbe forte inaverato
Agnol Granelli, fé n'andò con effb ;
73. Poi
AN. DI CRISTO 1 3 3 O, E SEGG. $ J
j2* Poi in pregione l'ebbe ftrangolato ,
Ed un fanciul, che di coca' fentenze
Non era degno, fue incarcerato j
70. E '] popol fer con molte provvedenze,
E per franchigia d'ogni popolano,
Dieder la guardia al Comun di Firenze ,
80. Chiamando Podeftà , e Capitano
Di quinci, e non d'altronde fanza fallo,
E ripofarfi di queto, e di piano.
Si. Nel dett' anno le porti di metallo
Si cominciaro a San Giovanni avanti
Per Maftro Andrea da Pifa in quello dallo;
82. E Giovanni Villan pe' Mercatanti
Compilatore fu dritto, e leale,
Di quella porta pagando i contanti.
83. Nel detto tempo per lo Cardinale
Da Roma nato, e deli' Orfa gentile >
Di Badia di Firenze Caporale,
84. Giovanni , fece alzare il Campanile
Della detta Badia; ma niuno
Pagò danar, fé non la Chiefa umile.
85. Negli anni mille trecento trentuno
Morirono in Firenze due fanti uomini
Vivuti in penitenza, ed in digiuno,
26. E la Ior fanticà vuol , eh* io lì nomini 5
Barduccio 1' uno al luogo Romitano ,
E 1' altro ancora , ne' detti anni Domini ,
87. Giovanni (I chiamò da Vefpignano,
Ch'èinSan Pier Maggior tra gli altri fcapoli$0}
E di lor pigli effempro ogni Criftiano*
D 3 88. Né
54 «ENTILOQUIO CANTO LXXIX.
88. Né fìa alcun, che l'anima Aia macoli,
Ma feguici lor fanto portamento,
Che Iddio per ior rftofìrò molti miracoli.
8p. Nel dece' anno d'Aprii fer parlamento
Legato, e'1 Re Giovanni, e *n fullo fpaccio
In bocca fi baciar di buon talento.
pò. V altro dì infieme mangìaro a Piumaccio^
Per la qual cofa , ficcom' io ti dico,
Dubbiaroi Guelfi, e' Fiorentin più avaccio ,*
91. Che '1 Re Giovanni era Ior nemico
Si per le imprefe fatte nuovamente,
E sì pe '1 padre Imperadore Arrico,
92. Ed a riparo fer (m) (ubitamente
Lega col Re Ruberto contro a lui ,
E contro a chi con lui fofle feguence.
93. E quello dibafsò molto coftui;
E chi guarda fottìi ficcorne faggio
Conofcerà , che fu non rnen d'altrui.
94. Nel prederanno, del mefe di Maggio
EfTendo in grande buono fiato Rimine,
E' Malatefii molto di vantaggio ,
$$. Non fo per qual delitto , e per che crimine
MelTer Malateftin cacciò i conforti ,
E focene morir , per quel , eh' io (limine , (n)
$5. Dicendo , eh' effi fi facevan (°) forti ,
Per cacciar lui, e eh' el vedeva lume
Tanto, quant'effi a così fatti porti.
97. Ma' Rornagnuoli hanno femore in coflume
Di tradire, e cacciar l'un l'altro via,
Perch' ognun vuol per fé 'l tuorlo, e Y albume, (p)
98. No*
AN.DI CRISTO 133 I. E S£GG. 55 .
pS. Nota , eh' ogni mondana fignoria ,
Quando più par, ch'abbia fermo fuo flato
Volge la rota , e china la balia ;
pp. E fpeiTe voks è il cacciacor cacciato ,
E quegli, che in fortuna più fi rìda, fa)
Colui e quel , eh' è più fpeilò ingannato .
ioo. Dunque non far la fortuna tua guida,
Spera m quel, che non mancherà mai,
Non feguir l'orme dell'avaro Mida ,
Ch' el (èppe poco , e tu viemen faprai .
FINE DEL CANTO LXXIX.
NOTE AL CANTO LXXIX.
Arg. (}) Srr. e di quel.
5. (ai MagJ. Allor prefer .
9. (b) Tem. come .
25. (e) Tem. Buemmo .
36. (d) Tem. cominciava». Magi, a vivo patU .
38. (e) Magi. le fé.
3»,, (fj Magi, comandamenti .
40. (g) Magi. Saccenti .
48. (h; Tem. allora .
50. (1) Srr. e Tem ohlrobio .
75. (k) Magi, che ufiic u .
87. (I) Srr. e Tem. Statoli . Nel tefto Magi, quefto fe-
condo verfo è pofpofto al terzo feguente.
92. (m) jMagl. al riputo far .
95. (n) Magi, fi i mone .
96. (o) Magi, che fi facevau . Str. cìf efft facevan ,
97. (p) Magi, truorh , e albume. Tem. il tarlo.
99. (<]) Magi, e Sur. E quel , che più in fortuna .
D 4 CAN«
5&
CANTO LXXX.
ARGUMENTO.
VILLANA
ANNI di Di Firenze intr addetta per la Pieve , l.io.c.i$2.
CR. 1 3 3 1. Edi Barga , e del fuoco , e de' Leoni , e fegg.
e fegg. E diPiftoia, e Siena, e Majfa in brieve , (f)
Di Santa hip erata , e di Cortona ,
E che Bologna alla Cbiefafi dona .
1. /^Oncioflìachè'l Legato di Tofcana
V-j Avuta avefls dal Papa la Pieve
Santa Maria Imprimerà M fovrana ,
2. A' Buondelmonti quello fu sì grieve,
Perchè ne fon padron, che(b) lignoria,-
Non gli lafciar pigliar quivi di lieve.
3. Al Comun fpiacque,(c) perchè la Badia
Gli dovea baftar, fìccom' è detto,
Sanza voler ciò, eh' è di qua in balia*
4. Onde pofe in Firenze lo ntraddetto,
Mille trecentrentun dinanzi conti ;
E dicennove (<*) mefi con effetto
5. Si tenne, per amor de' Bondelmonti ,
E farebbe tenuto ancor più anni ,
Ed e' fur bene i?.Ua difefa pronti .
6. Nel dett'anno, ordinato il Re Giovanni
Di rimettere in Lucca i Guelfi a fri ti,
Più tempo flati di fuor con affanni ,
7. Vi ritorna rom certi,* e que' redditi,
Parve a' Fiorentlli , che foffe il peggio ,
Perchè gli àvverfi non eran partici. (e)
8. Poi-
AN. DI CRISTO 133 I. E SEGG. $7
8. Poiché Morioni , Lucca , Parma , e Reggio,
Ch' erari fue Terre, ficcom' io riparlo,
Riformate ebbe, poi, fé chiaro veggio,
9, Lafcìò con gente in Lucca il figliuol Carlo;
Ed el fi mode , per fare altri uficj ,
Come diren quando fia da contarlo .
io. Nel dett' anno Meffer Simon Tedici,
Vicar di Lucca, fece attediar Barga,-
Di che i Fiorentini eran felici ;
11. E perchè quelf attedio lì difparga,
Mandar Metter Amerigo Donati
Sopra a Buggian, perchè lo Re s'allarga,
12. Mafinadieri Lucchefi , e' lbldati
Ruppero i noftri , eh' eran quattrocento,
Benché que'fofler due cotanti armati;
13. De' quali vi rimafer più di cento,
Gli altri fuggirono in Monte Catini, (Q
Con Metter Amerigo a faivamento .
14. Nel dett' anno di Luglio i Fiorentini
Per tradimento perderono Uzzano ,
Che poi apprettò guerreggiò i vicini.
15. E ricomunicò il Papa Melano,
Come eh' andarle ; e così fatto giuoco ,
Nel detto tempo fece al (g) Marchigiano.
16. Nel predett'anno ancor s apprefè il fuoco
Al Ponte Vecchio, e ventidue magi oni
D'artefici arfe, e non camparo un moeoj
17. E morti vi rimafer due garzoni,
Ed arfe in parte la caia de' Frieri
Di San Sepolcro , e loro abitazioni -
18. Ed
58 CENTILOQyiO CANTO LXXX.
18. Ed appreffo s'apprjfe a' Soldanieri ,
Ed arfe alquante cafe da quel Jagio ,
E morir fei perfoae in ta' rnjftieii . (h)
ip. Nel detto tempo arfe il noftro Palagio
Del Podeftade per una mondana,
Che Iafciò il lume, per dormire adagio.
20. Appretto in quel dell' Arce della lana
Aveva un pregion, che per campare
Vi mife fuoco colla mente vana,
21. Perocch' a lui non fu chi diferrare,
Arfe il Palagio , ed egli , ed anche un fante ,
Che r Uficial per guardia facea ilare .
22. Nell'anno, ched ifcritco abbiam davante,
Ci nacque due leon vivi , e non morti ,
Com' hanno detto già perfone alquante 5
23. Ma fubìto a poppar furono accorti.
Ancor Giovanni li vide palefi ,
Siccome par, che '1 fuo libro ci apporti.
24. Nel detto tempo effondo i Piitolefì
Del Reggimento in grande zenzeria ,
Che cexti a libertà s'erano accefi,
25. E molti altri volien la fignoria
Del Comun di Firenze, i Fiorentini
Vi mandar tutta lor Cavalleria .
2(5. Corfer la Terra , e poi li Cittadini
Per un anno dier loro il fignora£gio ,
E confinaron Guelfi, e Ghibellini;
27. Ed infra V anno poi a lor vantaggio
La Signoria al Comun di Fiorenza
Due anni dier, poche videro il faggio.
28. E' Fio-
AN. DI CRISTO 1,33 I. E SEGG. S9
28. E' Fiorentin con ogni diligenza
Senza gravezza in pace al lor podere
Sempre gli tenner lenza violenza ;
29. E fecervi W il' Caiiel di lor volere,
Acciocché fofTe loro in gola un olio,
Da non levare il capo di leggiere .
30. Nel dettò tempo il Sanefe fu modo
Coi!' ode contro a' Conti a Santa Fiore,
Ed effendo ad afTedio ad ArcidoiTo,
31. I detti Conti moffer con furore,
Andando coli' aiuto de' Lucchefi ,
Per foccorrer la Terra, e loro onore.
32. Quivi (confitti furon da'Sanefi,
E perderò il Cartello, e con affanno
Rimafer di lor molti morti, e prefi .
33. Appreffo cavalcaron nel dett' anno
A Balchi di Maremma gli Orvietani ,
E d' intorno al Cartel fer molto danno .
34. Nel detto tempo appreflb ì MaiTecani
Rubellar da' Saneiì , e cacciar tofto
1 Ghiozzi (k) fuori, e dieronlì a* Pifani.
35. Nel predett'anno i Cacalan, d' Agofto,
A'Genovefi grattar sì la tigna,
Che non fi medicar per piccol corto .
36. Poi dier la volta , e andaronne in Sardigna ,
E' Genovefi penfando per certo,
Ch'è mal per lor, fé tal briga s'alligna,
37. Rimifer nelle man del Re Ruberto
Ogni quiftione , e cosi T altro face .
E quel Signor, ficcome favio, e fperto ,
38. Gli
6o CENTILOQUIO CANTO LXXX.
38. Gli acconciò infieme , e mi fé nella pace
Il Fiorentin , perchè contro agli ufdti
Di Genova era flato pertinace.
30. E per gli patti da quèfto ibguiti,
In Genova tornaro i Ghibellini
Con altri patti, ch'io non ho fcolpiti «
40. Ma poi infieme tutti i Cittadini
La fignoria prolungar per cinque anni
Al Re Uberto, e non giunfe a' confini.
41. Nel dett' anno il Legato fanz' inganni
Sopra Furlì , che s' era ribellato ,
L'ofte mandò, e diegli molti danni.
42. Quinci alla Chiefa aiuto fu mandato ,
Poi di Novembre ufcì di quelle pene,
E diefll a patti a Meffer lo Legato.
43. Nel prederanno il Duca d' Atens
Pafsò in Romania con gente magna ,
Volendo racquietar quel, ch'egli tene;
44. Com' addietro dicemmo, -la compagna,
S' a battaglia con lui foller venuti ,
Il Duca era Signor fanza magagna .
45* Ma que' della compagna antiveduti
Tenner le Terre , e non fer colla lancia ,
Che tutti que' paefi avrien perduti.
46. E '1 Duca, che credea di prima mancia
Tutto quel fuo Ducato racquietare
Con danno , e con vergogna tornò in Francia .
47. Nel detto tempo effendo a vendemmiare
Que' di Buggian con certa compagnia
Di Cavalier Lucchefi, ciò mi pare,
-48. I no-
AN. DI CRISTO 133 I. E SEGG. 01
48. I noftri Cavalieri , e Infanteria
Percofter loro , e furonne felici ,
E poi perfeguicando con follia ,
4p. Siccom'era ordinato pe' nemici,
Di Pefcia ufciron Cavalieri ftaboli ,
Che' noftri mifer tutti alle pendici}
50. De' qua' rimaler cinque Coneftaboli,
E cinquanta Scudieri, e mafcalzoni,
Ed altri , di cu' io non fo i vocaboli .
51. Di Lucca poi Cavalieri, e pedoni
Audar per prender Caftel di Popiglio,
E difmontati tutti degli arcioni,
52. I cavalli lafciar di lungi un miglio,
Ch' e' bifognava 0) ad entrar nel Cartello j
Onde que' dentro veggendo il periglio ,
53. La campana fonarono a martello;
La gente traile, e prefe i lor cavagli,
E que' dentro difefer bene, e bello,
54. Sicché camparon tutti ne' travagli ,
E fuvvi morto il traditor palefe ,
Che non valfe per altro un rmzzo d'agli.
$$. Ciò fu Meffer Filippo Pilìolefe ,
E pochi ne campar dell' alerà gente,
E quel Caftel per fé molti ne prefe.
56. Nel detto tempo in Marzo vegnente,
Cavalcando i Lucchefi a prender MaiTa ,
Que' di Monte Catìn fubitamente
$7. Percofler loro , a quella gente abbaffa
Ogni valore , e tatti di leggiero
Furo feonficti , come gente lafla ,
58. E vea-
6l CENTILOQUIO CANTO LXXX.
58. E vennerne(m)a Firenze più bandiere;
Chi vi fu morto, e chi campò legato, (n)
Come fi convenia a tal meftiere.
59. Nel detto tempo quel di Monferrato
I Borghi prefe di fuor di Tortona;
Onde que' dentro veggendo il mercato,
60. Per viltà, ,e trifìezza, fi ragiona,
Che dell'alerà Città votaro il caffo,
E'1 Marchefe pafsò dentro in pedona ,
di. Ed ufeiflene fuor Mfcffer Galaffo
Fratel del Re ba (lardo , e quanto può,
Per ifeampar la pelle ifludiò il palio.
62. Nel dect' anno d'Ottobre crebbe il Po
Per ogni verfo sì fuor di ragione ,
Che quali tutto il paefe guaito ,
6$. Ed affogò diecimila perfone,
Allagò il Mantovano, e '1 Ferrarefe
Per modo tal, che furo a condizione.
64. Nell'anno fopraddetto, ed anche'lmefe,
Abbandonata la Chiefa maggiore ,
Per non aver di che fornir le fpefe,
6$. Ricominciò la guerra, e fu '1 migliore,
Per lavorare alla Chiefa fovrana ,
Perchè v'eatravan più danar tutt'ore.
66. E per comune all'Arte della lana
Quel lavorio fu raccomandato,
Ed affegnato quel , che qui Ci fpiana :
67. Che di ciò, ch'era di cornuti cavato,
In camera lanciava fenza inganno
Per lira due danari ogni foidaco.
62. Do-
AN. DI CRISTO 1 3 3 I. E SEGG. 6$
68. Dodicimila lire montò 1' anno ,
E le cadette ancor valfer di piano
Più di domila , come moki fanno .
6p. Soldi otto allor valfe lo /lai* del grano.
Dinanzi caro era flato due anni,
E però parve a molti alquanto ftrano .
70. Nel dece' anno in Buemma il Re Giovanni
Tanca gente menò fera , e mattina ,
Che cinquemila ne fé lenza inganni .
71. Concioilìacofachè '1 Re d' Appollina , (°)
Quel d' Ungheria , Stariicchi , e Bavieri
Addoflò gli venien con gran ruina,
72. Con quindici migliai' di Cavalieri ,
Ed in Buemma paffar francamente,
Guadando ciò , che poter , volentieri ,
73. Ed ifconfiìTer due volte fuo gente ,
Non fenza fuo grandiffimo dannaggio *
Della qual cofa fu molto dolente .
74. Nell'anno, che di fopra detto e' haggio ,
Il Re di Francia difle in parlamento,
Ch'egli incendeva di fare il paffàggio
75. Indi a due anni, e eh' ognun fofTe attento,
Che richiedeva Prelati, e Baroni,
Che folTer fotto fuo comandamento,
76. E fcriffe al Santo Padre , e 'n fuo' fermemi
Domandò grazia, ed aiuto alla'mprefa,
Ber ventifette capitoli buoni;
77. Tra' quali chiefe il tefor della Chiefa,
La decima in tutta (p) Criftianitads
Per a«ni fei , ed aiuto alla fpefa ,
78. De'
64 CENTILOQyiO CANTO LXXX.
78. De' Benificj rutta quantitade ,
Che infra 'i tempo vacaflero , o vacati
FoiTero in tutte quante fa) lue contrade.
79. Ancor volea , che privilegiati
Ne fofTer due, il figliuolo, e '1 fratello,
Com' udirai pe'verfi feguitati.
80. Che del Reame d' Adi il figliuol bello
Incoronato fofle , e sì di Vienna
Folle Carlotto Signor fanza appello.
Si. Veggendo il Papa quel, che '1 Re accenna ,
Rifpofe,- E' fon pattati anni quaranta,
Ch'egli hanno avuto i fiioi cotale ftrenna
82. Per cagion del paffaggio, e tutta quanta
L' han confumata in far guerra a'Criitiani,
E non a' Saracin, come fi vanta.
83. Ma s'el fi muove a andar fopr' a Pagani ,
La Santa Chiefa è, fìccome leale,
Apparecchiata a porci ambo le mani
84. Col temporale, e col fpi rituale , (r)
S' e' bifognaffe ancora di por pegno
La Mitra , Ammanto , Chiavi , e Pasturale .
$5. Per qual domanda , e diporta difdegno
S'ingenerò tra'l Papa, e la Corona
Sì, che cìalcun di mal voler fu pregno,
$6. Nel predett'anno, come fi ragiona,
E MefTèr Pier Saccon , con fuo valore
Tenne trattato d' acqui (br Cortona,
87. Con Meffer Cuccio fratel óq] Signore,
Che confentia di darla agli Aretini,
Per difcordia, eh' avia col fuo Maggiore.
88, E mof.
AN. DI CRISTO I 3 3 I. E SEGG. 6$
88. E modo con foldati , e Cittadini,
in Cortona palefi i ma' penfieri
Far prima, che pafTatTero i confini»
89. Onde il franco Signor Meffer Rinieri
Fé pigliar Meffer Guccio fuo fratello ,
E trent' altri con lui de' buon guerrieri;
90. I qua' trenta impiccar fé di novello,
E Meffer Guccio in pregion per modi ftrani
Fé morire ficcome tapinello .
pi. Nel detto tempo gli ufeiti Pifani
Lega fecer con molti Ghibellini
Luccheil, Genovefi, e Parmigiani,
92. E'n quel di Pifa paffaro i confini;
Di che i Pifani ebbero gran temenza ,
Per gli amici, e parenti Cittadini,
93. E per foccorfo mandaro a Fiorenza ,
E Cavalier y' andaron cinquecento,
Difpoffi tutti a loro ubbidienza.
94. Gli ufeiti fi partirò per pavento;
Ma fé '1 foccorfo non vi foff'e andato ,
Pila mutava fiato, e reggimento.
9$. Nel predett' anno tanto fé il Legato,
Che Bologna in perpetua fottomife
A faota Chiefa-fuo libero fiato;
96. Perocché '1 Padre Santo lor promife
Per lettere bollate a fuo fusello
Abitare in Bologna, e poi il dimife;
97. Ma tantoché mutato fu il Caffello ,
Sotto color di Papale abituro,
D'oggi in domani gli pafeea di quello.
Tom. VI. E 98. Ed
66 CENTILOQyiO CANTO LXXX.
p8. Ed altre cofe lor moftrate furo,
Che s' annullaron, poiché '1 Cardinale
Si vide nel Caftel force, e ficuro.
99. Ma quel Signor, che punifce ogni male,
Quel od Legato non lalciò impunito ,
Che'n breve in fé ricevette altrettale.
ioo. Corri' el tradì altrui, fu poi tradito,
E fu cacciato con danno, e vergogna,
Come più innanzi diren , di quel fico ,
E'Cittadin li camparo in Bologna.
FINE DEL CANTO LXXX.
NOTE AL CANTO LXXX.#
Arg. (f ) Magi, ma femhrava .
i. (a) Magi, e Str. in Pianeta*
2. (b) Magi, con .
3. (e) Str. e lem. piacque; errore *
4. (d) Vili. e. 182. dieci otto .
7. (e) Magi, parenti . -i
13. (f) Magi. Catino ; e per corrifpondenti ', il Fiorenti-
no : il vicino .
15. (g) Magi, anno fé . Str. Nel detto fé .
18. (h) Magi, omette tutta quella terzina.
29. (1) Magi, e Str. E fervi .
34. (k) Magi. Gozzi. Vili. e. 189. Giozzi ,
52. (1) Magi. E bìfognava .
58. (m) Magi, vennene . Tem. vennero, (n) Magi, e chi
vi fu legato .
71. (o) Str. e Msgl d' Apollonia ; ma fuor di rima,
77. (p) MSS. di tutta.
78. (q) Magi, e Str. in tutte fue .
84. (r) Magi, e Str. e spirituale .
CAN-
6j
CANTO LXXXI.
ARGUMENTO.
anni di Degli Ubaldini , e poi di Firenzuola , villani
CR. i 3 3 2. E de Turchi, e diBrefcia, e comeBarga 1. 1 o.c 202.
e fegg. Volfc mantello , ed altri vi fé fittola , 203.6 fegg.
De7 (f) Genovefi , e di Sangimignano ,
E de' Marc befi [confitti nel piano .
1. A Nili mille trecento trentadue
MjL Correva, quando per gran differenza 9
Ched infra gli Ubaldin dell4 Alpe fue,
2. A gara tutti al Comun di Fiorenza
ProfFerfer, che s'è' fo(Iér ribanditi,
Ch* e' fanen fempre a fua ubbidenza.
3. Ma' Cittadin, eh* eran favj, q Tentiti,
Si ricordar, che pe' tempi paffati
Eran venuti a flrnili partiti ,
4. Poi a lor pofta s' eran rubellati ;
Onde fi coniglio, e non ci arrogo,
Che gli Ubaldini foflero accettati
5. Sì veramente , che di là dal Giogo
Si facefle una forte Terricciola,
E così fatta fue in un bel luogo.
6. E poi tenendo del fuo nome fcuola,
Rimefib fu in Giovanni Villani ,
Ed e' le pofe nome Firenzuola ,
7. E la Chiefa maggiore alle fue rr?ani
Fu per lui nominata San Firenze ,
E fur dieci anni efenti i Terrazzani,
E 2 8.El'ar-
68 CENTILOQLJIO CANTO LXXXr.
8. E Tarme le fi die per fue fentenze ,
Che fo/Te mezza Croce, e mezzo Giglio,
Per lo Comune, e Popò] di Firenze;
p. E tratti fur di bando , e di periglio
Gli Ubaldini , ed affai della Montagna,
Ch'ai fatto diero ed aiuto, e conlìglio •
io. Nel detto tempo Conte di Romagna
Il Papa fé il Legato Bolognefe ,
Perchè franca (Te tutta la camp3gna .
li. Apprettò , a lui fi diede il Forlivefe ,
Ed el come Signor difcreto , e faggio,
Senza indugiar, di fubito la prefe .
12. Nel predett' anno, del mefe di Maggio
I Turchi vennero addotto a' Crittiani,
Per fare a Coftantinopoli oltraggio;
13. Ss non che i Genovefi > e' Viniziani,
Che v' eran forti , pigliaron la guerra
Incontro a' Turchi peflìmi , e villani,
14. Veramente ch'egli avien la Terra:
L' liòia d'Arcipelago guaftaro ,
Poi fi partirò, fé 'i libro non erra,
15. E diecimila Greci ne menaro ,
E que'di Negroponte, a non dir ciancia,
Siccome tributar), a lor giuraro.
16. Sentendo quefto il Papa , e 'i Re di Francia ,
Sì ordinaro , che '1 feguente anno
Si vendicaffe cosi fatta mancia .
17. E così fero, e diedi lor gran danno,
Come diremo ancor ; ma qui fi cala >
Volendo ragionar d'un altro affanno»
18. Nel
AN. DI CRISTO I 3 3 2. E SEGG. 6$
l8. Nel dece' anno i Brefchn Guelfi fotc' ala (a)
Del Re Giovanni, vivendo tapini,
Di Giugno dieni al Signor della Scala.
ip. E cacciaronne fuori i Ghibellini,
E la gente óqì Re, ed il CafteJla,
Ch' ancor tenie force i ino' confini,
20. Incorno 1* alTediaron bene, e belìo;
Poi s1 arrender que' dentro pe '1 migliore
A' quattro dì di Luglio fenza appello.
21. E così fu MeiTer Maflìn Signore
Di Brefcia , e come per me s' inverga mo ,(*>)
Per dare alle mie rime alcun colore, (c)
22. Di Settembre ebbe (ignori a di Bergamo,
Ch' era del detto Re , che già montato
Per nuovi modi era \\ cima del pergamo .
23. Poi contr' a lui, e contr' ai Baver nomato
Infleme tutti fer lega per cerco
Que', ch'io racconcerò per loro flato.
24. Di Cavalier tremila , e ?i Re Ruberto
Fu principale, e po' furo i Marcheii,
E' Fiorentini appreflò di feoverto ,
25. Verona, Mantovani , e Melanefi.
Nota, Lettore, e nel mondo ti rìda,
Se tu vo' , poich' arai mie' verfì intefi ;
26. Che que' , che fogliono eflèr capo , e guida
Di parte Guelfa, il Re, e' Fiorentini,
Col fuo nimico ciafeun li rannida
27. A fuo vantaggio, e fer co' Ghibellini ,
CorrT hai udito, lega, e compagnia,
E fu lo fcampo loro, e de' vicini.
E 3 28. Nel
JO CENTILOQyiO CANTO LXXXf.
28. Nel detto tempo la Cavalleria
Del Re Giovanni , e de* Lucchesi avendo
Barga afl'ediata , con gran maeftria ,
20. Di Luglio i Guelfi Fiorenrin volendo
Fornir la Terra, v'andar molto groffi,
Gol Capitan di Piftoia movendo.
30. Ma per gli bactifolli, e pe'gran foffi,
Che vi trovaron , non ebber valore
Di poter far quel, per che s' eran modi.
31. Dieder la volta per lo lor migliore,
E per un'afpra, crudel via, e lunga,
A Firenze tornar con poco onore.
32. E poi volendo pur vincer la punga ,
Col Marchefe Spinetta Ghibellino
Trattaron, non perch' egli a) danno aggiunga.
33. El fi vantò, perch* egli era vicino,
Che fornirebbe Barga certamence.,
E comperrebbe per forza iì cammino.
34. Con quattrocento Cavalier predente
A Barga fu di botto cavalcato ;
E'1 Capitan, con tutta V alerà gente
35. A Monte Chiari, ed ebbel dal fuo lato,
E Vivìnaia , (d) e poi con ardimento
Al Peggio del Mugello fu montato ,
36. E quivi fi fermò ar rttendrrrfetìtiy,
Che fé Spinetta , fornifie la Terra,
QVnemici parciflòn per pavento,
37. Di fare a Lucca poi una gran guerra;
E non venendo Tun, nò l'altro fatto,
Subitamente , le '1 libro non erra *
38. II
AN. DI CRISTO I 3 3 2. E SEGG. 7 1
38. Il Capitano a Barga mandò racco,
E richiefe i nemici di baccaglia;
Ma e' la rifiucaro al primo tratto,
39. Perchè dentro non era vitcuaglia,
Ed egli il fapien ben , fecondocrt odo ,
E ftrinferfi più force alla vifaglia.
40. Allor veggendo sì ferrato il nodo
I Fiorentin , fi levaron dai giuoco
Per lo miglior , che non v'er* alerò modo;
41. E fé prima acquetarono onor poco ,
Con molco men cornaro , a dire '1 vero,
Alla feconda volta di quel leco .
42. A' cinque dì d'Ottobre s'arrenderò
I Borghigiani , ed ebbene in Fiorenza
Gran riprenfion; che fornir la poterò
43. Con trecenco fiorin fanza fallenza»
Che più di centomila fu pòi il coito,
Ed anche fi perdo per nigrìgenza.
44. Nel predert' anno , a' dì venti d' Agofto
Anda ro i Geno vefi in Catalogna
Con grande armata, ed animo difpofto
45. Di vendicar l'oltraggio, e Ja vergogna,
Che? Catalani a Genova avien fatta,
E fornir chiaramente lor bifogna;
46. Perchè , fecondochè il libro tratta ,
E' danneggiar Maiolica, e Alinone
Sì, che pareva rifola disfatta.
47- Ancor , fecondochè per me fi aiorica ,
De' Catalan trovar cinque galee
Al cornar, come qui la penna corica;
E 4 48. Del-
JZ CENT1L0QUI0 CANTO LXXXI.
48. Delle qua', (e) ficcome penfar fi dee,
Prefer la gente, e 'i navilio di piano,
E tornar con triunfo, e con nome.1 . O
49. Nel dett' anno qiie' di Saogiroignaap ,
Col Podeftà, con levate bandiere,
Nel Fiorentino affalir Campo Urbiano,
50. Perchè gli ufciti loro in queir oftiere ,
Credendo flar ficuri, alcuna volta
Si ruducien , quand'era lor meftiere.
51. Prefer la Terra, e la roba ricolta,
Vi miter fuoco, ed arfero il Cartello,
Poi il partir con allegrezza moka.
52. Quando pe'Fiorentin fi feppe quello,
Contro al Comun cominciaro a procedere ?
E contro al Podeftà, e più con elio ;
53. E poiché fatti fur tutti richiedere ,
Perchè non comparirò alla primaia , (f )
Fur condannati, e ben lo mi può' credere ,
54. Prima il Comnne in cinquanta migliaia, \
E'1 detto Podefìà, ch'era Sanefe
Con quarantotto, perchè più fi paia.
55. Perchè furono infieme a tali ofTefé
Fur condannati , come ancora parfi
Per la fcrittura , che te '1 fa palcfe ,
$6, Tutti nel fuoco, cioè d'eller arfi \
E' Fiorenrin fanza niuna difcordia
A cavalcarvi non erano fcarfi .
$7. Ma quand'egli il fentiro , di concordia
Mandarono a Firenze Ambafciadori
Con pien mandato, per mifericordia.
58. Dir
AN. DI CRISTO 1 3 3 2. E SEGG. 73
58. Diliberotfi pe' Signor Priori,
Che foffer tutti quanti ribariditi
Sì veramente , che per loro errori
59. Doveffer dentro rimetter gli ufcici ,
Mendare il danno dal piede alla cima
Di que',che'n Campo Urbian furo aflaliti,
60. Secondochè ne folle fatto ltima
Pe' Fiorentin , eh' a ciò furon chiamati,
E non valefle ciò, ch'eletto prima.
61. Nel dett' anno d' Ottobre , per trattati
Dovendo il Melanefe aver Chermona ,
E già molti de; fuoi v'erano entrati,
61. Que' della Chiefa, come fi ragiona,
Gliene cacciar con lor danno, e vergogna «»
Poi Meffer Azzo , co' fuoi in pedona
63. Ai Modanefe da grattar die rogna ;
Onde al Legato già non parve giuoco ,
E di Romagna fi tornò a Bologna ,
C4. Nell'anno (g) in San Martin s'apprefe il fuoco,-
Arfs tre cafe , e '1 palagio de* Giugni,
E quattro ne morirono in quel loco.
65. Potrefti dir Lettore : li cor mi. pugni
A far menzion di quel, che non montava,
E perchè sì. vii cola al libro aggi ugni ?
66. Rifpondoti , eh' ognor , che s' appigliava,-
(E queft' è quei, perch'io tQ9ì fp palefij,)
Che quafi tutta la Città s'armava.
67. Nel prederanno avendo il Ferrar;:
C.
Affediato il Caftel di San Felice ,
Qual era dd Contado Modanefo,(h)
68. Car-
74 CENTILOQJJIO CANTO Lxxxr.
68. Carlo del Re Giovanni , ciò fi dice,
Venne co' fuoi a foccorrer la Terra,
Ed il Legato, per farlo felice,
6p. Gli mandò gente, fé '1 libro non erra,
E comandò, che mai niun (») fi parta
Dal fuo voler, durante quella guerra.
70. E quando Carlo quefto ebbe per carta,
Non afpettò , che venifie la gente ;
Veggendo quella de* nemici fparta ,
71. E' percoffe a' nimici arditamente,
E durò la battaglia quiviritta(k)
Da Nona a VcfprojO) ma pur finalmente
72. Il detto Carlo in volta , e in ifconfitta
Mife tutta la gente de* Marche/!;
E fu sì grande allor quella trafitta,
73. Che più di cinquecento morti, e prefi
Rimafer da cavallo in quel femiero.
E moiri fanti a pie per terra fteiì.
74» Meffer Giovanni da Campo San Piero
Col Capitan ci rima fé pregione
Fra gli altri, di cu' io non ho penderò.
75. Fu di Novembre, e per con! cagione
Il Re Giovanni ne montò in itfato ,
E molto migliorò fu a condizione.
76". Similcmente ne montò il Legato ,
E dar volendo a' Marcheii più fcandoli,
Nel lor mandò fuo pente d' nino lato;
77. I quali arion la Villa di Sàrtfiridoli $(»)
Po' ii partirò , e tornaro a Bologna ;
E li Marcheiì poi perieguicandoli
78. Nel
AN. DI CRISTO 1332, E SEGG. J$
78. Nel Bolognefe , fanza dir menzogna ,
Arfer la Villa, che fi chiama Cenci, (n)
E tornarli in Ferrara a lor bifogna •
79. E Metter Azzo con fuo' trattamenti
Al Re Giovanni tolfe poi Pavia,
Salvo il Catte!, che ritenner fuo genti:
80* Il qual con battifolli, e con baftia
Fu circundato, ficchè fanza affanni
Alcun non v' entrav' entro , e non ufcia.fc)
81. Con molta gente appretto il Re Giovanni
Dalf una parte ad un patto fi fìrinfe ,
Non fenza molti fuoi , ed altrui danni ;
82. E combattendo, il badalucco vinfe,
E brievemente , per non darti tedio ,
Alquanta viuuaglia dentro pinfe ;
83. Poi fi partì, e rimafe 1' attedio,
E per tal modo venne rinforzando,
Che per que* dentro non vi avea rimedio,
84. E poi di Marzo, la roba mancando,
Ed un Tedefco con ardito volto
Diede la 'ntrata , merito fperando.
85. Onde i Conti rinnalzaron molto ,
E '1 Re Giovanni ne dibafsò forte ,
Ed ebbe in altra parte il penfier volto
26. Subitamente, ed andoffene in Corre,
E menò più Baron di Val di Rodano ,
Perchè del Re Uberto terme forte.
87. E que' del Re Uberto allor s'annodano
Infieme , a riparar con lor potenza
Contr'a que' di Buemma , s' egli approdano .
83. Ma
y6 CENTILOQUIO CANTO LXXXI.
88. Ma perchè il Papa avia data licenza
Levò coftor di quella oppenione,
E' Pugliefi ubbidirò a fuo fentenza .
8p. Accanto il Re Giovanni fu in Vignone,
E ficcom'egli a' pie del Papa giunte,
E '1 Papa gli fé grocce di leone,
pò. Ed in palefe con parole il punfe ,
Dicendo , eh* e' facie contro alla Chiefa ,
E poi in fegreto colle dolci V unfe ;
pi. Perocch' egli avia facca ogni fua 'mpreia
Di voler del Legato , e '1 Re di Francia ;
Ma e* non fece feufa, né difefa ,
p2. Come ordinato fu di prima mancia \
Ma con benignità chiefe perdono,
E perdonogìi , e baciogli la guancia.
P3. Tutti que' fatti , eh' antidetei fono ,
Fé il Re Giovanni, difendendo l'alia
Pe'l Papa, e per color, ch'io ci ragiono.
P4. Perchè la Chiefa fi fé madre, e balia
Del Re di Francia , acciocché '1 fuo fratello
Incoronato foffe Re d* Italia .
95. 11 Re Giovanni dopo tal zimbello
Mette in Corte, ficcome difereto,
Quindici giorni , e cialcun dì novello
p6. Era col Papa a configiio fegreto.
Ed ordinaro iniìeme molte cofe ,
Come ancor ti dirà noftro dicreto.
07. Ma sì, ch'affai ne rim^fer nafeofe,
Perocché forfè quel, ch'era penfato,
Iddio in altri termini difpofe.
98. Par-
AN. DI CRISTO 1332, E SEGG. 77
98. Partiffi il Re Giovanni, e cavalcato
In Francia fu , per dare efecuzione
A ciò, eh' a via col Papa ragionato.
09. E'1 Re di Francia, ed ogni fuo Barone
Incontro gli fi fecion(p)con gran fefta ,
E per quel , ch'ai intefo, avien ragione.
100. Lettor, tu hai l'Abbiccì manifesta,
Poi, come vedi, il nome mio rimato,
Perch'è'l bifogno , rallargo la fefta:
Or^fì convien, che Dio fia ringraziato. 00
FINE DEL CANTO LXXXI.
NOTE AL CANTO LXXXI.
Arg. (f) Magi E de'.
18. (aj Magi, e Str. Neil' anno ec. Tutti sfotto V ala .
1 1 (b) Magi, sì veggiamo . Str. e come qui fi rinvergamo .
(e) Magi, dolore . 35. (d) MòS. Viviana .
48. (e) Magi. Delqual. Tem. Della. quale . (*) Magi, fl???
onore .
53. (f) Str. eMzgì. alla prima', errore.
64. (g) Magi. Nel detto anno .
67. (h) Magi. Melanefe.
6$. (i) Magi, e' non .
yt. (k) Str. e Tem. quivcritta. (1) Magi'. Vefper ; e così
fpeftb altrove . 77. (m) Vili. e. 211'. Confandali .
78. (n) iv. Ceriti .
So. (o) Magi, non v' iutr ava , né ufeia .
09. (p) Magi e Str. fer .
zoo. (q) Vuol dire, che qui termina il dittico zi Antoni»
Pucci Fiorentlli fé tonica - De le fue rime a la pre finte
Cronica , s e cominciano a prenderli tutte le lettere
del Deo grati as , per principi di ogni Canto feguente .
CAN-
7»
CANTO LXXXII.
ARGU MENTO.
anni di Di Cimpo , del Legato , e 7 Re Giovanni, villani
ca. 1332. Come /confitto fu preffo a Ferrara , 1. 1 o.c. 2 1 4.
e fegg. Zi rtW/tf Compagaia de' Bianchi panni , e fegg.
Z* ^<,7/tf Porta a Verzaia , e degli Or/ini
Da' Colonnefi morti in fu' cammini . (t)
1. l|^\Ico, ch'avendo i Pifan tolto Mafia
X-^ A' Sanefi per forza , com' è decco ,
Nel trentadue, eh' ancor qui non patta,
2. Per far loro ancor più onta , e difpetto
Mandaron poi Metter Din della Rocca,
A attedio 00 ad un Cartel di lor d ift retto . (ty
3. Onde '1 Sanefè, che la guerra imbocca,
Poich'ebbe moki Cavalieri avuti,
In quella parte per foccorfo fiocca ;
4. E trovando i Pifani fprovveduti ,
Dei mefe ài Dicembre gli (confitte,
E fornirò il Cartel, come fapuci .
5. E poi , fecondochè fì Maeftro fcrifle ,
A pregion ne menaron grande fchiera,
E'1 Capitan, come di ver fi ditte.
6. E poich* egli ebber guaita la Valdera,
Alla Città di Siena fur tornati
Con gran triunfo fotto lor bandiera.
7. Onde' Pifan contro a loro adirati
Fer tra loro primamente danari,
E poi condutter dimolti foldati,
8. E fer*
AN. DI CRISTO 1 3 3 2. E SEGG. 79
8. E Terne Capitan OmpoW Scolari,
Il qua! fi molle di Febbrai' vegnente,
E cavalcò contro a' loro avverfari ,
9. Ardendo, e dibruciando crudelmente
Per quel di Siena , e'1 Bagno (d) a Macereto.
Perchè i Sanefi allor non avien gente ,
io. Tornar per vai di Strofa , (e) e poco lieto
Fer quel paefe , e la Badia a Spugnole
Ebber con gli altri infieme del racqueto j
11. Ched il valer di tre fufine prugnole
rfNoa vi lafciaron , ficcom' io ti canto,
E le mie rime (f) alla matera giugnole.
12. E così fero infino a Corpofanto ,
E faria fiata la gente più folle
A cercare il Contado tutto quanto ;
13. Se non che'1 Fiorentin mandò a Colle
Gente , non in fervigio de' Sanefi ;
Ma perchè '1 fuo Contado guardar volle.
14. Onde que' fi tornaro in lor paefi
Con pregiani, e con preda, ed alla fchiena
A Pifa ne portar dimoiti arnefi.
15. Ver'è, ch'eiTendo fopra quel di Siena,
Mandaron qua i Sanefi a mano , a mano
Per gente, e fu negata a bocca piena,
16. Perchè favamo in pace col Pifano,
E romper non fi volle; donde poi
Ogni lor danno di queto, e di piano
17. Interamente fi recar da noi.
E pare a me , che Y uon fé fteflb inganni ,
Se ferve altrui , guaftando i fatti fuoi .
18. Nel
So CENTILOQUIO CANTO LXXXI.
18. Nel detc'anno il figliuol del Re Giovanr'
Da Parma venne a Lacca a far dimoro ,
E' Lucchefi fer fefta con tor danni ;
ip. Perocché '1 detto Carlo impuofe loro ,
Come colui, che di quel fi notrica,
À lor quarantamila fiorin d'oro.
zc. De'qua' rifeofle con moka fatica
Venticinque migliaia , e in Lombardia
Si tornò, poiché di danar fé bica,
21. Incontro al padre fuorché rivenia
Con centomila fiorin d'or di Francia,
Che '1 Re gli die, e con gran Baronia;
zi. E di Febbraio in Parma , a non dir ciancia ,
Si ritrovò domila cinquecento
Buon Cavalieri apprettò alla fua pancia.
2j. E poi foccorfe con molto ardimento
Il Cartel di Pavia ; e non poflendo
Di quello avere il fuo intendimento ,
24. Quel di Melano, e di Bergamo ardendo,
Andò colla fua gente , e ritornato
Di Marzo a Parma fu , s'i' ben comprendo,
-5. Nel predetc'anno il Lombardo Legato
I Fiorentin pregò molto coperto,
Ch' e* rompeirer la lega dal lor lato,
26. Che co? Lombardi avien ; onde per certo
Rifpofro fu: La Lega co' Tiranni
Ci Ùcq fare il Papa, e'I Re Ruberto,
27. E non faremo mai sì fatti inganni,
perocché quella lega è ordinata
Contro al Bavero, e contro al Re Giovanni:
28. E di
AN. DI CRISTO 133 2. E SEGG. 8j
28. E di prefente P ebber confermata,
E fu gran fenno , di farfi i] minore
Nemico amico per quella fiata,
2p. Per riparar l'oltraggio del maggiore;
Ma ciò , che '1 detto Legato argomenta ,
Fé , perchè noi il chiamaffimo Signore .
30. Appretto gente, ch'egli avea in Argenta
Cavalcò a Colandoli , dov' era
La gente de' Marchefi , ali* arme attenta ;
3 f . I qua' pe reo ile r colla loro fchiera
Sì, che' Marchefi , ficcom* io dico mo,
Furo feonfitti fotto lor bandierai
32. E fu prefo il Marchefe Niccolò,
Ed altri affai , come qui fi dichiara ,
Onde il Legato in fuperbia montò \
33. E fubito mandò Torte a Ferrara,
Con tanti Bolognefi , che d* intorno
La cerchiar tutta per vincer la gara
34. Per modo, che di notte, né di giorno
Non ne poteva alcun fanza fofpiro
Ufcir , né entrar , tane' era il campo adorno
35. Onde i Marchefi , e gli altri sbigottirò,
E raddoppiati arebbono i penfieri ,
Se non fotte la lega, fé bea miro.
36. Mandarvi quattrocento Cavalieri
I Fiorentini , e guardargli con arte
Metter Francefco Strozzi, Ugo di, Vieri.
37. Quefti far que\ che toccavano in parte
Al Re Uberto, e la fua gente ftefa
Alle frontiere nofìre fu da parte,
Tom. VI $ 38. Per-
82 CENTILOQyiO CANTO LXXXII.
38. Perchè di grazia volle tale imprefa
Da' Fiorcntin, non volendo mandare
Della fuo gente alcun contro alla Chiefa.
30. E que' convenne , eh* andaffer per mare,
Poi a Verona fermar loro itile,
E far molto onorati, ciò mi pare.
40. Mille trecento trentatrè , d'Aprile,
Il Re Giovanni a pafquar col Legato
t Venne in Bologna molto ignorile .
41. A' Bolognesi non piacque il mercato,
Che ventimila (g) fiorin delle colle
Si traifer per lo Re, e' ho nominato,
42. Perch' egli andaffe a Ferrara nelf ofte,
Ed el mandò il Conte d' Armignacca (h)
Innanzi al campo , con trecento polle ;
43. Ed a Parma tornò, quafi in iftracca ,
Per ordinar fua moffa di prefente,
Avendo gli avverfar per men d'un acca.
44. VQgg^nào i Fiorentini veramente
Il Legato col Re legato ft retto,
Mandar di botto a dire alla lor gente
45. Il contrario di quel , eh' avien lor detto;
Che 'i Legato crattaffer per nemico ,
Che e' così P aveano tutto a pretto.
46. Ed eiTendo per crefeer, com' io dico,
L'affedio del Legato fanza ftima,
Giugnendo con fuo gente il bell'amico,
47. Ordinar que' della lega , che prima
Si foccorrefìe Ferrara , e mandaro
Ciafcun fua gente , come qui fi rima .
48. E quat-
AN. DI CRISTO 1 3 3 3« E SEGG. 83
48. E quattrocento Cavalier v'andaro
Pe' Fiorentini , oltre a que' quattrocento ,
Che per lo Re Uberto s' affegnaro.
49. Giunta la gente con gran valimento
Prefer partito di coraggio fino
De* nemici aftalir fenza pavento;
50. E per la porta ufcir di Francolino,
Chf era '1 più forte lato per ragione,
Per metter la baftia loro al dechino ;
51. E T altra gente di porta Leone
Tutti ad un cenno fer F aflalto grande,
Popolo, e Cavalier, quella ftagione .
52. Ma tutto quefto non valie tre ghiande;
Se non che '1 Fiorentin coli* Avvogaro (0
Si ftrinfe allora con molt' altre bande,
53. E da cinquanta, che vi fi trovaro,
De* noftri ufciti al Giglio fpiegato
Con gli altri fur, né mai V abbandonare;
54. Ed affalir di dietro lo (leccato,
E per forza paflaro appoco, appoco
Dove quel d* Armignacca era fchierato
55. Con fecento cavai di Linguadoco ,
I qua' percoflero ; e quella battaglia
Più d' un' ora durò, con afpro giuoco.
56. Ai fine i noftri, con que' della taglia
Mifer per terra la'nfegna diritta
Del Re Giovanni, dando gran travaglia,
5j. Allor la gente volle in ifeonfieta ;
Mad il fuggire a lor poco giovò ,
E chi vi fu fa, fe(k) mente la fcritta ;
F 2 58. Per-
§4 CENTILOQyiO CANTO LXXXU.
58. Perchè fuggien verfo il fiume del Po,
Dov'era pien di gazzare, e di legni,
Che combatterò il Ponte , ben lo io ;
59. E pochi ne campar per loro ingegni,
Perchè molti provar del Po la fonte ,
Che fenza partorir d'acqua fur pregni.
60. Cadde per carco de' fuggenti il Ponte,
E molti ne fur morti, e fra' pregio ni
Fu d'Armiguacca il fopraddetto Conte,
61. Di Linguadoco molti gran Baroni,
E di Romagna gente /ignorile,
E Cavalier di Bologna, e pedoni;
62. E fue a' dì quattordici d'Aprile.
Così i Marchefi rimafer feiici ,
E tennero il Legato, e '1 Re a vile,
63. Ed arricchiron di quel de' nemici;
I Bolognesi, ed altri al lor viaggio
Lafciaro andar , per farglifi ad amici . 0)
64. Nel predett' anno in Firenze, di Maggio,
D' uomini vaghi , con dolce dottrina
Si fecer due brigate di vantaggio :
65. E T una fu nella via Ghibellina ,
Che fur trecento vertici di giallo,
Chetavano in goder fera, e mattina.
<56\ L' altra fu viepiù ricca fanza fallo ,
Che cinquecento fur, vediti a bianco,
Che'i Corfo de* Tintor feciono (tallo.
67. E 1' una , e l'altra fanza niun manco.
Dararo infino al dì di San Giovanni >
Né di fpendere alcun fi vide ftanco ,
68. Qual
AN. DI CRISTO 1 3 3 3. E 9EGG. 8$
68. Qual fi veflì di drappo , e qual di panni,
Ed ebbevi di que', che fur sì pazzi,
Che a foddisfarc poi penar più anni.
6p. Così regnaro in giuochi , ed in follazzi ,
A coppie andavan con molti /tormenti
Per la Città , quando non eran guazzi ,
70. Danzando cerei con be' reggimenti ,
Altri cantando dinanzi al Signore
Incoronato con molti ornamenti,
71. Tenendo («0 coree , e correndo a cuttore
Con larghe, e belle fpefe convitando,
Uomini, e donne, con pregio, ed onore j
72. Alcuna volta a cavallo armeggiando
Andavan , dando alla gente diletto,
E le donne d'intorno vagheggiando.
73. In buona fé ti giuro, ed imprometto,
Che de* gran fatti, eh' i' vidi fra Joro ,
Tre n'ho quafi men, che nulla detto.
74. Ma tanto ti vo' dir, ched un teforo
Valfer gli arnefi, e la predetta feda
Collo più di femila fiorin d'oro.
1$> Ed altre fé ne fecer dietro a quella,
Ma indovini fi facieno affai ,
Dicendo : Ancor ci tornerà in tempefta*
76. E così fu, come tofto udirai,
Che Firenze ebbe appretto tale feorta?
Che ricordar fé ne dee fempremai.
77. Nel detto tempo fi fondò la porta
Bella a Verzaia , che è in fui cammino
Di Pifa , e i ftìo' medefimi conforta .
E 3 78. Nel
85 CENTILOQUIO CANTO LXXXII.
78. Nel predett' anno , di Luglio, il Dalnno
Etfendo ad ofie in un forte Cafteilo
Del Conte di Savoia fuo vicino ,
79. Andando un giorno d'intorno a vederlo ,
Per darvi la battaglia (labilità ,
Ferito fu d'un malvagio quadrello,
80. Portato via , per curar la ferita
Alla trabacca tua , a mano , a mano
Allo sferrar pafsò di quella vita.
Si. Ma nota, che non dee un Capitano
Metter fé fieffo a periglio, ed altrui j
Ma de' andare sì, eh1 e' ritorni fano.
82. Ver* è , che que',che feco avie cottui ,
Come valenti al Caftel fi fermaro,
E tanto fer , che Y ebber dopo lui ;
83. E tutti que' , che dentro vi trovaro,
Fuor (n) delle mura manganar per certo,
E poi più Terre d'intorno acquiftaro.
84. Poi fu fatto Dalfin MelTère Uberto,
Ch'era in quel tempo a Napoli palefe,
Perocch'era col ziefo Re Uberto;
85. Il qual (°) venuto, che fu in fuo paefe,
Per configlio di que', che può con gioia
Affolver que', che dimetton 1' offe fé,
8(5. La pace fé col Conte di Savoia ,
Che '1 Re di Francia di Vienna Sire
Eller volea , ed altrui era a noia .
87. Ne! dett'anno, di Maggio, fé venire
Il Re Giovanni in Bologna il Legato,
E parlato con lui il fé partire.
88. E poi
Atf. DI CRISTO I.333. E SEGG. 87
88. E poi di' Giugno a lui fu ritornato
Con gente , per {occorrer Mercatello ,
Che'i Comune d'Arezzo avie, aiìediato ,
Sp. E per Bologna ranco fé drappello ,
Non cavalcando colla fuo polianza,
Che gli Aretini prefero il Gattello .
pò. DiiTeiì pei , che '1 fé a loro iìanza ;
Onde il Legato ne prefe diidegno,
Ed e, chi ie n accorfe per fembranza ,
pi. Sanza conruato lì partì dal fegno ,
Torneili a Parma , e di Luglio feguente
Ne venne a Lucca, ch'era fuo ritegno.
pz. Quindicimila fiori n di prefente
A i Luccheli impofe , e poi d' Agofto
A Parma fi tornò cella fuo gente •
93. Nel dett'anno, com'è qui propofto,
ElTéndofi più volte infieme offefi
Duo gran Cafati, ciafeun mal difpoflo ;
P4. Di Pvcma , dico» Or/ini, e Colonnefi >
Il Conte d' Anguillara , e fuo Cognato
Bertoldo Orfin , con altri de'paeh",
pj. Andando a ragionar certo trattato
Col Cavalier de' Colonnefi antico,
Mettere Stefano favio , e pregiato ;
96. lttefano , figliuol di Sciarra, dico,
Co' fuo i compagni, più di co/ìor forti ,
Avendo quegli ciafeun per nemico,
97. Ad attalirgli fur pretti , ed accorti.
Que' fi rivolfer valorofamente,
, Ma da' foperchi (p) ameudue fur morti .
F 4 98. La
88 CENTILOQJJIO CANTO LXXXII.
98. La cui morte principio veramente
Fu di viemaggior mal, da quel feguito ,
Ne mai vi fue amor perfettamente.
99. E puoflì dir , che Romì a mal partito
Venuta fia per queftì due Cafati,
Che ognun vuol edere il più riverito.
100. Ma fé que' d' oggi guardano i paflaci ,
Vedranno lor grandezza andare a terra,
E d'ogni parte gli uomini fcemati :
E certo fia, che così va di guerra.
FINE DEL CANTO LXXXII.
NOTE AL CANTO LXXXII.
Atg. (f) Tcm. DiCclonneJi morti in fuoi cammini .
2. (a) MSS. Ajfedio , fenza il fegnacafo . (b) Magi, ài fora
ftretto .
8 (e) I MSS. tanto fopra, che qui par e , che leggano
coftantemente Ciupo .
9. (d) Vili. e. 214. a Macerata .
io. (e) Vili, ivi •. Strova *
11. (f) Magi, e Str. lafcia rime .
4'« (g) Vili. e. 217. quindicimila.
42. (h;. Magi. Ormignacca . Stv.Ermiguacta'j e tosi apprefT* .
52. (i) Vili e. 218. Avogadro .
J7. (k) Magi, pò, fi; ovvero, pofe .
<Sj. fi) Magi, e Tcm. per far gli fi amici .
71. (m) Magi. EJfendo.
83 (n) Magi. Fer .
8$y (o) Magi. In quel.
5>7. (p) Magi, de' fopercki. Tem- del fopenhit <
CAN-
*9
C A NT O LXXXÌII.
AAGVMBNTO
ani*i di Qui dì Morrocco, (f) ep$i del Re Uberto , Villani
cr. i 3 3 3 . Di Siena , Maffa , Francesco Ardi laffi, 1. 1 o.c.2 2 *,
e fegg. IV Malatefti , (• J* Cefena accerto , e fegg»
Del figlino l di Caftmccio , t? <// quifiione ,
G6? 7 Pipa fece della Vifione ,
j. T?Ra nel ibpraddecto trentatrè,
JJi Quando que' di Morrocco, e di Granata
Saracin , contro ad ogni noftra fé ,
2. Venner con una grandirtima armata
Ad un Cartel, ch'ha nome Giubelcaro,
Ch'è nelia Spagna verfo lor contrata ♦
3. Col Caftellan tradimento crattaro ;
Ond' e' li dipani con fua compagna,
E' Saracin con patti dentro entrare
4. E come quefto feppe il Re di Spagna»
V'andò ad ofte fanza dimorare,
E di gente ebbe feco turba magna -
5. E s' e' non fotte il fopraftare in mare*
Veracemente l'avrebbe riavuto;
Ma la fortuna contado l'andare.
6. E fé' nimici 1' averter faputo ,
Egli eran tanti , che fenza riguardo
Avrebber morto chi vi forte ifluto •
7. Nel predett' anno , di Luglio, Adoardo
Re d'Inghilterra, artediò con fua gente
La Città di Vernicca , fé ben guardo.
8. 0:r
90 CENTIL00J/I0 CANTO LXXXM.
8. Onde Davit Re di Scozia poffenrc,
A cui apparteneva fanza forfè,
Alla difefa fu fubitamente ,
9. E con tacca fua forza la foccorii ,
E 'ncontanente fu alla vifaglia
Degl' Inghilefi ; onde 1* un l'altro morte.
io. Ma finalmente tutta fi fparpaglia
La gente di Davic, in vericade ,
Ed Adoardo vinfe la battaglia,
11. Ed ebbene pregioni in quanticade
Di trentamila , e poi la Signoria
Libera egli ebbe di quefta Cittade.
12. Nel detto tempo lo Re d'Ungheria,
Con AndreaiTo fuo fìgliuol fecondo
In Puglia venne, con gran Baronia.
13. A Manfredonia arrivato giocondo,
Dal Duca di Durazzo fu innoraco,(a)
Come s'è* fofle Imperador del mondo.
14. A Napoli da lui accompagnato ,
Inconrro gli fi fé con allegrezza
Il Re Uberto, ed ebbelo abbracciato;
15. Baciollo in bocca con (b) gran tenerezza
E ben fi convenia tutto quello,
Principalmente per la fuo grandezza >
16. E poi perch'era figliuol del fratello,
Che benché quefii averle nome Carlo,
E* fu figliuol del buon Carlo Martello ,
17. E fuccedeva a lui, conV io ti parlo,
Il Reame di Puglia a cofcienza,
Perchè Ruberto non ha cui lafciarlo;
18. Pe-
AN. DI CRISTO 1333. t SEGG. Oi
18. Perocché Carlo Signor di Fiorenza,
E Duca di Caiavra, era già morto,
E lalciò due fanciulle alla partenza ;
ip. Delle qua' 1' una , come molto accorto
Il Re Ruberto die ad And reaffò,
Fig'iuol del Re ri* Ungheria , eh' i' t'ho porco .
20. Quando per lor (ì venne a quello palio ,
A vie cinqu' anni la fanciulla, e fette
Il mafehio, ricche ciafeuno era baffo.
21. Papa Giovanni quefto concedette,
E'i fanciuì fece di Calavria Duca,
E poi Cicilia, e Puglia gli prometee;
22. E vuol, che dopo il Re per lui riluca,
Che cofeienza molte il Re Uberto ,
Siccome fpeflb altrui morde, e manuca.
23. La feita grande cominciò per cerco;
Uomini, e donne per Napoli andaro,
Danzando, ed armeggiando a vifo aperto;
24. E' Fiorentini allora vi mandaro
Otto gran Cavalier con ricca veffà ,
Che cinquanta corize! con lor menaro.
25. Quando compiuta fu la detta feda
Quei d'Ungheria fi tornò in fuo paefe,
ET fuo figliuo] col Re Uberto refta.
26. Nel detto tempo eiTendo molte offefe
Per la Città di Mafia tra'Pifani,
E'Cittadin della Città Sanefè,
27. Ed effendo rimetti nelle mani
De* Fiorentini, e del Vefcovo noftro;
I quali acciocch' egli fiefler più fani ,
28. Dier
pi CENTIL0Q1JIO CANTO LtfXXIir,
28. Dier fentenza, come qui ti mo(rro,
Che T un , gè 1' altro di quella Cittade
Àveflè a far, come dice lo 'nchiortro;
29. Ma ch'ella rimanefle in libertarie,
E '1 detto Vefcovo a fua cofcicnza
Tre anni vi mandafle Poteftade;
30. Il qual vi mandò Tempre da Fiorenza .
Così s' ebbe la pace compimento,
Benché non foffe con benivolenza ,
31. E diecimila marche d' ariento
Dovea pagar chiunque (c) la rompefle
A quel, eh' avefle danno, o 'mpedirnento.
32. E' Fiorentini fecer le promette
Per ciafetadano , ed a' morfi , ed a' graffi O
Fer poi; e poco par, che s' attenefle.
33. Nel detto tempo Francefco Ardilaffi,(d)
Signor , che folev' ett'er di Forlì ,
Eflendone tratto fuori co' raffi
34. Di Santa Chiefa , come dice qui ,
E datone di fuor buon pezzo a freno ,
Nafcofamente poi rientrò 11 ;
35. Perocché in una carrata di fieno
Si fé portare dove avie fuo (tallo,
E mandò per gli amici in un baleno.
36. I qua' s'armaro, ed e'montò a cavallo,
E cacciò fuor quella gente rubefta >
Ed e' ri ma fé Signor fanza fallo.
37. Nel detto tempo Metter Malatefla
Co'fuoi feguaci rientrò in Rimine,
Per una porta, ch'egli ebbe in podeftaj
38. Cac-
AN. DI CRISTO I333.ESEGG. P3
3 8. Cacciò la Chiefa, e per quel eh' io n* eftimine,
Qual fu rubato , e quai-di morte pena
Porrò fanza riguardo d' alcun crimine .
39. Nel detto dì dalla Chiefa Cefena
Anche fi rubellò , falvo il Cartello,
Là , dove i fuoi rifuggiron di vena ;
40. Il qual fu aifediato bene , e bello ,
Po' s' arrendè la rinchiufa compagna ,
Né fanza gran cagion fu fatto quello ;
41. Perocché tutti i Capi di Romagna
Pregion fur per la Chiefa dei Marchefe,
Ed il Legato poi di Jor fi lagna.
42. E ricolferfi tutti a loro fpefe,
Ned a ior volle , fecondoch' io intendo ,
Dar, né preftar, che valefie un rornefe.
43. Nel predett' anno , di Maggio, veggendo
Il Re Giovanni mancar la vendemmia
Di quel , che fi credea , s' i' ben comprendo ,
44. E recandoli a soia ogni beftemmia,
Per lo miglior pensò, co* fuoi faldati
Partir d'Italia, e tornarfi in Buemmia.
45. E dando in Parma , per molti trattati
Cercò con Pifa , e con Firenze attento,
Di dar Lucca a chi più n* avefle dati.
46. E poi parendogli far fallimento,
Rattemperoffi di sì fatto cruccio.
Ned al trattato diede compimento.
47. Sentendo quefto i figli uo'W di Caftruccio,
Ch'eran col Re Giovanni per iftatichi ,
Temendo forte del cuoio, e del buccio,
48. E eh*
94 CENTILOQyiO CANTO LXXXIII.
48. E ch'egli il loro flato non diradichi,
Fuggir di Parma » e girne in Carfagnana
Arditamente, come franchi ladichi ,
49. E raunar molta gente fovrana ,
Colla qual di Settembre in Lucca entraro,
E fenza offefe d' anima Criftiana
50. Corfer la Terra, e non trovar riparo,
E tutta quanta , falvochè V Agofta ,
Tutto quel giorno la fignoreggiaro .
51. Sentita il Re Giovanni la propofta,
Che* figliuo' eli Caftruccio eran fuggiti,
Con tua gente fi molle (0 fanza folla.
52. Andonne a Lucca, e que' furon partiti,
E '1 Re corfe la Terra con ardire ,
E racquiftolla pe' prefìi partiti;
$}. E poi li fé condannare, e sbandire,
Siccome traditori , e con ingegno
Munfe i Lucchefi innanzi al fuo partire.
54. E finalmente Lucca diede in pegno
Per trentacinque migliai' di fiorini,
A' Rofil Parmigiani, e tornò al fegno,
SS- E poi da Parma prefe altri cammini,
E lafciò Reggio al Signor di Fogliano,
Modiha die -e ad altri più vicini .
56. E da tutti ebbe danari in fu a mano,
Non fo , con quanti giunfe a fuo magione,
Che'l Re fi credett' effere Taliano »
S7» Nel dett' anno piuvicò in Vignone
Il Papa ciò , che fu diliberato
Per gli Mìliti, di fua oppenione;
58. Cioè,
AN. DI CRISTO 1333. E SEGG. 5)5
58. Cioè, che prima aveva fermonato ,
Che non pocea per lua fanticade
Alcun di quella vita trapaflato
59. Vedere il vero Dio in Trinicade,
Ala folamente potean vedere
Di Gesò Crifto la umanitade;
60. E quefta vifion dovieno avere
Infino al giorno, e l'ora del giudicio ,
Al fonar della tromba, al mio parere:
61. E che poi fempre avranno M benificio,
La Trinicà vedran tutti i Beati
Perfettamente, per diritto uficio.
t>2. Cosi ria per contradio de' dannati,
Come que' per ben fare al primo tratto
Non fieno interamente meritati ;
63. Così dice, che per aver mal fatto,
Sarien Je pene, e'martirj imperfetti,
Finché '1 Signor dirà con fermo patto :
64. Gite al fupplicio eterno maladetti.
Nota, ch'e'mofìra, fecondo il fermone,
Che 'nferno prima non abbia fuo' effetti»
6$. E quefta così fatta vifion!
Provò per molti modi accidentali ,
Dando alcuno autor per teftimone.
65. E ciò difpiacque a molti Cardinali;
Ma nondimeno el fé comandamento
A' Prelati , e Maeftri naturali ,
67. Che poneffero a ciò lo 'ntendimento ,
E fopra la quiftion, eh' avia formata,
RapponafTero a lui lor fentimento;
63. E prò-
9<5 CENTILOQUK) CANTO LXXXIII.
68. E protetto, che per determinata
Alcuna delle parti non avea ,
Ma fol per difputar V avia trovata .
6p. E nondimen fi ditte, eh* e* credea
La detta oppinion : dall'altro lato
Per vera fperienza fi vedea ;
70. Perchè quando venia alcun Prelato,
Favoreggiafle alquanto i' fuo penfieri ,
E che'l fuo detto gli avefl'e approvato,
71; Egli il vedea poi più volentieri,
Ed aveva da lui grazia , e fervigj ,
Dove moftrava agli altri gli occhi fieri .
72. La qual quiftion, fermonando in Parigi
Àppreflò al General de' Fra' Minori,
Che Caorilno prefe i panni bigi,
73. Fu riprovato pe' Predicatori ,
E per gli Romitani, e Carmellini ,
Col dir de* Santi , e di molti Autori,
74. E per altri Maeftri Parigini.
Dal Re Filippo molto fu riprefo ,
Dicendogli ccyj moki afpri latini :
75. Se non rivochi quel, ch'abbiamo intefo,
r ti farò morire incontanente,
Siccome Paterin nel fuoco accefo ;
76. E fé 'J Papa, che mode il convenente,
Voleffe quefto foftener di piano ,
Colla ragione il fare' ricredente .
77. Dunque fi pregherieno i Santi invano,
Se per alcun di lor non fi vedette
la Trinitade T alto Dio Sovrano ;
78. E per-
AN. DI CRISTO 133 3. E SEGG. ^
78. E perdonanza data, o che fi defle.
Sarie per cerco di niun valore,
S^ 'ì giudicio di Dio non procederle ;
70. La qual cofa farebbe grande errore,
E guaftamenco della Fé Cri/liana ,
E recico è ciafcun , che V ha nel core .
§0. Dico , che tale oppenione è vana ,
E non fé ben chi di prima la icriffe ,
Né tu provando cofa sì villana .
81. E comandò innanzi eh' e' il parade,
, Il contrario diceffe fermonando ;
E così fece , e poi aggiunfe , e diffe :
82. Ciò, eh' i'diffi, Signor, fu quiftionando ,
Bench'io moftraffi di voler provare,
Veruna parte s' intende affermando ;
83. Ch' i' credo , e tengo fanza dubitare
Ciò, che la Chiefa Santa per lo cerco
Ne tiene, ed ufa in canto, e 'n predicare
84. Appreffo il Re di Francia, e '1 Re Uberto
Sentiero al Papa : Le cofe predette
Merican più riprenfion, ch'alerò merto.
85. E chi moveilè le quifìion fofpette(s)
Dovrebbe difeerpar voftra pofianza ,
Non che muoverle voi sì maladecte.
i>6~. Ond'e'fì vergognò: e 'I Re baldanza
Prefe fopra di lui sì , che dimefla
Non era fua domanda per certanza .
87. Quella fu gran cagion della 'mprometia,
Che gli fé il Papa della Signoria
D'Italia, e dello 'mperio innanzi Mefla
Tom. VI. G pS. Per
98 CENTILOQinO CANTO LXXXIII.
8?. Per gli trattati, che già rneflj avìa
Il Re Giovanni, a cui venner le force
Più in contrario , che non fi credia .
89. La quiftion detta fi trafficò in Corte,
Vivendo Papa Giovanni, ed un anno,
E più appreso dopo la fuo morte,
90. E finalmente, come moki fanno,
Pe* favj dichiarata, e riprovata
Fu come falfa , e piena d' ogni inganno»
pi. Siccome ancor diremo altra fiata ;
E fé fallai ho io nei dir preferite,
La ignoranza mia fia biafìmata:
p2. Ch'i' credo In Dio Padre Onnipotente,
Col fuo Figliuolo , e lo Spirito Santo ,
Come de* creder la Cnftiana gente.
P3. Lafciamo ftar quefta quiftion da canto,
E torneremo aila noftra Cittade,
Di cui di niciftà ci è dire alquanto,
94. Per raccontar la grande avverfitade,
E '1 gran pericol , paura, e tremore,
Ch'ebbe la gente per tal novitade.
9$. Poiché da Carlo Magno Imperadore
Firenze fu rifatta ,(') li ragiona,
Che non avelTe avvertita maggiore;
96. Perchè'n quel tempo non ci fu perfona ,
Ricco, nò pover, che non fi credette
Di fubito morir , come qui fuona ,
97. Sì, che fu degno, che fé ne faceffè
Per noi memoria, poiché per lo fiume
D'Arno venimmo a cosi fatte re(Te ;
98. E l'Au-
AN. DI CRISTO 1333. E SEGG. 99
98. E T Auror credette, che'l volume
Di quefto libro, dopo sì gran pondo,
Avelie fine, e rinnovar coftume.
99. Perocché come rinovóe il Mondo
Pe '1 gran diluvio, quafi tutto quanto,
Firenze rinovò lo flato a tondo .
100. Ma perch' io non mi credo ftarci tanto,
Che per me far fi potefle altro tetto ,
Di fare aitro volume non mi vanto,
Ma quanto Iddio vorrà, feguirò quefto.
FINE DEL CANTO LXXXIII.
NpTE AL CANTO LXXXIII.
Arg. (f) Vili. Morocchio ; oggi , Marocco .
13. (a) Tem. onorato.
15. (b) Scr. e con .
31. (e) Magi, chimiche. Tem. qualunque .
32. {*} MSS. amoro/ì, e graffi, o a graffi .
33. (d) Vili e. **j. Or delafi'.
47. (e) Magi, il figliuol; e così altre volte.
51. (f) Magi.// mife .
8?. fgj MagL fopraferitte .
S_9l. (h) Tem. non Ji traffico .
05. (i) Magi, fatta . Tem. disfatta .
G i CAN.
ICO
CANTO LXXXIIL
ARGUMENTO
annidi Capitolo, che parla /blamente villani
CR. 1333. Della gran peftilenzia del diluvio , 1. 1 1 . ci.
e te%%> Che in Firenze offefe tanta (f) gente ,
Cy a voler far ciò , (a) cb' ci fé , mani f e fio ,
Non bafieria maggior libro , che qiufio .
I. /^\Gnor, ch'i' mi ricordo del millefimo
\^J Trecento trenta ere, me canto oltraggio,
Ch'i' efeo quali fuor di me medefirno,
2. Confideranno , che fé Giugno, e Maggio
Firenze fiat' era (b) in fefta, e in letizia ,
Come dinnanzi ne vederti faggio,
3. Poco durò, che dopo la dovizia
Dell'allegrezza tutti i fuoni , e canti
Le tornarono in pianto 4 ed in triitizia .
4. Dico , che la mattina d'Ogniffanti
Incominciò, lenza reftare, a piovere
Nella Cittade , e luoghi circuitane!,
5. Né mai fi vide cai modo rimuovere
La notte, e '1 dì ; iicchè continuando
Fé moki cuori a lagrimar commuovere j
6. Perchè l'aria tonando, e balenando
Diventai era tanto fpaventevole,
Che non ci fi dormia dubitando.
7. Lunedì cominciò il tempo ipiacevole,
Ei Cafentin , Pian d' Arezzo, e '1 Valdarno
Guaftaro i fiumi, eh' ognun fu nocevoie.
8. Mec-
AK. DI CRISTO 1333, ESEGG. IO£
8. Mettendo poi la Siave groffa in Amo ,
Guadando venne colla fua rapina
Pian di Sanfalvi, Ripoli, e Bifarno ,
9. PeCcai' rompendo, gualchiere, e molina >
Perfone, e beftie , e cofe moltitudine.
Innanzi fi mertea fera , e mattina
io, SI. che favamo in grande amaritudine
Dimenticata avamo ogni altra guerra ,
E tutta gente con follecitudine
li. Chi fi fuggia di fuori della Terra,
Con tutta iuo famiglia di concordia,
Chi nell'altezza od vicin (c) fi ferra.
12. Da giorno a notte avea poca discordia,
Tant'era tenebro fo in ogni canto,
Gridando in boce ognun , mifericordia .
13. Fuor della Terra crebbe l'Arno tanto,
Che dalla Croce la porta fortifiìma
Mife per terra; onde raddoppiò il pianto,
14. Veggendo giugner la piena grandiffima*
E quefto fue il mercoledì notte.
E poiché T acqua ci fu tanto altiffima ,
15. Ebbe le mura di Lungarno rotte ,
E 'I mur de' Fra' Minori , e più d? un cubito OD
Alzò tra lor, crefcendo a tutte l'otte.
16*. Onde in fui tetto della Chiefa fubito
Fuggirò i Frati, e fecervi l'Altare,
Temendo di morir: di ciò non dubito.
17. E quivi poi con divoto cantare
Differ la Meffa con gran luminaria »
Né le campane flavan di fonare .
G 3 18, Tane'
10 2 CENTILOQUIO CANTO LXXXIV.
18. Tant'era fcura , e tenebrofa l'aria,
Che la veduta rì' uomini , e di donne
Con tutti quanti i lumi era contraria .
io. E come appretto qui memoria fonne,
Continuando a San Giovanni il crefcere
L/ acqua , alzò più , che mezze le colonne,
20. E l'Arno già non riftava di mefcere ,
E guaftò in parte il Cartello altra fonte
Dov'era il fai, eh' a molti ne fé increfeere.
2 1. Di quattro non rimale altro , eh* un ponte ,
Tre ne fece cader la piena orribile ,
Che un braccio , e più fu fopra il Rubaconre.
22. E come fu a molti alTai vifibile,
Cadder le caie, ove fi facie l'arte
Di Cervelliere, ch'era affai poffibile.
23. E cadde allor la ftatua di Marte
A cui gli antichi facean riverenzia
Siccome a Dio (e queflo abbi per carte)
24. Ch'ai Ponte vecchio facie rifedenzia>
E mai non fi rivide fua figura.
Poi dimoftrando l'Arno luo potenzia,
25. Fece cader la torre, colle mura,
Lungarno, a San Frian , come qui dicojo ,
E po' quelle del Prato in gran mifura.
26. Se ciò non fotte flato , a gran pericolo
Era quefta Città ; che ben tei braccia
Ci fu l'acqua alta per alcun ramicolo;
27. Ma come aperto fu da quella faccia,
L' acqua della Città cominciò a feendere ,
E r aria alquanto a cornare in bonaccia.
28. La
AN. DI CRISTO 1333. E SEGG. £03
28. La terza notte poi , per darti a Stendere,
Rimafe la Città piena di mota ,
Siccome fanza detto puoi comprendere .
29. La gente , eh* era in quella notte nota ,
Fuggita alle montagne , s' allegrarono ,
Quando d'acqua fentir Firenze vota.
30. Niente allor le porti fi ferrarono ;
Sicché innanzi, eh* apparile il giorno,
Uomini, e donne alla Città tornarono.
31. Ed io fu' i' un di que\ che fé' ritorno,
E poich' alquanti dì così fu varico,(e)
Non parve (lato mai cotale feorno.
32. Ma pur fi cominciò nuovo rammarico,
Perocché tra* poiTenti furon certi ,
Che di danno ponaron grande incarico.
33. E perchè allo fgombrar non furo efperti
Perderò biada, e cofe fenza noveri ;(Ò
Onde fé* ricchi fur così diferti ,
34. Deh penfa , come dar dovieno i poveri (g)
Che quand e il tempo più bello , e più magno ,
Trovan di rado alcun, che li ricoveri .
35. Ma Iddio provvide , e diede lor guadagno ,
A fgombrar per le volte l'acqua torbida,
Ed altre cofe, ch'erari d'altrui lagno;
3(5. Perchè que', eh* erano ufi a vita morbida *
Non potean così durar l'affanno,
Come que', che fempre la fer forbida»
37. A larga ftima, ricevette danno
Il Comun di fiorin dugentomilia,
Siccome molti chiaramente fanno;
G 4 38. E'Cic-
104 CENTILOQJ7I0 CANTO LXXXIV.
38. E' Ciccaditii ancor di gran mobilia,
Che tale avie fatto endica di grano,
Che poi non ebbe per la fuo familia.
39. Dalla parce di lotto per lo piano
Legnaia, Brozzi , Campi, con Peretola ,
Ed altre ville feminaro invano.
40» E come cafa mai murata fgrecola,
Di molte V Arno fé lungo la riva ,
Ed io il fo , bcnch' i* fia un pafcibietola «
41. Da ogni parce la gente fuggiva
Infìno a Fila, (iccom'io t' incronico , (h)
Alla montagna, per trovarli viva.
42. E fé non folle il grande follo Arnonico ,
Là, dove l'Arno (I volfe alla fchifa,
Cacciava in terra di Fifa ogni inconico. (')
43. E pur così le die caro di rifa,
Concioffiacofach' al fubico giagciece
Allagò la maggior parte di Pila,
44. E di paura a molti fé il cor pugnerei)
Sì, che avrefti veduto d'ogni grado
La gente per temenza gii occhi mugnere ;
45. E molto danno fece in quel Contado
Di p?rfone, e di cafe nel fuo correre,
Iniinchè vicitò San Piero in Grado.
46. E quivi poco fi potò foccorrere ;
Ma piangendo chi v'era ad aiti boce ,
A faivamento s'incecnò ricorrere.
47. Come 1' empito d' Arno mife in foce
Più di trecento, a cui tolto avie ?! vivere,
11 mar cacciò di fuor da fé veloce
48. Gli
Atf. DI CRISTO 1333. E SEGG. IQ$
48. Gli alberi dibaribati, e vigne livere,
Semente guaite, e moki panni, e lana,
Non fen potrebbe chiara ftimaCO fcrivere.
49. Nò (blamente qui fu la fiumana >
Che tutti i fiumi ufciron di lor termini,
General , quafi per tutta Tofcana ,
50. E trailer della terra molti vermini,
I quali ufciron d'alcuna montagna,
Dove mi par, che tal fementa germini.
51» Appreffo nelle Terre di Romagna,
Gran danno moftra, che faceflfe il Tevero,
Ed a Caftello , e al Borgo, e fua compagna
52. Perugia, e Todi, e fuor del corfo fcevero
Romagna , ed Orbivieto , e 'n quel di Siena ,
Ed in Maremma, come qui perfevero .
53. E' Fiorentini , dopo quella mena,
Non fi trovaron di farina polvere ,
Per le mulina guafte dalla piena,-
54. Mancando loro diiinare , e fciolvere,-
Da' vicin fur foccorfi per certanza
Di farina , e di pan , faccendo folvere ,
55. Prato, e Piftoia cominciar la danza,
E Colle , e Poggibonizzi , follecito
Ciafchedun fu, e mifonci abbondanza.
$6. Per la qual cofa , al mio parere , è lecito
Di mantenergli fempre per amici ,
E non dimenticar quel, eh' io ti recito.
57. Veggendo i Fiorenti.n, che pe' dirle j
Delle pefeaie , e de' mulin terragnoli ,
Firenze fu per gire alle pendici ,
58. Per
10(5 CENTILOQyiO CANTO LXXXIV.
58. Per ifgombrare all' Arno fuo' rigagnoli ,
Si riformò, che mulin , né pefcaia
Dumila braccia fotte predo a' Magnoli,
$9. Ned infra* Ponti, a pena di migliaia,
Non fi dovette alcun rìirkio mettere,
Ne dal lato di (otto alla Carraia .
60. Non eran quali rafciutte le lettere,
Che que\ che fece la legge, davante
A tutci gli altri la volle dimettere.
61. E però ditte bene il noftro Dante:
„ U un dì fi fanno leggi con gran prolaghi ,
„ E l'altro dì (on guafte tutte quante.
61. Feflì quiftione apprello fra gli Scrolaghi,
E Naturali, e Savj in ifcrittura,
Religiofi , e Maeftri Teolaghi :
63. Se quefto fu per corfo di natura,
Per accidente , o per divin giudizio»
O donde nacque tal difàvventura .
64. E molti difter , che cotale indizio
Fu per congiurazion d' alcun pianeto ,
Al qual convenne far cotale ufizio .
65. Ed un Maeftro laputo, e difcreto,
Di que' di San Francesco, ditte in predica*
Ched ogni altro giudicio avea divieto ,
C6. Salvochè quello, che mai non impedicai(m)
Cioè, il volere di Dio, che dà, e tolla
Al fuo piacer , cosi ferifce , e medica ;
6y. E quefto fu cosi, come Iddio volle,
E contro al fuo voler non ha rimedio:
E più figure fé» e dichiarali^ .
68. Ma
AN. DI CRISTO 1333.ESEGG. 107
68. Ma non volendo, Lettor, darti tedio,
Le lafcìo fìar, che feguendo il tenore,
Diretti: Quefti m'ha pofto l'attedio.
6p. Or végno a dir quel , che dice F Autore ,
Di quelle avverfità , che nel preterito
I' ho veduto , alla Città del Fiore ,
70. E raccontarne alcune non mi perito.
Prima la divifion , che ancor non manca,
Tra* Guelfi, e' Ghibellin cori afpro merito $
71. Apprettò poi la parte Nera; e Bianca,
Che ogni amor di Firenze fece mietere
Per modo tal, che ne rimafe flaiica.
72. Poi Metter Carlo racconciò le cete re ,
Cacciando i Bianchi ,e diede vinto il giuoco
A' Neri , di cui più non vo' ripetere .
73. Poi nel trecentoquattro il crudel fuoco:
Nel dodici la guerra dello 'mpero ,
Che fece a noi gran male , e a f e ben poco?
74. Ch'avendo Arrigo grande defidero,
Nel tredici morì per gli cammini ,
Còme dicemmo quando fu meftiero.(n)
75. E poco dopo li detti confini
Venne in Firenze la grande mortalità,
Poi la feonfitta di Monte Catini.
76. Maraviglia è , come perfona ci alita ,
Che della guerra fi riprefe il fafeio,
Né moftrò la Città d' ettere infralita.
77. Appretto fummo feonfitti a Altopafcio,
Po' il caro grande alla Città famelica ,
Che parte; eh* io lo ferivo, ne trambafeio.
78. Ma
108 CENTIL0QTJI0 CANTO LXXXIV.
78. Da men Firenze, che non è Maccelica ,
Per le pene (offerte effer dovrebbe,
Ma formontata n' è per grazia Angelica.
79. Dall'una all'altra piccol tempo v'ebbe,
Fiorini fpefe a feme di papavero
Tanti , eh' a raccontar poco farebbe .
80. Poi , come dilli ci fu contro il Bavero,
Che ci crebbe anche le pene , e gli affanni ,
Po' fi partì a guifa di Mugavero .
8 1. Appreffo avemmo contro il Re Giovanni ,
Po' il diluvio, onde viene la fentenzia
Dell'Autor, che dice fanza inganni:
82. Effendo tutte quante in una effenzia,
Non farebber , fecondo il parer mio ,
Quanto portò la detta piftolenzia.
83. Ma quefta,e l'altre avvertirà prov' io,
Che non dobbiam recarleci ad ingiuria,
Ma per l'offefe, che facciamo a Dio ,
84. Vivendo in avolterio, ed in luffuria,
11 proflìmo offendendo ogni itagione ,
Con ogni difonefto modo, e furia,*
85. E fé non foffer le buone perfone ,
Avvifo me , che 1' alto Re di gloria
Ci avrie battuti con peggior bailone.
86. Quando recata fue alla memoria
AI Re Uberto noftra avverfitade,
Si dolfe molto di sì fatta ftoria .
87. Una lettera fcriffe con pietade ,
A que', ch'erano allor nel Prioratico ,
Con fanti detti , ed altra aucoritade ,
88. £ tre
AN. DI CRISTO 1 3 3 3. E SEGG. IOp
88. E tre parti contenne, com' io pratico 5
L' una, che noi comportaffimo in pace
L'avvenimento dell'Arno falvatico ;
89. E la feconda , che molto mi piace ,
Che de' peccati noi ci correggeffimo,
Ed ammendaffimo il tempo fallace.
pò. La terza fu , che noi di lui prendemmo
Verace ficurtà, ch'alia bifogna
Non mancherebbe in ciò, che noi chiedeffimOé
91. Non fé così il Legato di Bologna;
Ma funne lieto , e dille : E' mi feonfiffero
Predo a Ferrara ; e non diffe menzogna .
92. Dopo il diluvio certi Grandi diflèro:
Rompafi il popolo, e '1 Ponte fi tagli,
Acciocché que'dilà non ci affaliflero.
93. Ed un de' Rolli fedio un ce' Magli ,
Qual' era popolan , s' i' ben confiderò,
E '1 popol s' armò tutto a que' travagli .
94. E quando gli altri Grandi quefto videro ,
Non "feguitaro il male cominciato,
E 'ncorno al fatto con fenno provvidero.
95. Onde quel, che '1 fedì, fu condannato,
Come fi convenia fecondo l'ordine,
E '1 popol fi rinaafe nel fuo (lato.
9(5. Non fo , Lettor , fé tu , com' io , ricordine ,
Che certi paflando Arno in una nave,
Si vclfer fortofopra , per poc' ordine .
97- Quindici n' affoga ro in men d'un Ave,
Gli altri campar per grazia dell' Altiffimo 9
E non fenza paura, e pesa grave,-
98. Pe-
HO CENTILOQUIO CANTO LXXXIV.
98. Perocché l'Arno allora era grandiffimo;
Ma tanto furon d* intorno foccorfi ,
Ch' egli fcampar di punto si forciflimo ,
$9. E forfè bevver più di cento foro*.
Poi di legname ponti s ordinarono ,
Che 'n picciol tempo finiron jor cord,
100. E forti, e belli poi s'edificarono,
Come fon oggi , né credo , che mai
Fotta n mancar, tanto ben fi fondarono;
E del diluvio detto abbiamo affai.
FINE DEL CANTO LXXXIV.
NOTE AL CANTO LXXXIV.
Arg. (f) Magi, molta . (a) iv. 'fame .
2. (b) Magi, fteffi.
11. (e) Magi, che v' era .
1$. (d) Str. gumb ito . Tem. guhito . Ma*\. gombito .
31. (e) Tem. 7 quarto dì così fu varco . E (otto per corrifpon«
deriti , rammarco , e incarco .
33. (f) Str. e Magi, novero.
34, (g) Magi, povari. E appreflb , ricovari .
41. (h) Magi, t* intonico.
42. (i) Magi, tonico .
44. (k) Magi, fer col piagnere . Str.fir col pugnere .
48. (1) Magi, e Str. chiaramente .
66. (m) Magi, ti pedica .
74. (n) Str. mìffierio .
CAN-
Ili
CANTO LXXXV.
ARGUMENTO.
anni di Del Legato cacciato di Bologna , villani
cr. 1 3 3 3 . Del fondamento del bel Campanile , L 1 1 .e. y .
• fegg. È 'iRé Giovanni , per farci vergogna , e fegg.
Donò per carta Lucca al Re di Francia ,
Ma elfufavio , e tutto V ebbe a ciancia .
i. /^ là era giunto il termine alle (t) criegue
vJ Fatte col Re Giovanni , e col Legato
Dall'una parte, e dall'altra, che fegue
2. La lega, dove il Giglio era appoggiato,
Quando ciafeuna parte fé configlio ,
Se fotte da rifar cotal mercato.
3. Ver* è, che '1 Cardinal dava di piglio,
Purché la triegua ancor fi rifermaffe ,
Perchè la guerra gli era gran periglio.
4. La lega moftra, che diliberafle
Per lo miglior, che nel nome di Crifto,
La dura guerra fi ricominciafle,
5. E confermaron di nuovo il conquido;
Cioè , che '1 Melanefe in fuo dimino
Chermona aveffe , come addietro è vifto,
6. E Parma foffe di Mefler Martino ,
Reggio del Mantovano; e del Marchefe
Modina , e Lucca poi del Fiorentino,
7. Onde tutta la forza Melanefe
Subito cavalcò fopra Piagenza ,
A W Parma il Mantovano, e '1 Veronefe,
8. E cosi
112 CENTILOQUiO CANTO LXXXV.
8. E così gli altri , ognun con fua potenza
Cavalcò , dove difiava il maio ,
Ed a Buggian la forza di Firenza.
9. Nel trencatrè ancora di Gennaio
Fu ciò , eh* ho detto ; e così i collegati
Ricomincia'r la guerra, e di Febbraio
io. EiTendo della lega cavalcati
A Parma quattrocento Cavalieri ,
Trovar que' della Chiefa apparecchiati
il» Co' Parmigiani ; e come arditi, e fieri
Percofler lor sì, che li fer trafporre.
Ed ifeoniitti furo in que' (èntieri.
ì 2. E rimafevi prefo il Conte Ettorre ,
Ed altri molti; ma per quel, eh' 1 fenta,
Pochi ve ne morirò al dare, e torre.
13. Di Marzo, eflendo la Città d'Argenta
Da'Marchefi attediata , fu mandato
Dal Papa, perchè guerra folle fpenta,
14. Uno Arcivefcovo favio, e 'nfegnato;
Il quale , eflendo a Cartel di Peschiera
Co'Caporal, per cui avea mandato,
15. Tre cofe domandò ; e la primiera
Fu , di disfar la lega , e di far pace 5
E la feconda , di levar la fchiera ,*
16. La terza, eh' a' Marchefi più difpiace,
Fu, eh* e' lafciafler fanza niun cofto
Il Conce , e gli altri , di cui qui fi tace •
17. Allor per un Fiorentia fu rifpofto ,
Che rimaner non potea la'mprefa,
Poiché 'a tal parte il termine era porto ;
18. Ma
AN. DI CRISTO 1333.ESEGG. 113
18. Ma fé lafciata fotte dalla Chiefa
Libera Parma, l'ode cederebbe,
Ma non d'Argenta fanz' altra conte fa ,
ip. Ne pe'Marchefi mai fi fofterrebbe
Lafciare il Conte, né gli altri minori;
Che'i Papa prima contento farebbe,
20. ChJ e' rimanefler del tutto Signori,
Dando alla Chiefa ogni anno il ccnìo ufato,
E Umilmente d' Argenta Maggiori.
al. L' Ambafciadore allor preie commiato,
Termine domandando alia rifpofta,
Ed a Bologna fé ne fu andato;
22. Argenta s'arrendè in poca fotta.
Avuta, che' Marchefi ebher la Terra,
Con tutta quanta lòrO>) gente alla corta
23. Sopra quel di Bologna fecer guerra;
E '1 Legato mandò fuo' Cavalièri
A riparare; e, fe'i libro non erra,
24. Fece armar di (<0 Bologna due quartièri ,
Per mandargli in così fatti fervigi ,
Ma egli ufcivan fuor malvolentieri,
25. Levoffi allora Metter Brandaligi,
Con altri vaghi di mutare flato,
E dell' altrui empier le lor valigi ,
26. E'n Piazza infilila ringhiera montatoi)
Gridò con molti, colle fpade in mano;
Viva il Popolo, (e) e muoia lo Legato,
27. E?l popol con furore, a mano, a mano
Li feguitò, e andaronne col fuoco
Al Malifcalco, ed al luogo del grano,
Tom. VI H 28. Qui-
114 CENTlLOQyiO CANTO LXXXV.
28. Quivi gridando : Muoia Linguadoco ;
N* uccifer molti, ed arfero, e rubaro
Ciò, che poteron giugnere in quel loco,
29. Poi il Caftel del Legaco affediaro:
Quefto di Marzo fu di diciaftette ;
A qual fortuna non ebbe riparo.
30. E nota, che le cofe Sopraddette
Gli Bvvenner tutte, per far fi nemici
I Fiorentini , e molto ben gli flette .
31. Che s'è* gli avefle avuti per amici,
Non farie flato, come fu, (confitto,
Né di fuo flato meflò alle pendici ;
32. Ma pe' modi, eh* e' tenne, fu trafitto,
E* Fiorentin della novella udita
Si rallegrane, e fu quafi diritto.
33. Ma nondimen per campargli la vita,
Vi fi mandaro quattro Ambafciadori,
Con trecento a cavai, gente fiorita,
34. E baleflrieri, e fanti de' migliori.
Giunti a Bologna , con molta fatica
II ficurar dalla porta di fuori ,
35. Fafciato tutto della gente amica ;
Gli Ambafciador d' intorno , com' io moftro,
Rammorbidando la parte nimica,
36. Dicendo al popcl , come '1 Comun noftro
Sempre fratel fu di quel di Bologna,
Ed altro più, che non dice lo'nchioftro.
37. Ma tutte qaefte cofe fur menzogna,
Ch' a gran pericol fu fqor del Caftello ;
Ed ifgridando con molta vergogna ,
38. Vcn-
AN. DI CRISTO 1333. E SEGG. 11$
38. Vennero infino al Ponce a Sa' Ruffello,
E' Contadini infino a Lucignano
Per fimil modo gli orlano O il cappello.
3£. E fé non fofle flato fuo guardiano
Il Fiorentino , egli era con Aia gente
Morto, e rubato da ogni villano.
40. Il Cartel fu disfatto incontanente
SI , che appena fi cerniva dove
Le mura flate foffèr primamente ;
41. E come fu piacer del Sommo Giove,
Nel trentaquactro con mille trecento
Del detto Marzo, ed a' dì dicennove(0
42. Entrò in Firenze con grande ornamento,
Poi donato gli fu fanza dimoro
Cera, (g) confetti, ed altro guernimento,
43. E'n un bacin domila fiorin d* oro*
I quali addietro rimandò, dicendo,
Ch' el conofceva la vita per loro;
44. E ben lo potie dir, fé ben comprendo.
Dì due d'Aprile ufcì poi delle porte,
E 'nfino a Pifa , fecondoch' io intendo
45. Accompagnato fu con grandi fcorte ;
I quali in Pifa fletter con lui tanto,
Ch' egli entrò in mare , ed andoflene in Corte •
46. E quando giunto fu al Padre Santo,
In Conceftoro piuvicò con fretta ,
"^Si dolfe molto , quafichè con pianto ,
47. De' Bolognefi, gente maladetta,
Dicendo , come grandi , e piccolini
Gli furon contro ; ond' el chiedea vendetta .
H z 48. Ap-
II* CENTILOQUIO CANTO LXXXV.
48. Appreffo ditte, come i Fiorentini
Gli avieno allor campata la perfona ,
E ficuratol per tutti i cammini ;
49. Onde la Santa Chiefa , e la Corona
Era tenuta in ogni fuo dicreto
Di meritar quel , che qui fi ragiona .
50. Cosi nel Conceftor ; ma nel iegreto
AI Papa ditte : V vi parlai coperto
De' Fiorentin , per cui fon poco lieto :
51. E fiate, Santo Padre, molto certo,
Perch'io col Re Giovanni fé' compagna,
Che' Fiorentin fon que', che m'handiferto ;
52. Che rubellar ci fero la Romagna,
Po* ci furo a fconfigger nondimeno,
Ufando contro a noi ogni magagna :
53. Ma poiché dato m'ebbero il veleno,
Mi diero il mele ; ed altre cofe affai
Diffe, di che la penna tengo a freno.
54. D'allora in qua Papa Giovanni mai
I Fiorentini né veder, né udire
Più non volea, ficcom' udito hai.
55. E' Bolognefi poi, dopo ?1 partire
Del Legato, rimafer malcontenti,
E poco uniti, come udirà' dire,
56. Perchè gli amici fuoi eran fofpetti:
Onde dugento Cavalieri armati ,
Con due Ambafciador, che furo eletti,
57. Dal Comun noftro vi furo mandati.
Se ciò non foffe, pe' fegni palefi,
Al Veronefe fi farebber dati.
58. La
AN. DI CRISTO I$34. E SEGG. 117
58. La detta gente vi flette duo mefi j
Partita poi coir animo Giudeo ,
S' azzuffaron fra loro i Bolognefi ;
$p, E finalmente i figliuo'di Romeo,
Ch' eran di gente, e di moneta caldi,
La forza dimoftrar con ogni reo ,
Co. E cacciar fuor Sabatini , e Rodaldi ,
E Bovattieri, e più altri Cafati ,
Guadando i beni, ed e' rimafer faldi.
6*1. Apprefìo fecer molti confinaci,
E mille cinquecento n' ufcir fuori ,
Tra di lor voglia , e che furon cacciati ;
62. E fé non folle, che gli Ambafciadori
De'Fiorentin vi tornaron con gente,
E ripararo a viemaggior dolori ,
63. Bologna era diferca veramente,
E convenia, che veniffè a Tiranno;
Ma pur fi racquetaron finalmente.
6*4. Di Giugno fu ciò , che contato t* hanno
Quelli mie' verfi, e con diritto ftile
Ritorno addietro non mutando Tanno.
65. Nel predett' anno , nel mefe d'Aprile,
La Lega cavalcò fopra Chermona ,
Tremila , e più di gente (Ignorile .
66. Di Maggio s'arrenderò alla perfona
Del Signor di Melan , fé chiaro veggio ,
Con alcun patto , che non fi ragiona .
67. Poi diero il guafto alla Città di Reggio,
E fopra '1 Modonefe a mano, a mano,
Per fimil modo fecion male, e peggio.
H 3 (58. Poi
Il8 CENTILOQLNO CANTO LXXXV.
68. Poi volendo attediare il Parmigiano,
Udirai quel, che prima era ordinato,
Segreto in Coree di queto , e di piano .
69. Il Cardinal di Bologna cacciato ,
Con molti Coneftaboli de' loro ,
Per un mezzano a vie fermo trattato
70. Di dar cinquantamila fiorin d' oro ,
E que' dovien dar prefi in fuo dimino
I Capi della lega di coftoro.
71. E per potergli pigliar per lo crino
Incominciar tra lor certa tendone; 00
Ma rivelato fu a Mefler Mattino ,
72. Che Torte fé partir per cai cagione,
E di que'traditor fur prefi alquanti,
E tutti guafti fur delle perfone .
73. Gli altri fuggirò in Parma tutti quanti,
Ciafcun Tiranno fi tornò a fuo Terra >
E quella cofa non fu piùe avanti.
74. Po', ficco m' era ordinata la guerra,
I Fiorentini a Lucca di prefente
Mandar lor forza , fé '1 libro non erra .
75. Quivi priemer dovia tutta la gente ;
Ma per la detta cagion furon vani
Tutti gli avvifi fatti primamente ,
76. Nota, Lettor, che gli avvifi mondani
Difcerne Iddio, e termina a fentenza ,
E fpefle volte van per modi flrani.
77. Nel detto tempo vennero in Fiorenza
Di Santo Iacopo , e di Santo Aleflò
Orlique degne d'ogni riverenza,
78. E di
AN. DI CRISTO I3H» E SEGG' * 19
78. E di quel drappo,. che vefiì apprettò
Gesù; e nelf Aitar di San Giovanni
Quéi graziofo acquifto allor fu metto —
yp. E tal procaccio fece fanza inganni
Un Monaco di que' di Valembrofa ;
E per iuo amor que', che veftun que' panni,
80. Debbono ettèr graditi in ogni cofa,
Ne detti lor lafciar ricever torto,
Ma fempre mantenergli in pace , e fn pofa .
81. Nel prederanno ad Orvieto fu morto
Quel Nepol uccio , che n'era Maggiore,
Da un Mettere Currado Tuo conforto,
82. E cacciò fuor con danno, e difinore
Tutti i feguaci fuoi , e come truglio ,
Incontanente li fé far Signore.
83. Nell'anno, a' di dicennove di Luglio,
Della Chiefa maggiore il Campanile
Fondato fu , rompendo ogni cefpuglio ,
84. Per Maftro Giotto , dipintor fottile ,
Il qual conduffe tanto il lavorio,
Che* primi intagli fé con bello flile .
$5. Nel trentafei , ficcome piacque a Dio,
Giotto morì d' età di fettant' anni ,
E'n quella Chiefa poi fi foppellfo .
86. Pofcia il conduffe un pezzo con affanni
Quel folenne (0 Maeftro , Andrea Pifano,
Che fé la bella porta a San Giovanni;
87. Ma per un lavorio, che motte vano,
Il qual fi fece per miglioramento,
Il maeftro gli fu tratto di mano ;
H 4 88. E gui-
120 CENTILOQJ/IO CANTO LXXXV.
88. E guidol poi Francefco di Talento,
Infinchè al tutto fu abbandonato,
Per dar prima alla Chiefa compimento .
89. Nel trentaquattro , eh' io avea lafciato
Si rifondò il Ponte alla Carraia ,
Che '1 diluvio per terra avie cacciato.
90. E fo memoria qui, perch* e* fi paia,
Che di fiorini al Comun venne cofto
Compiuto ben , venticinque migliaia •
91. Nel predett' anno , del mefe d' Agofìo
Mefler Maftin Colorno ebbe affediato ,
Il quale è predo a Parma, ed ebbel tofto*
92. Nel detto tempo s'ebbe, per trattato 00
Di Meffer Beltramon , Cartel d* Uzzano,
E predò a Lucca poi fu cavalcato . 0)
93. Nel detto tempo, eflendo in Francia fano
Il Re Giovanni, donò al Re di Francia
Ogni ragion , eh' a Lucca avie , di piano .
94. E 'l Re Filippo già non V ebbe a ciancia }
A' Fiorentini ferirle il fatto aperto ,
Ch' a Lucca non faceller mala mancia .
95. Non fi lafciò però* e '1 Re Uberto
Riprefe il Re di Francia fuo nipote,
Che buona imprefa non facie per certo,
$6. Appreflb il priega , quanto fa , e puote ,
Che quella ila da lui abbandonata ,
E fé fa contro , a fé fteflb percuote ;
97. Perocché quel, che glief avea donata,
'Non gliel potea donar , eh' a tradimento
L'avea per fé medefirnp acquiftata.
98. On-
AN. DI CRISTO 1334. E SEGG. 121
98. Onde '1 fuo priego fu comandamento
x\l fuo nipote , e con diferezione
Rimafe ne' fuo' termini contento ;
99. Né voile mai pigliar la poffeffione f
Nò mai pafsò in Tofcana di fua gente,
Che fi fapeffe , per cocal cagione .
100. Così lafciò la'mprefa di prefente,
E parmi , che faceffe fuo onore ;
E bafti quefto di tal convenente :
Neil' alerò Canto muteren tenore.
FINE DEL CANTO LXXXV.
NOTE AL CANTO LXXXV.
1. (|) Magi, della.
7. (a) Magi, e Tem. E.
il. (b) Str. e Magi. Con tutta lor .
24. (e) Magi, per .
26. (d) Magi, /alito, (e) Stz.Povilo,povila. Teffl. P*pó*>
lo , popò le .
25. (*) Tem. gli ornarono .
41. (f ) Vili. 1. 1 1. e. 6. a* dì 3 1. di Marzo . (g) Magi. Orti <
71. (h) Tem. quiftione.
86. (i) Magi, follecito .
92. (k) Magi, hfeia ji tre verfi 4i fopra . (1) Magi, ftfwfc
€9 tofto .
CAN-
122
CANTO LXXXVI.
ARGUMENTO
ANNI di Come in Firenze ehbe fette Bargelli , (f) villani
Cr. 1334. E della morte di Papa Giovanni , 1. 1 1 .e. 1 6.
t fegg. E de' Turchi /confìtti crudi , e felli , e fegg.
De* Genoveji , e di Fra Vent urino ,
Che per invi dia fu meffo al dechino .
1. TJ Egnanrìo il trentaquattro , innanzi detto,
-IV. Ed eflendo in Firenze affai ciardelli,
Che uccidevan gli uomini a diletto,
2. Di nuovo fi crear fette Bargelli ;
Due n' ebbe Oltrarno, un per ogni altro Sefto,
Mostrando di dar freno a tutti quelli .
3. Ma per altra cagion fi facie quefto,
Perchè ogni Reggente Cittadino
Volie potere andar ficuro , e pretto ;
4. Perocché allor fi rifè (a) Io fquittino,
Ed i detti Bargelli ogni ftagione ,
La notte, e'l dì, da fera, e da mattino,
5. Cercavan di sbandici, e di tencione
D'arme , e di giuoco , e fepper sì ben fare,
Che non durò più , che quella lezione .
6. Nel detto tempo i Genovefi in mare
I Catalani tanto danneggiaro ,
Che farebbe imponibile a contare.
7. Quattro galee in Sardigna pigliaro ,
E quattro cocche in Cipri delle loro,
E 'n Cicilia altre quattro ne rubaro ,
8. Con
AN. DI CRISTO 1334. E SEGG. 12*
8. Con tanca roba, che valfe un teforo,
ET'mpiccaro fecenco Catalani,
Ed altri molti in mar gittati foro,
p. Ed ucciferne affai colle lor mani,
E poco ebbe dall' una all' altra offefa ,
Sicché di lor ne campar pochi fani.
io. Nel dett' anno Tarmata della Chiefa,
Del Re di Francia , e di Vinegia andando
In Grecia a far contr' a' Turchi difefa,
11. I quali andavan tutto dì rubando;
Effendo già in Costantinopoli ita,
Degr Infedeli poco dubitando,
12. Trovar, che' Turchi eraa gente infinita,
E combatter con loro, e finalmente
Sconfitti fur da noftra gente ardita .
13. Quindicimila Turchi certamente _
Quivi morir tra que' , che fur percoffi,
E que', ch'andar per mare alla più gente ;
14. E ben centocinquanta legni groffi,
Ed altri molti fur recati a fine
Col fuoco, e poi di fubito fur mofii.
15. E gir guaftando tutte lor marine,
Levando prede, e dando lor gran danni,
Che par, che foffer fentenzie divine.
16. Nel dett* anno morì Papa Giovanni
A' quattro di di Dicembre in Vignonc ,
E mori ben difpofto , fanza inganni ;
17. E rivocò vivendo la quiflione,
Che moda avie , dicendo , che '1 Beato
Di Dio non avie piena vifione;
18. E ciò
114 CENTILOQIJIO CANTO LXXXVI.
l8. E ciò fé per coniglio del Legato
Cacciato di Bologna, fuo nipote,
Ovver fìgliuol per amore acquetato ;
I j. E la rivocazion , con piene note
Lafciamo nella profa , con difio
Di dirne in brieve quel, che dir fi puotc.
20. Giovanni fervo de* fervi di Dio ,
San della mente, dico, ch'io fallai
Della quiftion, eh/ i' modi al parer mio.
21. Ed altre cofe ditte, ch'io lafciai;
E com'egli ebbe fuo detto finito,
D' efta vita pafsò , com' udirai .
il. E poi a grande onor fu foppellito,
E di Dicembre poi fanza dimoro
L/ efequio qui fen fé, com' hai udito.
23. E dopo lui fi trovò di teforo,
Fdico folamcnte di coniati, (b)
Diciotto milion (*) di fiorin d'oro,
24. E più vafellarnenti molto ornati ,
Corone , Mitre , e di molte ragioni
Croci, ed anella, ed altri don pregiati,
25. Valuta ben di fette milioni .
La maggior parte par , che raunattè
Il detto Papa di prefenti , e doni .
2<J. Non moftra , ched allor fi ricordale
Di quel, che ditte Crifto nel Vangelo,
Acciocché tutta gente l'ottèrvafle:
27. Non tefaurizzate qui, ma in Cielo.
E a chi(c)'l ne riprendea come faggio,
SI rifpondea; Il faccio per buon zelo,
28. A'nten-
\
AN. DI CRISTO 1334. E SEGG. 12$
28. A 'ntendimento di fare il paflaggioj
E col nipote cominciato avia ,
Quando a Bologna gli die fignoraggio ;
29. E poi per farlo grande in Lombardia ,
Àvea già dato al fuo tefor tal botto,
Che s' io il diceffi , parrebbe bugia .
30. Quefti tenne il Papato anni diciotto ,
E novanta n' aveva naturali ,
Quando di quella vita andò di fotto.
31. Aveva trentaquattro Cardinali,
Che tutti fi trovaro allora in Corte,
Moftrandofi di lui molto carnali .
32. E poi appreffo , dopo la fuo morte,
Dal Sinifcalco dello Re Uberto,
Che ftringer li dovea a quella forte,
33. Di fubico rinchiufi fur per certo
In Conclavi, per far nuova lezione
Di Papa, il quale fofle favio, e fperto.
34. Ma fetteggiando, fu tra lor tencione )
È quel di Pelagorgo, Caporale
Dell'una fetta, come il libro pone,
35. La boce aveva da ogni Cardinale
Della fuo fetta, non in fuo fervigio,
Che forfè non fi riputava tale ,
3(5. Ma pe'l fratel del Conte di Comigio,
Al qual diffe : Tu mi giurerai,
S' i' ti fo Papa, come qui ti ligio,
37. Ch' a Roma colla Corte non andrai;
Ed e' rifpofe : Gran mercè , fratello ;
E quel prometter non gli volle mai,
38. Di'
Il6 CENTlLOQyiO CANTO LXXKVT.
38. Dicendo: Innanzi lafcere'il Cappello.
Onde la cofa fu rimefcolaca ,
E come piacque a Dio, chiamaron quello ,
39. Ch' era il minor di tutta la brigata ,
Ed una boce non ebbe di manco,
Faccendo ognun da beffe tal chiamata •
40. E cosi Papa fu il Cardinal Bianco ,
DI venti di Dicembre, anno predetto,
Che di Ceftella Abate era flato ancoj
41. Poi fu chiamato Papa Benedetto;
Il qual diffe com'è' fu confermato:
Un afino per Papa avete eletto.
42. Poi del tefor, che l'altro avie Iafciato,
Per non voler cotal fervigio indarno,
Cento migliai* di fiorin die lor da lato.
43. Nei detto tempo crebbe tanto l'Arno,
Che' ponti del legname via ne manda ,
E poi, come dett'è, fi rifondarno.
44. E così fecero i fiumi di Landa , (<*)
E'1 fimigliante fé il fiotto marino
Per le marine Terre di Silanda.(e)
45. Nel detto tempo un Frate Venturino
Da Bergamo , de' Fra' Predicatori ,
Per predicar con divoto latino,
46. Converti molti grandi peccatori
In fuo paefe , con bella dottrina ,
Ladri, e micidiali, e rubatori ;
47. E diffè loro: Fvo'per medicina,
Che voi vegnate pe'l voftro fallire
Con meco 2 Roma , a far la quarantina ;
48, E fé-
AN. DI CRISTO 1334. E SEGG. 127
48. E fegli tutti ad un modo veftire
Colla gonnella bianca, con effetto,
E'1 mantel perfo , e poi , a non mentire,
49. Una Colomba bianca avie nel petto,
Ch'aveva in becco un ramucel d'ulivo,
E perch* io'l vidi, lo ferivo a diletto,
50. E fu viemaggior fatto, eh' 1 noi ferivo;
E tutti andavano ordinatamente
Siccome Frati a quel, che non è vivo.
51. Ogni brigata innanzi avie prefente
La Croce , con alcun fegno per via ,
Quali eran pochi infieme,e qua* più gente.
52. E vo', che fappi, che di Lombardia
Ne crafie diecimila , ed a cavallo
Ve n'ebbe affai, co* qua' dietro venia.
53. Quando a Firenze giunfer, fanza fallo
Eran crefeiuti sì, che la Cittade,
Tutta fu piena, Chiefe, ed ogni ftallo;
54. E li buon Cittadin , per caritade ,
eccome per gli amici s'apparecchia,
Ciafcun chiamava la fua quantitade.
SS- Nota , Lettore , e nel mio dir ti fpecchia,
Quel , eh' a Metter Valor de'Buondelmonti
Vid' io fare , in fulla Piazza Vecchia .
56*. 1' dico, eh5 egli, e molti altri fur pronti
A apparecchiare a quelle genti Arane
Menfe , e tovaglie , con allegre fronti ,
57. Da ogni parte giugnendo le zane
Piene di roba, e chi mandò il barile
Pien di buon vino, e chi'lfacco del pane*
58. Uo-
Ii8 CENTILOQUIO CANTO LXXXVI.
58. Uomini, e donne di flato gentile
Veduto avrefti alzare alla ritonda,
E la gente fervir con atto umile.
5p. Quella Piazza era piena da ogni fponda;
Come mangiato avien certe brigate ,
Si rifornia per la gente feconda .
60. Quindici di durò , perocché '1 Frate
Andava dietro a tutti, al mio parere,
E gli altri fi ftendien per le villate.
di. E quando entrò in Firenze , dei fapere ,
Che donne, e uomini, grandi, e minori,
Per maraviglia il tratterò a vedere •
di. E fé non fofTero i noftri Rettori,
Da' quali e* fu francamente rifeoffò,
La gente commettea di grandi errori .
63. E pur così gli fu ftracciata indoffo
Tutta la cappa , perocché beato
Si tenne ognun , che n ebbe quant' un groflb .
64. Poich' al Convento fi fu ripofato ,
In fulla Piazza venne a predicare ,
Ch' era piena di gente d* ogni lato .
65. Bella loquela avea, e '1 fuo parlare
Fu della pace , e in quel luogo fovrano
Di morte d' uom parecchi (O ne fé fare .
66. Quand'ebbe predicato a mano, a mano,
In Pergamo rizzoffi un Vefparino ,
E ditte; Io fono flato nel Frignano
67. Ben(g) quarantanni, rubando il cammino,
E più di centoventi uomini ho morti:
Or m'ha converto Frate Venturino ;
68. E pia-
AK. DI CRISTO 1334* E SEGG. I 2 9
6$, E piace a lui, ch'i' tal vergogna porti
Infino a Roma, per mia penitenza j
Pregate Iddio, ch'ai ben farmi conforti»
óp. Partiti! il Frate, e gli altri, e di Fiorenza
Alisi , volendo poner giù la foma
De' peccati , il feguir con riverenza.
70. Con quelli , e con molti altri giunfe a Roma,
Perocché tanti ne crebber d'intorno,
Che maggior gente fu , che non fi noma.
71. Poi dille lor ; Farete qui foggiorno
Tanto, eh' i* torni, ed io andrò a Vignonc
Per grazia al Papa , e farò qui ricorno .
72. Così fi molle eoa divozione,
Credendo a que?, che P avien fluitato ,
Acquiftar grazia di reminone.
73. O per invidia, o per altro peccato,
Com' el fu giunto in Corte , di refia
Al Sommo Sacerdote fu accufato j
74. E efaminato , come fi dovia ,
Fu ritrovato vero , e buon Criftiano ,
Di fanta vita fìato tuttavia.
75. Ma perchè difle di queto, e di piano
Con più prefunzion , che non richiede
L' effer prefente al fuo Paftor fovrano :
76. Non è diritto Papa, fé non fiede
A Roma in fulla fedia, ove San Piero
Tenne il bafton diritto della fede ;
77. Penfoflì forfè il Papa di leggiero:
Quefti potrebbe con dolci latini
Contro a me molti mutar di penderò ;
Tm. VL l ' 78. Ed
130 CENTILOQUIO CANTO LXXXVI.
78. Ed a Frafacca il mandò a' confini,
E cornandogli , eh' el non confeflaffe ,
Ne predicadè; ed e' con gli occhi chini,
79. Benché li fuoi malvolencie-r lafciafle ,
Per forza gli convenne far V andata ,
E credo pur, che molto gli gravaiTe.
80. La ciurma, che afpettava la tornata,
Come pecore fan fenza '1 paftore ,
Si fparfe tutta quanta fconfolata;
Si. Tornarti a' lor paefi con dolore,
E tal pe'l Frate s'era convertito,
Che s el fu prima reo, fu poi piggiore.
82. 11 detto Frate, eh* a* confini er' ito,
Era di trentacinque anni d* etade,
E , quanto vedi , al mondo fu gradito ;
83. Ma s'è' con pace, e con umilitade
Sofferfe quello efiiio, eh/ i* t' ho detto,
T credo, ch'eia pien di fantitade;
84. E non credo, che Papa Benedetto
Sanza cagion 1 aveffe confinato :
Lafciamo fìar di cui foffe il dìferto.
85. Nel detto tempo in Genova tornato ,
Come dett'è, per pace il Ghibellino ,(h)
E'1 Re Uberto avendovi mandato
86. Per guardia un Uficial da Tolentino,
Con alquanti a cavai, con molti fanti,
E per Podeftà v' era un Fiorentino,
87. (Qualfu Meflcr Giannozzo Cavalcanti ,
Ch'ancora per lo Re v'era col Giglio,
Ch'a' Ghibellin difpiacque,a tutti quanti,)
88. Tra*
AN. DI CRISTO 1334. ESEGG. 131
83. Tra' Guelfi , e Ghibeilin nacque bisbiglio ,
E'nfieme s' azzuffa r fanza dimoro,
E furo i Ghibellini a gran periglio.
8p. Al fine i Guelfi fi rupper tra loro,
Poi co' Ghibeilin parte s' accozzaro,
E più che' Guelfi fur forti coftoro ,
pò. E gii altri Guelfi , e '1 Re fuor ne cacciaro ,
I qua' 11 andaro a Monaco per certo,
E' Ghib^liini poi fignoreggiaro .
pi, Appreifo con disdegno il Re Uberto
L' armala vi mandò , che tenne ftretca
La Cittade , e'1 Contado fu diferto.
pi. Allora i Ghibeilin con molta fretta
I Guelfi, che gii ataro , cacciar fuori,
Sicché de' veri Guelfi fer vendetta.
p3» AppreiTò degli Spinoli ,' e degli Ori
Fecer due Capitan, ciaicuno altiero,
I qua' potean far come Signori.
94. Nel trentacinque, elTsndo Meffer Piero
Sacpon Signor d'Arezzo, e di Cartello,
E di Mafia, e del Borgo, e d'altro oftiero,
9$. Ed avendo diferti fanza appello
I Conti a Mxjntefeltro, e gli Ubaldini,
E i figliuoli di Tano, e lor pennello,
pò. E que' da Monte Doglio, e gli libertini,
Qae' da Faggiuola, ed altri fimilmente,
E tolta Gallinella a' Perugini,
97. Efiì trattaron poi fegretamente
Co' Perugini , e'1 Borgo a San Sipolco P)
Tollero a Me/Ter Pier fubitamente ,
I 2 98. A' dì
X32 CENTlLOQyiO CANTO LXXXVI.
98. A' di otto d'Aprii, nel tempo dolco,
Salva la Rocca co' fuo' confidati ,
Che'nfino a venti dì tennero il folco;
pp. De'qua' Mefler Uberto de* Tarlati
Caporal era, e, falve l.e perfone,
S'arrenderono, e fur di fuor mandati.
100. E que', che prefer la podèffione ,
Col Peragino all'Aretina) fer guerra,-
E di lor fatti non fo più menzione,
Perchè fon giunto ove '1 cammin fi ferra,
FINE DEL CANTO LXXXVI.
NOTE AL CANTO LXXXVI.
Arg. (f) Magi, battagli ; errore .
4 (a) Str. e Tem. fi fece .
13. (b) Magi, di contanti . (*) Tem. migliaia ,
27. (e) MSS. E chi .
44. (d) Tem. dy Irlanda . Vili. e. 2. Olanda . (e) iv. dt Sir-
landa .
6$. (£) Tem. ripete, in quel luogo*
<>7' (g) Str. e Magi. Pia di.
H$. (h) Tem. /w pace . Str. e Magi. / Ghibellini .
97. (i) MSS. Sipolcro .
100. (k) Magi, e V Artin .
CAN-
133
CANTO LXXXVII.
ARGUMBNTO
anni di Della Montagna , onde ufciro i Serpenti , villani
€R. 1335. Degli Aretini , e di Meffer Muftino , Li 1 .e. 25.
e &g£> Com'ebbe Lucca a'fuo\\) comandamenti , e fegg.
E come nel dett' anno del vainolo
Ci morì di fanciulli grande (z)ftuolo .
1. A Voler féguitar Ia'mprefa fatta
jl\ Delia materia, che qui fi ragiona,
Mi convien dir ciò, che la Profa tratta.
2. Nel trentacinque, che dinanzi fuona,
Una Montagna, ch'era tutta falda,
Per tremuoto (ty feofeefe in Falterona
3. Predo a Firenze una sì grande falda,
Che tenne il rovino più di ere miglia,
Di Maggio, eh' ancor l'aria non è calda.
4. Albori, cafe , e beftie, quanto piglia
Si mifè fotto, ed afeirne ferpeoti
Tanti, eh* a dir parrebbe maraviglia»
5. Con quattro piedi , e con aguti denti
Se ne trovaron due ; che corri' un cane
Era ciafeuno, al parer delle genti.
6. A Decoman dalle perfone vane
Portati furo , e molta gente china
A ciò veder, perch'eran cofe ftrane »
7. Appreffo poi della detta mina
Ufcl acqua sì fatta, che di lieve
Avvelenata avrebbe la marina ;
I 3 8. E w
134 CENTILQQyiO CANTO LXàXVII.
8. E tutti i fiumi d'intorno, e ia Sieve,
E T Arno intorbidò per tal cagione
SI, che a lavai* la gente andava in Grieve.
p. Nel detto tempo Aìeflèr Beltramone
IV Fiorencin di guerra Capitano,
Come dett' è dinnanzi per ragione,
io. Un battifolle avie pò ito a Baggiano,
Dal qual tornando , da nimica genre
Riporta in guato fu psrcotfb (<0 al piano;
li. Ond* e' fi voife valorofamente ,
Co' Tuoi , i quali erano cencinquanta ,
E feonfifie i nemici incontanente .
12. E fecondochè '1 Libro dice, e carità,
Fu morto un lor Coneftabole quici ,
E venti preli, fé *i dir non millanta.
13. Poi, com' avieno ordinato i nemici,
Ufcir di Peicia dugento barbute,
Che i nofiri mifer tutti alle pendici .
J4. Un ne fu morto , e preiì con fé rute .
Ne furor* più di trenta, g li confinì
Gli altri fuggir, come bedie fmarruté.
15. Nel detto tempo eifendo i Perugini,
E 'I Cortonefe andato in Val di Chiana ,
Guadando in quella parte gli Aretini ,
1(5. E Atelier Pier con fuo gent<2 fovrana
Si fece loro incontro, ed in perfona
Co' fuoi percofie a quella gente vana.
17. Que' fi rivolfero inverfo Cortona,
Quafi con fuga si male ordinati,
Che Atelier Pier feguitando gli forona -
18. So*
AN. DI CRISTO 1335. E SEGG. 1 3 5
18. Sopraggitti ch'egli ebbe, fceverati
Li mifc in iiconfìtta , e più di cenco
Cavalier Perugia vi far legaci ,
io. E più di due cotanti, ciò non mento,
Di que' da pie rimafer preft , e morti,
E Meffer Piero, e' Tuoi con ardimento
20. Verfo Cortona , infin predo alle porti
Li feguitò , e pofcia non s' indugia ;
Con gli luoi Cavalier gagliardi , e forti
zi, E' cavalcò fopra quel di Perugia,
E 'a cinque giorni, di ciò, che trovaro,
Non vi campò valer d' una grattugia ;
21. Ed alle forche loro poi impiccaro
Alquanti Perugia col gatto allato,
Ed a' brachieri ior laiche appiccaro;
23. A dimoftrar, iiccome avea giucato
Con lor, col gatto, e co' fai fi penfieri,
Il Perugin Cacalafche chiamato .(<*)
24. Ma i Perugin , fìccome arditi , e fieri ,
Non come gente fconfitta , venire
Di Lombardia fer mille Cavalieri.
25. E' Fiorentin fanza afpettar d'udire
Loro ambasciata , o d' e de ine richiedi,
Manda'r della lor gente al lor fervire
26. Dugento Cavalieri arditi, e predi,
La 'nfegna del Comun con lor portando,
Acciocché 1' amiilà fi manifedi .
27. Nel predett'anno di quinci padando
Dugento Baleftrieri Genoved ,
A Meder Pier Saccon d'Arezzo andando,
I 4 28. Co'
I$6 CENTILOQUIO CANTO LXXXVH.
28. Co'(e) pennon degli Spinoli difìed,
Ch' avien per fopranfegna gli aguglini ;
Onde i fa ne in* veggendoli palefi,
29. Tutti gridar: Muoiano i Ghibellini;
Onde i briganti furo apparecchiati ,
E tutti li ruba'r per gli cammini .
30. Sicché tornaro addietro peggiorati *
E fediti di lor furono alquanti ,
E ritornarli a chi gli avea mandati,
31. Convenne poi, che' notòri Mercatanù
Del detto danno faceffer l'ammenda,
E forfè la fer più di due cotanti -
32. E' Perugin, feguendo la leggenda,
Riprefer cuore, e fer gente per certo,
Per dare agli Àretin mala profenda .
33. Nel dett' anno di Giugno, \\ Re Uberto
Mandò gran gente fopr* a' Cieiliani
Perchè 'i paefe lor folle diferto:
34. La qual guidar due franchi Capitani *
De' qua' fu Y uno il Conte Chiaramente
E T altro fi fu il Conte Curuliani *
3$* E' Fiorentini vi mandaron pronti;
Cento barbute, e non più, perchè andata
Era la gente a vendicare akr' onte.
3C). E ben due mefi (lette queir armata
NelPlfola, e dovunque egli arrivaro,
Col fuoco, e ferro non lafciar derrata ;
37. Ma nulla Terra però v'acquiftaro:
DiiTefi allora, che 1 Chiaramootefo
Non v'era flato colf animo chiaro;
38. E bea
AN. DI CRISTO 1335. E SEGG. 1%J
3S. E ben lo dimoftrò affai palefe ;
Che ficcome L armata fé ritorno,
Dal Re ii fu partito alla cortefe:
39. Al Bavero n'andò fanza foggiorno ,
Poi al fervigio di Metter Maftino
Con fuo compagna v^nne molto adorno.
40* Nel prederanno cffendo il Fiorentino»
Con gli altri infieme , intorno a Parma groffi*
La Terra iiretta sì, ch'era al dichino,
41. Mefter Marfilio, ed Orlando de'Roflì,
Ch' avien la Signoria di Parma in mano,
Veggendofi così intorno percoflì,
42. Meffer Àzzo Vìfconti da Melano
Di Parma, e Lucca vollon far contento;
E ciò fenccndo di queco , e ài piano
43. I Collegati fecer parlamento ,
Nel qual fu il fopraddetto Mefler Azzo,
E1 Fiorentini , e gli altri del convento.
44. Quivi lì fece di più acque guazzo; (Q
Cioè, fcoprendo colla faccia accefa
Tra lor più falli, fuor d' ogni follazzo .
45. E Mefler Azzo volie pur la 'mprefa
Cominciata feguir co' Parmigiani ;
Ma' Fiorentini ne fer gran contefa,
46. Perchè Lucca non fotfe alle fue mani ;
Ma viepiuttofto amavan, che T avefle
MeiTer Maftin , eh' aJcun di que' Sovrani ,
47. Avendo fede nelle fuo promette ,
Che più volte avie decro tra' Magviori,
Di darla a* Fio renna , fed el potè ile .
48. E do.
138 CENTILOQUIO CANTO LXXXVII.
48. E dopo il dir di molti dicitori ,
Rimefìa fu con molta diligenza
La Ior quiftion rie' noftri Ambafciadori :
49. I quali appretto dieder per fenten/a ,
Che Parma folle di Metter Mattino,
E poi la Lega acr.uiftatte Piagenza,
50. E fimilmence il borgo a San Donnino,
E l'uno, e l'altro avette il Melanefe ,
Pcich' acquiftato fotte, in fuo dimino.
5 1. E confermato tutro di palefe ,
Non afpettando i Rodi da perfona
Alcun foccorfo nelle lor difefe ,
52. Tractaro , e dierfi al Signor di Verona.
Metter Marfilio di Carrara in quella
Quiftion fu mezzo, come fi ragiona.
53. Pontriemoli , con altre più Cartella
Dovean rimaner libere Ioro^
A' Roflì , dico, ed abitare in ella ,
54. E cinquanta migliai di fiorin d'oro
Dovieno avere ogni anno, tutti gli amii j
E Metter Pier de' Rotti il Tenitoro,
5$. Ch' avie di Lucca, per lo Re Giovanni,
Promife dargli; e '1 Veronefe accordo
Col detto Re trovò poi fanza inganni ,
$6, Montandoli ne' parti molto ingordo,
A' noftri Ambafeiador più volte ditte:
Ciò, ch'i* ne fo, per voi Fiorentini ordo;
57. Ed al noflro Comune ancor lo fcriffe,
E eh' el faria con tutto fuo podere
Contro al frate!, fé manco ne veniffe .
58. A' dì
AN. DI CRISTO 1335. E SEGG. I39
58. A' cllvencun di Giugno , al mio parere,
Ebbe Meffer Martin Parma per cerco ;
Ma già n' er' ito a Verona a giacere.
59. E '1 fuo fratel carnai , Me (Ter Alberto
Entrò in Parma per quella cagione,
Con fecencò a cavai, d'arme coverto,
6"o. Ed offervaro i patti , per ragione f
Come fi convenia, al Parmigiano,
Finché di Lucca ebber la poffeffione.
òli E poco sppreffo i Signor di Folliano ,
Con certi patti , per tema di peggio ,
Trattar col Veronefe di lontano ,
6ii E diérglì a* quattro dì di Luglio Reggio ;
Il quali com' ebbe quella Città vaga,
Pe' patti della Lega , fé ben veggio ,
6}. La ridonò a' Signori (g) da Gonzaga,
Con pacci, eshed ogni anno in fua prefenza
Portatl'ero un Falcon , perchè gli appaga.
64; DI vencifecre di Luglio Piagenza
Si diede a M effe re Azzo de' Vifconti ,
E pochi dì regnò in fua potenza .
65. 1 Piagéntin, eh3 al volger furon pronti,
Si rubellaro da lui , e trattaro
Col Re Uberto; ma fur corti i ponti.
66 Non giugnendo il foccorfo s9 àccordaro
Con Meffer Azzo , fecondochè odi ,
E di Dicembre i fuoi vi riromaro.
67. Nel detto tempo per fienili modi ,
A Meffer Azzo , con patti dille fi
Anche fi diede la Città di Lodi.
<52. Di
I40 CENTILOQJJtO CANTO LXXXVII.
68. Di Maggio apprettò, fecondoch'io 'ntefì ,
Modina s'arrendè a' Colligati,
E conceduta fu poi a' Marche/!.
69. E cosi fur tutti, i patti fervati
A cialchedun, come qui fi rattegna ,
E folo i Fiorentin furo ingannati.
70. Per lor non fu nò patto , né convegni ;
Le promette di Lucca s' annullaro,
Siccome fa chi di ma] far s'ingegna.
71. Onde gran guerre poi ne feguitaro
Da' Fiorentini al Martin , com' udire '
Ancor potrai, come Ci vendicaro.
72. Ma, vuoili pur dell1 altre cofe dire,
Ched in quel tempo fur, come fi canta,
E 'i proposto poi potren feguire .
73. Nel dett' anno tenendo Pietrafanta
Niccolai'de' Pogginghi con affanni ,
Che l' ebbe in pegno , come ancor fi vanta,
74. Per diecimila fìorin fanza inganni
Dal Coneftabol di Francia, mi pare,
Quando a Lucca fue col Re Giovanni;
75. Niccolai' non polendola guardare,
La diede in guardia al Comun di Fiorenza;
La Rocca tenne per lo fuo abitare.
76. E 'I primo Capitan , fariza fallenza ,
Con dugento a cavai prodi , e gagliardi ,
E trecento pedoni a ubbidienza,
77. Metter Gerozzo fu di cafa i Bardi;
E'1 terzo dì, poche vi fu in perfona,
Viemaggiormente convien , che fi guardi ;
78. Pc
AN. DI CRISTO 1335. E SEGG. I4I
78. Perocché , ficcome qui fi ragiona ,
Cerci ufcici ài Lucca , con valore
Prefer con altri il Poggio alla Pedona,
7p. Qual è tra Piecrafanca , e Carnaiore.
Volendolo afforzare, e fare il foffo,
Per poterlo difendere a furore ,
80. Vi cavalcò co' fuoi Meffer Pier Roffo,(M
Ed affediolli , eh' eran mal forniti;
E que' veggendofì tal gente addoilò ,
81. Non afpetcaron W d' efiere affaliti ,
A Meffer Piero s'arrender di botto;
E poich' a Lucca a pregion furono iti,
82. Mefier Pier fé impiccar di lor diciotto;
Tra' qua', ficcome fi vide palefe,
Due de' Pogginghi pagaron lo feocto.
83. Nel detto tempo Meffer Mattia prefe
La tenuta di Lucca (Ignorile,
E Mefier Pier n' ufcì fanza contefe.
84. E Nicolai' Pogginghi poi d'Aprile,
Per undici migliaia di fiorini,
Gli concedè Pietrafanta gentile .
85. Poi die comiaro a tutti i Fiorentini,
E mifevi la gente del Tiranno,
Onde fi turbar grandi , e piccolini .
36. Ma prima, che compieffe il detto sano,
Meffer Maftino appofe a Niccolaio ,
Che con gli Fiorentin trattava inganno ,
87. E fel pigliar quand'egli era più gaio,
E di ciò, ch'egli avea, come Signore,
Non gli lafciò il valere d" un danaio .
88. Cosi
142. CENTILOQUIO CANTO LXXXVII.
88. Così tradico fu il traditore
Da quel, che contro alla Tuo cofcienza
Ci moftrò quel , che non avea nel cuore •
Sp. Nsl trencacinque fu la peftilenza
Tra gii fanciulli, e del mal del vainolo
Domila , e più ne morirò in Fiorenza ,
pò. Onde a' lor padri, e madri fa gran duolo,
Che tal s' aveva un fanciul piccolino ,
Che giammai poi non acquietò figliuolo,.
91. Nel dece' anno trovandoli Bacino
Di Grofleco Signor, che fu per guerra
in Siena {lato più tempo a confino,
92. Perchè i Sanefi prefo avien la Terra,
E perch'egli era fapuco , e difereco,
l! tenien quivi , fé '1 Libro non erra ;
93. Faruìiii un giorno, ed andonne a Grolfeco
Con certi fuoi compagni alle code,
Caccionoe i Beffi , ed e' rimafe lieto .
94» Ma deffi vi cornar di botto ad ode
E diervi la battaglia dall' un lato,
E di lor morci alfai fur fe'nza (òde.
95. Poi di Novembre, per f^Ifo trartaco,
Fu darò loro una porta di faldo,(k)
Per la qua! , come prima era ordinato,
$6. Il Capican lor , Conce Marcoyaklo
Dentro pafsò, con trecento foldaci ,
I qua' fur prefi, ed el pafsò con caldo;
97. E poi vsggendo i Beffi raddoppiati,
fiatino andóe a Pifa alla celata,
E fecento a cavallo zbbz menati .
98. Quan-
AK.DI CRISTO 1335. E SEGG. I43
p8. Quando i Sanefi fenrir Ja brigata ,
Lafciàro il campo, fuggendo (I) la piena 9
E poi Batin , colla fuo maflnaca
pp. Corfe guadando il Contado di Siena >
E menonne di preda a quefto tracco
Uomini , e befiie , con carica fchiena .
100. Poi fé '1 Sanefe, come villan matto,
Che dopo grande fua vergona, e danno :
Col detto Barin fece accordo, e pacco:
Cosi le beflie fpeffe voice fanno.
FINE DEL CANTO LXXXVII.
NOTE AL CANTO LXXXVII.
Arg. (f) Magi. Lucca fu o\ (a) iv. un grande»
1. (b) Tem. Per fremitoti .
io. (e) Magi, e Str. p er coffa .
23. (d) Tem. era chiamato'*
28. (e) Magi. E co\
4-f, (f) Magi, di Pavia que guazzo; errore. Tem. di più
acqua .
6?' (g) Magi, e Tem. La donò al Signor»
80. (h) Magi. Pietroffo .
.Si. (i) Tem. appettando.
95. (k) Magi di falfo.
98. (lj Magi, e Str. e fuggendo .
CAN-
144
CANTO LXXXVIII.
ARGOMENTO.
anni di Di Maffa , e poi di Città di Capello , villani
e R. 1 3 3 $ . E come il Re di Scozia fu j "con fitto 1 . 1 1 .e . 3 5 .
e fegg. Dallo (f ) Re d 'Inghilterra prede, e bello, e frgg
E del primo di guardia Capitano ,
Che fu (a) in Firenze , e pofeia del Pi fa no .
1. npEnendo (b) i Fiorentin nelle lor mani,
i Come già dilli , ivi Città di Malia,
Per la qutfììon tra' Sane/i , e' Pifanì ,
2. Nel trentacinque , ch'ancora non paffo,
V era per Podeftà andato quinci
li Tegghia Buondelmonti , e non dibaffa*
3. E'I Capitan Zampagnon Tornaquinci j
Ma due fette v' avea; 1' una palefe
S'accorto a' Pifan, ficcome a Princi;
4. E quella, che tenea col Sanefe,
Con Zampagnon fi tenea tuttora,
Che non fenza cagion fé lor difefe.
5. Que', che cenien co'Pifani, a romore
Levar la Terra, e gli altri volentieri
Richiefer Siena d'aiuto, e favore;
6. Onde popol vi venne, e Cavalieri,
E d'entrar nella Terra da quel lato,
Co* loro amici, furo arditi, e fieri.
7. E di Firenze allor vi fu mandato
Il Vefcovo , con altri Arnbafci adori »
ter accordar le parti al buono flato.
8. Ma
ÀN. DI CRISTO 1335. E SLGG. I45
8. Ma per forza i SanefI fur Signori,
Dì ventiquattro del mefe d' Agofto,
E gii amici di Fifa cacciar fuori.
<j. Onde i Pifani fi turbaron tofto
Sì col Sanefe, e sì col Fiorentino,
Nelle cui mani il guardare era pofìo,
10. Ed era flato ancor, come vicino,
Mallevador d* ognun, con chiara fronte,
Se tale accordo mettefle al dichino.
ti. Nel detto tempo i Marchefi dal Monte,
Colla lor madre , la qual era fpecchio
Di tutte l'altre, di malizia fonte, (c)
12. Trattato avien con certi da Montecchio,
Ch'erano a guardia in Città di Cartello ,
E lor fedeli fur nel tempo vecchio.
13. La detta donna fatto avfa il tranello,
Siccome dar dovevano una porta,
E li Marchefi veggendofi il bello,
14. Con Perugini , ed altra gente accorta
In quella parte furon cavalcati
Di mezza notte ; e giunta loro feorta,
i$. I traditori furo apparecchiati
Dal lato dentro , e levaro il romore ;
Onde Meffer Ridolfo de' Tarlati ,
16. Che di quella Città era Signore ,
S'armò, e fece armar tutta fua gente,
Volendo riparare a tal furore.
17. Come la lingua va al dogliofo dente,
II Cavalier co' fuoi fubito corre
Dove affalir da' nimici fi fente.
Tom. VI. K 18. E fic-
146 CENTILOQUIO CANTO LXXXV1IK
18. E ficcom' el fa giunco, della Torre
Da' fuo' gittato fu, per dargli in tefta:
Onde veggendofiil rigoglio corre,
19. Afferragliar fé la via fanza refta ,
E quivi flette a difender la ferra
Con tutta la fuo gente armata, e pretta,
20. Mad i Marchefi , e gli altri, che di guerra
Erano fperti , con molti dormenti
Da più parti aflalir fecer la Terra ;
si. Laonde molti Cittadin valenti
Abbandonar la guardia del ferraglio ,
Credendo riparar maggior tormenti.
22. E li Marchefi di punta, e di taglio
Co* traditor ter tanto, ti prometto,
Che paflar dentro non fenza travaglio;
23. Ed alla sbarra combattendo appetto
A* Cittadini, a cui la cofa tocca,
Pa Aaron francamente a lor difpetto.
24. Meffer Ridolfo fuggì nella Rocca,
Per ifeampar, con certa fuo brigata,
Come fi fuol , quando periglio fiocca •
25. E la Cittade fu corfa , e rubata,
E po' da' Cavalieri , e fanti ardici
La Rocca intorno intorno fu cerchiata;
26. E perchè dentro molti eran fuggici ,
Facean d'ogni cofa vicipero,
Perocché v' eran molto mal forniti.
27. Non poffendo tenerli, a dire il vero,
Ne fperando foccorfl d'altri fluoli,
A* di cinque d'Agofto s'arrenderò.
28. Mef-
AN. DI CRISTO 1335. E SEGG. 147
28. Metter Ridolfo, con due fuo* figliuoli,
Ed altri moki, come qui fi cerna,
N' andaron prefi a Perugia con duoli.
2p. Appretto i Perugini ebber Citerna ,
E più altre Cartella del paefe,
Siccome piacque a chi '1 mondo governa .
30. Nel detto tempo il Re deli' Inghilefe
In Ifcozia pafsò con molta gente $
E '1 Re di Scozia co' fuoi (d) f arme prefe ,
31. E'ncontro gli Ci fece francamente,
E combattè con lui con fua travaglia ,
Perocché el fu fconfitto incontanente »
32. E molti degli Scotti alla battaglia
Rimafer morti, col fratel carnale
Del detto Re, Conte di Cornovagliaj
33. E lo Re d'Inghilterra naturale,
Sanza colpo di fpada prefe poi
Quafi che tutto il paefe Reale.
34' Veggendo il Re Davitte fé , e i fuoi
Così diferti, non gli parve ciancia,
E dolorofo, come penfar puoi,
35. Di fubito n'andò al Re di Francia,
E da lui ricevette onor fovrano ;
E quefto bafli di fua mala mancia.
36. Nel dett* anno, di guardia Capitano
Creato (e) fue in Firenze da quelli ,
Che '1 reggimento allora avieno in mano .
37. Da Gobbio il primo fu de' Gabrielli
Metter Iacopo , eh* ebbe contanti
Mille fiorini il mefe (f) buoni, e belli,
K 2 38. Con
I48 CBNTIL0QU10 CANTO LXXXVIII.
38. Con cinquanta a cavallo, e cento fanti,
E pieno albitro fanza findacato ,
Ed abitò , cóme trovi davanti»
39. In quel palagio , che fu edificato ,
Pe' Figliuopetri, e poi da' creditori
Settemila fiorin fu comperato
40. Per lo Comun, perch' è preflò a' Priori,
E fece un anno si rigido uficio ,
Che 'l temer Grandi , mezzani, e minori,
41. E per tema, eh' avien del fuo giudicio,
Molti sbanditi paflarono i Monti,
E non ci fi faceva un malifìcio.
.42. Vennegli a mano il Roflb Buondelmonti ,
Ch' avea bando, non per micidiale,
Ma perchè feguitò molti (g) altri pronti ,
43. Faccendo contro al bando generale
Del fuo Comune incontro a Montalcino
Pe' Tolomei, e colfegliene male.
44. Se'J giorno andava alcun buon Cittadino
A pregar di fuo fcampo, più di cento,
Dicean , Ja notte eh' el mettefle al chino.
45. Veggendo il Capitan lo 'ntendimento
De'Cittadin, eh* andavano a quell'otte,
Al Rodo dille con molto ardimento:
46. Per te faria, che mai non foffe notte;
E tenuto, che l'ebbe in (ùa podefla
Alquanti dì, rimife poi le dotte,
47. E fubito gli fé tagliar la tefta ,
Eflèndo (lato un uom molto temuto,
E che avea molta gente a fua richieda .
48. Quel
AN. DI CRISTO 1335. E SEGG. I49
48. Quel Capitano era vecchio, e fparucoj
Ma el fi potie metter era gli arditi,
E parte qui ne puoi aver veduto.
4p. E' condannò, per tenere sbanditi
Molti Comuni , e popoli d' intorno ,
E molti Cìttadin de' più forbiti ,
50. E finalmente a Gobbio fé ritorno .
S* e' ne porrò danar , dir noi faprei ;
Ma credo, che a raccolta fonò il corno.
51. Nei mille con trecento trentafei,
Fu dopo lui Me (Ter Accorimbono (h)
Da Tolentino , come faper dei :
52. Il qua! fu favio Capitano, e buono;
Ma fra '1 tuo tempo, fé '1 Libro non erra,
Avvenne quel, eh' appreflò ci ragiono.
53. Meffer Niccola Agobbin dalla Serra,
Podeftà noftro flato finalmente ,
Ebbe di petizioni una gran guerra:
54. L* afleguitore eifendo fuo (0 parente ,
Noi volle condannare , e non volea ,
Che1 Sindachi il faceffer fimilmente.
55. Meffer Accorimbon con lui tenea,
Ed al Nipote , Meffer Fidefmido ,
Podeftà nuovo , ancora difpiacea .
50*. V affeguitore , e'fiioi miffero a grido
Tutto il palagio, come gente pazza,
E* Sindachi fof'pinfer fuor del nido ;
57. Onde gran gente traffe in fulla piazza,
E furo allor parecchi de' fuo' fanti
Fediti, qual di pietre, e qual di mazza;
K 3 5$* E qu*'
150 crNTiLooyio canto lxxxviiu
58. E que' del Capitan prefero alquanti
De* noftri Cittadini , e raddoppiando ,
Venne la gente al fuo palazzo avanti •
$p. Né per comandamento, né per bando
Non fi potea far la gente partire ;
E s' e' fbfTer partiti , al fuo comando
60. Da quattro in fu ne facea morire j
Ma per tema del popolo adirato
Non ebbe di guadare alcuno ardire .
61. Me/Ter Niccola fu pur condannato;
E feffi , che d' Agobbio Poteftade
Fra certo tempo non fofle chiamato .
62. Appretto venne un'altra novitade ,
Che '1 Capitano ebbe informagione ,
Che tradir fi dovea quefta Cittade
63. Per certi , che '1 faceano a petizione
Del Veronefè Can , Mefler Martino ,
Contro a* quali formò la 'nquifizione .
64. E della Tofa fu T un Mefler Pino,
Che più d'un mefe dinnanzi era morto;
E l'altro fu, ficcorne qui dicrino,
65. Feo di Meflere Odaldo fuo conforto;
Degli Ubaldin Mainardo fue il terzo.
Non fo , fé 'n quefto ricevevan torto ;
66. Ma io fo ben, ficcorne M qui ti sferzo,
Che '1 fi' di Meflèr Pino fu collato
Per tal cagione, e non gli parve fcherzo. P)
6j. E non trovandoti vero il trattato ,
Il Capitan per altro die fentenza
Contro a Mefler Pin morto, e fotterrato,
tfS. Di-
AN. DI CRISTO 1335. E SEGG. 151
68. Dicendo, eh* e' fanza alcuna licenza
Avea voluto Lucca comperare,
A petizion del Comun di Fiorenza,
6p. E fecegli una fua cafa disfare
In fui frafeato ; e gli altri fur profciolci
Con poco onor del Capitan, mi pare.
70. Diflètt per la Terra poi per molti,
Che per invidia fu cotal partito, ■
E chi Tappofe a' fuo' conforti (tolti.
71. E poiché '1 Capitano ebbe finito
V uficio fuo , non ci furon chiamati
Più Capitan , perch/ egli avea fallito .
72. Nel trentacinque, dopo più trattati
Fatti col Veronefe per Orlando
Di Lucca , a noftra ftanza ragionati ,
73. Ed il Maitin promettendo, e giurando,
Che per gli Fiorentin tutto facea,
Acciocché avetter Lucca al lor comando,
74. Metter Pier Rotto, che la pottedea,
Se ne partì di Dicembre per certo,
Perdi' a Metter Martin data T-avea,
75. Ovver per lui a Metter Giliberto
Tedefco, il quale avea (m) Vicario fatto
Capo di cinquecento favio, e fperto.
76. E Metter Pier, ficcom' era di patto,
Prefe Pontriemoli, ed altre Cartella,
Che gli fur concedute al primo tratto.
77. Ancor per tutta la detta novella
Dicea Metter Martin , che procacciato
Fé' Fiorentini aveva Lucca bella ;
K 4 78. E fic
152 CENTILOQyiO CANTO LXXXVIU.
78. E ficcorn altre voice avea giurato
Con fallita, ancor giurò, e dille,
Che '1 detto fuo noa verrebbe fallato ;
70. Ed a Firenze falfamente fcrifl'e ,
Che prima Lucca riformar volia ,
E poi dirie , che '1 Fiorentin venule .
80. Ma prefa, ch'ebbe intera fignoria,
Ogni prometta fatta fece vana*
Siccome traditor pien di follia ,
81. Signoreggiar credendoci Tofcana*
Ma la fperanza gli venne fallata,
Come diremo ancor, con mente lana*
82. Nel detto tempo eilendo dibaiTata
La forza de' Tarlati, e '1 Perugino
La fua avendo cresciuta , ed alzata *
83. Coli' aiuto, eh/ avie del Fiorentino,
E d' altri molti a' lor fervigi accorti y
Ripofto, eh' ebber Montefanfovioo ,
84. Arezzo corfero infino alle porti »
E fecer gran paura alla Cittade ,
Perocché 'ntorno v' eran molto forti,
85. E rupper per più volte lor mafnade :
E vergendo Cennina , e Galatrone,
Dv' quali Arezzo aveva libertade ,
S6. Che non potieno in niuna (n) afflizione
Alcun foccorfo aver dagli Aretini,
Si mifer quafi eh' a difperazione ,
87. E dierfi pe '1 migliore a' Fiorentini ,
A* dì due di Novembre ; e per cinque a;ini
Francaci fur, corn amici, e vicini j
88. Ed
AN.DI CRISTO 1335. E SEGC. l$$
88. Ed ogni anno dovevan fanza inganni,
Ciaicun di loro un bel cero offerere
DÌ Giugno, per la Fefta a San Giovanni.
89. Nel predett' anno Pifa , al mio parere,
EtTendo fiata per un grande fpazio
Partita, e non unita d'un volere;
50. Che' Reggenti tenien col Conte Fazio ,
L'altra parte eran fofficienti , e buoni,
Fuor degli uficj, ma non fuor del dazio,
pi. E Metter Benedetto Maccaioni , (<>)
E Mefler Ceo, amendue de' Gualandi
Fur Caporali in tutte le quiitioni,
92. E con più altri Popolani, e Grandi
Vollero il Conte mettere al dichino ,
Sperando, che a lor (p) Lucca gente mandi,
93. Come trattato avea Meffer Mattino,
A cui dovean poi della Cittade
Conceder fìgnoria in fuo dimino;
94. Del mele di Novembre il Poteiìade
Rubarono, e cacciar fuor delle mura,
E rupper le prigion di volontade ,
95. Ed arfer del Comune ogni fcrittura,
E combatteron cafa gli Anziani ,
I quali allor non fur fanza paura.
96. E'1 Conte Fazio, e gli altri Popolani
Erano in falla piazza di San Sifto
Alla difefa , con armate mani .
97. La parte avverfa , fecondoc* ho vifto.
Alia porta alla Piaggia fi diltefe,
E quivi s'afforzar per altro acquifto ;
98. Cioè,
IJ4 CENTlLOQyiO CANTO LXXXVIII.
p8. Cioè, d'avere il foccorfo Lucchefe
Il quale era già giunco preflò Afciano,
Quando la notte al Conte fu pale fé.
PS>. Ed el co' tuoi percofle a mano , a mano ,
E cacciaron di Pifa al primo tratto
I fopraddetti colla fpada in mano .
loo. E quando i Fiorentin fcntiro il fatto,
Mandaron gente in aiuto óqì Conte :
Non bifognaro; e rimandogli ratto,
E ringraziò il Comun con chiara fronte.
FINE DEL CANTO LXXXVIII.
NOTE AL CANTO LXXXVIII.
Arg. (t) Magi. eTem. Dello, (a) Magi. Cb*è.
I. (b) Magi. Venendo.
II. (e) Tem. fronte.
30. (d) Magi, e Str. la fifa.
36. (e) Magi. Citato .
37. (f ) Magi, d'oro.
4». (g) Magi, molto.
51. (h) Magi. Agorìmbono.
54. (0 Magl./>i«.
66. (k) Tem. Ma fio io bene . Magi, che come .
(1) Mzgl.ficomo.
75. (m) Tem. ave a per lui .
96. (n) Magi, a ninna . Tem. a nulla.
91. (o) Vili. 1. ii.c.+i.MattacQni. Tem. Iaf.ii tutta qu*
ita terzina .
91. (p) Magi, cb' a Lucca •
CAI
1*5
CANTO LXXXIX.
ARGUMENTO»
anni di Siccóme furon traditi , e 'ngannatt villani
cr. i 3 3 5. / Fiwentin da' Tiranni Lombardi > I.i i.c.42»
e fegg. Co1 quali in prima sy eran (t) collegati % e fegg»
E con Arezzo fir guerra a diletto ,
E poi del nuovo Papa Benedetto 1
i.TL Conte Fazio dal popol Pifano,
JL Poche cacciati fur tutti quelli,
Che gH eran contro , fi fé Capitano ,
2. E fé disfar tatti i ben de' rubelli,
Ed effi a Lucca tutti fé n' andaro,
A que' , che fatti 11 (*) s* avie fratelK *
3. Allora que' di Pifa s'afforzaro
Di gente , d' arme , e d' ogni guernimento >
Per far contro a'nimici buon riparo*
4. E feguitando il fuo proponimento
Di voler Pifa il Signor Veronefe,
Siccome pregno d' ógni mal talento ,
5. Tanto ordinò, che Spinetta Marchefe
Fé rubellare a' Pifan Serez2ana,(b)
E dello per Meffer Martin la prefe.
6. Quando fentir la novella villana
Il Conte Fazio , e gli altri di fuo fetta ,
Ch' avien perduta Terra sì fovrana ,
7. Contro a Mefler Mattino, e Spinetta
Si turbarono allora oltramifura ,
E volentier n'avrien fatto vendetta;
8. E gior-
l$6 CENTILOQUIO CANTO LXXXIX.
8. E giorno, e notte vivieno in paura
Della Città, cotal vicino avendo,
Ed a tutt' ore guardavan le mura.
9. Nel detto tempo i Fiorentin veggendo
A' Tiranni moftrar luna per fole,
Faccendo male, e bene in promettendo,
io. E che gli avieno tenuti in parole
D' oggi in doman tanto , che fur Signori
Di Lucca , donde ancor molto mi duole ,
li. Mandarono a Verona Ambafciadori ,
Per frper chiaro il loro intendimento,
E fé di fede egli eran mancatori .
12. E poiché fur con loro a parlamento,
E con gli altri Legati a quefti fatti ,
Domandar Lucca con molto ardimento ,
13. Moftrando lor(c), com'egli era ne* patti
Della lor lega , e poi continuando ,
Si yedevan trattar iiccome matti .
14. E poi Meffer Martin fece ad Orlando
Co' Fiorentini di Lucca trattare ,
Gran quantità di danar domandando ;
15. Perchè coftava , ed era per coftare,
Volendo pace aver col Re Giovanni,
Ch'offefo fi tenea di quello affare.
1(5. Gli Ambafciadori fcrid'er, che* Tiranni
Mancavan lor di tutte lor prome(Te,(d)
E* danar , che chiedien fopra gi' inganni •
17. Quinci rifpofto fu, fé non vi aveffe
Altro rimedio , eh* e' foflero attenti
A patteggiare il me', che fi potette.
18. I qua-
AN. DI CRISTO 1335. ESEGGé l$7
18. I quali dopo più ragionamenti ,
Metter Mattino , e Mettere Alberto
Della profferta furo affai contenti,
ip. Dovendo in alcun termine aperto
Aver trecento feffanta migliaia
Di fiorin d* or da' Fiorentin per certo*
20. E nota, e maraviglia non ti paia,
Che Lucca aver fi potè ne' pattati
Per men, che '1 terzo, per altra callaia.
21. Non volle Iddio, per purgare i peccati
De' Fiorentini , e Lombardi, e Lucchefi;
Ma poche i danar furo apparecchiati,
22. Que' della Scala, traditor palefi ,
Per lo configlio di quel di Melano,
E di molti altri contro a noi accefi ,
23. Che moftrar lor , eh' e'potean di piano
Acquiftar di Bologna fignoria ,
Poiché fuor n'era il Cardinal fovrano,
24. Ed avendo Bologna in lor balia,
Leggier cofa era poi aver Fiorenza,
E quella avendo, era fatta la via;
25. Che Terra poi non faria refiftenza,
Perchè queft'era pur la più fovrana
Di tutta Italia, e di maggior potenza;
25. E eh' el farebbe Signor di Tofcana ,
Parendo loro averla già in dimino ,
De* Fiorentin per la fperanza vana;
27. Dicendo loro il giovane Mattino
Ambiziofo , pien di fellonia ,
Qual non voJea né pari , né vicino ,
28. Cre-
1^8 CENTILOQyiO CANTO LXXXIX.
18. Credendo/! Tofcana , e Lombardia
Signoreggiar, come colui, che vede
Di lungi il porto , dove andar difia ,
2p. Non riguardando prometta , né fede >
Ma con parole faccendo ripari,
Verfo gli Ambafciador così procede ;
30. Se voi volete Lucca , amici cari ,
Come la vifta infino a qui dimoftra ,
E voi l'avrete, ma non per danari .
31. Ma noi voglian, che colla forza voftra
Siate con noi ad acquiftar Bologna ,
E noi vi daren Lucca, eh' è ora noftra.
32. Veggendo i Fiorentin tanta menzogna
Regnare in que' Tiranni Veronefi ,
E che per loro ogni cofa s'agogna,
33. Diliberaro ne* configli pale(J ,
Di lafciar Lucca prima, e poi Fiorenza,
Ch* effer volefle (e) conpro a' Bolognefi ;
34. Alla 'mbafceria fcriffer, che'n prefenzi
De' Signor della Scala proteftaffe ,
ComVfacean contro a lor fentenza;
35. E fatto quello fubito voltaffe .
Cosi fero , dicendo : Maraviglia
Non ve ne fate, s'altro ne 'ncontrafle.
36. Ma non fur dilungati molte miglia
Dal Veronefe , che '1 detto Tiranno
Mandò fua gente con irate ciglia
37- ln fu quel di Firenze, con inganno,
Senza richieda, ovvero sfìdamento,
Con ferro, e fuoco, faccendo ogni danno,
38. E in
AN. DI CRISTO I33J.E SEGG. IJ9
38. E in Valdinievole dier tal tormento;
Dall'altra parte così danneggiane
Il Modonefe, che n' avia pavento-
39. Gli Ambafciadori a Firenze tornaro
Del mefe di Febbraio , e rapportato
Ch' ebber, come i Tiranni gli trattaro,
40. Il Comun dì Firenze fu crucciato ,
Ed ordinar, che con ambo le mani
Meffer Mattino foflè guerreggiato .
41. E 'ncontanente fer fei Terrazzani,
Ch* ebbon piena balia fopra la guerra »
E far due Grandi, e quattro Popolani.
42. Quattordici trovar, fe'l dir non erra,
Ch'ebbono a trovar modo, che 'n comune
Danar veniffer da que' della Terra.
43. E così tutti tiraro a una fune ,
Dicendo :(f) Mettali avere, e perfona,
Se riparar vogliamo alle fortune.
44. Perocché detto avea quel di Verona,
Che in fui Maggio, chiar, come criftallo,
Ci verrebbe a veder, come qui fuona»
45. Con quattromila uomini a cavallo,
Abbatterebbe V argoglio Reale ,
E'1 Fiorentino fanza niun fallo.
46. E ben potea far quefto , e maggior male »
Perchè fignoreggiava fua potenza
Dieci Città colla fua principale ,
47. Verona, Brefcia, Padova, Vicenza, te)
Trevigi , Feltro , Civita , e poi
Modona, Parma, e Lucca a ubbidenzaj
48. Sic-
\60 CENTILOQyiO CANTO LXXXIX.
48. Siedi' egli avea di rendita da' fuoi
Settecento migliai' di fiorin d'oro
Ogni anno , e più , corri' avvifar ti puoi.
40. Non fa di quìe a gran pezzo dimoro
Niun Signore, per quel ch'io abbia udito ,
Ch* abbia d' entrata ogni anno tal teforo .
50. Sicché a* Fiorentini era afpro partito,
Ricominciando guerra, effendo fianchi
Del giuoco, che non era ancor finito;
51. Ma nondimen d' un voler, come franchi »
E vertudiofi fi recaro a mente
Qiie', che ftat'eran lor di fede manchi;
52. Ed in un punto fero tanta gente,
Ched infino a Verona cavalcaro,
Guadando il fuo Contado fieramente.
53. Quivi co' lor danar tanto ordinaro,
Che facien colla Chiefa i Modonefi
Rubellar poi, fé non fofle il riparo,
54. Che fer contra ciò i Bolognefi ;
Concioflìacofachè fecondo il patto
Modona doveva effer de' Marchefi.
SS* E'Fiorentin fi dolfero a quel tratto
De* Signor della Scala , che in aperto
Gli avien traditi , e 'ngannati in ogni atto,
56 E nuova lega fer col Re Uberto,
E con altri Signori Italiani ,
Per dibaflare il Martino, ed Alberto.
57. Nel detto tempo. ancora i Colligiani,
Compiendo il tempo , od era per compiere,
Che fatto avieno i Fiorentin fovrani,
58. Da
AN. DI CRISTO 1335. E SEGG. l6l
$t. Da capo, come fu di lor piacere,
Per ere anni die lor la libertade
Maggior, che non avieno, al mio parere;
5j. E' fiorencin, per maggior (ìcurcade ,
Di lor voler vi fero a mano, a mano
Una P,occa , pagando per metade
do. La fpefa d'ella; ed anche il Cartellano,
Con cèrti fanti per lo modo detto
Furon pagati di queto , e di piano.
61. Nel prederanno Papa Benedetto
Più Conceftori avea fatti in Vignone ,
Con più Maeftri di grande intelletto,
61. Per voler dichiarar Toppenione,
Se poi '1 Giudicio lo fpirito gaio
Crelcerà gloria, (h) o no, come fi pone*
63. Ed a* dì ventinove di Gennaio,
In Conceftoro fu determinata ,
E dichiarato ogni dubbio primaio ;
$4. Cioè, che tutta la gente beata,
Hanno compiuta grolia , e perfetta,
E' Santi-wr vita eterna ogni fiata
65. Veggion la Trinitade benedetta ,
E che dopo il Gindicio fia ftenfiva
Al corpo, e all'anima la gloria detta;
6(5. Ma che non crefea all' anima fenfiva
Più, che fi fo(Te prima certamente
Neil' anime beate ; e perchè viva
67. Cotal fentenza, ordinò di prefente,
Che chi altro crede (le , folle eretico,
E in tutto fuor della Criftiana gente.
Tom. VI. L **. Ma
l6l CENTILOQiJIO CANTO LXXXIX.
(58. Ma per lo meglio, ufciam di tal farnetico,
Che volendo alerò dirne, non faprei ,
E ritorniam dov' io lento il (bilenco . P)
tfp. Nel mille poi trecento trentafei ,
A mezzo Aprii , fentendo il Fiorentino ,
Stando in guardia de' nemici rei ,
70. Che 00 Meffer Pier de' Tarlati Aretino,
Per far guerra a Perugia , ed a Fiorenza ,
Trattava lega con Meffer Martino ,
71. Diliberar con tutta lor potenza
Aperta guerra fare alla Cittade
D' Arezzo, e darle grieve penitenza,
72. E 'ncontanente romper fer le ftrade.
Chi dille allorO) ch'avam rotta la pace,
E chi il contradio , e fu più veritade ;
73. Confiderando, quanto fu fallace,
Quando a Caftruccio prima diede aiuto
Contra di noi , come qui non fi tace ,
74. E nuovamente, ficcom' hai faputo,
Volle far lega con quel della Scala,
Sempre nimico di Firenze iffuto.
75. Ma quando i Fiorentini ftender P ala
Vider de' fuoi fanza mifericordia
Verfo di lor, la paura non cala ,•
76. E falfamente cercaron concordia
Con Firenze , e Perugia , e finalmente
Fur conofeiuti , e crebbe la difeordia ;
77. Perchè afpettavan da Verona gente ,
Della qual già eran giunti in Romagna
Ottocento a cavai fubitamente.
78. E Fio-
AN\ DI CRISTO I 33?5. E SEGG. 16*3
78. E' Fiorentin fencendo cai cÒHipagnà ,
Per con gii amici, che rriilleddgehto
Ve ne mandaro di que' delia Magna.
70. Ed ogni pallj , fecondoch' l' lento
Tennero a quella gente tutta (late ,
Nò provar di pattare ebbe ardimento^
80. E mentrechè le vie eran ferrare '
A* Caval.;er dd Miftiti traditore,
Corrr hai intefo lotto brevitade ,
Si. E'i popol di Firenze con valore,
Dì tre di Luglio, ciò dicon le carte,
A Arezzo cavalcò con gran furore ,
82. E' Perugini fur dall' altra parte ;
Poi s' accozzaron, per effer più forti,
E cominciaron della guerra l'arte.
S3. A danneggiar fur d'un volere accorti,
Sicché d'intorno Arezzo fer ghirlanda , (m)
Coi fuoco ardendo infiu prelTo alle porti,
84. Rubando, divampando d'ogni banda,
Menandone (n) pregioni, e roba aiFai ,
Come richiede la guerra , e comanda ;
85. E quivi li fermar , corri' udii' hai ,
Predò alla Terra , e'nfinchè non fu guafto
Da ogni parte , non fi partiron mai .
8(5. Ma poich' egli ebber ben carico il bailo
Agli Aretini, a' dì otto d* Agofto
Si dipartiron fanza alcun contado ,
87. Ed a Firenze iì tornaron tolto ,
Cantando chfchedun col vifo lieto;
E qui da' fatti d' Arezzo mi feofto.
L i 88. Nel
IÓ4 CENTILOQyiO CANTO LXXXIX.
88. Nel detto tempo i Guelfi di Spoleto ,
Coli' aiuto de* Guelfi Perugini,
Che alla richieda lor non fer divieto ,
$9. Cacciaron della Terra i Ghibellini ,
Ed efli Guelfi rimafer contenti:
Balli di loro, e torno a* Fiorentini •
90. Nel detto tempo i noftri Reggenti
Penfando, eh* avien fatta l'alta imprefa
Contro a' Signor della Scala poftenti ,
5)1. E non vedendo da far loro offtfa,
Se non a Lucca ( e qued' era tal ferra,
Che ci gittava gran periglio, e fpefaj)
92. Cercar de* modi da levar la guerra
Di quefte parti, e di mandar gli affanni
In Lombardia, fe'l Libro non erra.
93. E fopr* a ciò tentar molti Tiranni ;
Ma niua volle appiccare il fonaglio,
Temendo a le non raddoppiare i danni.
94. Sentendo i noftri , eh* erano in travaglio
Que' della Scala contro al Viniziano ,
Che non gli avea a capitale un aglio,
95. A Vinegia mandaro a mano , a mano
Ambafciadori , i quali traffer lega
Da loro a noi di queto , e di piano .
06. E'1 Dugi di Vinegia già non niega
Cotale accordo ,* ma benignamente
A contentar gli Arnbafciador fi piega.
97. E ftringendofi infieme al convenente
Ciafcuno difte quivi fuo volere,
Ed ordinaro i danari, e la gente;
08. Ch'o-
AN. DI CRISTO I33& E SEGG. \6$
p8. Ch* ognun doveffe metter per dovere
A diftruzion (°) di quel crudel Tiranno ,
Come più innanzi ancor potrai vedere •
29. Ma perchè gli altri Capitoli fanno
A' cento capoverfì finimento,
Ed io non voglio guaftar (p)Tordin, e' hanno,
100. Confederando , eh/ i' fon giunto a cento , fa)
Farò qui fine, per pofarmi alquanto;
E fé de' patti vogli efl'er contento ,
Fa, che tu legga nel feguente Canto.
FINE DEL CANTO LXXXIX.
NOTE AL CANTO LXXXIX.
Arg. (f) Magl.furon.
a. (a) Magi. Èque , che fatti là,
5. (b) Str. Sarrezzana . Tem. Sprezzano . Vili. cap. 43,
Setezana ,
13. (e) Tem. allora,
16, (d) Magi. Wmpromejfe .
33. (e) Str. e Magi, volejfer .
43. (f; Tem. Dicendofe .
47- (g) Magi, e Str. Vincenza .
62. (h) Str. grolla ,
68 (i) Tem. dov* V hp il folletic9 .
70. (k) Magi. Com ,
72. (1) Magi, lor y chy avìe,
«3. (m) Magi, grillando.
$4. (n) Magi. Ne mandaron .
98. (o) Str. e Tem. A ftruzion .
99' (p) Magi, e Str. lafciano , guaftar ,
100. (q) Magi. Gttaftar, confederando , e/»' z'/à' tf e*»r*»
Str. Guaftar , confederando , e £' i'/ò» £/#»/# * ««f* .
L 3 CAN«
ì66
CANTO XC.
ARGUMENTO
anni di Cóme il Cornuti di Firétizè fi lega villani
Cr. 1 3 16. Co' 1f inizi an contro a Mefj'er Majlino » ].i i .c.49.
e fegg. Ne curò fpefa , per metterlo in piega , e fegg.
E fé a1 Fiorenti n fé villania ,
La compero infino in Lombardia.
1. À Voler feguitar quel eh* è narrato
±\» Neil* altro Canto , della lega egregia,
Mi convien dir, come flette il mercato.
2. La lega fu confermata in Vineffia
Ccn gì' infraferitti patti, che contare
Udrai leggendo, ove la penna fregia.
3. In prima, ch'ella dove(Te durare
Da San Michele di Settembre a un anno,
E di prefeute li dove Ile fare
4. Per Firenze , e Vinegia fanza inganno
Domila Cavalieri, ed altrettanti
Franchi pedoni a (offerir T affanno,
5. Che suerregsiaiTer Trevigiana avanti,
E fé maggior quantità bifbgnaffe ,
Soldar poteffon Cavalieri , e fanti ;
6. E che un buon Capitano fi chiamafle,
E di ciafeun Comun che feco ave (le (t-)
Due Cittadin , con cui fi con figli a ile >
7. Ed ogni fpefa , che 'n ciò fi faceffs
Folle comune, e detti Configlieri
Porieno ognora , ched \ hv pareffe ,
8. Uè-
4N. DI CRI STO 1 3 3 6. E SEGG. 1 6j
8. Crefcere , e ibernar fanti , e Cavalieri ,
E fpendere ogni grande quanticade
In ciò, eh* a lor pareffe di meftieri;
p. Rubellar fare o Cartella, o Cictadc,(a)
Che fottopofta fo (Te, (b) de' fa pere,
A que' Tiranni pien di crudeltade.
io. E ciafehedun Comune a fuo piacere
Tener potea pe' patti palefi
Neil' ofte fopraddetta due bandiere •
li. Dovicn dinnanzi alla fine tre meli
I detti quattro infieme ragionare,
E partito pigliar de1 fatti imprefi ;
12. E potean la lega prolungare
Sanza configlio d'altri di lor Terra,
E'n tutto ancor la potieno annullare.
13. A Lucca i Fiorentin dovien far guerra,
E poi a Parma, fé quella s'aveva,
Dovea f ofte andar , fé '1 dir non erra .
14. Alcun di detti Comun non doveva
Far pace, o guerra fanza cofeienza
Dell'altro, e'n grieve pena fi correva.
15. Ferma la detta lega per Fiorenza,
E per Vinegia, il medefimo giorno
Bandita fu eoa molta diligenza
16. Con sì gran fefta, § modo tanto adorno
Da ciafeheduna parte, ch'hai comprefa »
Che dir non fi potrebbe fanza feorno.
17. E fu ragion , perchè si alta imprefa
Non fi f$ mai per alcun Taliano ,
Come fu quefta, (e l'hai bene intefa.
L 4 18. Pe-
1(58 CENTILOQiTIO CANTO XC.
i§. Perocché mai il Comun Viniziano
Non avie lega fatta veramente,
Da quefta addietro, con alcun Cristiano,
ip. Salvochè una volta anticamente
Per lo conquido, ov' e' fur paladini
In Rjmania, ed anche maggiormente
20. Gran fatto fu , perch* eran Ghibellini >
E ferfi a' Ghibellini afpri nimici ,
Favoreggiando i Guelfi Fiorentini ;(c)
21. E non avien cagion d' effe re amici
De' Fiorentin ; perch' e* fur colla Chiefa,
Quando a Ferrara andaro alle pendici.
22. Ma piacque a Dio, che per noftra difefa
Quefle due parti fi faceffero una ,
Perchè abbatteffer la fuperbia accefa
23. Delli detti Signor, che per fortuna
Erano indegnamente formontaci ,
Né credieno aver par fotto la luna,
24. E come molto fconofcenti , e 'ngrati
A Dio, e poi alle genti del mondo,
I facramenti avean dispregiati.
25. Piuvicata la lega, il dì iccondo
I Viniziani dal lor lato ordinaro
Ciò, eh' avieno a portar di cotat pondo a
26. E' Fiorentini eleffero , e chiamaro
Dieci valenti Cittadini , e chiari ,
Con balia piena, fanza alcun riparo,
27. Ch' avieno a trovar modo, che danari
VenifTòno in comune ad ogni patto,
Per guerreggiare li detti avverfari;
28. Ed
AN. bl CRISTO 1 3 3 6. E SEGC. 1 6p
28. Ed aflegnaron loro innanzi tratto
Fiorin dugento feflanta migliaia
Sulle gabelle ogni anno a quefto fatto. (<U
ip. E i detti dieci, acciocché ben fi paia
La pofla di Firenze, e di contanti
FofTe la gente pagata in full* aia ,
30. Appiccar quefto carco a' Mercatanti ;
De* qua* fu il detto Autore, che la vita
Ci avrebbe meda in fatti, ed in fembiantu
31. Tra* Mercatanti fu la cofa ordita
Per modo, che danar , né vettuaglia
Mancar potie infino a guerra finita;
32. Ed ordinaron tra loro una taglia
D' accattar centomila fiorin d1 oro ,
De' qua' per dare agli altri men travaglia,
33. La terza parte fi pofer tra loro,
E le due parti fopra le ricchezze
Della Città pofon fanza dimoro.
34. E perchè no'l teneflero a gravezze, (e)
Gli aflegnar loro fopra le gabelle
Del Comun noftro, e poi per più certezze,
35. E perchè non dubbiaflTer di cavelle,
I detti Mercatanti promettieno
Di pagare efli, non pagando quelle;
36. E que\ che fopra fé predar volieno?
Aver dovefler per lor guiderdone
Per centinaio Pan quindici almeno,
37: Né tenuti erano a reftituzione,
Perch' era configliato primamente
Per gran Maeftri di religione,
38. Che
17© CENTILOQyiO CANTO XC.
38. Che si li potien cor lecitamente ,
Benché le cofe ancor parefler brune,
Perchè più oltre non vedea la gente.
3p. Chi non voledè credere al Comune,
Da' detti Mercatanti avià la fcritca ,
Ma non tirava a più d' otto la fune j
40. E chi facea la fcrittura diritta ,
Cinque per centinai' di tal fidanza
Ricevie dal Comun, come qui ditta.
41. E chi avea della detta preftanza,
E foflegli imponibile il predare ,
Perchè avetfe di mobile mancanza,
42. Trovava chi per lui volea pagare,
Alcun vantaggio ricevendo pria,
Per lui pagava, e facealo acconciare.
43. E 'n quefto modo il fatto (i fornia,
Né mancavan danari a; Fiorentini ,
Ma prettamente n' avien tuttavia.
44. Speli eh/ avien centomila fiorini,
Per fimil modo facieno ogni mefe ,
Ed a Vinegia a'noftri Cittadini
45. Eran mandati, per fornir le fpefe,
Ed eranvi du altri Ambafciadori
Sempre col Doge in fegreto , e 'n palefe ; (0
46. U un Cavaliere, e l'altro de' migliori
Giudici, che aveflè quefta Terra,
Con fenno eletti pe' nolìri Priori .
47. A dar configlio , ed ordine alla guerra
Ancor du* altri favj Cavalieri
Suvaa col Capitan fempre alla ferra
48. Neil*
AN. DI CRISTO 1334. E SEGG. 171
48. Nell'ofte appretto lui per Configliene
E per gli Vmiziani fimiirnente
Pofti eran certi a sì facci meftieri.
4p. Dato Tarditi del modo cji prefente,
Di Romagna v* andaron , fé ben guardi,
Secento Cavalier di noftra gente.
50. Meffer Gerozzo Fiorentin de? Bardi ,
Che nomar fi potea tra' fayj , e buoni ,
Fu Capitan di Cavalier gagliardi .
51. Di Firenze v'andar mille pedoni
Vediti a bianco, col Giglio vermiglio,
E con Sa* Marco, e così ne* pennoni.
52. Ed in Vinegia con lavio configlio
Pe' fiorentini , e per gli Vioizianj
A foldar gente affai fi die di piglio;
53. E mille cinquecento OJcramdncani (g)
Bene a cavallo allora ebber foldati ,
E dimolti pedoni Italiani ;
54. E 'n fullà Trevigiana cavalcati
La guerra cominciar, faccendo il peggio,
Che far potien contro a' Tiranni ingrati .
$5* Prima , che giunta folle + fé ben veggio,
La noftra gente nel detto paefe ,
Si rubellò il Cartello d' Aureggio
$6. Dal Signor della Scala Veronefe*
Quel da Camin gli fece ta? fervigj;
Ma poco il tenne , pofciach' egli il prefe $
57. Perchè Meffer Alberto da Trevigi
Subitamente vi fu cavalcato,
Dicendo: E' converrà, che cu fvaligi.
58. E diev-
IJ1 CENTILOQyiO CANTO XC
58. E dievvi la baccaglia d'ogni laco
Per modo cai , che dopo molco affanno
Il detco Cartello ebbe racquiftaco,
5p. Non fenza gran pregiudicio , né danno
Di color, che gli avien le mura rocce, (fc)
E tolco il decco Cartel per inganno .
60. Nel decco tempo, di Luglio, di notte
Di Buggian gente di Mefler Martino
Ufcl , volendo rimercer le docce 5
61. Ed a Cerreco Guidi Fiorentino
Veriner, faccendo gran danno d' arfione :
Prefero i Borghi, e miferlo al dichino.
62. Poi quando parve lor cempo, e ftagione,
Gran preda ne menar con fefta , e gioia
Sanza conrarto alcuno ; e la cagione
63. Fu, che la gence noflra era in Piftoia
Per la fefta Sa' Iacopo , e temenza
Avevan di ricever maggior noia :
64. Perch* era allor Piftoia di Fiorenza ,
E'Fiorencin n'avean gran gelofia,
Però guardavan con gran provvedenza •
6$. E bifognava bene in fede mia ,
Perchè de* Terrazzan poca fidanza
Si pocia aver, come di gence ria.
66. Appreflò, per la mala vicinanza,
Ch' avien di Lucca , ove coli' arco tefo
Stava il Tiranno colla gran portanza ;
67. E, per quel, che mi paia aver comprefo,
Quefti trattaci aveva più di mille,
Ed in(») più Terre aveva il fuoco accefo*
68. Se
AN. DI CRISTO I336. E SEGG. 173
<58. Se quivi entrate fofier fue faville,
Potevan ben po' dir noftri Reggenti ,
Che mala ferpe fofle tra l'anguille.
69. Appreflo poi a* cinque di feguenti,
Che da Cerreto Guidi eran partiti,
Venner , per raddoppiar noftri tormenti
70. Da ottocento Cavalieri arditi ,
Con molti fanti a pie gagliardi, e chiari,
E Ghibellin di Guelfe Terre ufciti;
71. De' qua' fu Capitan Ciupo Scolari,
Della Città di Firenze rubello ,
Seguitato da più noftri avverfari;
72. E gli ufciti di Lucca fur con elio ,
E paffar ¥ Arno , e '1 Borgo a Santa Fiore
Guaftarol tutto, ch'era molto bello.
73. E dimolt' altre Ville con furore
Rubarono, e guaftaron crudelmente,
Sanza mifericordia , e fanza amore .
74. Non moftra , eh* allor Ciupo avefle a mente*
Che in San Giovanni fofle battezzato,
Né che in Firenze avefle di fua gente;
75. Ma ficcome nemico difpietato
Fece ardere , e rubare il monte, e'1 piano ^
Infin preflò al Caftel di Sanminiato ,
7<J. Ed albergar due notti a Martignano;
Onde la gente d' Empoli fu prefta ,
E dell'altre Cartella a mano, a mano
77. Valdarno, e Valdinievole non refta ;
Ma tutti d'un voler corfero a'paflì,
Com' avuto ebber la prima richieda.
78. E eie
174 CENTILOQTJIO CANTO XC.
78. E ciò fentertdo i nimici laffi ,
Non effendo fornici a vittuaglia,
Incominciaro a rallargare i pàlli ;
70. E per fuggir del tutto ogni battaglia»
A' dì fótte d'Agdtfo fi partirò
Quafiché rotti , e non fanza travaglia ,
$o. Paflàndò a Santa Gònda Con fòfpiro .
Per la paura de* Sanminiatefi,
Ch' erano ftèfi a* palli , non ardirò
81. Di metter fuòco, é molti morti, C prefi
Rimafrr di dolor fenza riparo;
Ed oltre i quèfto ailòr > fé ben comprefj,
82. Fuggendo per campar ne crafelaro
Di loro aiTaii in falla camminata ,
Ed in Gufciana molti n'annegaro.
83. E fé la gente noftra foffe fiata
Di cavalcar più follecita , allotta
Non farebbe di Jor tefta campata \
84. Perocché fatto avien mala condotta ,
Ed eranfi già meffi in luogo, e'n parte
Da effere affatiti in poca dotta,-
85. Ma erano a periglio (abbi per carte)
Le Terre non murate del paefe ,
Se Ciupo aveffe feguitata l'arte;
86. Spezialmente ( ti dico palefe )
Che 'n Creti , (k) ed in Valdarno n'avie affai,
Che non avrien potuto far difefe,
87. Né fenza lòf molti (0 tormenti, C guai
Avrebbono accettata quella gente,
Che di mal far non fi faziava mai .
88. On-
AN. DI CRISTO I33& E SEGG. I75
88. Onde il noftro Comun difcretamente ,
Confederando le cofe avvenute ,
Provvide a riparare incontanente,
89. E parte delle mura , che cadute
Ad Empoli eran per diluvio d'Arno,
Siccome fa chi pofcia V ha vedute ,
90. Compiutamente , e ben fi racconciamo
Sì , che volendo i nemici tornare >
Sarebber pofcia cavalcati indarno •
91. E felli allora compier di murare
Il Borgo a Montelupo molto forte,
E come bifogno era (m) imbertefcare
92. Sì , che di guerra non temeva forte ;
Ma di notte, e di dì ficuro, e lieto
Potea ciafcuno ftar dentro alle porte»
93. Similemente il Borgo di Cerreto
In brieve fu rifatto per ragione.
Perchè di lor voler fi fé dicreto,
94. Che* Cerretani alcuna efenzione,
Ovver franchigia aveller di gabelle
Per certo tempo, che qui non fi pone;
9$. Ed e* dovien rifar le mura belle
A certo tempo, ad ogni loro fpefa;
E così fer dopo molte novelle.
96. Appreflò per cagion di quella offefa,
Che ci fé Ciupo alla nemica fetta ,
Che fu con lui a così fatta imprefa ,
97. Volendo della 'ngiuria far vendetta,
Ed ofiervar quel , che s' era promeflò
D§' patti della lega innanzi detta ;
9$. Cioè,
Ij6 CENTILOQUIO CANTO XC.
98. Cioè, che cavalcar dovieno adeflb
In quel di Lucca fanza niun fallo
I Fiorentin,- per la qual cofa appretto (n)
99. Dimolta gente a piede, ed a cavallo
Soldaro, e raunar , volendo fare,
Come dett* è , d'intorno a Lucca il ballo.
100. Mancaci qui la Profa per rimare;
Ma fé Villan, figliuol dell'Autore
Vorrà , potremo ancora feguitare ;
Se non vorrà, mi fcufo a te, Lettore. (°>
FINE DEL CANTO XC.
NOTE AL CANTO XC.
6. (f ) Magi, che aveffe .
9. (a) Magi. Caftellà , e Cittade . (b) Magi, e Str. lafcia*
no , foffe .
20. (e) Magi. Ghibellini .
aS (d) Str. e Magi, tratti .
34» (e) Magi, in gravezza .
4J. (f) Magi, lafcia tutta quefta terzina o
53. (g) Magi, lafcia i tre veri! feguenti ;
59. (h) Str. e Magi, tolte*
67. (i) Magi, lafcia VE.
85. (k) Vili. 1. u.c. 50. Greti.
87. (1) Magi, e Str. omettono » mtiti •
91. (m) Magi, hi 'fognò .
08. (n) Magh e Str. adef» .
*oo. (o) Terminando così il Pucci al qap. 50. del lib. 11 f
di Giovanni Villani ,bifogna dire, ma non faprei per
qual cagione , eh* e* non Vedefle tutto il refto de' Ma-
noferitti di lui , che formano il rimanente di quefto
l;*b. xi. che contiene 142. capitoli , 9 tutto iatefo il I.12.
CAN-
cu.
177
canto xci.n
ARGUMENTO.
ANNIDI L ultimo Canto dice, come flava
373. Firenze , quando fine (f ) il dicitore
Fece (a) al prefente Libro , cW e* rimava , .
E le Schiatte , da cui era abitata ,
E com* eli* era in pregio formontata .
1. OEttantatrè mille trecenfc) correndo
LJ Mi veggio vecchio, e non mi dice il core
Poter più oltre feguicar volendo,
2. Lafciando adunque il dir dell' Autore
Ad altro di maggior fofficienza,
Mi parrebbe commetter grande errore,
3. S'io non diceffi della mia Fiorenza
Alcuna cofa, come ficuata,
Ed adorna la veggio in mia prefenza ;
4. Perchè alla gente, eh' ancor non è nata
Memoria fia, ed a que', che non 00 fanno,
Com' ell'è bella, e'n pregio formontata.
5. E ciò fi vede per gli flati , (d) e' hanno
Racconto i verii miei del tempo antico,
]^el qual(e) fi fé memoria del fuo alfanno,
6. Secondo il mio parer , comincio, e dico,(f)
Che le tre parti di Firenze è pofta
In piano, allato all'Arno, e come a bico.
7. L'altro quartier di là dal fiume fofla,
E quafi inver Levante alza le fronti,
Perocché 'n parte piglia della colla .
Tom. VI M 8.Efo-
178 CENTILOQyiO CANTO XCI.
8. E'n fopra 'l detto fiume ha quattro ponti
Bellifiimi di pietra, e di calcina,
Con altri adornamenti non qui conti .
£. Appretto ha del Comun belle mulina ,
Onde non ha temenza , che per guerra
Pofs' effere attediata di farina.
io. Le mura poi, che cerchian quefta Terra
Hanno tre braccia , e mezzo di groffezza ,
Di fopra , dico , e quattro , e (g) più fotterra .
11. E dal lato di fuori hanno d'altezza
Ben trenta braccia di buona milura ,
Col barbacan , eh' è fatto (h) per fortezza,
12. Ed infra '1 cerchio delle belle mura
Tredici porti fon, braccia fettantaW
Alta ciafeuna, e venti di largura.
13. Le Torri, che Y adornan fon feffanta,
Colla groffezza ognuna, che l'è tocca,
E ciafeun'aka il menOO braccia quaranta.
14. E li forti di fuor fon larghi in bocca
Ben venticinque braccia colla fponda,
Che'l terren della viaW foftiene in cocca.
15. Sedici (m) braccia poi la via feconda,
Con termini, che moftran vetitade,
Perchè il terren comun non fi nafeonda.
i(5. Quindicimilia braccia la Cittade
Gira d'intorno, e non è maraviglia,
Contando il fiume nella quantitade .
17. Se alcun dice, che gira cinque miglia,
Ch' è per mifura anticamente ufata,
Tremila braccia per miglio (n) fi piglia.
18. Fi-
ANNI DI CRISTO 1373- I7J>
18. Firenze è dentro tutta laftricata ,
E fra J' alcre ha due vie , che ftanno in croce ,
Che ti dimoftran , quant'è lunga, e lata.
ip. L* una fi muove alla Porta alla Croce,
Ch'è dal Levante, e poi verfo 'I Ponente
Alla Porta del Prato è 1' altra foce .
20. Dall' una all'altra andando rittamente^)
Ha quattromilia fettecento (p) braccia :
Mercato vecchio è il(q) mezzo veramente,
si. "E mifurar volendo l'altra faccia
Dalla Porta a San Gal , eh' è a Tramontana,
Ed al diritto W feouitar la traccia
22. Infino al fito di Porta Romana,
La qual fi chiama San Pier Gattolino,
E tiene in (0 mezzo l'Arte della lana,
23. Son cinquemilia braccia di cammino:
Deh come naturalmente comprefe
,Quaiunque fu quel caro Cittadino!
24. Appretto ha dentro più di cento Chiefc,
Sanza contar gli Spedali, eh* a onore
Di Dio fon fatte tutte quefteW fpefe .
25. Laicio dell'altre, e vo' della Maggiore
Alquanto, dir di Santa Reparata ,(u)
O vogliam dir Santa Maria del Fiore.
26. 'S'ella fi compie, com'è ftanziata >(x)
Sì bella Chiefa non fu già mill'anni,
Come fia quella, (y) né sì adornata.
27. Appretto quella fi è San Giovanni,
Ch' a tutto'l mondo debb' effer notorio,
Ch'ogni altro Tempio avanza fenza inganni.
M 2 28. Di
l8o CENTILOQyiO CANTO XCU
2& Di noftra Donna ci è poi l'Oratorio,
Che corta più , che non vale un Cartello,
Qualunque ci è di maggior tenicoro.W
2p. Ecci il Palagio de' Signor sì bello,
Che chi cercarti cucco I1 univerfo ,
Non credo, eh' e* trovarti par di quello.
30. Cercando la Cictà per ogni verfò,
E' piena di palagi, e di giardini,
Più bello l'un, che l'altro, e piùdiverfo.
31. E più di ventimila Cittadini
Dentro ci fon tra Grandi , e Popolari, (t)
Lafciando ftar da parte i Contadini.
32. E quefti fono i Cafati più cari;
Ciò fono i Bardi, Rolli, e Frefcobaldi,
E Ca;-icciuli infieme , ed Adimari ,
33. E Pulci, Gherardini arditi, e baldi,
Tornaquinci, Bifdomini , e Donati,
E Cavalcanti, e Buondélmonci caldi,
34. Cerchi, (a) e Nerli , Pazzi, e Giandonati ,
Uberti, Abati , Amidei , e Lamberti
Ancor ci fon , benché fieno fermati .
35. Boftichi,(b) Berlirighieri favj, e fperti,
Franzert , Brunellefchi ; ed or di quelli,
Che fon di popol , ti conterò certi .
36. Albizzi, Ricci, Strozzi, e Baroncelli,
Medici, Alberti, Àltoviti , e Guafconi,
Vettori, Caftellani, e Rondinelli,
37. Peruzzi, Giugni, Baftari, e Covoni,
E Salviati, Mancini, e Magalotti,
Oricellai, Beccanugi, e Bordoni,
38. Sac-
ANNI DI CRISTO 1373» iSl
38. Sacchetti, Pigli, Serragli, e Biliotti,
E Soderini , e Mozzi, e Quarateii,
Ridolfì , Pitti, Pepi, e Pegoiotti ,
39. Que'da Panzano , Davidi, e Bagneù",
Boccoli , Rifaliti , e Rinuccini ,
Ricoveri , Acciaiuoii , ed Antellefi ,
40. E Gianfigliazzi , Cocchi, e Scali , e Spini,
Baidovinetti > Bucelli , e Barrucci ,
Cederni, Macchiavelli , e Guicciardini,
41. Agli, Vecchietti, ed Afini, e Ferrucci,
E Ramaglianti , Magli , e Canigiani ,
E Bonaccorfi, Velluti, e Rinucci ,
42. Aidobrandm, Bombeni , e Raffacani ,
Razzanti, Fiiicaia,(c) e Manovelli,
Ed Attavanti,(d) ed Ughi, e Cerretani, '
43. Guadagni , Lupecani , e Boverelli ,
Bufini , Siminetci , e Saffòlini ,
Manetti, Lanfredini , e Belfredelli,
44. Aglioni, e Sirigatti, e Valorini ,
Que'da Strada, Marfili , e Tigliamochi,
E Marignolli, Fagiuoli, e Benini,
45. E Paffavanti , Ulimtardi , e Giuochi ,
E Compiobbefi , Coni , ed Aldighieri ,
E Maccì , Forabofchìi , e Ggliamochi ,
46. E Soldanier, Pretafiai , e Manieri, (cì
Duranti, Rocchi, Armati, e Scodellati,
Malegonnslle , Mangioni, ed Amieri,(0
47. Marchi, (g)Magaldi, Erri ,e Giambollari,
E Biffali, Carucci , ed Avviati, (h)
Guidalotti , Ammoniti , (0 e Portinaro ,
M 3 48. Man^
l8l CENTILOQyiO CANTO XCI.
4S. Manfredi , Miehi , Figliuopetri , e Zati t
Arnolfi , Guidi , Orlandi , e Cordai ,
E quo* da Caìtiglionchio , ed Infangaci,
49. Girolami , Brancaccio e P'errantini ,
Ed Arrigucci , Donarli, e Viviani,
Ed Ardinghelli, Ardinghi, e Tolofini.
50. E Faiconier, Pallarcioni , e Villani,
E Caponfacchi , Guardi, e Salterelli,
Ed Orlandini , Arcagnoli, e Soldani ,
51. Benizi , Botcicini , 0) e CafTerelli,
E Corbizi, Blandi, e RiccomannL 0)
Ciuffagni, Vai, Garcoli7(ra)e Carcherelli,
52. Angiolini, Uganeili, (n) e Figiovanni ,
Bianciardi , ed Ammirati, e Tedaldi.ii,
Sigoli , Sannarnbenci, (°) ed Alamanni,
53. E Falconi, Sa ile e ti , e Porcellini,
Que* da Sommaia , Chiarmonceii , e Baldi ,
Baronci, Coli, Alfieri, e Cornacchini ,
54. Aliotti, Bellincion, Ca(i,(p) eT^daldi,
Lottini, e Borfi, e poi que' da Rabatta,
Que' della Cafa , Mazzinghi , e Mónaldi,
SS* Bonciani, Ardinghi , e di più non fi tratta*
Perch'ai prefente(<ì) non ebbi notizia,
Baftinti que', de* qua' memoria è fatta.
56. Firenze governa oggi fua grandizia
Per otto Popolan , che fon Priori ,
Ed un Gonfalonier della Giuftizia;
S7» De' qua' fon due Artefici minori,
. Che per due meli han del Comun penfieri
Nd Palagio maggior , come Signori .
58. E do-
ANNI DI CRISTO 1373. 183
58. E dodici altri M fon lor Configlieri ,
Il cui uficio per tre mefi dura,
E Tedici fon poi i Gonfalonieri ,
5p. Che duran quattro meli per mifura ,
E quel, eh/ è per coftor diliberaco ,
Per due Configli ancora fi proccura.
<5o. L'uno è Configlio del Popol chiamato,
Che fon dugento , e delle ventun' Arte
Convien , che v'abbia d'ogni Confolaco ,
61. E Capitani della Guelfa parte:
E per non voler far le cofe brune ,
Quel , che fi vince qui per le due parte ,
62. Apprellò va al Configlio del Comune ,
Che fon dugento , Popolani, e Grandi,
E 'n fimil modo tirando una fune ,
63. Convien, che poi a fecuzione il mandi
Podeftà , Capitano , e Afleguitore ,
Quando per gli Signor ciò fi comandi .
64. E ninno Grande può effer Priore ,
Dodici (s) ancora , nò Gonfaloniere ;
D'ogni altro uficio han parte dell'onore.
65. Ne Ghibellino alcun , né foreftiere ,
( Secondochè per legge par, che fia )
Cittadineico uficio puote avere .
66. Firenze è Terra di mercacanzia ,
Ed ecci ogni Arte; pognan, che ventuna
Son. quelle, ch'hanno del Comun balia.
67. Le qua' ti conterò ad una , ad una,
E chiaramente poi conofeerai,
Che par Città non è focco la luna .
M 4 «8. La
184 CENTILOQyiO CANTO XCI.
<58. La prima è di Giudici, e Notai,
E la feconda fono i Fondachieri
Di Calimala, ficcom'udit' hai .
69. La terza, Cambiatori, e Monetieri ,
Che rifedenti a i loro (0 banchi (tanno,
Cambiando lor (u) pecunia volentieri .
70. La quarta è Lana, come molti fanno.
Che molta gente pafce tuttavia,
E fa ben trentamila panni l'anno.
71. La quinta fi è Porta Santa Maria
Di Setaiuoli , e di molti altri , i quali
Legati fon con loro in compagnia.
72. La feda fono Medici, e Speziali,
E Dipintori, e di più altri aliai,
Ched in quell'Arte fon con loro iguaK.
73. La fettima Vaiai, e Pellicciai;
L' ottava fon Beccai ; e poi la nona
Sanza compagna (x) fono i Calzolai.
74. La decima de' Fabbri groffi fuona ,
L' undeci Rigattieri , (ri e Panni lini ,
Ch' è'nfieme un'Arte con lor, fi ragiona.
75. Maeftri (2) della pietra Ciccadini
Ch' a' Fornaciai s' accoflan di leggieri ,
Dodecim' Arte fon tra' Fiorentini.
76". La terzadecima è de' Vinattieri,
Che vendon vin , che ne berebbon gli Agnoli,
L'altra gli Albergator de'Foreftieri.
77. Quindecima , fono i Pizzicagnoli,
La fedecima(t) fono i Galigai,
Che fentir fan da lungi i lor rigagnoli.
78. Se-
ANNI DI CRISTO 1373. 185
78. Seguitali poi Corazzai , e Spadai •
Della diciottefima (*) fon figliuoli ,
Con altri membri infieme, i Coreggiai.W
79. Diciannovefima fono i Chiavaiuoli ,
Con Calderai, ed altri lor meftieri;
E ventefima (b) fono i Legnaiuoli .
80. L' ultima fon Fornai , e Panattieri ;
E ciafcun' Arte di quefte (c) è reggente »
Sicché il governo è quafi degli Arcieri*
81. Quefta Città è ricca, e fofficiente
D* avere, e di perfone, e di fapere,
E delle ingiurie molto (offerente.
82. Ma quand' ella dimoftra fuo potere,
Non ha Città d'intorno a più giornate*
Che la fua forza non faccia temere.
83. Quando alle fpefe le mancan l'entrate»
Ed ella accatta da' fuo' Fiorentini , (d)
E le preftanze afTegna meritate,
84. E impon cinquanta migliai' di fiorini,
Tre per miglia' di ciò, e' ha di valfente,
Benché fi (tenda a' più baffi vicini.
8j. E chi n* ha due > o men , ficuramentc
Può venti foldi per fiorin pagare,
Ed aflègnato non glien'è niente.
86. Di maggior fomma chi non vuol predare,
Truova chi pretta con allegra fronte
Per certo prezzo, e faglili aflegnare.
87. E fé de' creditori è grande il Monte,
Non ti maravigliar, che molto avanza
L'cfnor, che vendicate fon più onte.
38. E qua-
l86 CENTILOQyiO CANTO XCI.
88. E quafi d'ogni mefe una preftanza
Abbiamo avuta , e ciafcuna è rifcoffa
Abilemence ; e fappi per cercanza,
8p. Ched afpramente Firenze («) percofla
Fu pe'l diluvio, e più bella, che prima
Oggi è rifatta, e crefeiura la porta.
pò. Sicché le fpe(e grandi (0 fanza ftima >
Che fecondo i bifogni fon porcate ,
Del Monte han fatto più crefeer la cima.
pi. E come che le cofe fieno andate, (g)
Co' danar noftri più Città d' intorno
Abbiam con noi infieme rifrancate.
p2. E'1 noftro Comune è , di pregio adorno,
Nella fua libertà rimafo al fine,
Ed è per formontar di giQrno in giorno.
pj. E dico, fé le donne Fiorentine
Portar poteffer qui (h) le gioie loro ,
Che in Firenze averie mille Reine
P4» Incoronate d' arienco , e d' oro ,
Con tante perle, e con tanto ornamento»
Che veramente vagliono un teforo.
$$. Ben fé (») chi la chiamò quinto elimento,
Ed io , per grazia del Signor verace ,
Non ne fu mai , com' oggi fon , contento .
p6. Perch' io la veggio ripofata in pace ,
E veggiole recate al fuo mulino
Dimolte Terre, onde molto mi piace.
97' Veggiole fotto in parte il Cafentino ,
E del Valdarno di fopra , e di fotto ,
E di Val d'Elfa più Terre in dìmino ;
p8. Agli
ANNI DI CRISTO 1373. 187
p8. x\gli Ubaldini tolto ogni ridotto
Dell'Alpe, del podere, e d'ogni lato ,
Ed in più parti, di che non fo motto.
99. Non tacerei del bel Caitel di Prato ,
Volterra, Valdinievole , e Pifloia,
E'ntera iignoria di Sanrhiniato.
100. E veggio Pifa , con Firenze in gioia»
E Lucca a parte Guelfa; 00 laond'io
Foco mi curo ornai, perch'io mi muoia ,
Poich' acquiftato è tanto al tempo rató. (0
Deo gratias . (m)
Sonetto fatto /opra la preferite Scritturai)
SAvio Lettore, quand' io cominciai
Il prefente volume > i' mi credetti
Al fin corregger tutt' i fuoi difetti,
Ghe certo fon, che ce ne fono affai.
Ma perchè vecchio, e fianco mi trovai,
Dilli i comQ Pilato a' maladetti :
Quod fcripfi , fcrìpji \ lafciando incorretti
I vedi miei, né gli rividi mai,
Sperando, che pe' favj con ÓiuC (°)
Corretta foffe ciascheduna parte,
Quando vedeiToti quello, che non vid'ioc
E però tu, che leggi quelle carte,
Pregato fé' dalla parte di Dio
Adoperarvi tuo ingegno, ed arte;
Perchè da me fi parte,
Ed è partita già fia la memoria,
Che non ha luogo in cosi fatta Scoria.
FINI D£L CENTILOQyiO .
i83
NOTE AL CANTO XCI. ED ULTIMO .
(*) Di quefto Canto vedi la Vita dell' Autore , cProem.gen.
Voi. L e Proem. di quefto fteflb Voi. Arg. (f) MSS.finì .
(a) Magi. Penne, I. (b) Altri , Mille trecenfettantafei .
4. (e) Magi, no 7. $. (d) Ediz. di Vir. ferirti, (e) iv. Ne i quali.
6. (f ) iv. come io ti dico. io. (g) iv. 0 . 11. (h) iv. CV barbacan,
che fi fan .12. (i) Aì./èffanta . 13. (k) Ed.Fir.Hrt ciafeun al'
ito tnur. Tem. altra il men . 14. (!) Ed. Fir. terreno comun ,
15. (m) iv. E dieci . 17. (n) Str. migliaio . Tem. migliaia ; e
lafcia il refto del verfo . 20. (o) Ed. Fir. drittamente .
(p) Str. e Magi, fecento . (q) iv. è nel .il. (r) Ed. Fir. A di*
rittura . 22. (s) Str. e Tem. /'/ . 24. (t) Al. quelle .
25. (u) Al. Liperata . 26. (x) Ed Fir. fituata . (y) iv. Comecché
fia . 28. (z) iv. territorio 3 1. (+) MSS. Popolani .
34. (a) Ed. Fir. E Cerchi . 35. (b) Magi, e Str. E Bocchi .
42. (e) ÀI. Eque* da Filicaia , (d) Al. Attaviatù 46. (e) Ed.
Fir. Soldanier , Lachi , Prateji , Amieri . (f ) iv. Namieri .
47* (g) HT. Macchi . (h) iv. i4£/zf/ . (i) iv. Ammutinati .
51. (k) iv. Bertuccioni . (1) iv. Ricchemanni . (m) iv. Catelli .
52. (n) iv. Arganelli . (o) iv. Salinbeni . 54. (p) Magi, e Str.
C^. $?. (q) Ed. Fir. a" alquante . 58. (r) iv.poi . 64. (s) iv.
De' Dieci . 6> (t) Tem. a* libri . (u) Magi, e Str. la .
73. (x) Tem. compagni . Ed. Fir. compagnia . 74. (y) Ed. fir.
Linajuoli . 75. (z) Str. e Magi. Zi Maeftri . 77. (t) Al.
fejladecìma . 78. (*; Al. decimottava . (a) Ed. Fir. tramuta
Corregiai , con Corazzai di fopra • 75. (b) Al. Zrf vige firn a .
80. (e) Ed.Fir. e Tem. E ciafebed/ùna di quefle. 83. (d) Ed.Fir.
Cittadini . 89. (e) iv. C£* azeramente rotta . 90. (f ) iv. /' è
quafi grande . 01 . (>} "1V. Secondo che le co fé fono andate .
03 (h)iv.^. $-5.(1) Str. e Magi. E benché.
1 00. (k) iv. in libertade . (1) Ed. Fir. pag. 1 86. aggiugne :
/;; terra il corpo , e in Dio iy anima fia
Così finifeo V Operetta mia .
(m) Magl.D^o grati a s Atnen . Tem Deogratias Amen.Amen.
Il MS. Magliabechiano finifee a car. 132. nella prima colon-
na . In cima poi della feconda colonna fi vede fegnato così
da altra mano diveda , e più moderna del MS.
• B° dej 141 7. A4 di marzo/
cioè Bernardo , o Benedetto Dei pofleflbre allora di quefto
Codice . (11) Quefto è (blamente nel Tefto di Cafa Tempi .
(0) Così , fecondo il detto MS.
v ' GUER-
i8p
GUERRA
TRA5 FIORENTINI, E> PISANI
DAL MCCCLXIL AL MGCCLXV.
SCRITTA IN OTTAVA RIMA
D A
ANTONIO PUCCI.
«">•■"- ^fegtato
PRIMO CANTARE.
i.
A1
L nome fia del vero Icsù Crirto,
Senza cui grazia neffun ben fi fa,
E della Madre, che fé il dolce acquiftoi
Vergine piena d* ogni fantità ,
Del gloriofo Giovanni Batifta,
Di San Zanobi , e di San Bemabà ,
E di Madonna Sanca Reparata >
E poi di cucca la Coree beata.
Sia ad onore , ed iftato perfetto
Della verace Ecclefia Romana ,
Del Santo Padre Papa Urbano (a) eletto ,
E de' Reali , di valor foncana ,
E di Firenze, Contado, e diftretto,
Di Parte Guelfa, in cui vittoria grana,
Mor-
IpO GUERRA PISANA
Morte, e mal de* nimici tuttavia,
E muoia chi non vuol, che così fia .
3. Signori, intendo dirvi alla ricifa
Alcune cofe nuovamente nate
Tra'l Comun di Firenze , e quel di Pifa ;
Pognan, che'n parte voi ve le Tappiate, '
Ma non per rima, né per ogni guifa,
Coni* io ve le dirò, fé m' afcolcate ;
E qui vedrete, eh' è talor migliore
Edere il vinto, eh' efler vincitore .
4. Un Giovanni da Sarto focalmente
Tolfe a Pi fa il Cartel di Pietrabuona ,
E* Pifan 1* alTediar fubitamente
Con molta gente, come fi ragiona.
Quando Giovanni vide '1 convenente ,
A* Fiorentin fi raccomanda , e dona ,
Ed e' v'andar; ma que' vinfer la gara:
Or vi dirò, come corto lor cara.
5. I Fiorentin per la detta cagione
Diliberar di far di Pifa firazio ;
Mandarvi Torte , della qual Campione
Fu primamente Mefler Bonifazio:
Giunfe a Ghizzano , (b) e cominciò f arflone
D' intorno intorno , per un grande fpazio,
Appreffo die la battaglia al Cartello,
E s'arrendè, che poco fu ribello.
6% Prefo'l Cartello, entrar per la Vaidera,
Che v'era pien di palazzi, e giardini,
Perocché (c) già, e gran tempo non v'era
Stata la forza più de' Fiorentini ;
E dal-
PRIMO CANTARE. ipi
E dalla mattina infino alla fera
Guaftaro, ed arfon per tutti i cammini;
E conterovvi parte delle ville ,
Che tutte non faprei per nome dille. (<*)
7. Di Ghizzario, e Paterno, e Camigliano,
La Pieve a Pino, e Capannolé, e Gello,
E la Badia a Tarigi,'e Caprugnano,
E'1 Borgo di San Pietro, con Pianello,
Ponte dì Sacco, Metato , e Libbiano,
E Petriuolo e d' intorno al Caftello
Di Pecciole , (e) e di Forcoli , (f ) ed in Monte ,
E d' altre , eh' io dirò , eh' i' non ho conte.
8. Ifpugnole , Padule , e Caftagniuolo ,
Burro, Solaia, e tutto La vaiano,
Cegole(g) in parte, Tavola, e Periuolo ,
Villa di Piano, e quella di Poggiano,
Tutte fentir di pianto , e fiamma duolo >
E dimolte altre per monte , e per piano,
Ch' i' non fo '1 nome , e però non ne canto.
Ma fannol ben color, che n'hanno pianto.
9. E'1 Capitan general della guerra
Non era infino a qui giunto nelf ofte ;
Quando vi giunfe, fe'l mie dir non erra,
^on allegrezza gli furo alle cofte ,
ì egli/e'l campo fermóe alla Terra
jJì Pecciole, e qu\ fece alquante fofte,
E mandóe in Maremma Saccomanno,
Che di beftie a' nimici fé gran danno ,
10. Perocché ben femilia (h) beftie groffe,
E più menarne; chi'l vuol creder, creda.
Pia-
101 GUERRA PISANA
Pianamente appettò le percoffe ,
Che di fé fteffa il Fiorentin fé reda .
Appretto il Capitano il campo mode,
Lieto di Pava, e della ricca preda,
E'nverfo Pifa tanto cavalcóe ,
Ch' appreffo al Borgo a Cafcina arrivóe*
il» Quivi apparirò a difefa del foffo,
Vietando '1 paflb , barbute , e pedoni ,
E '1 Capitan fé lor priemere addotto
Con molte lance , frecce , e verrettoni s
Così paffaro per lo ftormo grotto ,
E de* nimici , tra morti, e prigioni,
Più di cento quaranta ne camparno,
E molti n'affogar pattando l'Arno.
12» Una brigata d' Ungheri paffaro,
Come la voglia tal fiata fprona ,
Di là dall'Arno, ed arfero, e rubaro
Ciò, che trovaro d' infìno a Caprona*
Cosi forniti a Cafcina 0") tornaro
Allegri, e falvi in avere, e'n perfona;
Rubato, ed arfo il Borgo, alla Badia
Di Sanfovin n' andò la Baronia .
j$. E per farchiar ciafcun , che non v'è flato,
Signor, dal foffo a Pifa ad otto miglia
Di borgo in borgo sì bene è adagiato ,00
Ch' a chi noi fa parrebbe maraviglia,
Benché più volte nel tempo pattato
L'abbia arfo '1 Fiorentin con fo famiglia:
Oggi, ch'era rifatto alla ficura ,
Tutto fu arfo, dal foffo alle mura.
14. Nella
PRIMO CANTARE. 193
14. Nella Badia trovar duo Monacelli ,-
E l'apparecchio fatto molto grande,
Non già per lor, ma pe' ni mici felli,
Benché a loro campaffer le vivande 5
Quivi mangiar dimolti capponcelli ,
E'i Capitan delle fuo Guelfe Bande
Una fé por nel Campanil di fuore.
Ch'agli Pifan facea crepare il cuore.
15. Poi fece da San Marco a Sanfovino
Per lor difpetto correr quattro pai) ,
L' un di velluto , all' ufo Fiorentino ,
L'altro corfer co' micci i vetturali,
Il terzo i barattieri, e '1 più mefchino
Le meretrici , non vi fo dir quali :
Quel del velluto ebbe il Conte Niccola ,
Che 'nfin da Roma venne a queiia (cuoia.
16. Popolo, e Cavalier fuor delle porte
Di Pifa ufciron colla 'mperiale ,
E' Fiorentini , Alla morte, alla morte,
Gridaro hiverfo lor colla Reale.
Quando i ni mici vider tanto forte
La bella gente, al fuggir miffono ale
Dentro alla Terra ; ma pur ne fur giunti
Alquanti, che co' ferri furon punti.
17. Sotto la 'nfegna del Giglio a raftrello
11 Capitan della guerra pregiato
Fé per memoria Cavalier novello
Filippo di Metter Chivol da Prato,
E Bartolotto nobile donzello
Di Caia i Portigian da Sanminiato,
Tom. VL N Per
Ip4 GUERRA PISANA
Per crefcere a Firenze onore , e fama ,
Con vergogna di Pila, e di chi l'ama.
18. Quivi tonando tutti gli frumenti,
E tutta l'ode faccendo letizia,
Signor, peniate, com' eran contenti
Que\ che vedien cantar di lor creftizia;
Potevan dire i miferi dolenti :
Ome' , che qui non vai noftra malizia.
E'1 Capitano fanza alcuno inciampo
Riftrinfe la fuo gente, e mutò '1 campo.
ip. Tornata Pofte a Ponte di Sacco,
Fu prefo un, ch'una lettera portava
Inverfo Pifa, correndo in iftracco ,
Che '1 Caftelian di Pecciole mandava >
La qual dicea : Fate, che di fcacco
Y fie foccorfo , che'l bifogno grava,
Perocch' a mie difpetto fono andati
Per guadagnar di fuor tutti i foldaci ;
20. E fé ciò fofTe a' ni mici pale fé ,
D'intorno mi farieno incontanente;
r fon con pochi , e non fo che difefe
Far mi potelìì contro a tanta gente.
E'1 Capitan, che le parole intefe,
A Pecciole n andò Ambitamente ;
E que* , eh' erano andati a guadagnare ,
Eran tornati, e volien dentro entrare,
21. E gli Ungheri fpronaro inverfo loro,
E que' quando li vider dier la volta.
Il franco Capitan fanza dimoro
Intorno intorno a Pecciole s' affrica ,
Guar-
PRIMO CANTARE, ig$
Guardando notte, e dì, perch' a coftoro,
Ed ad ogni altro fia l'entrata tolta:
Fé domandar, fé volieno ubbidire,
Ed e' fi fecer beffe del fuo dire .
22. Pifa fenrendo Pecciole attediato,
Il qual è l'un degli occhi del Pifano »
Follò Arilonaco ebbe abbandonato ,
Dove gran gente avea tenuto invano,
E perchè avea mal Cafcina 0) guardato,
Àrfero il rimanente di lor mano,
E'n Pifa rifuggi con grande lcorno.
Ora a' fatti di Pecciole ritorno .
23. Il Capitan fé cominciar la cava ,
E per combatter molti altri argomenti,
Non moftrando que' dentro, eh' una fava
Cu raffb n tutti quefti ordinamenti,
E tutta l'offe al Capitan gridava:
Deh combattianla , che noi fiam vincenti ;
Ed e* non volle, e fé più faviamente,
Perchè vi faria morta molta gente.
24. E ffando in quefti termini, da Siena
Venne a Firenze grande ambafeeria ,
La quale ad unger cominciò la fchiena
De' Fiorentin , con bella diceria:
Se vofìra voglia ancor di Pifa è piena,
Deh piacciavi, Signor, che pace fia.
E fu rifpofto : Il voftro dir ci piace,
Ciò, che fi fa, fi fa per aver pace;
25. Perocché ci hanno cento paci rotte,
Come apparifee chiaro per le carte ,
N 2 Or
<
ip6" GUERRA PISANA
Or che tempo è da rimetter le dotte,
Voglian , eh' e' riconofeano ogni parte ;
Il piacer voftro faren rutte l'otte,
Ch' e* lafceran di lor malizia l'arte;
Quando al dover faran tornati , e noi
Faren, che piacerà a Dio, ed a voi.
26. Attanto venne dell' ofte novella ,
Che Fecciole arrenduto s'era a patto ,-(m)
Che fi può dir, eh* a quella volpe fella
Foffe di tefta Tun degli occhi tratto;
E non fé Pifa la fella sì bella
Di Pictrabuona , come a quello tratto
Fece Firenze col fuo tenitoro
Di Fecciole, che "ebbe per riftoro.
27. Fra gli altri , che di Pecciole acquiftaro
Onor, fu 'i Conte Aldobrandin da Roma,
Perchè i Terrier di lui fi confidaro ,
Ed e' fu lor leal , come fi noma ;
E de' foldati , che dentro v' entraro,
Non portar più, eh' e' voleflòn la foma ;
Ma ciafeun dio , contentandoli molto ,
Derrata per danai', con chiaro volto.
28. E poiché '1 Capitano, e'1 detto Conte
Di Pecciole ebber prefa la tenuta,
Due Torri, che v' avea, con un ponte,
Che l' una già per cava era caduta,
Vcggendo que' dell' altra , eh' a loro onte
Si conveniva, T ebber conceduta;
E'1 Capitan, che fette in fuo prefenza
Ne fé legare, (n) rnandogli a Fiorenza.
20. E poi-
PRIMO CANTARE. 197
29. E poich' egli ebbe Pecciole fornico ,
Di gran vantaggio cavalcò a Montecchiq,
E '1 CafteJlan fu tutto sbigottito ;
Come dell' ofte vide 1' apparecchio,
Vollefi arrender con alcun partito ,
Al quale il Capitan non die 1? orecchio ;
Dille: Venite alla mifericordia
De' Fiorentin , fé volete concordia.
30. Attanto un Arcivefcovo mandato
Fu dal Papa a Firenze Ambafciadore ,
E poiché della pace ebbe pregato ,
Gli fu rifpofto con allegro core :
Il Comun di Firenze è apparecchiato ,
Trovate il modo, che fia con amore;
Ed egli andò. Non diciam più di lui,
Ma prima di Montecchio, e poi d* alerai.
31. Il Capitan fé rizzar manganelle,
E con alquante pietre fàiutoIJo.
Quando que* dentro fentir ta' novelle,
Ulciron fuor colle coregge in collo,
Chieggendo in grazia di campar la pelle*
E'1 Capitan non dilTe mai, farollo;
Mad a Firenze, come qui fi canta,
Legati ne manìlò cento cinquanta.
32. Poi mandò gente , ed ebbe per trattato
Il Cartello , e la Corte di Toiano ,
E così torto , come fu accordato ,
Le chiavi fur mandate al Capitano.
Laiatico , (o) fentendo quel mercato ,
All' ubbidenza venne a mano, a mano;
N 3 E'1
ioS GUERRA PISANA
E '1 Capitano a pigliarlo fu predo,
E'n tutte mife il Giglio manifefto .
33. Partirli da Montecchio, e cavalcaro
Appreflò a Montefofcoli a guadare ,
E perchè quivi avea d'acqua gran caro»
Non vollon di foperchio dimorare ;
Per rinfrescarli a Fabbrica cornaro,
E non vi campò nulla a fabbricare :
Quivi fi rinfrefcaron fopra l'Era,
Che gran biibgno a tutta la gente era .
34. Di quefto luogo il Conte Aldobrandino
Tornò in Firenze a farli Cavaliere:
Fatto eh/ e* fu pe '1 popol Fiorentino
Con ogni onor , eh' a ciò fece meftiere>
Ed e' fé (p) Cavaliere a fuo dimino
. Un fuo fratel, di tempo più leggiere;
Il Comun di Firenze fé le fpefe,
E donò lor cava' con bello arnefe.
35. Perch'eran degli Orfin, Cafa gentile,
E* Fiorentin da Roma hanno nazioni ,
Per far lor maggior fefta, in un cortile
Con una cerbia mifono i leoni;
L* un le falcò addotto (ignorile,
E viva mai non curò (9) gli unghioni :
La lioneffa , pe 'I gridar foperchio ,
Saltò le mura, ed ufcì fuor del cerchio •
36. Se la gente, che v'era, ebbe paura,
Quando tra lor la vidono sì accefa,
Non ne dimandi alcun , che per le mura
Faceva f un fopra V altro la fcefa .
Ma
PRIMO CANTARE. l}$
Ma grazia n' abbia Iddio , eh' a criacura
Non fece male, ed ella fa riprefa.
Tornoffi a Roma il Conce in fuo contrada
Metter Bonifazio, che 11 cinfe fpada.
37. E gli foldacì poi mutar quiftione
A* Fiorentin per Pecciole, ch'era avuto,
E domandaro contro ogni ragione
La paga doppia, col mefe compiuto;
Perocché già per loro oppinione
Non s' acquiftò, eh' e' non fu combattuto
Onde pe'i meglio al Capitan fi fcriffe,
Che con tutta la gente fi partifie.
38. Partitafi la gente, i traditori
Di Laiatico furon ribellati ;
Per la qual cofa li Signor Priori ,
E gli altri Fiorentin furon turbati,
E 'ncontanente fero ambafeiadori ,
Che facefl'er concordia co' foidati $
Ed egli andaro , e conciarfi con loro,
Bontà di San Giovanni, bocca d'oro.
39. Attanto Y Arcivefcovo tornato
Fu da Pifa a Firenze, e quel, che porfe
Non vi fo dir ; ma poich' ebbe parlato ,
A foldar gente ancora fi ricorfe.
Infino a qui v' ho detto ciò , eh* è flato ;
Di feguitar l'avanzo metto in forfè.
Non io , che fi farà ; ma pur memoria
W far del tempo di cotal vittoria.
40. Mille trecento feflantadue anni,
A' dì venti di Giugno di Fiorenza
N 4 Si
200 GUERRA PISANA
Si mofle r ode , il di di San Giovanni
Sopr' a' nimici fa con fuo potenza,
Fino al Settembre diero i detti danni;
Ed io priego la divina Sapienza ,
Ch' a quello Comun dia forza , e valore
Antonio Pucci il fé al voflro onore»
FINE DEL PRIMO CANTARE.
NOTE AL PRIMO CANTARE.
(a) MS. Uberto .
(b) MS. Chiazzano.
(e) MS. Però e .
(d) MS. dirle .
(e) Che anche Peccioli .
(f) MS. Forcate.
(g) Che altri dicono Cigoli .
(h) Ammirato , lib. 1 2. pag. 614. Duemila dugento.
(i) MS. Cafóne.
(k) MS. adeafato. Forfè dall' antico AJto , Adafio,
(1) M S. qui , e altrove Cafcine .
(m) MS. a patti .
(n) MS. e Piandogli.
(o) Ammirato , lib. 1 2. pag. 61 $. Aiaiico .
(P) MS. fu.
(q) Quella parala curò , p aJtra fimile maaca nel MS.
$ECON<
201
SECONDO CANTARE.
li T"\Eh Angeli , ed Arcangeli , con Troni
JL/ Chcrubin, Serafini, e Principato,
Virtù , Podeftà , e Dominazioni ,
Ch'ai mie Signor più preffo avete flato,
Pregate lui , che per grazia mi doni ,
Ch'i'feguir poffa quel, e' ho cominciato,
A fua laude, falute, e reverenza,
Pace, ed onor del Comun di Firenza,
2. Signori, io vi lafciai nelf altro Canto,
Come' foldati avien moflò quiftione,
E da' nimici fi partiron tanto,
Ch'ebbon danari contra ogni ragione:
Or mi convien feguir, come d'accanto
Si diede a Pifa nuova imbandigione >
Ricominciando dura, ed afpra guerra ,
Com' udirete per mare, e per terra. '
3. I Fiorentini due galee armate
Mifero in mar fornite di vantaggio,
Ammiraglio ne fu , vo' , che facciate ,
Meffer Francefco Buondalmonti faggio.
Mofler da Talamon bene addobbate,
E arrivaron, feguendo lor viaggio,
Ad un Caftel chiamato la Rocchetta.
E fecer di Laiatico vendetta.
4. Ifcefi i marinari in fulla riva,
Subitamente fer de' remi fcale,
Sca-
2G2 GUERRA PISANA
Scalarono il Caftel , dicendo: Viva
ì\ Comun di Firenze , e la Reale .
La gente dentro mifera , e cattiva ,
Veggendo arder la porta principale ,
Abbandonar la Terra per fofpiro,
Quella arfer tutta, e pofcia fi partirò.
5. Sentendo i Fiorentin, che la lor gente
S? era portata così bene in mare ,
Soldaron tre galee fubitamente
Sì , eh* eli' eran poi cinque a guerreggiare:
Da Genova Ammiraglio fu il valente
Mefler Perin Grimaldi, ciò mi pare.
Or lafcio le galee, per dirvi chiaro,
Come le'nfegne a Firenze tornaro.
6. Dì venzei di Settembre coir ulivo
Vittoriofe tornaron le'nfegne,
E'1 Capitan da Camerin giulivo,
Che l'avea fatte di vettoria degne;
E'1 Comun di Firenze, com' io ferivo,
Gli fece onor, che mai non gli fi fpegne,
Che moltiflima gente per vaghezza
Gli andaro incontro con molta allegrezza.
7. All'entrar della porta i Fiorentini
Gli puofer fopra capo un pallio d'oro,
11 qual porta van cari cittadini,
Che'ntorno a lui a pie facien dimoro,
E due deftrieri, i più begli, e più fini,
Che fi trovaron , donati gli foro ,
Coverti di fcarlatto , adorni , e begli ,
E s' egli ebbe altro , me* di me '1 fepp* egli.
8. Per-
SECONDO CANTARE. 203
8. Perchè non v' era più da ofteggiare ,
I Fiorencin di ciò, che fé meftiere,
Forniron le Cartella , e cavalcare
Fecion la gente tutta alle frontiere.
Alle galee vi vo' ritornare,
Che conquiftando andavano a podere;
Giunfero ad un Cartello, e di gran vaglia
Scefero in terra, e diervi la battaglia;
9. E'Terrazzan per paura del guado,
Ch'eran vignati intorno per ragione,
Alla difefa fer poco contatto,
Ed arrenderli , falvo le perfone .
E r Ammiraglio ben conobbe il parto,
Dentro pafsò, colla fuo ligione,
E nondimen dalla Rocca piovea
Quadretta , e pietre , eh' ancor fi tenea •
10. Allora dille il valente Ammiraglio:
Arrenditi pe '1 meglio Cartellano,
Che fé da piede quefta Rocca taglio,
Tu chiederai mifericordia invano.
Ed e' rifpuofe : V non vi curo un aglio ;
Tvo' morir per lo Comun Pifano.
Veggendo l'Ammiraglio i modi fuoi,
Diffe: Fammi parlare a' fanti tuoi.
il. E come furori venuti ad udire *
E T Ammiraglio diffe: Or m'intendete,
I Fiorentini m* han fatto venire,
E la lor porta voi la vi fapete ;
Se v'arrendete a me fanza più dire,
Io vi farò far ciò, che voi vorrete.
Uden-
204 GUERRA PISANA
Udendo le promeffe la brigata,
Prefono il Cartellano, e dier l'entrata,
12. Così fi prefe il bel Calle! del Giglio,
Che fipuòdir, ch'egliebbee'lnome,e'l fatto»
Che'l campo bianco col Giglio vermiglio
Sovra la Torre fue al primo tratto.
Signor, fappiate, che fanza periglio
Si potè ben difendere ad ogni atto;
Ma volle Iddio, che '1 Giglio in Giglio entrafle,
Acciocché Pifa ad umiltà tornaiTe .
13. Pier Gambacorti appretto per trattato,
Col braccio Fiorentin cavalcò a Pifà ,
E fé folle ito male accompagnato,
Per certo, ch'egli avie caro di rifa,
Perocch' egli era tradito , e Sgannato
Da' fuo'Pifan , fecondochè s'avvifa,
Che prometta gli avien porta San Marco,
E dello 'nganno avevan te fa l'arco.
14. Avieno fq ritto: Vien deliramente ,
Che tu farà' accettato volentieri ;
Ma non menar con teco troppa gente,
Che'i popol non teme ile i foreftieri.
Egli ebbe fuo confido , e faviamente
Menò più di fecento Cavalieri.
Quando fu predo a Pifa , i quattrocento
Lafciò da parte, ed andò con rìugento.
15. La'nfegna Imperiale, e la Pifana
Levò coli' arme fua de' Gambacorti,
Giunfè alla porta , e la (peranza vana
Trovò , perocché della Terra accorci
Tre»
SECONDO CANTARE. 20$
Trecento Cavalier , gente fovrana ,
Ufcir, gridando a lor: Voi fiete morti;
E percolerò a loro, e que' di fuore
Contr' a'Pifan fediron di buon core.
16. Mentrechè la battaglia era più dura>
E quella gente, che s'era riporta,
Si furon moffi tra loro, e le mura,
Ed a' nimici percofler per corta ;
E que' fé n'avvidero, e per paura
Di peggio fi fuggir fan za più fofta;
Ma pur ne campar prefi fanza fallo
Quarantacinque di loro a cavallo.
17. Poiché i nimici in Pifa fur fuggiti,
Ed a Pier fallato era la fperanza ,
Sonar le trombe, e furonfi partiti,
E del rubare incominciar la danza ;
Con cento pai' di buoi tornar forniti
Alle frontiere, e, ficcom' era ufanza,
Partir la preda; e Pier del tradimento,
Che gli fu fatto, campò malcontento.
iS. Signor, tutti i trattati, che fi fanno,
Non vengon fatti per malizia molta ;
Che ciafcun penfa a riparare il danno ,
Come ciafcun per acquiftar s' affolta .
Quel , che non venne or fatto per Y inganno^
Forfè che verrà fatto un'altra volta;
E dica contro a quefto chi vuol dire,
Che 'ndugiare fi può, ma non fallire.
19. E dicefi per gli uomini valenti ,
Che fé Pier forte in Pifa ritornato,
ITi-
20$ GUERRA PISANA
I Tiranni in Tofcana erano fpentl,
Ed ogni Terra migliorava flato,
E'1 Pifan più, che tutte l'altre genti,
Sarebbe in buona pace ripofato.
Ma non fi può dar pace contra voglia ,
E chi vuol guerra, non l'ha fanza doglia.
20. Cosi faccendo guerra guerriata ,
Vien talor fatta alcuna cofa bella.
D'Ottobre fu la detta cavalcata,
L'altra fé 'I Capitano appretto a quella,
E con gran preda in prima fu tornata,
Che dell'andar fi fapefle novella;
Così or quinci , or quindi era percofla
Pifa dal Fiorentin colla fuo poflà .
21. Dali' altra parte la gente, che tiene
II Fiorentino in mar, n andaro al porto,
E tagliaron le Torri, e le catene
Mandarono a Firenze per conforto.
Chi v* era a guardia raddoppiò le pene ,
Che furon prefì, ed alcun ne fu morto;
Dodici prigion far , che con temenza
Colle catene giunfòno a Fiorenza.
22. I prigion fur menati alla prigione,
Dove della lor gente affai trovaro »
E le catene a memorazione,
In più parti fpezzate s' appiccaro.
Acciocché le vedeffer le perfone,
E pareffè a cui dolce, a cui amaro;
E le colonne ancor ne furo ornate ,
E la cagion perchè , vo', che facciate .
23. Quan-
SECONDO CANTARE. 207
23. Quando i Pifani a Maiolica andaro f
I Fiorentin guardar la ìor Cittade
Io lor fervigio , tantoché tornaro
Vittorio*! di quelle contrade,
E 'n fegno di vittoria ne recaro,
Come udirete, alcuna dignitade ,
Una porta intagliata di metallo ,
E due colonne chiar , come criflallo .
24. E dier le prefe a' Fiorentini adeffo:
O le colonne prendete , o la porta ;
E prefer le colonne ; e quegli appreflò
La lor chiarezza con fuoco ebber morta,
Poi le mandar, com'egli avien promeffo,
Fafciate in ifcarlatto , e 'n fede corta .
Quando da' Fiorentin furo sfatiate ,
Come furon contenti , or lo penfate.
25. Vecchio peccato fa nuova vergogna >
E quefto giuftamente fi convene ;
Pifa ha Firenze offefa , e non bifogna
Dir quante volte , eh' ognun noi fa bene :
Volle di Pietrabuona la fampogna ;
E'1 Fiorentin delle paffate pene
Fé ricordare, e recoffi alla'mprefa*
Per vendicare ogni paffata offefa.
2(5. Pifa con fuoco guaftò le colonne ,
Onde Fiorentin ciechi fur chiamati ,
Ed or con fuoco tanti chiari fonne,
Che Ci può dir , eh* e' fieno alluminati,
E puoffi dir, che gli uomini, e le donne
Di Pifa tutti fieno abbacinati ,
P«-
208 GUERRA HSANA
Perocch' al nafo hanno ora canti fprocchi ,
Che mai era gente alzar non debbon gli occhi .
27. Da qual porta ufeiranno ornai i Pifani ,
Che non fi veggian confumati , ed arfi
Non da niuna, che da tutte mani,
Se* Fiorentin vi fur col fuoco parfi ?
Ver' è, ch'ancora dicon come cani,
Ch'ai diavol fi daran , per vendicarli.
Ma fé* Pifani al diavo] fi daranno,
I Fiorentini a Dio, e vinceranno.
28. Non penfino i Pifan per quello dire ,
Ch' e'torni adrieto quel, eh' è porto in fodo.
E s'è* fi legheranno con gran Sire,
E' Fiorentini feioglieranno il nodo ;
Con fenno, con danari, e con ardine
Sapranno ad ogni parte trovar modo ,
E gran Signor già contro a lor premette,
E non gli fi mangiò, come credette.
29. Non (o , s'è ver ; ma 'ntendo , che le chiavi
Portar di Pifa a' Signor di Milano,
Pregando , eh' agli lor bifogni gravi
Per Dio piacerle loro por la mano .
E que' Signor, ficcome molto favj,
Rifpofer lor: Voi lavorate invano,
Che* Fiorentini haii con noi pace, e patti,
Che 'ntender non polliamo a' voftri fatti .
30. Pifa ha faputo infino a qui sì fare,
Che tutti i Ghibellin , che la folieno
A lor poder difendere, e aiutare,
Or fon venuti lor del tutto meno ;
E con-
SECONDO CANTARE. 20^
E contro a lei grati parte me ne pare»
Perchè la fua fuperbia non ha freno,
Anzi era tanto ingrata, e fconofcente,
Ch' ogni altra fuor di fé tene* niente»
31. O Pifa, vituperio delle genti,
Dille 'I Poeta Dance Fiorentino;
Non ée ufcito dalle umane menti W
Quel , eh* ella fece al fuo Conce Ugolino »
Ed a quel da Faggiuola, i tradimenti,
Che miièr quél da Porteria al dichino,
E'i tradimento contro a* Gambacorti ,
Che per rubarli fur cacciati , e morti .
32. Pifa ha più volte, e più rotta la pace,
A'Fiorentini, e a Dio i faramenti ,
Perchè tradire, ed ingannar le piace,
E difpregiar color , che fon perdenti ;
E la fuperbia a Dio molto difpiace,
E queft'è la cagion de'fuoi tormenti,
E non pur nel prefente è quel, eh' i' dico,
Ma sì, e peggio fé nel tempo antico,
33. Secondoch'io per la Cronica fento ,
La quale fcrifle Giovanni Villani ,
Cinquantaquattro con mille dugento
Correva, quando a Firenze i Pifani
Mandar fentendo P apparecchiamento
Ambafciador di loro i più fovrani,
V qua' fi patteggiar co' Fiorentini ,
Com' udirete con dolci latini.
34. Fra gli altri patti fu , che mai paflàggio
Fiorencin non pagafle in quel di Pifa,
Tom. VI O Né
ilO GUERRA PISANA
Né per mercacanzia , né per pedaggio,
Ne per mar, né per terra a loro allìfa,
Pefi , e mifure tener cT un paraggio
Doyien co* Fiorentini in ogni guila ,
E mai non dovien far contr' al Lucchefe ,
Come l'han fatto, a ciafcuno è palefe.
35. Non va cercando Firenze di torre
Tiranneggiando Cartella, o Cittade ,
Mad ogni tirannia vorrebbe ifporre,
E popoli recare a libercade,
E per far quello ciafchedun foccorre ;
Non ne guadagna , ma gran quantitade
Del fuo vi mette tanto, che riftucca
Eirè più volte, per rifrancar Lucca,
36". La qual con arte, e faramenti appretto
Pifa ha prometto di lafciar più voice,
Poi rompe fedo in ciò , eh/ eli' ha promeflb ;
Non lafcia quella, ma dell'altre ha tolte;
Collodi, Pietrabuona chiaro, e fpreffb ,
Ed altre Terre, che fi fanno, molte
Dovevan rimanere al Fiorentino,
Secondo i patti di Metter Mattino.
37. Ed altri patti molti confermati
Hanno i Pifani , e quando è lor piaciuto,
Siccome alquanto fon raflkurati ,
Di romper fede han per niente avuto.
Onde per quefti , e per altri peccati
Il lor mal fare a Dio è rincrefeiuto,
Ed addiverrà loro, e fìa ragione,
Come in Egitto avvenne a Faraone.
38. Dice
SECONDO CANTARE. HI
38. Dice la Bibbia, che'! pò poi di Dio
Da Faraon fu più volte icònfttto ;
Volle *J Signor , perch* e* non forte pio '9
(*>)
Die lor vittoria contro a que'd* Egitto à
Ed e' ne fer macel , come di cani .
39. Infinoattantochè conofceranno ,
Che puote più il lion , che non la volpe ;
Ma la fuperbia lor non falceranno
Finché fi fentiran coli' offa polpe.
Quando puniti con vergogna, e danno
In tutto fieri delle pattate colpe ,
Ed e* di ranno; Miferere mei ;
E varrà poco , e più eh' i' non vorrei .
40. Ricordovi con fede , Fiorentini ,
Che 'nver gli amici voi non fiate ingrati,
Che Città di Cartello , e gli Aretini
Sapete, che de* lor v'hanno mandati,
Appretto poi i Sanefi , e' Perugini ,
Voftri frate' per gli tempi partati,
Ciafcun diceva , com* egli ha fervito
AI voftro onore; e '1 fecondo è fornito.
FINE DEL SECONDO CANTARE.
NOTE AL SECONDO CANTARE.
(a) MS. da lei umanamente .
(b) Manca il MS. in quelli tre verfi .
TER-
TERZO CANTARE
i. T* Priego Santo Pier con reverenza ,
X Ch' è obbligato alla Città del Fiore,
Perch' ella fempre fu con fua potenza
Con Santa Chiefa , e col fuo fuccettore ,
Ch'e* prieghi Iddio, eh* al Comun di Fiorenza
Contrai Pifano gli conceda onore ;
Del qual feguiti pace , eh* io ne canti
A riverenzia di Dio, e de* Santi.
2. Signori, i' difli, come'1 Parmigiano
In quel di Pifa portò il fuoco, e '1 zolfo,
Poi feguitai del Cavalier fovrano,
Di Camerin Signor, Metter Ridolfo,
Ed or diren del terzo Capitano,
Che fra* valenti non parve mifciolfo ,
Metter Pier, eh' è Campione di San Piero,
E della Santa Chiefa, ardito, e fiero.
3. Non era ancor venuto, ma 'chiamato
Quando i Pifani affaliro x\Hopafcio,
E '1 Podeftà di Firenze mandato
Fu contr'a lor, ed e- prefero il falcio;
Metter Luigi da Saffoferrato
Fornì la Torre , e poi le diede il lafcio ,
E perchè lo Spedale avevano arfo
Della vendetta non fu loro fcarfo.
4. E di prefente cavalcò a Marti ,
Con molta gente fotto foa bandiera ,
E die
TERZO CANTARE. 11}
E diè'l guado alla Terra da più parti.
Tagliando ulivi , e vigne , e ciò , che v* era *
A Calvoli , ed a Legoli difparti
Il fimigliante fé (a) colla fua fchiera;
E tornofli a Firenze, e trovò giunto
Il Capitan, che venne molto in punto •
5» DI quindici del mefe di Febbraio,
Il primo giorno della Quarantina ,
Si motte '1 Capitano, allegro, e gaio
Sotto la Guelfa Infbgna Fiorentina ,
Per acquiftar yittoriofo maio
Sopra '1 Pifan con fuo compagna fina ,
Giunfe alle frontiere, e come faggio,
Rifornì le Caftella di vantaggio.
6. Di Marzo poi J Pifani , che fon fonte»
Di malizia , d* inganni , e tradimenti ,
Fur cavalcati a Santa Maria a Monte,
Credendo averla con loro argomenti;
Que' fi difefer con ardita fronte ,
Ed e' fi diparciron malcontenti,
E non farie di lor campato tetta ,
. Se non che l'Arno crebbe fanza retta.
7. Apprettò poi , ed una notte fcura
A Pefcia cavalcar fanza trattato ,
Ed ifcalaro , e falir per le mura
Pochi di lor , che fi fcoperfe 'l guato .
La gente dentro tratte alla ficura ;
Ond' etti Ci partir con mal commiato M
E nondimen colla fperanza larga
A pochi giorni cavalcaro a Barga.
O 3 8. E poi-
214 GUERRA PISANA
8. E poich' una brigata fu falica
Dentro alle rnura, fovra uno Spedale,
La gente dentro fi fu rifentita ,
E li nimici fer volar fenz' ale ,
E non lo quanti vi Falciar la vita,
Chi ruppe il braccio , e chi ebbe altro male ,
E dipartirli con vergona , e danno;
Così addivegna d' ogni loro inganno .
p. Volendo appretto i Fiorentin fornire
Barga , mandarvi certi lor foldati,
I qua' furò percoflì , allo ver dire,
Da maggior gente si, chV fur piegati,
E que' , che gli altri voller guarentire,
Prigioni a Pifa ne furon menati ,
De' qua' fu Spinelloccio Tolomei ,
E 'J fuo figliuolo , ed altri undici , e fei .
io. Molti Icontrazzi, e molti aguati furo
Da ogni parte, e talora con zuffa,
Che di mettergli in rima non mi curo,
. Che leggiermente ne potrei dir buffa ;
Ala nelle cofe grandi m' aflìcuro ,
Che fi là 'l ver, quando ¥ un ¥ altro arruffa*
E le la parte mia fofle perdente ,
Laido le rime a quella, eh/ è vincente.
li. Or vi ritorno al Capitan, che flava
Alle frontiere , come gli era importo,
E qua , e là fovente cavalcava ,
Come Signore a guerreggiar di ( pollo .
Ed in grande vergogna fi recava ,
Ch' alla battaglia non veniva cofto ,
Si*
TERZO CANTARE. 215
Siccome uom vago d' acquiftare onore »
E cT avanzare il Tuo predeceffòre.
12. Veggendo i Fiorentin volonterofò
II Capitan del venire alle mani,
Considerando , quanto era dubbiofo
Per lor venire a zuffa co' Pifani
IfpefTo gli fcrivien fanza ripofo: ,
Fa', che dalla battaglia t'allontani,
Non mettere a partito co' nimici,
Poiché noi flamo infino a qui felici.
13. E'1 Capitan, che non avie penfiere,
Se fi vedeffe il bel, di ftare a freno,
Ne di ftare a difefa alle frontiere ,
Diceva d' ogni cofa : Ben fareno \
E come valorofo Cavaliere
Suo gente fcelle, e volle innanzi meno,
E de'dumilia, ottocento menóe ,
E 'nverfo Santo Pietro cavalcóe.
14. E là chiamóe Ugolin Sabatini,
E diegii quattrocento Cavalieri ,
E quattrocento (anti de1 più fini,
E diffe: Vanne per cotai fender* ,
E guafta il Bagno ad Acqua, e fuo' confini,
Noi faren pretto a ciò, che fia meftieri;
Ed egli andò, e trovò in un follato
Da feffanta barbute pofte in guato.
15. Volle percuoter loro, e là Jevaro,
E furonfi ricolti alla Fortezza,
Ed Ugolino , e gli altri cavalcaro
In quelle parti, ch'egli avien vaghezza.
O 4 Ac-
2l6* GUERRA PISANA
Atcanro il Capican pregiaco , e caro
Vide fummar di Pecciole l'alcezza,
E ditte a* fuoi : Addotto ci vien gente ;
Mandò per Ugolino incontanente .
i6\ Non Tafpettò; ma cavalcò alquanto
Verlo i nimìci, e videgli fchieraci ,
E priemer lor ìa gente d'ogni canto,
Che dalle lor Cartella eran mandati,
E pensò sì: I* porre* afpettar tanto,
Che colle fpade faremo cacciati ;
E' ninnici tra lor dicevan : L' Era
De* Fiorentini albergo fia Itafera.
17. Quando fu pretto il Capitan, vedendo
La gente de' Pifan cotanto magna ,
Ben fècento barbute, e fanti incendo,
Che coprivano il piano , e la montagna ,
Alla fuo gente fi volle, dicendo:
Signor , per noi pigliar tefa e 0>) la ragna ,
E da fcampar non ci è altro viaggio,
Che tra color, che tengono il patteggio.
18. Oggi è la vilia di Santo Michele.
Da cui i ninnici di D'o fur cacciati;
Oggi è quel dì, che del Pifan crudele
Noi faren di vittoria incoronaci.
Poich' e' gridar colf animo fedele:
Mille anni parci, che liamo abboccati;
Fé Cavaher Simon da Camerino ,
Che poi portottì , come un Paladino •
io. Appretto colle lance in fulla cofcia
Percottero a* nimici i buon guerrieri,
E qui-
TERZO CANTARE. 2 1 7
E quivi colpi l'uno all'altro crofcia;
Ma variaci avevano i penfieri,
E canto combatter , che per Y angofcia
Ciafcun fi cirò addiecro volentieri ,
E ripofando l'un l'altro guardava,
Ed ogni parce foccorfo appettava.
20. A Pifa fu porcaca la novella,
Ch'egli erano (confitti i Fiorentini;
Uomini , e donne fi modero in quella
Dalla Cictade, grandi, e piccolini ,
E chi s' armò di lancia , e di rotella ,
E chi porcava i raffi con gli uncini >
Credendo far de' Fiorencin funaca;
Ma la fperanza venne lor fallata ♦
21. Ugolin Sabacin fu ritornato
Dov' egli avie lafciato '1 Capitano ,
E poi trovando, eh* era cavalcato,
Colla fuo gente il feguì per lo piano ;
Da lungi vide , eh' egli era aflèmbrato
Appetto a quella gente del Pifano,
E non volle arrivar da quella proda,
Ch'era dinanzi, ed egli andò da coda.
22. Lafciate fare a noi co' Cavalieri,
Agli Ungher diflè, intendete a' prigioni,
Che fuggiranno ficcome levrieri,
Sì gì' imberciate fpeffo, compagnoni.
Appretto ammaeftrò li baleftrieri :
Sulle baleftra abbiate i verrettoni;
Poi diffe a tutti: Ciafcun fia valente;
E percoflc a' ni mici arditamente.
23. E 1
2l8 GUERRA PISANA
23. E 'I Capitan , che ben prefe la porta ,
Veggenrìo i fuoi dall'altra parte andare,
Da quella parte , oy' egli era , fi fcofta ,
E la fuo gente prefe a confortare :
Noi fian vincenti ; e percolTe per cofta
Con tanto ardir, eh' i' noi potrei contare.
E dirizzoffi alle nimiche iniègne ,
Ed atterrolle, com'ell'eran degne.
24. Quando la gente de' Pifan s'avvide,
Ch' e' non avieno più infegna ritta,
A cavallo, ed a pie con grandi Aride
Cominciaro a fuggire in iiconfìcca ,
E Sceverzicche fòldato provvide
Un, che facie dell' armadura feruta,
E prefe de' Pifani il Capitano;
Ciò fu Rinieri da Monte Marano.
25. E molti , che ve n' ebbe , furo accorti
A prender ciafeeduno il fuo prigione,
E prefi furo i più gagliardi , e forti ,
Perchè fletter più fermi alla tendone,
È dimolti altri fi tròvaron morti,
Sanza i fediti , e guade le perfone ,
Que', che fuggien, feguiti colle fpade
Dagli Ungheri eran per quelle contrade.
26. Per l'Era, e per lo pian della Pulcella,
E per l* altre contrade sbalorditi
Fuggivano i cavalli a vote felle,
E fcalpitando gli uomini fediti.
Per Pifa fi facien le capannelle ,
Dicendo : Qrne' , noi fiamo a ma' partiti ;
Ma
TERZO CANTARE. 2 ip
Ma non moftravan la metà tempefta,
Che poi Firenze fé letizia, e feita.
27. Quando in Firenze la boce Ci fparfe,
Che la nimica gente era conquiia,
Valfe la cera, e'i legname, che s' arfe
Per tal novella più, che non vai Pifa;
E fur cortefi le perfone fcarfe,
Volendo festeggiar per ogni guifa,
E' vecchi ritornaro in giovinezza ,
Co' giovani danzando d'allegrezza.
28. Apprettò, quando giunfono i prigioni,
Sonaron le Campane del Comune ,
Acciocché vecchi , e giovani garzoni
PotefTon nfchiarar le facce brune ,
Non fo, quanti a cavai; ma li pedoni
Venner legati tutti ad una fune ,
E'1 Capitan delia fconfitta gente
Era dinanzi a quel, ch'era vincente.
29. Dinanzi a lor venien gli armeggiatori
A romper 1' afte ciafcheduno fperto ,
E raddoppiar doveano i dolori
A que' , ch'eran legati per lo merto,
E '1 Capitan vincente da' Priori
Ebbe un deftrier di fcarlatto coverto,
Ed una fpada, e ghirlanda notoria
In fegno di triunfo , e di vittoria .
30. Poi li prigion da foldo fur lafciati
Sotto divertì patti, e faramenti,
Salvochè certi , che ratto mandati
Furo alle Scinche turbati , e dolenti ,
E'I
HO GUERRA PISANA
E'1 Capitan de' Guelfi, e* fu o' faldati
Fur provveduti sì, eh' e* fur contenti,
Di paga doppia , e d' ogni guiderdone ,
Che chi ben fa , riceve per ragione •
31. Il Fiorentino in molte parti fcrifle
Quelle novelle, ch'egli avie gioconde,
Ed alcun fu, non che'l metto veftifle,
Ma confurboffi della bella fronde,
E ficcome '1 Poeta Dante diffe :
„ S' i' dico '1 ver , V effetto noi nafeonde ,
„ Amor, né tofla non fi può celare,
„ Né dolce dello amar fi può fputare.
32. Acciocché 'I tempo non dimentichiate
Corrfe mille trecenfeffantatrè ,
A* dì fette di Maggio, or lo facciate,
Che* Pifani ci fur, come dett' è;
Non fon però anco* tutte purgate
Le ricevute ingiurie in buona fé;
Ma fpero in Dio, ch'elle Ci purgheranno
Con tal fapon , che fempre piagneranno.
33. Ritrovando/! allora di gìuftizia
Gonfalonier Niccolai' degli Alberti ,
Per la memoria di tanta letizia,
Che fi faceva de* Pi fan diferti,
Piacque a' conforti , ed anche all'amicizia,
Ed al Collegio de* Signori fperti,
Ch' e' fi faceffe Cavalier , per mano
Di quel vittoriofo Capitano.
34. Onde a' dì quattordici di Maggio ,
Del popol di Firenze adorno, e bello
Mef-
TERZ.0 CANTARE. 221
Mefièr Pier Capitan di gran coraggio
Fé Niccolaio Cavalier novello,
Poi Meflèr Niccolaio allegro, e faggio
Gli die la'nfegna col Giglio a raftrello,
Ed e' la prefe con ambo le mani
A finizione , e morte de* Pifani .
35. Poi cavalcò, e giunto alle frontiere
Si rinfrefcò con fuo cavalleria ,
Poi veder volle tutte le bandiere
Ad una, ad una, e la lor compagnia,
Ed ordinò, ficcome fu meftiere,
Cavalieri , e pedoni , e falmeria ,
E quindi moffe nel nome di Dio,
Moftrando di combatter gran difio .
36. Infino a mezzo Maggio avete intefo,
Come di quella guerra è ito il fatto,
E pe'l mie dir potete aver comprefo,(c)
Ch'egli è per raddoppiare in ciafcun atto,
Nel quarto Canto vi dirò diftefo,
Come feguiterà per ogni tratto,
E come ciò, eh' è futo, è uno fcherzo;
Al voftro onor, Signor, finito èl terzo.
FINE DEL TERZO CANTARE*
NOTE AL TERZO CANTARE .
(a) MS./tf. (b) toflo U. (e) intefo.
QUAR-
Ili
QJJARTO CANTARE
i. /~\ Signor mio, ch'agli A portoli tuoi
v/ Sempre dicevi : Tra voi ha Ja pace;
Umilmente ti prego, che tra noi
In Tofcana la mandi ; fé ti piace ,
E nfinch' ella non fpande i raggi luoi ,
Donami grazia, Salvator verace,
Ch' i* feguiti le rime, a pregio, e fama
Della Città del Fiore, e di chi Pama.
2. Signori, io vi contai nel terzo dire»
Che l'orte Fiorentina s'era moda
Contr'al Pi fan , per dargli a difentire,
Qual forte di lor due di maggior porta ;
Or fi convien T efercito feguire,
E raccontar per rima ogni percorta.
1/ ofte pafsò la Torre a San Romano,
E cominciò a toccare del Pifano,
5. E quando giunfòno a Caftel del Bofco
Gente nimica apparve lor d'aliato,
Moftrando amici , e portavano il tofco ,
S' alcun di fchiera forte fceverato.
Un Coneftabo! dirte: Io li conofco ,
ChV fon nimici ; ed a lor ne fu andato
Con fuo compagna, e poiché s' abboccaro,
N* uccifon dieci, e gli altri là levaro.
£. Appreflb Torte fegue fuo cammino,
Guadando intorno per monte , e per piano :
Paf-
CLUARTO CANTARE. 223
Paflaron l'Arno, e guaftaro il giardino
Di Val di Calce , e tornar ciafcun fano ;
Dì vencocco di Maggio a Sanfovino
Si ritrovò il forte Capitano
Più di tremilia franchi Cavalieri,
E più pedoni, e molti baleftrieri.
5. L'ultimo dì del fopraddetto mefe,
Il franco Capitan , fé Dio mi vaglia ,
Tutti i Pifani , e lor gente richiefe ,
E mandò '1 guanto lor della battaglia,
Dicendo : Ufcite a far voftre difefe ,
Se non ch'i' vi darò briga , e travaglia,
Se non ufcite fuori, io v' imprometto,
Che vi farò maggiore onta, e difpetto.
6. Egli accettaro , e fallar la prometta ,
Siccome gente piena di menzogna ,
E '1 Capitan la fua non ha dimeffa ,
Ma penfa di far lor maggior vergogna.
Da quella parte a Pifa fi rapprefla,
Che po(Ta me'fornir la fua bilogna
Allo Spedai di San Bartolommeo ,
Ch' a veder fempre faprà lor di reo.
7. E per memoria far, che '1 Fiorentino
Vi fotte flato colla faccia lieta ,
Fece tagliare un grandiffimo pino,
E'n fu quel ceppo coniar la moneta
Di tre ragion ; cioè , nuovo fiorino ,
E '1 groffo , e '1 picciolin , che non fi vieta ,
Colla volpe rovefcio fanza inganni
In tutti quanti a' pie di San Giovanni.
3. E di
114 GUERRA PISANA
8. Ed in quel luogo, ed in quella ftagione
Fe'l Capitan fei Cavalier novelli,
Appretto poi Mettere Amerigone
Ditte: Con lor, cariflìmi fratelli,
Andiamo a veder Fifa per ragione;
E motter da feffanta ftretti , e belli .
Come alla porta s* appreffaro alquanto ,
E cento de* nimici ufcir da canto,
9. E combatterò infieme tutti quanti ;
In fine quelli cento furon rotti;
E dopo lor ne vennero altrettanti ,
Mottrando di combatter molto ghiotti,
Ed a Metter Amerigon davanti
Giunfer da cento de' fu o' arditi, e dottU
Onde con loro infieme arditamente
Mifero in volta tutta quella gente.
io. E que' di Pifa veggendofi in volta,
Secento Cavalier con un Campione
Mandar di fuor con pedonaglia molta
Addotto a quel Mettere Amerigone.
E'I franco Cavaliere a sì gran folta
Refifter non potè, e fu prigione,
E gli altri la battaglia feguitando
Per Io foperchio vqnien rinculando.
il. E '1 Capitan con quattrocento armati
Si motte per foccorfo incontanente,
Agli altri ditte; State apparecchiati,
Nori*vi movete, fé non' vien più gente;
E colle lance in man tutti ferrati
Percoffono a' nimici arditamente ,
Dan-
QUARTO CANTARE 22J
Dando , e cogliendo fmifuraci colpi ;
Udite, come fur prefe le volpi.
12. Credette Fifa per coloro (campo,
Che tutta quanta Torte foccorrefle ,
Penfandoli campar dal loro inciampo W
Con quanta gente nella Terra avelie ;
Ma quando vider le fchiere in fui campo
Non ve n' ebbe niun , che non temelTe ,
Ch* avien de* Cavalier più d'ottocento,
Col popolo, e perderò ogni ardimento»
13- E'1 Capitan vìttoriofo , e franco,
Con tutti i fu o* compagni Paladini,
Crofciando per Io petto, e per lo fianco,
La terra a molti davan per confini,
E '1 foccorfo a' nimici venia manco %
Onde pregaron , ficcome tapini , ,
E furono feonfitti in fulle porti , '
E molti di lor fur fediti, e mortu
14. Volendo rifuggir nella Cittade,
Le guardie mandar giù la cateratta ,
Onde convenne, che gra,n quanticade
Ne campafier di fuor per quella tratta,
E de' pedoni fu la gran pietade,
Che'ntorno andavan, come gente matta,
E 'n Arno n'affogar molti fuggendo,
E' Fiorentin fi fermaron , dicendo :
25, O Pifan caca in acqua, o traditori,
Dov'è 1* argoglio, e la fuperbia voflra?
Perchè foffrice tanti difonori
Dal Fiorentin , eh' all' ufeio vi fi moftra ?
Tom. VI. ' P Vi.
2l6 GUERRA PISANA
Vituperata gente , ufcite fuori
A vendicare i morti della gioftra .
Ma criatura non ufcì di Pifa ,
Perocché dentro avien caro di rifa .
\6. Del ben li vuol dir bene , e mal del male ;
Siccome chiaramente fi ragiona ,
Meffer Giacopo Alberti era Uficiale
Sopra la guerra, e quivi fu in perfona,
Accompagnato dal fracel carnale ,
E da più altri , che più non fi fuona ;
E' pe '1 Comun fi unifcono a periglio ,
Come fìgliuo' della Città del Giglio.
17. E'1 Capitan veggendofi mancare
La vittuaglia , ch'egli avea portata
Tutta la falmeria fé caricare ,
E fé di campo una bella levata ;
Uomini , e donne ulcir fuori a pefcare
Della gente, che'n Arno era affogata,
Che furon molti, (q'ì cantar non erra,
Senza quelli, che furon morti in terra.
)8. E de'prigion, che' foldati menaro,
Furon contenti fanza paga doppia ,
Poiché di grazia quefto dimandaro,
Mi par fegnal , eh* e* fur più d'una coppia *
Ed a Ponte di Sacco fi pofaro ;
E perchè non v'er' altro, che la doppia,
Cavalcarono a Marti immantinente ,
E guadargli d' intorno il rimanente .
ip. Apprettò '1 Capitan, fecondoch' odo ,
Vi fece dare alcuna battaglietea,
E tro-
QJJARTO CANTARE. llj
E trovò dell' entrar sì duro il nodo ,
Che non gli parve da fcioglier per fretta,
E poich' e' vide , che non v' a vie modo,,
E Torte d'acqua ftava in grande (trecca.
Di quivi fi parciron (ani , e ("alvi ,
Ed aflediar d'incorno Moncecalvi.
20. Quivi fermaro il campo, e ralloggiaci
Subito fur Cavalieri, e pedoni,
E poiché facci fur tucci ìnfr^/cati,
Te(e trabacche, tende, e padiglioni,
Que', ch'eran deano furon do. riandati ,
S' arrender fi voiean per prigioni,
Se non, e' sJ ai pecca (Ter (b) la baccaglia,
Ed e'moftrar non curargli una paglia.
21. Appreflò de* nimici a guadagnare^
Trecento Cavalieri eran venuti ,
Credendo giugnere all'abbeverare
Di que' dell' otìe ; mad e' fur veduti ,
E fur percoli!, e rocti, ciò mi pare,
E camparonne prefi , ed abbatcuci ,
E fur cacciati colle fpade in pugno,
E quefto fu a' fecce dì di Giugno, (e)
22. La gente de] Cartel poco curava
L' ode di fuor ; ma bene erano feiocchi ;
E '1 Capitan fé cominciar la cava ,
E dirizzar manganelle , e trabocchi ,
E da più parti dentro bolcionava
Sì , che delle lor cafe facien rocchi ;
Non fo, come s' avien dencro doccanza ,
Ma di fuor poco ne facien fembianza.
F z 23. Vo-
2l8 GUERRA PISANA
23. Volendo Monte Calvoli fornire
Mandarono i Fifan per Arno carca
Una barchetta , che nel fuo venire
Da que' dell'otte fu prefa, e difcarca :
Gli uomini fur prigioni , ed al partire
Guafta eh' e' V ebbon , fi fpinfon la barca,
Acciocché *n Fifa portale novelle,
Che nel Caftel non era ito coveJle .
24. Dall' altra p3rte li Pi fa n i avendo
Sommo Colognole attediato, e ftretto;
E Benghi Buondelmonti ciò fentendo ,
Percottè a lóro si , che a lor difpetto
Abbandonar li battifolli , intendo,
Ch'alquanti fecion della terra letto,
E* battifolli , e la camera loro
In Barga fi portò fanza dimoro.
25. A Monte Calvol vi ritorno ornai ,
Là , dove il Capitano è pien di rabbia ,
Perchè trovato V ha più forte attài ,
Ch' e' non credette, guardando fuo labbia,
E giura a Dio di non fi partir mai
Da quel Caftel , che converrà , che l'abbia ,
E venie fatto; ma lafciò l'attedio,
Volendo porre al gran dubbio rimedio .
26*. Era la cava già pretto alle mura,
E guado da man ritta, e da man manca,
Quando gli venne la novella feura
Iu Pifa, e giunta la compagnia bianca,
E '1 favio Capitan, non per paura,
Ma iìccome perfona ardita, e franca,
Da
QJJARTO CANTAR». 22G
Da campo fi levò, per riparare,
Se '1 Fiorentin volefle danneggiare ,
27. E fuilì alle frontiere ricornaco
Per concradire il parto a chi venifle ;
La iua perfona flava in Sanministo,
Gli altri mandò per le Cartella, e diffe,
Che ciafcheduno fteflè apparecchiato ,
E del Caftel dov' era , non ufciffe ,
Salvoch' a fuo comando, e fuo richieda
Ciafcun movefl'e, a pena della tefta .
28. Atcanto venne la novella chiara, (d)
Che le galee, e'l buon Mefler Perino
Avevan prefo il Poggio di Cavrara ,
Ched è a foce di mar molto vicino ;
E perchè troppo farie corta cara
La Rocca a mantener pe'i Fiorentino,
Rubarono, e guaftar cjò , che trovaro ,
E co' prigioni alle galee somaro.
20. Come dett' è, Mefler Perin Grimaldi,
Co* iuoi guardava il mare infino a foce 5
Quando ad alcuna Terra ftavan faldi
Gridavan , Viva i Fiorentini , in boce ,
E fé Pifan trovavan, caldi, caldi,
Che poco valie far di braccia croce ,
Incontanente eran morti, e rubati,
E molti in mar ne furon mazzerari.
30. Venner da Siena appreflo Ambafciadori^
Per trattar pace , come fi conviene »
Dicendo a' Fiorentin ; Per Dio, Signori,
Non rimanga da voi cotanto bene,
P 3 An-
23° GUERRA PISANA
Andremo a Fifa , e faren co' Maggiori ,
E fe"*l Pifano alla pace non viene ,
Vi promectian , che 'i noftro Comun poi
A cacciarli del mondo fia con voi,
31. E' Fiorentini allor confederando
La gran mortalità, ch'era in Fiorenza,
Diflbn : Noi fiam contenti , quando
Pifa fi rechi ad ogni convenenza.
Gli Ambafciadori allora rabbreviando
Sì ordinar con molta provvedenza,
Che T una parce , e l'altra infieme fotte
Trattando pace , e Ja volpe percome .
32. Contando vo d' infino a mezzo Luglio
Dell' anno fopraddetto ciò , eh' è flato ;
Or fon rinchiufi infieme in un cefpuglio
Il lione, e la volpe a far mercato;
La volpe è maliziofa , e '1 lion truglio,
Ma per efier leal , fu qui ingannato,
Nel fin vedremo chi ara più faputo ;
Al voftro onor, Signor, quefl'ò compiuto
FINE DEL QyARTO CANTARE.
NOTE AL QUARTO CANTARE
'(a) MS. Penfandojì dal lor malvagio inciampo
(b) MS. Se non s' afpettaffer .
(e) MS. per errore, Di Luglio.
(d) MS. manca in quell'ultima voce chiara*
QUIN-
231
QUINTO CANTARE.
i. ì^\ Indivifa, ed eterna Trinicade,
y^y Che tutti i Cieli allumini , e la terra ,
Alluminami il cor , che con pietade
Canti del franco Capitan di guerra ,
Mefler Pier da Farnefe , cui bontade
E* fi notoria , che neffun fi ferra ;
Il qual mori vittoriofo molto
Per la Città del Fiore, ov'è fepolto.
2. Eflendo lui a Caftel Fiorentino ,
E la moria vegnendo pe '1 paefe ,
E molti di fuo gente andaro al chino.
Paura di morir fubito 'l prefe ,
Montò a cavallo, e mifefi in cammino,
Giunfe a' Priori, e di/Te lor palefe:
Deh provvedete a nuovo Capitano ,
Ch' i' mi morrò, che muore ogni Criftiano.
3. Poi da' Signori alquanto confortato,
Ed e* tornò là, donde s'era moflb ;
Com' el fu giunto , fi fentl aggravato
Sì della febbre, e sì del fianco groflb ;
Partirli quindi, andonne a Sanminiato,
Dove più afpramente fu petrolio ,
Mandò pe' Frati , e poichV fu confeflb
Chiefe '1 Corpo di Criflo, e venne ad efTo.
4. E Meffer Pier volendo incontro farfi
Ad Iesù Criflo con divozione,
P 4 Non
Zìi GUERRA PISANA
Non pocea farlo, e perciò fece atarfii
Sì, che 'n fui letto flette inginocchione,
E quando egli era per comunicarli,
Renduto in colpa con contrizione ,
Come colui » che già fentia la morte
Dille piangendo , e lagrimando forte :
5. Tu fai per certo, Salvator verace,
Ch'ogni mia voglia, ed ogni mio difio
Era di por Firenze, e Pifa in" pace >
E venivami fatto , vivend' io ;
L' anima , bench' i' fia flato fallace
Ti raccomando, e lo fpirito mio.
AppreiTo poi pafsò di quefta vita,
Di che Firenze campò sbigottita.
C. A raccontare il gran lamento , e pianto,
Che quivi fu, non pur dalla fuo gente,
<Ma da' foldati , e Terrazzan da canto ,
Non fi potrebbe dir per uom vivente ;
Chi fi (tracciava il vifo, e chi l'ammanto,
Come s' e'foffe di ciafcun parente,*
E quando i Fiorentin fentiro il fatto,
Mandar pe '1 corpo fuo al primo tratto*
7. Lafcìamo del Contado ftar k via ,
E dician come andò per la Cittade,
Ch'era turbata sì delia moria,
E sì della fuo morte in veritade;
Per la qual cofa chiaro fi vedia,
Ch'ella venia in grande avverfitade*
Or vi dirò, come con grande onore
Portato fu alla Chiefa maggiore ♦
8. II
QJ7INTO CANTARE. 2£3
8. Il franco Capitano era portato
Da duo gran deftrier coverti a nero ,
Con duo fcudier,che ciafcuno addobbata
Era per fimi] modo , a dir lo vero ;
Un drappo ad oro tutto lavorato
Copriva l'arca, ov' era Metter Piero,
E'ntorno ad effa eran vediti a bruno
Ben da cinquanta, e piagnea ciafcuno.
p. Innanzi andavan quindici deftrieri ,
Che di zendado nero eran coverti,
E'n fella avean quindici fcudieri
Di ner vediti , graffiati , e difetti ;
Le 'nfegne fue , come facie meftieri ,
Portavano a ritrofo di lor certi,
Il campo d'oro, con gli azzurri gigli»
Che fottofopra portavan gli artigli.
io. Altri portavan le 'nfegne della Chiefa;
Ch* a tal memoria ben fi convenia ,
Perocché MelTer Pier V avea difefa,
Ed onorata molto in Lombardia ,
E del Comun di Firenze diftefa
Vi fu la croce, e'1 giglio in fede mia,
L'elmo, lo feudo, e la fuo fopravvefta*
E la fuo lancia vi fu manifefta .
11. O quanto furono amare vivande
Agli occhi Fiorentini, ed anche al core,
Portar veggendo a ritrofcTle bande ,
Ch' avevan fatto lor cotanto onore !
Piagnean le donne , e '1 piccolino , e '1 grande *
Dicendo; Padre noftro, e difenfore,
Poi-
234 GUERRA PISANA
Poich'a Dio piace, che tu ci abbandoni,
E* deh per fuo piata sì ti perdoni.
12. E'I Poceflà, e tutti gli alcri Rettori
Furono a accompagnar quel corpo adorno,
E da cinquanta fanti de' Priori
Con gli doppieri accefi eran d'intorno,
E Frati, e Preti, e Cherici, e Cantori
Annoverati non arien 'n un giorno,
Ognun con mezza libbra in man di cera,
E ciafchedun Prelato libbra intera.
13. In mezzo San Giovanni in fulla fonte
Fu fatto un palco, e fuvvi una capanna,
Che di torchietti accefi parie un monte ,
Sotto la qual fi mife la cifcranna ,
Dov'era qce' , la cui ardita fronte
In quella vita mai più non s* affanna ,
E tutto San Giovanni molto flretti
Intorno intorno fu pien di torchietti.
14. Quivi fi ditte una Meffa folenne ,
E predicoflì della fuo virtute ,
E tutta quella turba, che vi venne,
Pregarono il Signor per fuo falute .
Detto l'uficio, come fi convenne,
E tutte quante F orazion compiute ,
L' arca del Cavalier ne fu portata
Da' Cavalieri in Sanca Liperata.
15. Ed ordinoffi , ch'una fepoltura
Di marmo lavorata fi faceffe
Tanto leggiadra, e bella oltramifura,
Che'n quelle parti fuo par non avefle,
Con
QUINTO CANTARE. 235
Con ifcolpita , ed aperta fcritcura ,
Che facefl'e notorio a chi leggefle:
Quivi è il vittoriofo Capitano ,
Che Firenze onorò contr5 al Pifano .
16. Non fu Signor di sì grande eccellenza,
Già è cento anni, ch'ai fuo feppellire
Àveffe maggiore onore , e reverenza
In ogni cola, che fi puoté dire,
Ch'a Meffer Pier fe'l Comun di Fiorenza,
Per dare effempro a ciafcun , che '1 molrire
Per tal Comun fi metta in ogni lato,/
Che vivendo , e morendo è meritato .
17. Poiché riporto fu il Campion liale >
I Fiorentin, per non iftare invano,
Pregar Rinuccio fuo fratel carnale,
Che 'nfich'aveflono altro Capitano
Della lor gente fofle Caporale*
Convennegli accettare a mano, a mano.
Or vi dirò, ficcóm' è di ragione,
Seppe la volpe qui più od lione .
18. In Lombardia avea una compagna ,
Ch'era chiamata la Compagna Bianca,
Tanto crudele , e con ogni magagna ,
Che tutta Lombardia aveva fianca .
Firenze, ched ancora fé ne lagna,
La rifiutò; e la volpe l'abbranca
Per feffanta migliai' db* fiorin d'oro,
Sei mefi a far nel Fiorentin dimoro.
19. Quelli eran cinquemila Cavalieri,
E non fo, quanta fu la pedonaglia,
E ginn-
2)6 GUERRA PISANA
E gimifono a Piftoia molto fieri,
Con molta falmeria , e victuaglia ,
Paffaron Prato, e Campi; e' lor penflcri
A Rifredi fornir fanza travaglia,
Che la moneta, e'l palio vendicaro,
E'n più modi Firenze difpettaro.
zo. A' trenta dì di Luglio , ie ben miro ,
Fé ciò, ch'ho detto la gente Inghilefe >
E poi Firenze lafciàr con fofpiro.
Che gente non avie da far difefe ;
IJ terzo dì d' Agofto fi fpariro ,
Poich'ebbono arfo tutto quel paefe:
Qui pe'l Pifano addoffo a' Fiorentini
Fu Capitan Ghifel degli Ubaldini.
ai. Tornarfi a Pifa , e* Pifan provveduti
Gli fi levar d' addoffo incontanente,
E prima a Poggibonizi venuti
Fur, che di lor fi fentiffe niente;
E poiché* paffi tuttf ebber veduti ,
Di notte fi partir fubitamente,
Con preda, e con prigion , che chiaro veggio,
A'ntenzion di cornare a far viepeggio.
22. E di Settembre appreflb fur tornaci»
Per acquiftare alcun groflb Cartello ;
Ma li crovaron tutti sì guardati ,
Che la fperanza lor fallì di quello,
E cavalcando, come fur menati,
Nel cerchio entrar di Figghine novello,
Ch' era da' Terrazzani abbandonato ,
Perchè non era ancor mezzo murato;
*3, E Scor-
ta
QJJINTO CANTARE. 237
23. E'ntorno intorno tutto 1' afforzaro
Di bercefche , e di ciò, che bifognava,
Ed a pochi giorni anche acquiftaro
Caftel Ghineldi , che di fopra flava ,
E '1 Tartagliefe, e Vefca anche pigliai,
Che non valien per fortezza una fava,
E combatterò per più volte Cafcia ,
E mai non acquiftaro altro, eh* ambafeia*
24. Ed in quel tempo aveva in quel di Siena
Una compagna , la qual fu condotta
Pe* Fiorentin , credendoti di vena
Fare un drappello a Fifa in poca dotta;
Trattando co* Sanefi , per ifchiena
Da lor percoffa fu , feonfitta , e rotta ,
Dì fei d'Ottobre; donde la fperanza
Falli : Signor , notate quefta danza .
25. Tutta la gente , che allora avieno
I Fiorentin, mandata era all' Ancifa ,
Perchè i nimici teneffono a freno ,
Che* non cercaffon troppo in ogni guifa:
Rinuccio da Farnefe , eh* era pieno
Di buona volontà , con altri avvifa
Per lo miglior d' ufeir di fuori a campo,
E così fece , e ricevette inciampo .
26. Quando i nimici del campo fentiro >
Che Rinuccio non eravi ubbidito,
Con^tutta la lor forza gli aflaliro,
E levargli da campo a mal partito.
Molti foldati in qua , e là fuggirò ,
E '1 Capitan vi fu prefo, e fedito j
Ma
238 GUERRA PISANA
Ma picciol danno fu de' Fiorentini ,
Perocché non v* avea de' Cittadini .
2.7. Era d'Ottobre quindici dì poi,
Ch' ebbono il Borgo dell' Ancifà guafto»
A Ripoli pafsò '1 Pifano, e'fuoi,
Che d' altra gente non trovar contado ;
Poi partirò con afini , e con buoi ,
Ch* avien d' arnefi cari carco '1 bado,
E'n Figghine tornar, come a lor Terrai
Non fi può più, e così va la guerra.
28. I Fiorentini a mandar furon pronti
Un Francefco di Iacopo del Bene,
Savio, e difcreto, il qual pafsò i Monti
Per afpri tempi , come fi convene,
CondulTe della Magna quattro Conti
Con molta gente, eh* a loro appartiene,
I' qua' per lor prodezza racquiftaro
Tutto Tonor, com'io vi dirò chiaro.
29. Non fi confidi alcun di quefto mondo,
Perchè talor gli grida la fortuna ,
Ch' ella promette col vifo giocondo
Lafciar falir la rota, e poi la'mpruna,
Volgendo chi fta 'n cima poi nel fondo,
E que' del fondo la cima rauna ,
E'n brieve fa cui ricco, e cui mendico,
E quefta (iom pruova ciò , eh' i' dico .
30. Mefler Pandolfo poi de'Malatefti
Fu Capitan de' Fiorentini eletto:
Non avea gente ; onde qui vo', che refli
Di lui , eh' avea l'animo perfetto,
Pe-
QJJINTO CANTARE. 239
Però non è ancor molto, che quefti
Francò Firenze , e '1 Contado, e '1 diftrecco:
Or gli convenne iftar conerà fuo voglia
Per le Cartella, e ciò gli fa gran doglia.
31. Ed in quel tempo era dal Pifano
Barga attedialo, con più batcifolli,
E Benghi Buondelmonti Capitano ,
Colla fuo gente d* intorno cerchiolli .
DI ventitré d'Ottobre, ufeendo al piano,
Ruppe i Piiàni , e del lor fangue molli
Ne furon tratti a fine ben dugento,
E menati a prigion più di trecento»
32. E poiché i batcifolli ebber disfatti,
Tutta la roba in Barga ne mandaro,
Manganelle , e bombarde , ed altri imbratti ,
Che già niente di fuor vi lafciaro.
A pochi giorni poi, ficcome matti,
E gli Pifani ad ofle vi tornaro,
E/ batcifolli rifer come prima,
E rifornirgli dal piede alla cima .
33. Appretto al fin d'Ottobre gl'Inghilefi
Prefon Cintoia, ch'era abbandonata,
Arfon le cafe, e portarne gli arnefì •
E feciono a Fegghine la tornata,
E quivi flette intorno di duo meli
La mala gente, cruda, e difperata,
Fino a' dì tredici d'Ottobre conti:
Or vi ritorno a Benghi Buondelmonti.
34. DI cinque di Novembre era mandata
Da Pifa alquanta gente a rifornire
1 bac-
l+O GUERRA PISANA
I battifolli , e là preflb arrivata ,
E Benghi, che fapeva il lor venire
Percofle a lor con Tuo franca brigata;
Onde fi dierón tutti in fui fuggire :
Lafciaron l'armi, e le'nfegne di botto,
Delli quali in Firenze ne venne otto.
35. Or vi ritorno alla gente Inghilefe,
Come fi dipartiron da Figghine ,
Come guaftaro e Vifchia» e '1 Tartagliefe,
E credom'io, eh' e' faceflbno a fine,
Che ciò, che tien Firenze in lor paefe ,
Pecciole, Pava , ed altre lor vicine
Si metteffer per terra abbandonando;
Ma non fi fé, com'è' andavan cercando*
3<5. E cavalcaron fanza alcun riparo
Infino a Pifa , moftrér loro afprezza ,
Non fo quanti prigion fé ne meriaro ;
Ma credom' io , e parmi aver certezza >
Che molta più di lor gente lafciaro ;
Pognan, che Pifa fé grande allegrezza,
Perchè fortuna le fi moftrò larga;
Or vi ritorno alla guerra di Barga .
37. Avendo Pifa fatto un battifolle ,
Che quafi Barga teneva attediata ,
Quando fornir di vittuaglìa il colle,
Là vi mandò con molta gente armata,
E Benghi Buondelmonti non fu molle;
Ma con fuo gente vietò lor l'entrata,
Percofle a loro ; e durò la battaglia
Da Terza a Nona , e più , fé Dio mi vaglia •
38. AI fine
QJJINTO CANTA* E. 241
38. Al fine furo fconfitci i Pi fa ni ,
I qua' ufciron de' battifolli adeflb ;
Mentrech' egli eran più fìretci alle mani
Un altro battifolie , eh' era appreflb
Abbandonato fu, e' Barghigiani
Ebbon T onore, e la roba con eflb;
Di Novembre fue a' dì vencinove :
Così fortuna la fua rota muove.
39. Disfatti i baccifolli , annoveraro
Que', eh* eran morci àdìc lor percoiTe,
I qua* cento cinquanta li trovaro ,
Che ricoperti furo in quelle fofle ,
E molte 'nfegne a Firenze mandaro,
E coir arme di Pifa alquante rode,
E più di cento ne menar legati ,
E cinquecento, o più furo i cacciati •
40. Appreflb il General de' Fra* Minori,
Per metter pace dal Papa mandato ,
Giunfe in Firenze , e poiché co' Signori
Ebbe del fatto alquanto ragionato,
JSF andò a Pifa , e tornò a' Priori
Più volte, e più, feguendo il trattato;
Poi non piacquero i patti al Fiorentino,
E'1 General tornò a iuo cammino.
41. A' cinque dì di Gennaio prefènte
Ebbono i Guelfi Borgori , e'1 Caftello
Mifono al fuoco , e alle fpade la gente ,
E tornar con gran preda al lor pennello;
Appreflb poi di Febbraio vegnente
Pecciole riforniron bene, e bello,
Tom. VL (^ Ed
34* GUERRA PISANA
Ed ufcì loro addotto alcuno aguato
D^lli nimici, a* qua' dier mal commiato.
42. Dì tre di Marzo la gente Inghilefe
Fé nel Concado Fiorentin ritorno
A Bacchereto , e rubò quel paefe ,
E Lamporecchio, ed altre ville intorno;
Ala perchè quivi avien nmgre le fpefe ,
Poich'ebbon fatto alquanti dì loggiorno ,
Ed e' s' andaro a polare al covile,
Poi ritornaron quivi a mezzo Aprile.
43. Dall'altra parte Annichin di M ;ngardo ,
Con dumilia barbute a fuo pennello,
P' altrui mandato, fanza alcun riguardo
Adoperava 1' efea , e '1 zolfanello.
Quand'ebbe fatto alquanto del gagliardo,
; Con gì' loghilefi n' andò nel Mugello ,
E combetter Gagliano , ove fediti
Ne furon molti , e partirli ichernici ;
44. E Jl Capitan di guerra Generale
Metter Pandolfo , al Borgo fu mandato,
Onde' nimici flettono a legnale ,
A campo ftretti più, ch'ai modo ufato ;
Poiché la ftanza metteva lor male,
Partirli quindi, e tornarono a Prato,
E benché de' prigioni a teflon prefi,
Non credo, che crefceflbn gì' Inghilefi.
45. A pochi giorni poi, nel Mattutino,
Ne vennon prefi alla Porta a San Gallo,
E come apparve il giorno, il Fiorentino
Ufcì di fuori a piede , ed a cavallo ;
Onde
Q.UINTO CANTARE. 24 J
Onde penfar pigliare alerò cammino ,
Perchè per ior non v'era buono (tallo,
Pafiaro in Camerata , ed arfon moki
Palagi, e poi a Campi fur ricolti.
46. Meilèr Pandolfo , non fanza cagione,
Agli Signor Prior chiefe licenza
Di poterli tornare a fuo magione ,
E come l'ebbe, fece la partenza;
Poi quando a5 Fiorentin parve ftagione,
Di guerra Capitan fero in Fiorenza
Il Conte di Monforte delia Magna ;
Or vi ritorno alla mala compagna.
47. Paflaro a Legnaia, e arfono il piano,
Salirò a San Sipolcro, ed al Caftagno,
Badaluccar la porta a San Friano ,
Dove fer veramente mal guadagno,
E poi mancando loro e '1 vino, e'1 grano,
Di quivi fi partir non fanza lagno ,
E cavalcar, volendo mutar vezzo,
E non pofaron , che furo ad Arezzo,
48. Sentendo i Fiorentin , che dilungati
S' eran per niciftà da loro affai,
Incontanente fur raflìcurati,
Come veduti non gli aveflbn mai ;
Nell'altro dir faranno riftorati
I Guelfi, che di quefto han tratto guai:
Come fortuna allegrezza , e dolore
Dà, come le pare, al voftro onore.
FINE DEL QUINTO CANTARE.
Q^2 SÉ-
244
SESTO CANTARE
i. /~\ Signor mio, che detti pazienza
V^/ A Giobbo nella luo tribolazione,
E riftoraftil d' ogni penitenza ,
Quando gli defti tuo benedizione,
Di quel, che foftener vidi a Fiorenza,
Contenta alquanto mia intenzione .
E fé '1 quinto Cantar fu con treftizia ,
Da ora innanzi fie pien di letizia .
2. Signori , i* fé' ciafcun di voi certano
Nel Parlar quinto con parole accorte,
Com' era eletto nuovo Capitano
Per certo tempo il Conce di Monforte \
Or mi convien feguire a palio piano
L'opere fue, fecondoch'io l'ho fcorte,
E dirvi chi fu dato a ilio configlio ,
Per innalzar la parte Guelfa , e '1 Giglio.
3. Gian Malatacca fu de' Configlieri ,
Il buon Mefler Tommafo da Spoleto,
Poi fu Mefler Ricciardo Cancellieri,
E Mefler Manno Donati difcreto,
E Mefler Bonifazio Buonguerrieri ,
Ch' i raccontai dinanzi in tal dicreco :
L'effetto lodi sì fatto Collegio,
Ch'ai mie parer fon degni d'ogni pregio,
4. Col Capitan diliberar di botto
Di cavalcare a Pifa, e raunaro
Tutta
SESTO CANTARE. 24$
Tutta la gente , e più ratti, eh' al trotto
In quel di Pifa fieramente entraro,
Così ardendo di fopra , e di fotto ,
Infino appretto alle porti n'andaro,
, E della Terra ufcì fuor gente grofla,
Qual die la volta, fanza efler percofla .
5. Quand' ebbon da quel lato arfo ilContado,
E MelTer Gualterotto de' Lanfranchi ,
Ardendo li guidò a San Piero in Grado;
Poi verfo'l Porto non parvono fianchi
Ad un'armata torre in men d'un dado
La fua W dìfefa , e tagliarla ne' fianchi;
Arfono il Porto , e poi fanza foggiorno
Subitamente n'andaro a Livorno.
6. E quivi il Capitan con un palvefe
Andò veggendo intorno la Fortezza,
Poi la battaglia fece dar palefe
Alla fuo gente piena dì prodezza.
Que' della Terra poco fer difefe ,
E non potfendo foftener l'afprezza,
Chi nelle barche, e chi fi gittò in mare,
Dove affogò chi non fapea notare.
7. Signor, Livorno in quel tempo era pieno
Di molta roba, e di mercatanzia ,
E '1 Conte, per tener fuo genqp a freno,
Dubbiando de' nimici tuttavia ,
Fece ardere il Cartello in un baleno
Con ciò, che v'era , e pofeia s'andò via,
E tornoffi a Firenze a fuo vantaggio;
E quefto fu a' dì venti di Maggio.
Q^3 , 8. Ap-
246 GUERRA PISANA
8. Appreffo pofcia del feguente mefe
Di quel d'Arezzo, e di quel di Cortona
Si dipartì la compagna Inghilefe,
E 'n quel di Siena , come li ragiona
Fornita fu , e poi di quel paefè
Si fu partita, e'nverfo Lucca fprona,
Perchè fentiron , ch? a Firenze frefchi
Giunti eran molti Cavalier Tedefchi.
9. Attanto avendo i Pifani attediata
Da capo Barga con moke baftie,
E quafi tolta sì ciafcuna entrata,
Ch' andar vi fi potea per poche vie ,
E non volendo lor lafciar derrata ,
Ufar , com' udirete, lor follie,
Dimenticando, com'erano flati
Da' Barghigian più volte gaftigati.
io. Sommo Conognole avie ferninato ,
E' Pifan fi penfar far la ricolta ; •
Credendofi trovarlo abbandonato
De* bactifolli , mofTer gente molta,
E 'I Capitan di Barga fu avvifato,
Percofle loro, ed e'dieder la volta,
Lafciar le'nfegne, e morti con fofpiro,
Ne fur cinquanta, e gli altri iì fuggirò.
li. Lafcio di Barga, e vovvi ritornare
Agi* Inghilefi , e ciafchedun m'intenda,
Tornando a Fifa, e non poifendo entrare,
Di fuor la gente d'intorno s'attenda,
E cominciato a Pifa a domandare
Moka pecunia di paga , e di menda ,
Di
SESTO CANTARE. 247
Di che i Pifan gii tenieno in paftura ,
Ed e* guaftavan d'intorno alle mura.
12. Come fa pece, il General de' Frati,
L* Arcivefcovo appreilo di Ravenna
Eran più voice andati, e ricornati,
Per metter pace, e non valfe una penna,
Berocchè (otto T ombra de' trattati
La volpe al iion diede mala (henna,
Ch' avendoi quart alla pace promoffo,
I leopardi gli mandò addoflò .
13. E dopo molte offe fé , i paciali
Al lor ragionamento ancor tornaro,
E* Fiorentin , pognan , che molti mali
Aveller ricevuti, gli afcoìtaro ;
Ma li Piian chiedevan patti tali,
Che non gli are' forniti il Gran Tartaro;
Cartella, e mende chiedieno, e* pa (l'aggi ,
E la tornara a! porto, e più dannaggi.
14. Allora i Fiorentin tennon trattato
Con gi' Inghilefl, e col detto Annichino,
E que', che fanno fare ogni mercato,
Concordia fer tra loro, e '1 Fiorentino;
Da parte fu'LPifano accompagnato,
E gli altri prefono altro lor cammino,
E 'n quel di Siena andaro a Saccomanno,
Ed a Fiorenza increbbe del fuo danno.
15. A* dì nove di Luglio i più fovrani
Di Pecciole erano iti a guadagnare ;
Di Laturete , Cartel de* Pifani,
Ufcì lor gente addotto nel tornare,
Qj4 I qua-
24» GUERRA PISANA
I quali poiché furono alle mani ,
Addrieto in rotea convenne voltare,
E fumé morti, e prefi, e Laturece
Rubato, ed arfo, come voi fapete.
16. Appretto efTendo Capitan di nuovo
Pe' Fiorentini Metter Galeotto
De'Malatefti, di cui dico, e pruovo,
Ch' egli è di guerra fperto , favio , e dotto 3
E'n ogni parte, fecondoch' i' truovo ,
Moftrato ha più ardir, che Lancillotto,
Giunie a Firenze tanto adornamente,
Che fece rallegrar tutta la gente. »
17. Giunto, eh' e7 fu,'l Capitan Generale
Dìqcq le 'nfegne , eh* ebbe da' Signori ,
Ad un Tedefco, Cavalier leale,
Di fuo man die '1 pennon de'feriitori.
Ed a Mettere Andrea die la Reale ,
E poi die l'altre agli altri guidatori,
Siccome brievemente dirv' intendo,
Chi i'tbbe,e quel, eh' io dell'armi comprendo.
18. La 'nfegna della guardia aveva armato
San Giorgio, come piacque a* forestieri,
A dimoftrar, ch'ognuno apparecchiato
Fotte coli' armi, fé fotte meftieri,
E che ninno flette difarmato,
Ed alla guardia andattè volentieri,
Quefta col por del campo , e la levata
Ebbono i Tolomei , e lor brigata.
19. Della pofta del campo fu la 'nfegna
II campo bianco col giglio vermiglio,
A di-
SESTO CANTARE. 249
A dimoftrar, che quell'arme raflegna
Il Guelfo Fiorentin col Guelfo Giglio,
E che per farla di vittoria degna,
Sopr' a' nimici fermava l'artiglio,
E che dove fi pofa fanza inciampo,
Quivi s' intende pollo , e fermo '1 campo .
20. Dello levar del campo il Giglio bianco
Sopra '1 campo vermiglio era diftefo,
A dimoftrar, che'i Ghibellino fianco,
Tegnendofi da' Guelfi molto offe io ,
Per arme'l prefe contra'l popol franco , (*)
Cacciato eflendo, come avete intefo,
E perchè là levar fanza tornata ,
I Guelfi fan di quel Giglio levata.
21. De' baleftrieri un tornio, ed un baleftro
Era '1 fegnale , ed Azzo dell' Antella ,
Di quefta fu guidatore, e maeftro,
E' baleftrier dovien feguicar quella;
Così de* Palvefari un Giglio deliro
In un palvefe fé la'nfegna bella
A Boftolin de'Boftoli d'Arazzo;
L'ebbe, perch'era ben nell'arme avvezzo.
22. La camera dell'ode, e falmeria
Avie per fegno un mul con due forzieri,
A dimoftrar , che quando fi movia ,
La dovien feguitar tutti i fomieri ,
E Niccolofo Gianfigliazzi avia
A guidar quella , e fecel volentieri ,
Ebbe a guardar la camera, e gli arnefi
Con altri, i qua' vi fece ilare actefi .
23. I Mar-
1$0 GUERRA PISANA
23. 1 Mammoli, e Paiamoli avieno
In loro infegna la marra, e la pala,
A dimoftrar, che feguicar dovieno
La 'niegna , e' lor Maggior, dovunque cala ,
Andar, come bifogna , a ilare a freno,
E rifpianare a* Cavalier Ja fala ;
E capo di lor fu Nanni Biliotti ,
Il qual fece lor ben francar gli fcocti.
24. La 'nfègna de'Maeftri una mannaia
Avea colorata per ragione ,
Acciocché '1 lor meftier chiaro fi paia,
E conofciuta fia dalle perfone,
E perchè l'arte ben con lui s'appaia,
Fu data quella a Riftoro di Cione ,
Il qual dovevan gli altri feguitare,
E nel comun bifogno lavorare.
25. I Guaftator portavan figurati
Certi di lor colle lumiere accefe,
A dimoftrar, ch'egli eran diputati
Ad ardere, e guaftar tutto '1 paefè ,
E '1 Caporal , da cui eran guidati ,
Grande nimico de' Pifan palefe ,
Fu Meffer Bonfi , pover Cavaliere,
Il quale adoperò ben fuo meftiere .
26*. Date le 'nfegne , e fuori accompagnate,
Il franco Capitan dentro ritorna,
E non fanza Cdgion, yo', che lappiate;
Ma pochi dì nella Cktà fogaiorna;
Poi mandò innanzi tutte le brigare ,
Ed e* fi molle colla gente adorna
De'
SESTO CANTARE. 25 1
De' belli, ed onorevol cittadini,
E del Contado lor pafsò i confini.
27. Predo a Cartel del Bofco ne fu ito,
E quivi fermò il campo , per vedere
La gente d'arme, che l'avieri feguito,'
E come avien da mangiare, e da bere,
E per veder, come foffe ubbidito;
Molto afpramente fi fece temere ,
Tagliando mani, e piedi a chi fallava,
Onde dell' ira fua ciafcun dottava .
28. Provveduto, e fornito d'ogni cofa,
Che bifognava alla fuo 'ntenzione,
V Arno pafsò coli' ofte graziofa,
E '1 campo al Borgo a Cafcine ferrinone,
Quivi prender volendo alquanto pofa,
Fé far gran guardia con difcrezione,
Dicendo a' Caporali : State arditi,
Che da' Pifan faremo qui aflaliti.
29. T mi fon pofto qui, perchè avvifati
Sieno i Pifan, per venirci affalire,
E' penferan trovarci difarmati,
E prenderanno contro a noi ardire;
Però Signori fiate apparecchiati
A francar voftro onor con ben ferire;
Guardar fé' Genovefi balestrieri ,
E Tamiftà, e' franchi mafnadieri.
30. E ficcome pensò , fanza dimoro
S' avvifaro i Pifan, nò più, né meno,
Tra lor dicieno : Percuotiamo a loro ,
Che fenza dubbio noi li vincereno.
Gian
2$1 GUERRA PISANA
Gian dell' Aguto, Capo di coftoro
Di Pifa ufcì, che non cenea freno,
E la candela fi pofe alla porca,
Onde feguito fa da grande fcorca.
31. Fecion le fchiere del popol Pifano,
Ed ordinar tra lor con faramento,
Di non menare niun Taliano ;
Ma ciafcun fofle della vira fpento ,
Se '1 Fiorentin venilfe loro a mano ,
Non renderlo per or, né per argento;
Onde sì gran fiiperhia, e crudekade
Difpiacque alla Superna Maieftade.
32. E giunfono alla guardia, ed affaliro
Il campo da tre parti fieramente,
E' fanti a pie niente Ci fuggirò,
Ma difefono il palio francamente.
Il primo Cavalier , eh' ufcì del giro
Fu'i Conte Arrigo, che della fuo gente
Era rimafo principe, e Campione,
E mifefi tra lor corri' un lione .
33. E parve, che coftui foffe la chiave,
Che diferrafle la lor prima fchiera *
Giunfono appreflò i Conti di Soave
Più prò, che liopardi , od altra fiera,
E la battaglia tempefrofa , e grave
Softenner tanto fuor della sbarrerà,
Che tutta V altra gente Ci fu armata,
E per lo franco Capitan guidata .
34. E prima, ch'egli andarono allo fìormo,
Si fero alquanti Cavalier novelli
De'
SESTO CANTARE. 2$$
De' Fiorentin, Accora' io v'informo,
Ed altri, ch'ai ferir corfon con elli;
Io, eh' a faperne il ver niente dormo,
Non fo di tutti, io, che fu di quelli
Meffer Lotto di Vanni Fiorentino ,
E fu d'Arezzo Meffer Boftolino.
35. Ed afpramente quefti combattendo ,
Il valorofo, e franco Capitano
Co* fuo' percoffe , e iecondoch' intendo,
I Pifan dier le fpalle a mano, a mano,
E' Fiorentin pigliando , ed uccidendo ,
Li feguitaron colle fpade in mano,
E ben mille trecento ne fur prefi ,
E molti morti, e per terra diftefi.
3Ó\ Perocch' a Pifa er' ita già la boce:
I Fiorentin fon rotti; Ed e'fur deftri
Ad ufeir fuor coli' animo feroce,
Forniti d' ufolieri , e di capeftri;
Ma poto valfe far di braccia croce
Quando fur fopraggiunti da'Maeftri,
Che fanza aver d' alcun di lor pietade ,
Furon morti pe' campi, e per le flrade.
37. E vo' , che certi fien voflri penlieri,
Che fé la gente foffe fiata preda
A feguitare i franchi Configlieri ,
Che de' nimici non campava terta ;
Ma fonaron le trombe , e' Cavalieri
Si rivolfono infieme con gran fefta ;
Ch' effendo iti oltre, pe'favj s'avvifa,
Ched in quei dì entravan tutti in Pifa.
38. Mad
2>4 GUERRA PISANA
38. Mad e' pur vendicaro ogni difpetto ,
Che l'anno innanzi fecion gV Inghiieli
Al Fiorentino, e 'n fuo forza , e difhetto;
E fé impedir la fefta a'Piftolefi ,
Quivi corfono il parto al lor difpetto,
Ed a tar ufo, fscondoch' intefi 5
Onde ne fece grande fefta , e gioia
La Cittade, e '1 Contado di Piftoia.
39. Appreifo in luogo , e 'n parte , che' Pifani
In Culle mura lor vedevan chiaro ,
Afini, e pecore, e montoni, e cani
Con gli agli preflb alla Città impiccaro.
Non fu piccol dolore a* Terrazzani
Sopra quel, eh/ avien prima tanto amaro,
Che non fi potre' dir le ftrida, e 'i pianto,
Che p*r la Terra s' udia d'ogni canto.
40. I* dirò coia incredibile, e vera,
Siccome dille Dante ia fuo bifogna:
Che un' aquila di Pila tutta nera
Dimeftica , per fare altrui yergogna ,
Ufcl volando; ma cred' io, eh* eli* era
Venuta a pafeer di quella carogna,
La qual da' Guelfi fu prefa con furia,
So, eh' a Pifan non parve buona aguria.
41. Appreffo fi partiron dalla sbarra,
Com' io vi diffi , con molti prigioni ;
Ma chi diè'l pagamento, e chi die l'arra
Furon lafciati andare a lor magioni,
E vennene a Firenze in fulle carra
Trecento trenta, a modo di poponi,
ETaqui.
SESTO CANTARE. 255
E l'aquila impiccata per la gola
Dinanzi a tacci menò la carola.
42. In filila Siecina , ov' era ì' entrata
Del terren aVnimici a rinfrefcare
L'offe vìtcoriofa fu tornata,
Ed ebbon ciò, eh* e'feppon domandare;
La compagna Inghilefe fu foldaca,
Che'n quel di Siena er'ita a guadagnare;
E qui fur molto i Fiorenria Cv>rtefi,
Che ben per mal renderono a'Sanefi.
43. I Paciali , di cui io v'ho contato,
L' Arcivefcovo, dico, e'1 Generale
Non lafciar mai della pace il trattato
Di qua in là , per ifpegnere il male ,
E ciafeun fé n' è molto affaticato,
Coli' animo , cred' io, prod' , e leale;
Chi diceflè altro , non direbbe bene ,
Ch'egli hanno fatto ciò, che fi conviene:
44. E perchè fi richiede, al parer mio,
Memoria far di cale affembramento ,
Correvan gli anni del Figliuol di Dio
Seflantaquattro con mille trecento,
A' dì venti di Luglio, vi dich' io,
Quando '1 Pifan perde ogni ardimento;
A feguitar l'avanzo i' farò predo,
Al voftro onor, Signor, finito è '1 fello*
FINE DEL SESTO CANTARE .
NOTE AL SESTO CANTARE.
(a) MS. Valfi . (b) MS. tip* fianco.
SET-
SETTIMO CANTARE.
,.D
Egna cofa è, che io ti renda lode,
0 Signor mio, che'n parte , il cor m' ha fazio ;
Ond'io ne priego ciafchedun, che m'ode,
Ed io per me ti lodo , e ti ringrazio ,
E priegoti dappoiché '1 mie cor gode ,
Ch'ancora mi conceda tanto fpazio,
Che, come fpeflo per pofar mi fveglio,
l'poiTa feguitar di bene in meglio.
2. Signor , s'i' vi turbai nel Cantar quinto,
Nel fedo, al mìe parer, vi ridorai,
Quando vi diffi , che (confitto , e vinto
Fu sì'i Pifan , che Tempre trarrà guai:
Or mi convien feguir tutto diitinto ,
E ripigliar colà, dov'io lafciai;
Cioè, dell'ode, -e come gì' InghilefI
Cavalcan contro a' Pifani , e' Lucchefi •
3. Ver' è, che l'ode, ch'aveva (confitti
1 Pifani , e lor gente in lor paefe ,
Quidion mutaron conti' a' patti fcritti
Di paga doppia, e di compiuto mefe,
E come misleali , e non diritti ,
Fecion più dì di cavalcar contefe .
Quando ebbon pieno il loro intendimento
(Dontr'a* nimici andar di buon talento,
4. E 'n quel di Lucca fi furo accampati ,
Per fs i Tedefchi, e per fé la Compagna.
Qui
SETTIMO CANTAREi 2$7
Qui per invidia lì furo azzuffati
Degi' Inghilefi con que' della Magna»
Da ogni parte fur degli atterrati,
Chi ebbz più onor qui fi rirnagna ;
Ma'1 Capitan tra lor fece far triegua :
Or li convien , ch'i' la materia fegua.
Veggendofì i Pifani a si mal porto ,
Ch' e' non potien quafi etTcre a piggiore,
Subitamente il popolo fu accorto,
E fé Giovanni dell' Agnel Signore ;
Ond' ogni Cittadin prefe conforto,
E dicien 1' un coli' altro di buon core:
Quefti ci riporrà in buono flato;
Di Fifa, e Lucca fu Signor chiamato.
Ed infra quello tempo i Paciali ,
Quel di Ravenna, e '1 General de* Frati
Pareva , eh* all' andar mettellòno ali ,
Che in un punto erano iti, e ritornati,
Volendo , (ìccome fpirituali ,
A buon fine recare i lor trattati,
Fer far da ogni parte ambafeeria ,
E'n Pefcia trattar pace, e compagnia.
E mentrechè la pace era più ftretta,
E l'ode cavalcò 'nverfo Mutrone ,
Per far granar la fiorita vendetta,
Benché pareffe a' più fanza ragione ,
E quella gente, a cui mal far diletta,
Non vi lafciaro un valer d'un bottone,
Potar le vigne de' Pifan d' Agofto
Sì, che ri por poteron poco morto.
Tom. VI. R 8. Non
258 GUERRA PISANA
8. Non fi ricorda per alcun vivente ,
Che mai in Tofcana folle rannata
Sì grande moltitudine di gente,
Come Firenze avie quivi aflembrata.
E per moftrar, com' elPera poflente,
Non fu compagna mai turta foldaia ,
Che fur più d'ottomila Cavalieri,
Sanza fuo' Cittadini , e mafnadieri.
9. Or chi ne dubbia, che fé 'I Fiorentino
Voluto avelie foggiogar Tofcana ,
Che non ne avelie avuto a fuo dimino
Qualunque della Terra più fovrans ?
Ma perchè vuol per fratello, e vicino
Ciafcun , che vuol ben vivere alla piana,
Serva il Vangelo, dov'è dichiarato:
„ Chi fi aumilierà farà efaltato.
10. Quando piacque a colui, eh' è fommoBene,
Di piata fonte, e di mifericordia ,
Di porre fine alle guerrefche pene,
E fpegnere in Tofcana ogni difeordia,
Tra' Paciali, come fi conviene,
Mife veracemente ogni concordia
SI, ch'alia pace fi die compimento
Al fin d' Agofto,onde ogni uom fu contento,
il. Ed è ver, che 'n Firenze n'ebbe molti,
Che tenner,che'l far pace fofle il peggio,
Ed io per me fuM'un di quegli ftolti,
Perocché non vedea quel, ch'ora veggio.
Poiché mi furon certi cali fciolti,
Mi piacque sì , che più oltre non chieggio ,
E de'
SETTIMO ©ANTARE. t$f
E de* piacere a chi guarda lo fcuro
Tempo pa flato , e preferite , e futuro;
12. E puote ciafchedun dir, che gli piace
Chi dice 'I vero , e chi dice menzogna;
Ma fé alcun vuol dir, che quella pace
Fatta pe' Fiorentin fia con vergogna ,
Al mie parere egli è molto fallace,
E non riguarda ben <:iò, che bifogna;
Ver* è , che* Fiorentin potien più fare ,
Ched e* non fero, e quefV è da lodare.
13. Non fi de' fare il peggio, che Y uom puote,
Bench'aita pofla il nimico disfare;
Ma balla ben chi fuo parte rifcuote >
E dolce cofa è poi il perdonare.
Firenze ha sì purgate le fuo £>nte ,
Ch' ognun, che l'ama, fi de' contentare >
E de'conofcere ogni poco faggio,
Ch' eli' ha del tutto f onore , e '1 vantaggio .
14. E de* penfare, a cui penfar ne lece,
Secondochè per me chiaro s avvifa,
Che in quel dì, che la pace fi fece,
L' ofte di Firenze era intorno a Pifa
Ardendo , e diguafìando il fuo paefe ,
E quand'è là, v7 è più caro di rifa;
Si fé f accordo , di che qui fi tratta ,
Sì, che con pregio di Firenze è fatta.
15. E ben farebbe ragionier d'un fico
Chi ben guardafle nelle cofe fcritte,
S' e' non diceffe , eh' egli è quel , eh' i' dico,
Sì per arfione , e sì per ifeonfitte .
R 2 E chi
l6o GUERRA PISANA
E chi voleffe dir del tempo antico ,
Qual parte ha ricevute più trafitte
Tra' Fiorentini , oda loro i Fifani,
Guardi nel dir di Giovanni Villani,
io-. E troverà, che negli anni quaranta
Pifa tre volte ifconficta fuej
L' una a Cartel del Bofco tutta pianta
L'anno milledugento ventidue,
E T altra fu nel due più dì cinquanta
A Ponce ad Era, e nelle parti fue ,
La terza nel dugen cinquantafei
AI Ponce a Serchio , e di più dir potrei.
17. Lafciamo flar tutti i paitàti fatti,
Che troppo farie già lunga la tela
A voler favj far que', che fon matti,
Perché ignoranza li loro occhi vela ,
E vovvi dir ficcome ftanno i patti
Di quefta pace, (q'ì ver non fi cela;
E chi ha bene ogni mie dir comprefo
Giudichi poi chi porta maggior pefo.
18. Prima che Pifa, e Lucca è una parte,
Con tutti i fuoi ,feguaci , ed aderenti ;
Firenze è f altra , fecondo le carte ,
Con tutti i fuo' fottopofti , e feguenti •
In San Francefco appunto con ogni arte,
Che s ufa , poiché tutti fur contenti,
Infieme s' abbracciarono , e baciaro ,
E molti per dolcezza lagrimaro.
19. Da Barga, ch'era da Pifa attediata,
E forfè a mal partito veramente,
I bat-
SETTIMO CANTARE, z6l
I battifolli , e la gente ordinata
Si levò per gli parti incontanente ,
E come 1' ebbon libera lafciata,
Si rifornì di roba prettamente ;
La pace, perchè flato avien crudele,
A' Barghigian fu dolce più, che mele.
20. E diedero i Pi fan , k9l dir non erra,
A' Fiorentin Cartel Vecchio, e Ligliana ,
E Pietrabuona, per cui fu la guerra ?
Ed Alropafcio, e la Rocca Sovrana,
Cartel del Bofco mifer tutto in terra ,
Come ne' patti chiaro fi rifpiana:
Qual donar loro, e qual tolto avien prima 5
Pognan , che tutti fien di poca flima .
21. Ed obbligarli a tempo di dieci anni,
Ogni anno diecimilia iìorin d'oro
Dare a Firenze il dì di San Giovanni ,
Sotto gran pene, fanza più dimoro,
E tutti i prigion render fanza inganni >
E per avere interamente in loro
Una quantità certa di fiorini
Mandarono contanti a' Fiorentini,
22. E* Fiorentin renderono al Pifano,
Siccome nella pace fu di patto,
Principalmente Pecciole , e Ghizzano ,
Pava, e Montecchio, che s'era disfatto,
E 'n terra mifon là Rocca a Toiano,
Come dinanzi avie detto '1 contratto,
E render Giglio; ma que'del Cartello
Fur malcontenti di volger mantello.
R 3 23. E' fu
l6l GUERRA PISANA
23. E* fu ne' patti, e non lo abbiate a motto ,
Che gli Lucchefi foflòn ribanditi,
E de' Lanfranchi MefTer Guakerotto,
E fofiongli i fuo' ben riftituiti .
S'altri patti ebbe o di fopra, o di fotto,
Non vi fo dir ; ma que', eh' i' ho Tentiti,
Contati v'ho, come per me gì* inceli ,
E tur mallevadori i Genovefi.
24. Né vo', Signor , che fia voftro penderò,
Se guafte fur le Cartella donate,
Che quelle poi, eh' a'Pifan fi renderò,
Dar Fiorentini foffon migliorate ;
Ma non volendo nafeonder lo vero,
E' ricevetter non miglior derrate ;
E fu ragion, perchè fi dice in brieve:
„ Chente afin dà n parete , tal riceve .
25. Rimafer gl'Inghilefi di lontano
Alquanti giorni , e non fanza cagione ,
E T ofte bella , e '1 franco Capitano
A Firenze tornò quella ftagione.
All'entrar, certi fur col palio in mano.
Per porlo fopra capo a quel Barone,
E furgii dal Comune allor donati
Quattro deftrieri adorni, e covertati.
26. Mad e' non volle né palio , né feda ,
Come dilcreto Signore, ed accorto,
Perchè *1 fratello Mefler Malatefta
Di pochi giorni innanzi s'era morto.
A andargli incontro la gente fu prefta,
E di niente prendeva conforto»
Reo-
SETTIMO CANTARE. 263
Rendè le'nfegne fiorite d'onori,
Com'è ufanza alli Signor Priori.
27. Appreso perchè gli era niciftade
Di ritornar di corco a fuo magione ,
Dimorò pochi di nella Cittade ,
Che domandò commiato per ragione,
E que' Signor > eh' avien la libertade ,
Gli fecion buona , e gran promelfione ;
Ond' e' profferii al Comun di Fiorenza
Tutta Tuo poffa , a poi fece partenza .
28. Or vi va' ritornare agl'Inghilefi,
Che fi riduttori tutti a Sanminiaco,
Ragunàr gente , e poi fopr' a* Sanefi
Cavalcar, poiché rotto fu '1 mercato,
Ardendo , e dirubando il lor paefe
Per la Maremma loro , e 'n ogni lato,
E cavalcargli perfino alle mura ,
Dando lor danno, e di peggio paura.
29. O gente ingrata, e di crudekà piena,
Che furon gi' Inghilefi pien di brame ,
Che fé non folfe la Città di Siena ,
Sarebbon morti a Fegghine di fame,
E pofeia li ritenne in fulla fchiena
Più dì pafeendo loro, e lor beftiame ;
In fine ne riebber cotal merto,
Che '1 fuo Contado fu da lor diferto .
30. Avieno una brigata, che la ferza
Per infegna portavano, e d'intorno
Facien più mal dalla mattina a Terza ,
Che gli altri non facieno in tucco il giorno
R 4 Veg-
20*4 GUERRA PISANA
Veggendo , come cotal gente fcherza 9
I Saneli pregar fanza foggiorno
II Fiorencin, che per Dio gli j^ac^ifè
Di metter quivi accordo, le poteffe.
51. E' Fiorentini allor dimenticando
Le 'ngiurie ricevute dal Sanele ,
Torto mandar gli Ambafciadori , e quando
Sì ritrovar colla gente Inghi-lefe ,
Trattaro il concio si » eh' a pofto dando 5
Fecion , che quel Comun fu lor corcefe
Di ventifei migliaia di fiorini,
Co.' quali andaron fopr* a' Perugini »
32. T non incendo più di feguitare
Degi' Inghilefi , né di loro andata ;
Ma priego Iddio , che ogni loro andare
Pofla efl'ere , e da fanza tornata ;
Ed a Firenze vi vo' ritornare ,
E dirne il parer mio queta fiata >
E dico, eh* eli' è fonte di fa pere ,
E quefta doria il moftra al mie parere 5
33. Perocché fenno fu di far la 'mpfefa,
Pudendo ia fuo ngiuria vendicare >
E fenno fu recard alla difefa
Con gi' lnghilcd più, che '1 campeggiare >
E poi la gente , che I' aveva odefa ,
Gran fenno fu dal fuo laro recare ,
E co' Tedefchi vendicare ogni onca ,
E far come fi fe la pace pronta .
34. Poi il gran fenno, e bel provvedimento
Fu di levarfi la geme da dodo,
E di
SETTI MO CANTARE.
E di mandarne ciafchedun contento ,
Ed ogni Cittadin parve rifcoffo ;
Levar le fpefe , ed ogni gravamento ,
E feciono altro ben, che dir non pollò;
Dewi badar, che vel difle l'effetto, »
E tornovi al Signor di Fifa eletto .
35- Que, che di Pifa prefe fignoria ,
Cioè Meffer Giovanni deli' Agnello ,
A' Fiorentin mandò ambasceria,
Se profferendo , ficcome fratello ,
Con tutta quanta fuo forza, e balia,
Per mantenere fuo lo flato bello,
Pregando , che la pace fi fervaffe
Acciocché fempre l'amiftà duraffe.
30*. E fu rifpofto: Dalla parte noftra
Non dubitare, ch'eli' è pofta in fodo,
Ch' è '1 Comune leale, e ciò , eh' e' moftra?
Vuol, che s' offervi fanza niun frodo;
Guardate pur , che dalla parte voftra
Non s'intorbidi l'acqua in neffun modo.
Ed e'moftraro di ciò far difio,
Furo onorati, ed andarfi con Dio.
37. Signor, la guerra d'ogni male è pregna,
Ed è di ciafeun ben diftruzione,
E dove pace lungamente regna ,
Multiplica l'avere, e le pedone;
Ond'io priego chi l'ha, s\ la mantegna,
E poi con fede , e con divozione
Ringrazi quegli , che F ha conceduta ;
Al voffro onor quella Storia è compiuta.
SO-
NETTO
.1.0G0 DELLA PRESENTE STORIA
Recando in fomma in un brìeve Sonetto ,
Di quefti mie Cantar dico i' eletto .
TRe volte fu feonfitto Io Pifano,
A Cafcine , ed al Foffo , e al Ponce ad Era ,
E perde la Rocchetta, e'1 Giglio , ch'era
In mare un bel Caftello , ed un fovrano.
Pecciole , Pava , Ghizzano, e Toiano,
E Montecchio perde nella Valdera ,
Né campò cafa intorno a Pifa intera,
Che non foffe arfa per monte , e per piano.
Corfonfi quattro pa)j a Sanfovino ,
Allo Spedai di San Bartolommeo
Fé batter la moneta il Fiorentino ;
E per difpetto del Pifan Giudeo
Afini , agnelli , e pecore pe 'I crino
Furo impiccati per gran giubbileo .
Ciò, eh' è detto, fi feo
Pe' Fiorentini dai feiTantadue
Fin* al feiTantacinque , e pace fuc.
zAmen .
FrNE DELLA GUERRA PISANA.
CAPI-
capito
INTITOLATO
LE PROPRIETÀ' DI MERCATO VECCHK
i. T' Ho veduto già dimolcc piazze
JL Per diverfe Città; ma de' vicini
Vorre' cantar lafciando l'altre razze.
2. Bella mi par quella de' Perugini,
Dì belle cafe adorna per ragione ,
Ed anche la fan bella i Fiorentini .
3. Ma dell* altre Città non far menzione ,
Che fé ti biiògnaffe per tuo fcampo ,
Trovar non vi potrefti un tefiimone.
4. Quella di Siena, eh' è: chiamato il Campo,
Pare un catino ; di freddo di verno
Vi fi confuma, e di Hate di vampo.
5. Ma quefta , e l'altre, fé chiaro difeerno,
Niente fon di frutte , e di bellezza ,
E di ciò, ch'alia gente dà governo,
6\ Appetto a quella, che mi dà vaghezza
Di dirne in rima, perchè in quella Terra
Nacqui , ov' ella a tutti dà allegrezza ;
7. Cioè Firenze, e fe'l mio dir non erra»
Mercato vecchio al mondo è alimento ,
Ed ad ogni altra piazza il pregio ferra.
8. Qnd' io
LE PROPRIETÀ*
S. Ond' io fermai il mio 'ntendimenta
Di raccontarvi con parole prede,
Le Proprietà, che in Mercato ferito.
p. Le dignità di Mercato fjn quelle;
Ch' ha quattro Chiefe ne' fuoi quattro canti ,
Ed ogni canto ha due vie marniere.
io. Artefici d'intorno, e Mercatanti
Di più, e più ragion, parte de' quali
Racconterò a voi , Signor , davanti .
li. Medici v'ha d'intorno a tutt' i mali»
Ed avvi pani lini, e Linaiuoli,
V'ha Pizzicagnoli, e v' ha (a) Speziali.
12. Evvi chi vende bicchieri, ed orciuoli,
E chi alberga, e dà mangiare, e bere,
A più ragion di cattivi figliuoli .
13. Fondachi grotti v'ha di più maniere,
Ed evvi la più bella beccheria ,
Che ila, di buona carne, al mio parere.
14. E fempre quivi ha gran Baratteria :
E vi fi contan (*>) molti barattieri ,
Perchè v'ha pien di lor mercatanzia*
15. Cioè di Predatori, e Rigattieri,
Tavole di contanti , e Dadamoli
D'ogni ragion, che fanno a' lor meftieri.
16. Quivi da parte danno i Poliamoli
Forniti fempre a tutte le dagioni
Di lepre, e di cinghiali, e cavrioli,
17. E di fagiani, darne, e di pippioni,
Ed altri uccelli , eh' al Conte à' Ifprecche
Si converrieno, fparvieri, e falconi,
18. Sem*
DI MERCATO VECCHIO • a.^
18. Sempre di più ragion vi ftanno Trecche ;
Diciam prima di quelle delle frutte,
Che tutto di per due castagne fecche
i^. Garrono infieme , chiamandoti putte ;
Ver' è, che fon forniti di vantaggio,
Secondo il tempo, i lor panier di frutte.
20. Ed altre vendono uova, con formaggio,
Per far degli erbolati, e delle torte,
E raviuoli, ed altro di paraggio.
21. Apprellb a quefte fon le Trecche accorte,
Che vendon camangiare , e fenapino ,
E d' ogni ragione erba , dolce , e forte .
22. Le Contadine vengon la mattina
A rinfrefear le cofe alle fantefche;
Ciafcuna rifornifee fua cucina .
23. Quando le frutte rapparifeon frefche,
Vengon le Forefe&te co' panieri
Di fichi, e d'uve, di pere, e di pefche»
24. Se le motteggi , afcoltan volentieri ,
Ed havvi di più belle, che'i fiorino,
Che recan fiori , e rofe da' verzieri .
25. Non fu giammai così nobil giardino,
Come a quel tempo egli è Mercato vecchio,
Che T occhio , e '1 gufto pafee al Fiorentino.
26. Non credo , che nel mondo abbia parecchio,
E ciò fi pruova per vive ragioni :
Non voglia più chi del mio dir fa fpecchio .
27. Or che ricchezza è quella de* poponi,
Che vendon que', che foglion vender biada,
Perchè han pronte a ciò loro dazioni ?
28. Ogni
LE PROPRIETÀ'
* mattina n'è piena la ftrada
iOme, e di carrette, nel Mercato
la gran prilla , e moki (tanno a bada .
y. Gentiluomini, e donne v' han dallato,
Che fpeffo veggion venire alle mani
Le Trecche , e' Barattier , ch'hanno giucato.
30. Donne di mal affare , uomini vani ,
Maiandrin vi fon, zanaiuoli , e golfi, M
E tignofì , e fcabbiofi accattapani .
31. E vedefi chi perde con gran foffi
Bsftemmiar colla mano alia mafcella ,
E ricevere , e dar dimoiti ingoffi .
32. Ed allor vi fi fa colle coltella,
Ed uccide T un l'altro, e tutta quanta
Si turba allora quella piazza bella .
33. Appretto ancor vi fi traftulla , e canta,
Perocché d'ogni parte arrivan quivi
Chi va truffando, e di poco s'ammanta.
34. E per lo freddo v'ha di si cattivi,
Che ftanno al fol colle calcagna al muro,
Perchè sì fon di veftimenta privi ,
35. Ch' e' moftran quel , eh' è a rammentar duro,
Pefcando fpeffo a ripofata lenza ,
Perch' ognun di danari è netto, e puro.(<0
36. Quando fa 1' ode il Comun di Fiorenza ,
Quinci fi traggon guastatori affai,
Per ardere , e guaftare ogni femenza,
37. Efconne Manigoldi, e Picconai,
Di cui la gente fpeffo fi rammarca ,
Perchè fi pafeon pur degli altrui guai.
38. In-
DI MERCATO VECCHIO.
38. Incoronati v'ha, che della Marca
Vengono a farfi caricar la fchiena :
Beato è quegli , a cui più fpeflb è carca ,
39. Quando de' tordi fon, fempre n'è piena
La bella piazza , e molti gentilotti
Co' dadi in man fan definare , e cena.
40. Talor coftan lor cari i boccon ghiotti,
Che tal fi crede vincer definare ,
Ch' accorda per altrui dimolti (cotti ;
41. Niuno fdegna , chi v' è , di giucare,
Che vi giuocan Donzelli , e Cavalieri ,
E rade volte fanz'affi, mi pare.
42. Quivi fi danno le cefte , e' panieri,
Rìmondator di pozzi, e di giardini,
Vi fon di più ragion cacapenfieri.
43. Recanvi , quand' è 'I tempo, i contadini
Di mele calamagne molte fome
Da Poggibonizi , e da altri confini ,
44. E di più cofe , eh* io non dico il nome ,
Di fichi fecchi , e pere caravelle,
Mele cotogne , e d' ogni fimij pome .
45. Qui v'ha chi vende taglieri, e fcodelle,
Chi vende Iifcio, ed evvi il calzaiuolo,
Che vende calze, e cappelline belle.
46. Ed evvi il ferravecchio , e'1 chiavaiuolo ,
E quand' è'1 tempo molte contadine
Con pentole di latte fanno fluolo,
47. Per carnafciale capponi, e galline;
Partendofi dal viver tra le zolle,
Vengono a farfi a' Cittadin vicine .
48. Di
proprietà'
.lima poi agli, e cipolle,
,ie, e fcalogni, e non più carne,
me a Sanca Chiefa piacque, e volle.
,rbette forti da frittelle farne ,
Xecan con ceri, ed ogni altra civaia,
Ched in quel tempo s'ufa ài mangiarne.
50. Appretto quando vien la Pafqua gaia,
Tutta la Piazza pai, che fi rinfrefchi,
Che di giardini pare fatta un* aia .
51. Rinnovano, e racconcian tutti i defchi >
Veggonfi pien di cavretti , e d'agnelli,
Di caftroni noftrali , e gentilefchi .
52. E così di vitelle, e di vitelli,
E d'altre carni, e molti cittadini
Chi compera di quelle, e chi di quelli.
53. Di più ragion v'arrivano uccellini
Sì da tenere in gabbia da cantare,
E pe'fanciu' frufoni , e paflerini j
54. E colombi, e conigli da figliare,
E dimolte vi fon gatte, e gattucci,
E maflerizie affai da comperare;
$5. Botti, lertier, caflapanche , e tettucci.
Ed evvi quella , eh' accatta le fanti ,
E fa d'altri fervigi fanza crucci.
56. Del mefe di Dicembre i bum briganti,
Che quivi fon, fi ragunano ir.fleme ,
E chiamano un Signor di tutti quanti;
57. Quand'è fatto il Signor, ciafeuno prieme.
Per farli be' di robe , e di cavagli ,
Ned allor paion colle borfe feeme.
58. Coir
DI MERCATO VECCHIO,
$8» Coli* afte in man fornici dì fonagu
Armeggiati per la Terra , ognun sì p*
Che ciaicun par, che del fuo facto abbagli.
59. E poi il dì di calen di Gennaio
Vanno in camicia con allegra fronte ,
Curando poco fci rocco , o rovaio;
do. E 'n iùlia Terza arrivano in fui Ponte ,
Fannofi Cavalier, gittanfì in Arno,
Dov'è dell'acqua più cupa la fonte.
61. Quando bagnati lon , corri' io v* accarno ,
Mangian cocomeri, e poi al fuoco grande
Ne vanno colle trombe, e non è indarno.
6z. Quivi le menfe ioti da tutte bande
Fornite ben d'argento, e d'ogni arnefe ,
E per lor definar molte vivande •_
63. Poic' hanno definato all' altrui fpefè ,
Che tutto vien lor di dono, e di giuoco,
Cavaican poi riveggendo il paefe.
64. Da quefta fera in là fan fanza cuoco,
Perocché forfè per le borfe vote
Non è chi più per loro accenda il fuoco •
6$. Ma ricomincian le dolenti note,
Tornando al pentolài con tal tenore,
Che'n pochi dì fottiglian lor le gote.
66. Nò poflòn dir neiTun maggior dolore,
Che ricordarli del tempo felice
Nella mi feria , che diiTecca 'i core . (e)
$7» E dove avean gli tordi, e la pernice,
La vitella, e' capponi ledi, e arrofto,
Hanno per cambio il porro, e la radice.
Tom. VI. S (58. E quel-
/4 LE PROPRIETÀ CO
8. E quel, ch'era Signor, fi vede fpoflo,
E lafciato il reame, e la bacchetta,
E'1 fiio veftire è poi d'un picciol colto.
p. Dopo la feda poi , quafi con fretta
Il Comun fece un portico d'intorno,
Di che la gente molto fi diietta,
'o. Perchè '1 mercato ne vien più adorno,
E benché piova , per lo tempo iòzzo ,
Non lafcia V uom , che non vi vada il giorno .
fi. Appreflò vi fi fé nel mezzo un pozzo,
Che le Trecche poteflòn rinfrefcarc
Le cofe loro , e tal fiata il gozzo .
72. Non perch' elle non poffan comperare
Del vino, e d'alerò, come lor dilla,
Ma pe' mariti vegiian rifparmiare.
73. Ed ha tra loro una Monna Maria ,
Che fa sì far con Ina piacevolezza,
Che d'ogni danar fei fa tuttavia;
74. Ed alla gente dà di fé vaghezza
Si, che perch' ella car fue cofe venda,
La gente n'ha piacere, ed allegrezza.
75. E non fi cura 1' uom , perch' egli fpenda,
Quando trova la cofa , che gli piace ,
E '1 venditor, che troppo non contenda.
Al vofiro onor finita è la leggenda.
FINIS. AMEN
NOTE AL PRESENTE CAPITOLO.
1 1 . (a) MS. Pizzicagnoli dy intorno . 1 4. (b) MS. E molto vi
contentano . 30, (e) MS. dice altro meno onefto .
3 5» (d) Quefte tre rime, che alerò diceano , fi fon mutare
per decenza . 67. (e) Qui non ben fi rileva il fencimento
dsl MS. CAPI-
CAPITOLO MORAL.
CONTRO ALCUNI VIZJ,
ED USANZE BIASIMEVOLI.!')
i, YO priego la divina Maeflade,
JL Superna Altezza, e foroma Sapienza,
Lume infinito, eterna Vericade ,
2. Che nella mia ignorante intelligenza
Ifpiri W alquanto del beato lume ,
Che fa raliuminar la cognofcenza .
3. Riprender voglio alcun brutto coftume,
Benché la maggior parte me ne tocchi
Di que', che ferivo (b) in quefto mio volume.
4. Non ne feufando me, rìiballb gli occhi,
Scrivendo , acciocché quella ufanza muoia
In que' , che 'n feguitarla fono feiocchi .
5. Configlio ognun , che tenga per fua gioia
Quella fcrittura , imprendendo da efla ,
Lafciando i vizj , che mi fono a noia •
6. A noia m' è quando Ci dice Mefla
Chi pompeggiando, e non con umil core
Oltramifura al Prete fi rapprefla.
7. A noia m* è quando s' alza (c) il Signore
Non s' inginocchia, e non fi tra' il cappuccio,
Facendo riverenza al Salvatore.
S 2 8. A noia
„,/<5 CAPITOLO
8. A noia m? è tanto, eh/ i' me ne cruccio,
Chi (la con donna in Chiefa a mercatare.,
Che romper fi vorrie di buccio in buccio.
o. A noia m' è chi in Chiefa al predicare
Va per udir la parola di Dio,
E pofeia dorme, quando de' vegliare.
io. A noia tri è chi per monrìan difio
Ne' facri luoghi le donne vagheggia
Pognan, che in ogni luogo è arco rio.
il. A noia mrè chi col Prece (d) motteggia,
Quando è in ateo di confezione .
Non par, eh/ e* penti, chz Dio fé n'avveggia»
12. A noia m' è quando (lo in orazione
Chi mormorando dinanzi, o dallato,
Mutar mi fa la buona oppenione.
13. A noia m-è quando egli è domandato
Del beri per Dio a que'i che fono agiaci,
Che '1 pò ver Ila dal più ricco (cacciato.
14. A noia m' è , che ne' luoghi (aeraci
Si comperi candele più per rifa ,
Ch' a riverenzia de' Santi beaci.
i$, A noia molto m' è fopr'ogni guifa
Chi tratta in Chiefa cola temporale,
Dovendo a Dio tener la mente fifa .
i(5. A noia m' è chi è tanto beftiale ,
Che va ghignando accompagnando'] morto,
Com'è' non fi (ènti (Te effer mortale.
17. A noia m' è chi di ragione, o torto
Becca quiftion , eh' a lui non s'appartenga,
Cerne di molti già mi fono accorto .
18. A noia
MORALE.
18. A noia m'è 1" ufanza , ch'oggi k
CIì' un gentiluomo, ovver pien di vii.
Se mal vel-ito va, ognun Jo idegna .
ip. A noia nVè che fi renda fallite
A un mercenaio , eh' è bene addobbato,
Che peggio elle mi paion, che perdute.
20. A noia m' è vedere feoftumato
Riprendere altrui dei fallo, eh' elli
N'è più , (e) che quel cotale inviluppato.
21. A noia m' e veder, quand' un novelli,
Per voler dare (f) a' compagni diletto,
Ch'altri daccanto mormori, o favelli.
22. A noia m' è ciafeun , che rompe il detto
D'alcuno, e fia chi vuol, quando ragiona >
Perocch' al mio parere è gran difetto «
23. A noia m'è cìaìcheduna perfona,
Che inver 1' amico (g) per piccola offefa
Ingroffa si, che 1: amiftà abbandona.
24. A noia nV è ciafeun , che fa contefa
D'alcuna cofa, che ila da niente,
Che già fé n' è dimolta briga accefa -
25. A noia m' e eia fermo fimilrnente >
Che fuor d'ogni mifura parla tanto,
Ch' e' fa inmalinconir chi v'è preferite .(k)
20. A noia m' è ciafeun , che lì dà vanto
D'aver fan* egli quel, eh' un altro ha fatto,
Che faria W ben, che gii tornaìTe in pianto.
27. A noia m' è , chi e tanto fòlle , (k)o matto,
Che per elTer tenuto più gagliardo,
Incontro a Dio iparla ad ogni tratto.
S 3 28. A noia
CAPITOLO
ó. A noia m'è ciafcuno.O) eh* è bugiardo,
Pognan, eh* n' è vendetta quando giura,
Che chi'i conofee gli crede più cardo.
jp. A noia m'è ciafeun , eh* oltrarni fura (m)
Vefl'co va più, che non ha il podere,
E vece il padre ignudo, e non n'ha cura.
30. A noia m'è qualunque fta a vedere
O ad afeolear chi vuol parlar di checo,(n)
Volendo udir conerà l'altrui volere.
ji.-A noia m'è chi in abito difereto
Parole afcolta , e ppfcia le ridice,
Quando fon porte per amor fecreto.
52. A noia m'è chi in iftato felice
Difcaccia tal, che di virtù l'avanza,
Chi ne cercaflè bene ogni radice.
33. A noia m'e chi ha tanta burbanza>
Che quando è falutato non rifponde ,
Onde fi turba chi muove la danza .
34. A noia m' è chi che ne (°) aveflè donde
Va pigolando, perch' altri s'arrechi,
E rollo (p) a tal, che più di lui confonde.
35. A noia m'è chi è di tecomechi,
Ch'a te di me, a me di te mal porge;
Onde convien , che 1' uno , o T altro acciechi .
36. A noia m'è chi alcuna donna feorge,
E valla motteggiando per la via
Sì, che fa mal penfar chi fé ne accorge.
37. A noia m' e chi ode villania
Dir d'alcuna perfona , e poi riporta
Cotanto, e più, ieminando refia.
38. A noia
MORALE.
38. A noia m'è chi d'una cofa torta,
Per bui piacere a chi T ha fatta, fregia, (4)
E nel feguir tal opera conforca .
39. A noia m' è chi dinanzi mi pregia
Di tal virtù , che niente mi tocca ,
E poi con altri di drieto mi fpregia .
40. A noia m' è il parlar di mezza bocca,
Una mi moftra nelle fuo parole,
Un'altra ad operar nel core accocca. (0
41. A noia tri è tanto, che me ne duole,
Chi è invitato alla taverna a bere,
Se più con fèco poi menar ne vuote.
42. A noia nV è chi drieto vuol tenere
k A un , che vada a bere, od a mangiare
Sanza invitata, fol di fuo volere»
43. A noia m' è chi a cena , o a desinare
Sanza lavar le mani vada a menfa,
O di fuor mangi alcun fanza lavare.
44. A noia m'è per fona sì milenfa , (0
Che non Ci fotb; bocca colla mano
Volendo ber , ma pure al mangiar penfa
45. A noia m'è per coftume villano,
Che'l morfìcchiato boccon colle dita
Nella fcodella torni a mano , a mano •
46. A noia m'è perfona di bandita,
Che giugnendo W alla menfa non fallita,
E fé v' è chi rifponde, non lo invita.
47. A noia m'è chi a ravofa fi fputa
Di quel , che mangia , e dice , che gli fpiaccia
Se la perfona è udita, od è veduta.
S 4 48. A noia
ITOLO
*i èchi mangiando fi fchiaecia(u)
aiuole, o noci a tavola co' denti,
?erocch' è rifchio , e fa turbar Ja faccia.
A. noia rrT è , benché a moki contenti ,
Chi (uccia T olio, e più volte il ripicchia (*)
la lui taglier , do/ ha moki prefenti .
50, A noia m' è chi le gambe incrocicchia,
Sbando a menfa, o tanto le diflende,
Che lì fuoi piò con gli altrui ammonticchia.
5 j. A noia m' è quando il boccon fi prende
Chi colla bocca va in fulla fcodella ,
E chi il carica si , che mezzo fcende ♦
52. A noia m* è chi mangiando favella,
E chi racconta cofa , che rincrefca
Sopra al mangiar, cioè brutta novella,
53. A noia m* è, quando per più fi pefca
In ifcodella , od in altro d* attorno
Che con cucchiaio vi fi mangi in trefca .
54. A noia m è tanto , che me ne fcorno,
Chi innanzi a foreftier la fua famiglia
Batte, o minaccia di notte, o di giorno*
55. A noia m' è chi col fervo bisbiglia
Stando a menfa ; che s'io ben comprendo,
Provede mal chi da fezzo configlia.
56» A noia m* è chi favella fervendo ,
Se non lo induce licita cagione ,
E tè rifponde quand' 10 lo riprendo .(y)
57. A noia m' è chi foffia nel boccone,
Avendo 1* agio di poteri freddare ,
Perocché mi pare ateo di ghiottone -
58. A noia
M OR A L E .
5$. A noia m' è chi non cura pattare
Dallato del compagno in fui tagliere ,
Quando vede il boccon , che buon gli pare.
59. A noia rn' è quel, che fanza mefliere
S'appoggia a menfa, e coli* un braccio ftrigne,
Coli' altro mangia come paltoniere.
6ot A noia nV è chi mangiando fi fcigne ,
E più, che non richiede l'appetito,
Vivanda in corpo oltramifura pigne .
61. A noia m'è chi è così mal notrito,
Ch'ha ufanza a menfa di berfi la broda,
Siccome porco del porcile ufcito •
61. A noia m'è (chi vuole udir, fel oda)
Chi mangia agrume , e poi tra le perfone
Sanza riguardo a ragionare approda.
6*3. A noia m' è chi in fulla menfa pone
La tovaglia a rovefcio , e più di dove
Ella fi mena, e ferve di baftone.
64. A noia m'è chi di menfa fi muove
Prima che gli altri , fé bifogno grande
Non lo flringeiTe pur d' eflere altrove.
6$. A noia m' è chi 'n tal rifo fi fpande,
Specialmente ne* conviti dico,
Che gente a menfa afpetti le vivande.
66. A noia m' è chi mangia collo amico,
E'n cafa fua follicita la moglie
Di bere, e di mangiar valer d'un fico.
67. A noia m'è chi fubito non toglie
Di mano il vino a colui, che gliel mefce,
To' tu, dicendo, e l'altro non ne fcioglie.
Tom. VI. S 5 68. A noia
,* CAPITOLO
58. A ncla m'è tanto , che mi rincre/ce,
Il dir : Va' innanzi , onde ognun fta 'ntento ,
Sicché alcun non entra, e alcun non elee.
5p. A noia m'è chi va per via a lìento,
Reftando con coflui , e con colui ,
E de) compagno non ha penfamento.
70. A noia m'è chi vada con altrui,
E partito* da iui fanza commiato,
Come iri tal modo già lafciat' io fui .
71. A noia m'è molto chi c,ie afpettaro,
E del compagno non cura, che ipaiima*
Facendo óq\ nienre lungo piato.
72. A noia m'è chi l'altrui cofe biaflma,
E'n prefenza d'altrui lodi le fue ,
Che fon men degne, che quelle, per cui afima,
73. A noia m'è chi mentre i riderne due
Iftanno ragionando alla celata ,
E" cura men àt\ terzo, che d'un bue.
74. A noia m'è, che MelTèr di brigata
Faccia condannagion troppe villane,
S' alcun fi cruccia, la feda è turbata.
75. A noia m'è chi col cokel da pane (z)
Bruttura taglia celato, o palefe ,
Poi T ufa a menfa da fera , o da mane .
76. A noia m'è chi fi mofira cortefe,
E poi lafcia pagare a quel cotale,
Perchè fi chiama invitata Pratefe .
77. A noia m'è, fé uorn, che poco vale
Invira alcuno, e quel corale accetta,
Ed e' Jo fvita , onde gliene par male.
78. A noia
MORALE.
78. A noia m* è ancor chi tra' compagni
Si me (ce vin fopra vin nel bicchiere ,
Se noi dimanda, acciocch' e' non fi lagf-:
79. A noia m'è chi troppo è maniere
Allo fcherzar di mano, vota, o piena ,
Che tuttavia non è l'uom d'un volere.
80. A noia m' è , le cortefia di vena
Ricevi alcuna, e poi di chi l'ha fatta
(t)
Si. A noia m* è pedona tanto matta,
Che quando alcuna lettera Ci feri ve,
Ovver fi legge, guarda di che tratta.
82. A noia m' e chi in quefio mondo vive
In atti fconci (a) con (uà volontarie,
Che iòno ufanze mifere, e cattive.
83. A noia m' è, ch'andando per citiade
S' appoggi 1' uno all' altro , ovver che pren(
L'arme al compagno, s'egli ha nimiflad<
84. A noia m' è chi tra gente, (è 'ntenda ,
Che fia tra loro alcun trafilatore,
S' un altro il caccia , donde 1' altro offenda
85. A noia m'è qualunque dicitore
Che dica prima a celia manifefto ,
E chi nel priega gli fa poco onore.
8o\ A noia m' è chi fi profTera predo,
Moiìrando difider, che il cafo naichi,
Poi Ci nafconda , quand'egli è richiedo.
87. A noia m'è, che femmine con maichi
Scherzin fott' ombre d'alcun parentado,
Perchè s'appiccan tra lor di ma'fiafchi.
S 6 88. A noia
Stf. A noia m' è , e io , che a pochi è a grado ,
Chi vuol eh* a* motti fuoi fia dato fede,
Ed e* gli altrui vuole afcoltar di rado.
89. A noia m'è chi a cavallo, o a piede
Non afpetta il compagno, quand'è laffo,
Od ha difetto tal, che non richiede.
90. A noia m'è chi va per via , o per chiatto
Ridando con altrui dov'è tenuco ,
E agli altri viandanti tiene il paffo.
91. A noia m'è, perchè contra dovuto,
Quando la moglie per la cafa acquifta ,
Ed e' fé ne fla in ozio ben pafeiuto Ab)
92. A noia m'è per coflumanza trilla,
Chi mette mano in borfa , fofferendo,
Ch' un altro paghi, ed e' vuol far la villa.
93. A noia m' è , e però ne riprendo,
Che quand'uno ha paffato i quaranrorto,
Vada per via cantando, ovver ridendo.
94. A noia m' è , che foie' ombra di motto
Si metean parole , che dan, matera
All' uditor di cruccio, o di rimbrotto.
$5. A noia m'è, per ifeoncia maniera,
Chi alla cella i bicchieri avviluppa ,
E non ne acqueta a bifognofa fchiera.
96, A noia m'è chi nel bicchier fa zuppa,
E chi il di del digiun mangia palefe
Più volte, come '1 citcol, che fi fpuppa.
97. A noia m'è chi fi mollra cortefe,
E fa convito con sì fatto rifo ,
Ched e' fi perde gli amici, e le fpefe.
98. A noia
MORALE.
98. A noia m' è , chi come matto aflifo
Moflra allegrezza, ov' altri ila pisgnendo,
Dov'è lecizia, fta turbato in vifo.
9p. A noia m' è chi gambetta fedendo,
E negli altrui difetti fi rimpaffa,
Ch/ e' moftra beftia parlando, o tacendo •
100. A noia m' è chi foriera , che ftaffa
Gli fia da molti fuoi maggior tenuta ,
Che fpeìTe volte uccellando s'arraffa.
101. A noia m' è chi quefte cofe muta,
Ovver le crefee fanza Antonio Pucci:
Al vo/ho onor quefta parte è compiuta,
Non lo mutar, fé non vuoi me ne crucci.
Àmen , Finis . Deo grati as .
NOTE, E CORREZIONI DEL MS. RICCARDI^ NO.
Tit. (f) Neil' ottimo Codice Riccardiano non è alcun titolo ;
ma in quello proprio del Sig. Marchefe Suddecano li leg*
gè : Qjiefte fi chiamano Annoie .
1 (a) MS. Jpari • 3 - (b) Ivi , Che fieno ferini .
7. (e) MS. fi leva ♦ Al. chi vedendo . 1 1. (d) MS. col Frate .
20. (e) MS. Chy e più . 21. (f ) Ivi , Alcun per dare
23. (g) MS. Al fiio compagno . 25. (h) Ivi , ripete, Che già
fé «' e dimolta briga acce fa . 26. (i) MS. gli fare' ben .
17. (k) MS lafcia .folle ,0.28 (1) Ivi », Chi è .
20. (m) MS* fuor di mi fura . 30. (n) Ivi, parole di cheto,
34. (o) MS. Chi non ne . (p) E torce . 3 8. (q) Ivi , pregia .
40. (r) MS. gli tocca . 44. (s) Iv. mi de an fa .
46. (t) MS. Quando ghigne . 48. (u) Iv. chi fchì accia .
49. (x) MS. ripiglia . 56 (y) Iv. E fi al chiamar non rifiondo,
75. (z) MS. affetto-patte . 80. (f) Qui manca il MS.
82. (a) MS. Rice, lignifica mandar fuori il vento dello fro-
maco per più. parti . ***
91. [b) MS. <JU4 alerà cofa dice poco onefta .
. T T I DIVERSI.
I.
Contro la fcoft amata ingord'gia .
l ^Olto mi fpiace , e credo , che difpiaccia ,
VX Quando fon molti a fciolvere , o merenda,
Ch'alcun da canto di lor cofe prenda,
E l'altro, all'altro feguiti la traccia,
v' è lì cofa , ched a loro piaccia,
Vada chi vuol là , dove fé ne venda ,
Non penfi pagar l'Olle, e far la menda
Del fallo fuo, dicendo: Pro vi faccia,
i* e' rifiutar dovrebbe lo 'nvitato ,
Non che fenza invitar torre a mafcella 00
Quel, che non v' è per lui apparecchiato,
a pur fé alcun per diletto morfeila ,
E* non s afpetti rì' efler condannato
Nel mezzo quarto, o nella metadella ;
Che chiaro come ileila ,
Cattivo coflume egli è in ogni parte,
Che trifto faccia Iddio, chi fa cai' arte.
IL
»
MS. a T afcella ; cioè , alP afcella . Ma per miglio*
fenfo fcoi leggiamo mafcella .
D
SONETTI DIVERSI.
IL
Contro i falfi amici .
Eh quanto è d'aver caro un buon compagno,
Mafììmamente quand'egli è perfetto,
Ufando infieme , e dandoti diletto ,
Faccendo maflerizia del guadagno;
E fovvenir T un l'altro come magno,
Ed iicufarlo d' ogni fuo difetto ;
Pognam , che di vertù e' foffe netto,
Lodalo più , eh/ uno fparvier grifagno •
Mad e' fi tiene oggidì un altro flile :
Ciafcuno adaftia quegli, con cui ufa ,
Faccendo drieto a fé tenerlo vile ;
E tortamente fua ignoranza accufa,
Ad infamarlo già non è umile ,
Se far potette fua mente confufa.
E* fempre mi ricufa (a)
Tener la bocca per volerlo offendere ,
E fé potette lo vorrebbe vendere.
III.
(a) MS. par che ripeta , my accufa .
TI DIVERSI.
IIL
Antonio da Ferrara , che
java da Fiorenza*
itnonio, i'fo, che di Fiorenza,
o avete il fico colle mura ,
;'l Fiume bello olcramifura ,
Palagi , e lor fofficienza ,
/ con bella apparifcenza ,
3 popol fanza F armadura x
i Donne » nella cui figura
e guardafleOO con più diligenza*
(b) ancor la fefta principale ,
defte andare a prociffione ,
jmporal collo fpirituale t
/le in lei giuftizia» con ragione,
moka fcienza , e fenno naturale.
. mio parere, ed a mia 'menzione
Voi fiete di magione
Fatto adunque vicino (c) di cortei i
Piacciavi fernet ciò» eh' è par di lei.
IV.
£3} MS. gucttdap .. (b) MS. Vedefti . Così appretto *
(e) Vicim manca nel MS*
SONETTI DIVERSI»
IV.
A uno , che gli avea venduto una gallina pt
pò Ila fi r a , e non la potè mai cuocere , e che la fé
porre al f no co ben quattro vulte.
A
Ndrea , tu mi venderti per pollaftra
Sabato fera una vecchia gaiiina,
Ch'era degli anni più d'una trentina
Stata dell'altre coniatrice, e mafira,
E* non fu mai sì affamato il Galaflra,
Ch' egli mangiato avefle tal cucina,
Perocch' ella paria carne canina,
E queir omore in fé , che ha una Jaftra «
Volevafi mandare alla fornace ,
E tanto far bollire ogni frazione,
Che ammorbidale fua carne tenace*
Ma primamente il tegolo, e'1 mattone*
O calcina faria fiata verace,
Che quella molla aveiTe condizione ,
Mangiane alcun boccone
Per fame, e mili a repentaglio i denti,
Però fa' tu, che d'altro mi contenti.
V.
^TTI DIVERSI.
Contro gF ingrati al Poeta.
cih fammi una Canzon , fammi un Sonetto*
f Mi dice alcun colla memoria fcema,
E pare a lui, che dandomi la tema,
I'ne debbi acquiftare un gran diietto".
[a e' non fa ben bene il mio difetto ,
E quanto il mio dormir per lui fi ftrema:
Innanzi , che le rime del cor prema ,
Do cento, e cento volte per lo letto»
fcrivolo tre volte alle mie fpefe ,
Perocché prima corregger lo voglio.
Che farlo fuor fra la gente palefe.
fa folo d'una cofa t' sì mi doglio,
Ch'i' non ne trovy' mai un sì cortefe,
Che fol dice !&: Te '1 danar del foglio*
Alcuna volta foglio
Eflere a bere un quartuccio menato,
E pare ancora a lor foprappagato •
VI.
SONETTI DIVERSI.
VI.
A un Barbiere , il quale governandolo
lo 'macco [otto il memo .
AMico mio Barbier, quando tu meni
Al vifo altrui così grave il rafoio,
Farefti me' filare a filatoio,
Che rader per fegare alcrui le veni.
Che quando tu mi radi^tanto peni,
Che di maninconia tra man ti muoio,
E par, che ru mi metta al tiratoio,
Tanto piegar mi fai drieto le reni.
Quando radi però, non effer lento,
E per non intaccar la man provvedi.
Come facefli a me di fotto il mento.
Deh come tu fé' fciocco , fé tu credi ,
Che a radermi da te più fia contento
Se avelli ben la barba infino a' piedi •
E ver, come tu vedi;
Che'nfino a qui guadagno alcun t'ho dato
Sonne pentuto; ond' io non ho peccato.
VIL
sr
contro le Femmine .
SOnetto mio , di femmina pavento , (*)
Perocch' egli éne in femmina ogn' inganno
Femmina penfa male tutto V anno ,
Femmina è d'ogni bene ftruggimento.
Femmina è fempre d'ogni mal convento,
Femmina è dell' uom vergogna, e danno,
Femmina di natura è proprio affanno,
Femmina è d' ogni mal cominciamento .
Femmina a peccare Adamo indufle ,
Femmina a' Fiefolan fé perder pruova ,
Femmina fu, per cui Troia fi ftruiTe.
Femmina per mal far fempre rinnuova,
Femmina diavol ben credo, che fu(Te?
Sol una fu, in cui bene fi trova.
Non afpettar , che piova
Grazia dalla tua donna, e fanne callo,
Perchè con femmina non è buon Hallo.
AP.
(a) MS* paventa .
A P P E N D 1 C
CAPITOLO ATTRIBUITO ALL' AUTC
SOPRA I MALI DELLA VECCHIAIA.
i.T TEcchiezza viene all' uom,quand'ella viena
V Con ogni male , con ogni difetto ,
E la forza, e'1 diletto
Ogni dì T un più, che l'altro gli toglie*
2. E$ ognor gli crefeon nuove doglie,
E della fchìena gli fa fare un arco ,
Non ila fanza rammarco,
Ed ogni vembro ha fua virtù perduta*
3. E fagli il capo, e la barba canuta,
Gli occhi fa brutti > e raccorcia il vedere,
E come dei fapere
Di mezza ftate fa gocciare il nafo,
4. E mancar la memoria in ogni caio,
E fa la carne afeiutta, crefpa, e vizza,
Tdlor piena di ftizza,
E 'nfracidare , e perder gli fa i denti ;
5. De' quali ha tutto dì nuovi tormenti,
U abito guada , e la bocca icombava
Sì , che '1 mento ne lava ,
E non favella, come fuol , ma gracchia}
6. E quando parla , altrui , e fé fputacchia ,
E '1 capo fa menar per parlaflia ,
La forza , e la balia
Convien, che dalle braccia s'allontani;
7. E
+ APPENDICE.
. E fpefle voice fa trinar le mani ,
E lérra il petco si , eh' e' non può dire
Sua voglia , e col tollìre
• S'aiuta con fatica, e con ambascia.
». Poco di notte ripolar lo lafcia .
Non può dormire, e del giacer fi pente,
E tal fiata fente
Del fianco, del madrone » e delle gotte.
). Perde il mangiar , ma berebbe una botte»
Non puote adoperar piacer, né affetto ,(a)
La moglie Y ha *n difpetto,
E cefa, che gli piaccia non vuol fare.
io. Se s9 inginocchia , non Ci può levare ,
Perchè le gambe non gh dicon vero,
Né muca di leggiero
I piò , perocché 'n pochi palli fianca .
ir. Dal capo al pie ogni virtù gii manca,
II granchio, e'1 capogirlo fente ipeiìò,
E crucciai con efio,
E ci leggier co' luoi arrabbia, e grida*
il. Ed avaro diventa più, che Mida,
Ed in tutti i fuoi fatti feoftumato,
E del tempo pafiaro
Là , dove fieno i giovani fi vanta ,
13. E con bugie di più cofe millanta,
Ed ha per mal quando non gli è creduto,
Verìefi rincrefciuto
Agli amici , a? parenti , ed a' figliuoli .
jt<j. Qaefti fon gli fmifarati duoli:
Veder, che quegli, ch'egli ha generati,
13. E con
(a) MS, altro dicea meno onefto.
APPENDICE*
Crefciuti , ed allevati ,
Perchè fia vecchio > fei recano a m.
15. E cialcheriun difidera -, eh' e' muoia,
E vede/i uccellato, ed Schernito,
Chiamato rimbambito ,
Ned ha , come folea, la mente falda.
16. In letto quafi mai non fi rifcalda,
Vorrebbe addolTo fette copertoi,
Sei cappelline % e poi
I matton caldi fi fa porre a' pie .
17. Triema, dicendo fempre : Omè, omè;
E vuol predo V orciuol per orinare ,
E volendo altro fare,
Non lo foccorrc figliuol , né figliuola.
18. Alcuna volta guafta le lenzuola
Sì , che ne pare a lui , ed altrui male,
E vuole al capezzale
Per ifputare una pezza prefente.
10. E perchè e' non ave in bocca dente ,
II pan bollito vuol fera , e mattina ,
Non gli vai medicina,
E eh' ognun faccia di lui beffe crede.
20. E fé non ha di botto ciò, che chiede,
Ed e' fi turba , e dice in boce forte :
Iddio dammi la morte ,
Anzi che vita con cotanti guai .
21. Omè! che mentrechè io guadagnai*
E feci quello, ch'or non poflò fare,
Mi vedea vezzeggiare ,
Ed or s'i' chiamo, non è chi rifponda,
22. V Ì-
y$ APPENDICE.
.2. L'ira, e la rema ad un'ora gli abbonda,
S' e~ chiana, foctoboce gli è rifpo-fto:
Diavol portane! tofto ,
Non ci verrà mai men quella fatica •
'3* Qucfte cofb vid' io a gente antica ,
E dimolce aitre ; onde quando mi fpecchio,
E veggiomi efler vecchio,
Di tutte quante forte me ne tremo ,
4. Perch'io mi veggio apprettare alio ftremo>
Ch'i' ho degli anni già fettantafei ,
E più, ch'io non vorrei,
Di quefte pene mi fento davante-,
5. E dovendo portarle tutte quante,
La morte chiederei a Dio di g azia ;
Ch' io fo , come fi ftrazia
L*uom, quando ha perduto ogni poffànza.
Ó\ Mad in tre cofe ho ferma la Speranza;
L' una , cho penfo aver grazia da Dio ;
L'altra, che '1 padre mio
Da me non fu abbandonato mai;
7. L'ultima è, ch'i' mi contento affai
Della mia donna, e dell'altra famiglia»
Che farie maraviglia,
Poich' e' fon buon , s'è' mi face (fon male.
. Ricorro adunque al Re celefuale,
Principio d'ogni grazia, e d'ogni bene,
Che di sì fatte pene
Mi dia quante a lui piace in quefta vita,
la diami Paradifo alla finita.
FINE,
.651-
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